USA e Australia: si va verso la regolamentazione dei social media tra i giovani
L'obiettivo è chiaro: ridurre al minimo l'impatto negativo che l'uso smodato dei social può avere sulla generazione più giovane, e costruire un ambiente digitale più sicuro e consapevole per tutti.
di Rosario Grasso pubblicata il 11 Settembre 2024, alle 16:01 nel canale WebI social media, ormai onnipresenti nella vita di giovani e adolescenti, stanno diventando oggetto di crescente preoccupazione tra le autorità americane e australiane. Dopo il recente allarme lanciato dal capo della sanità statunitense, Vivek H. Murthy (ne abbiamo parlato qui), 42 procuratori generali di vari Stati hanno formalmente richiesto al Congresso di introdurre misure di regolamentazione più severe per proteggere i più giovani dai rischi associati all'uso massiccio delle piattaforme digitali.
Murthy aveva sollevato un punto chiave: l’uso prolungato dei social media, in particolare oltre le tre ore giornaliere, è stato associato a un significativo aumento di sintomi legati ad ansia e depressione tra gli adolescenti. Gli studi indicano che questi giovani corrono il doppio del rischio di sviluppare problemi di salute mentale rispetto ai loro coetanei che ne fanno un uso più moderato. Alla luce di questi dati, l'invito di Murthy è chiaro: la necessità di un'etichettatura dei social media che avverta gli utenti sui possibili danni psicologici, analogamente a quanto avviene per prodotti come sigarette o alcol.
In una lettera inviata al Congresso, procuratori generali di Stati chiave come New York, California, e Kentucky hanno espresso il loro pieno sostegno all'iniziativa del Surgeon General, definendola come un'importante misura per limitare i pericoli che i social media rappresentano per i giovani. L'obiettivo è quello di responsabilizzare le aziende tecnologiche e allo stesso tempo sensibilizzare gli utenti sui potenziali rischi associati all'uso massiccio di queste piattaforme.
Anche l'esecutivo australiano sembra volersi muovere in questa direzione. Il primo ministro australiano Anthony Albanese (Partito Laburista), infatti, ha fatto sapere che il governo da lui diretto sta lavorando su una proposta di legge da presentare all'attenzione del parlamento proprio allo scopo di impedire ai bambini sotto una certa età di accedere liberamente ai social network. Si sta valutando, inoltre, se tale limite di età debba essere fissato a 14 o a 16 anni. Instagram, Twitch e TikTok già impediscono ai minori di 13 anni di accedere alle rispettive piattaforme, ma i blocchi sono facilmente aggirabili.
Il dibattito sull'effetto che i social media hanno sulla salute mentale dei più giovani è in continua evoluzione, e la comunità scientifica non ha ancora raggiunto un consenso univoco. Mentre alcune ricerche indicano correlazioni tra l'uso prolungato dei social e un aumento dei disturbi mentali, altre sostengono che non tutti gli adolescenti sono influenzati allo stesso modo. Tuttavia, molti esperti concordano sul fatto che l'etichettatura potrebbe rappresentare un primo passo per affrontare un problema che sta crescendo rapidamente, anche se non si tratta dell’unica soluzione.
Un ulteriore fattore di preoccupazione è legato alla privacy. Le piattaforme digitali dovrebbero trovare un equilibrio tra la protezione dei dati sensibili e l'applicazione di misure che possano realmente limitare l'accesso ai social per i giovani al di sotto di una certa età. Questo processo richiede lo sviluppo di tecnologie in grado di verificare l'età degli utenti senza compromettere la loro privacy.










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