L'IA ha ricostruito un testo babilonese risalente a 3000 anni fa: ecco l'Inno di Babilonia
Un team di ricerca ha ricostruito un inno babilonese perduto da oltre 2.000 anni grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Il testo, risalente al primo millennio a.C., celebra Babilonia, descrive la sua società e fornisce nuove informazioni sulle donne e l’integrazione sociale dell’epoca
di Vittorio Rienzo pubblicata il 03 Luglio 2025, alle 11:51 nel canale WebUn'importante scoperta emerge dalla collaborazione tra l'Università Ludwig Maximilian di Monaco (LMU) e l'Università di Baghdad: un inno babilonese, andato perduto da oltre due millenni, è stato ricostruito grazie all'uso dell'intelligenza artificiale.
Il testo, oggi noto come "Inno di Babilonia", fu composto oltre 3.000 anni fa e celebrava la città di Babilonia e la sua divinità tutelare Marduk. Secondo il professor Enrique Jiménez, assiriologo dell'LMU, il componimento descrive in maniera poetica la maestosità urbana, le risorse naturali e l'armonia sociale della capitale mesopotamica.
"L'inno veniva copiato dai bambini a scuola. È strano che un testo così popolare sia rimasto sconosciuto per così tanto tempo" ha spiegato Jiménez.

Scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla, l'inno è stato ricostruito a partire da 30 frammenti ritrovati in epoche diverse e conservati in archivi come la Biblioteca di Sippar. A rendere possibile il lavoro è stata la Electronic Babylonian Library Platform, un'infrastruttura digitale che raccoglie più di 1.400 manoscritti e impiega metodi di elaborazione del linguaggio naturale per riconoscere le corrispondenze tra frammenti.
La portata della scoperta è significativa: l'inno, composto da circa 250 versi, sembra aver avuto una larga diffusione. Dettagli sorprendenti emergono anche sulla vita quotidiana, sul ruolo delle donne come sacerdotesse e sull'atteggiamento inclusivo degli abitanti di Babilonia verso stranieri e persone in difficoltà. Un passaggio recita: "Lo straniero non è umiliato... il povero e l'orfano ricevono aiuto e protezione."
Il testo fornisce anche rare descrizioni di fenomeni naturali, come le acque del fiume Eufrate che irrigano campi e prati, un elemento poco frequente nella letteratura mesopotamica superstite. Le analisi suggeriscono che l'autore dell'inno appartenesse alla classe sacerdotale, considerata allora tra i cittadini liberi della città.
La riscoperta dimostra il crescente ruolo dell'intelligenza artificiale nelle scienze umanistiche. Jiménez sottolinea come l'IA stia diventando uno strumento indispensabile per ricostruire testi danneggiati, specialmente in lingue antiche come l'accadico e il sumero, ancora poco rappresentate nei modelli linguistici attuali.
D'altronde, lo scorso anno, l'IA consentì di decifrare alcuni papiri rinvenuti nella città di Ercolano e risalenti all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., testi ormai carbonizzati che senza l'ausilio dell'intelligenza artificiale andrebbero semplicemente perduti.










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5 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infodenota una civiltà estremamente matura, al contrario di oggi.
Serve essere degli ingenui per non capire che se lo devi sottolineare vuol dire che il contrario è la norma sociale, ed in un inno c'è più apparenza che sostanza.
Beh, se davvero era un testo per bambini la logica potrebbe essere non diversa da quella che un tempo era insegnata come educazione civica. E, visti i tempi, ce ne sarebbe davvero bisogno nelle scuole.
Poi e' anche scritto, e' stata ricostruita da pezzi, il resto ricreato, ma ha fatto un ottimo lavoro visto che ha tutti i testi del periodo per averci lavorato sopra.
diamo in pasto alla IA brandelli dei promessi sposi e vediamo se i bravi non diventano delle belle persone, l'innominato uno che teneva alla privacy e don Abbondio un fine teologo e Azzeccagarbugli un principe del foro
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