I siti con link verso streaming di film pirata non sono illegali in Italia: sentenza storica

I siti con link verso streaming di film pirata non sono illegali in Italia: sentenza storica

Il Tribunale di Frosinone ha annullato una multa nei confronti di vari siti web che offrivano link verso contenuti pirata. Il Giudice ha stabilito che non si può condannare un sito solo per la presenza di link senza prove sull'entità del lucro

di Nino Grasso pubblicata il , alle 16:56 nel canale Web
 

"Finalmente un giudice ha riconosciuto che non è automatica la violazione del diritto d'autore se un sito ospita link a streaming di film e musica su internet, anche con banner pubblicitari, se non è chiaro il fine di lucro", con queste parole il difensore del gestore dei siti filmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org, cineteka.org, Fulvio Sarzana, ha esordito ai microfoni di Repubblica.it. "Per la prima volta è stato ristabilito lo stato di diritto nelle questioni di copyright". È la prima volta che in Italia viene riconosciuto che in mancanza di prove sull'entità del lucro non deve essere sanzionato il gestore di un sito accusato del reato di violazione del diritto d'autore.

In passato c'è stato come "un riflesso culturale più che giuridico", secondo il docente della Link Campus University di Roma Marco Scialdone. Era insomma sufficiente bollare il sito come pirata per sanzionare il gestore con multe pesanti a prescindere dal volume di soldi generato dal business. Il tutto senza troppe indagini per la raccolta di prove sufficienti sul lucro. Per la prima volta in Italia, all'interno del processo si è parlato di quanto comporta davvero il reato, come delle procedure compiute per aggirare i blocchi ordinati dalla legge e, soprattutto, dei flussi economici derivanti dalle attività che vengono commesse illecitamente utilizzando internet come mezzo.

Secondo il Tribunale di Frosinone non basta inserire un link verso contenuti pirata per commettere il reato, regola che vale anche in presenza di banner pubblicitari inseriti nella pagina che promettono un guadagno indiretto al gestore del sito. La condivisione di file protetti da copyright viene inoltre considerata "un risparmio di spesa e non un'attività con finalità di lucro", ha specificato Sarzana commentando la sentenza del Tribunale. In considerazione di ciò non possono essere applicate le stesse pene e sanzioni previste per il reato di violazione di diritto d'autore, o altrimenti si dovrebbe provare che il lucro sia direttamente legato alla visione del contenuto pirata.

Nel caso dei siti filmakers.biz, filmaker.me, flmakerz.org, cineteka.org il Giudice ha accolto il ricorso nei confronti di una sanzione di poco inferiore a 550 mila euro perché, citando la stessa sentenza, "deve essere raccolta la prova dello specifico intento del file sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico, per il tramite della messa in condivisione in rete di opere protette, un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa". È il fine di lucro il reato, quindi, il requisito essenziale, ma deve essere dimostrato che lo stesso sia legato alla visione del film con un "guadagno economicamente apprezzabile, e non un risparmio di spesa".

Cosa potrebbe cambiare con la sentenza del Tribunale di Frosinone se venisse applicata anche su altri processi simili? In teoria un sito non potrebbe più venire oscurato solo sulla base della presenza di link che conducono verso siti pirata, ma bisogna prima valutare se vi sia il fine di lucro e, soprattutto, provare l'entità del giro di affari prima di combinare una sanzione al suo gestore. Nella pratica al momento non lo sappiamo, fatto sta che gli esperti contattati da Repubblica.it sono entusiasti dell'esito della sentenza, definendola rigorosa e rivoluzionaria nella lotta alla pirateria in Italia.

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86 Commenti
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X-ray guru27 Marzo 2017, 17:13 #1
Povera Italia, dove rubare si dirà d'ora in poi "risparmio di spesa".
X-ray guru27 Marzo 2017, 17:17 #2
Ma 'sto giudice frosinate, ha studiato alla CEPU del soviet supremo?
Pino9027 Marzo 2017, 17:18 #3
Originariamente inviato da: X-ray guru
Povera Italia, dove rubare si dirà d'ora in poi "risparmio di spesa".


Infrangere il copyright != rubare

Santa pace vi hanno fatto il lavaggio del cervello
deepdark27 Marzo 2017, 17:20 #4
Originariamente inviato da: Pino90
Infrangere il copyright != rubare

Santa pace vi hanno fatto il lavaggio del cervello


No, peggio: Condividere link=rubare secondo alcuni. Il che è demenziale.
Rinz27 Marzo 2017, 17:21 #5
"L'equo compenso" della SIAE invece non lo tocca nessuno?
CYRANO27 Marzo 2017, 17:23 #6
Ottimo dai !



Còsò,dòmòmdòmdò,mdò,md
The_Silver27 Marzo 2017, 17:24 #7
Originariamente inviato da: deepdark
Originariamente inviato da: Pino90
Infrangere il copyright != rubare

Santa pace vi hanno fatto il lavaggio del cervello

No, peggio: Condividere link=rubare secondo alcuni. Il che è demenziale.

Quoto
Originariamente inviato da: Rinz
"L'equo compenso" della SIAE invece non lo tocca nessuno?

e quoto.
X-ray guru27 Marzo 2017, 17:24 #8
Originariamente inviato da: Pino90
Infrangere il copyright != rubare

Santa pace vi hanno fatto il lavaggio del cervello


Vorrei vedere te, se campassi di copyright.
Se poi vogliamo sottilizzare sui termini tecnici della legge, infrangere il copyright non è rubare, ma ci siamo capiti lo stesso.
JOT27 Marzo 2017, 17:28 #9
chi ha una laurea in giurisprudenza e può illuminarmi sulla questione?
*aLe27 Marzo 2017, 17:29 #10
Non so come funzioni nel cinema, ma... Se per caso a un artista viene riconosciuto un tot % di ogni vendita di un film/disco/libro e io quel film/disco/libro me lo scarico invece che comprarlo... Sì, in effetti è un piccolo furto nei suoi confronti.

Ovviamente non si accorgerà mai che gli mancano 5 centesimi perché io ho scaricato l'opera da Emule invece che da Amazon, ma se lo facessimo in centomila, ecco che gli "mancherebbero" 5 mila euro.

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