Farmacie abusive online, l'AGCM chiede a motori di ricerca e browser di combattere il fenomeno

Farmacie abusive online, l'AGCM chiede a motori di ricerca e browser di combattere il fenomeno

L'Autorità chiede ai gestori dei principali motori di ricerca e browser di attivarsi contro la vendita online non autorizzata di farmaci per il COVID-19. Il Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza ha individuato centinaia di link che portano a vere e proprie farmacie abusive.

di pubblicata il , alle 14:21 nel canale Web
 

L'AGCM coinvolgerà nuovamente i gestori dei principali motori di ricerca e browser (Google, Apple, Italiaonline, Microsoft, Verizon (Yahoo), Mozilla, DuckDuckGo) per contrastare le pratiche commerciali scorrette che fanno leva sull'emergenza sanitaria in atto.

La decisione si origina da un monitoraggio della rete condotto dal Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza che ha fatto emergere 361 URL corrispondenti a pagine web, banner o collegamenti ipertestuali introdotti malevolmente in siti riconducibili ad attività lecite, spesso di carattere medico o paramedico. Tali siti indirizzano verso una sessantina di "farmacie abusive" - sprovviste della necessaria autorizzazione alla vendita di farmaci on line - che promuovono e vendono medicinali con obbligo di ricetta, vantando una funzione curativa nei confronti del Coronavirus.

L'AGCM ha quindi inviato la lista dei 361 URL ai gestori dei principali motori di ricerca e browser invitandoli a rimuovere dai risultati di ricerca gli URL segnalati e non indicizzare link contenenti collegamenti ai siti individuati come farmacie abusive.

"Ad un precedente invito inoltrato dall'Autorità ai suddetti gestori per evitare la visualizzazione nei risultati di ricerca di pagine in cui si promuova illegalmente la vendita del farmaco Kaletra, oggetto di alcuni interventi cautelari da parte dell'Autorità, hanno dato tempestivo riscontro Apple, Google e ItaliaOnLine", dichiara l'autorità.

"Nell'invito, da ultimo formulato, l'Autorità ha ricordato ai gestori che non hanno finora dato riscontro, che il prestatore dei servizi della società dell'informazione, ai sensi dell'art. 17 del D.Lgs. 70/2003, è civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui non abbia agito prontamente per rimuovere l'accesso a detto contenuto, quando ciò è richiesto da un'autorità amministrativa avente funzioni di vigilanza".

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