Novell Linux guarda la Cina
Novell ha dichiarato di essere particolarmente interessata al mercato cinese in cui vuole conquistare una considerevole fetta di market share in ambito Linux
di Fabio Boneschi pubblicata il 10 Maggio 2005, alle 17:30 nel canale Programmi









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14 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoMa certo che per te non è difficile scegliere, visto che sei a capo di un'azienda! Il protezionismo porta vantaggi immediati sopratutto al portafoglio delle aziende odierne. Ma io non sono egocentrico e penso anche al futuro. Ripeto: come la storia insegna il protezionismo porta ad arretratezza, ci toglie competitività e a lungo andare è un disastro. Invece di protegettere le aziende con tasse di stampo medioevale bisogna investire in innovazione e tecnologia.
Esatto! Lasciamo che i cinesi siano la nostra manovalonza e formiamo i nostri lavoratori in modo sempre più professionale e di alto livello per avere dirigenti, ingegneri e ricercatori. Allora si che l'economia si risolleverebbe.
Peccato che la lungimiranza sia un dono raro..
E' più egoistico comunicare a centinaia di dipendenti "ciao belli io vado in Cina a produrre e voi arrangiatevi" o cercare soluzioni a difesa dell'occupazione, soprattutto nazionale, ma non solo, anche se "di stampo medievale" (sic!)?
Come fai a dire che ci torrebbe competitività?
Già adesso non siamo più competitivi; produrre in Europa costa troppo, c'è poco da dire, è sotto gli occhi di tutti.
La tecnologia e l'innovazione non servono a nulla se son fini a sè stesse.
Per generare ricchezza vanno affiancate alla produzione, ma se questa è in Cina, qui al massimo con quelle riempi le tasche di quei pochi che lavorano in poche aziende che di questo si occupano, non certo degli operai rimasti "a piedi".
Peccato che la lungimiranza sia un dono raro..
Ah ecco.
I dazi sono misure "medievali", mentre sfruttare la manovalanza a basso costo adesso diventa il non plus ultra della civiltà e dello sviluppo economico equo.
Come fa l'economia a risollevarsi se diventiamo (come dici tu) una nazione (o un continente) di "cervelloni"?
Vivaddio c'è chi è portato per lavori "di testa" e chi "di mano"!
Se fossimo tutti "colletti o camici bianchi", che peso avrebbe la preparazione?
Nessuno, perchè l'eccesso di offerta fa calare il prezzo, e questo vorrebbe dire che avresti sfilze di "sapientoni" sottopagati perchè "tanto ce n'è finchè voglio..." .
E poi cosa fai?
Li spedisci tutti di là a insegnare ai "poveri cinesi ignoranti" come si lavora sul serio?
Credi sia questa la strada?
Forse non lo sai, ma più di un'azienda che ha seguito questa strada si è presa una bella inc..ata.
Hanno portato di là linee, ingegneri e dirigenti e poi, quando i cinesini hanno acquisito il know-how (perchè son tutt'altro che stupidi, anzi, imparano alla grande...), si son ritrovati sbattuti fuori senza tanti complimenti, col solo risultato di aver creato un competitor inarrivabile in qunto padrone delle stesse tecnologie e con costi ridicoli.
Vieni tu a spiegare agli operai (ex, anzi) che so, della DeLonghi, le tue teorie sulla manovalanza cinese; vediamo cosa ne pensano.
Prova a spiegarle ai dipendenti della Geox, anch'essa in odore di trasferimento...
Vuoi venire a vedere lo stabilimento principale dellla Lotto (sì, proprio quella dell'abbigliamento sportivo)?
Sai cosa c'è dentro?
Una linea automatizzata per la cellophanatura dei prodotti e per l'inscatolamento; operai alla linea? 2 o 3 al massimo
Basta; la produzione è in Romania (per ora...).
E di esempi ce n'è a iosa...
Se il discorso dazi non piace si potrebbe seguire un'altra strada: imporre che le merci importate in Europa siano prodotte "secondo criteri europei", in materia di sicurezza, previdenza, antinfortunistica, salario, ferie, orario di lavoro, ecc. ecc. L'adeguamento innalzerebbe sicuramente i costi alla fonte e così magari ci guadagnano tutti: noi ci teniamo le nostre industrie e i nostri posti di lavoro e i cinesi lavorerebbero in condizioni "umane".
Comunque qualcosa bisogna fare.
Giocare solo sulla qualità (spesso più presunta che reale) non è sufficiente.
Siamo sicuri che tutti sono disposti a spendere il doppio (minimo) per una qualsiasi cosa solo perchè "di qualità europea"?
Mah, ho i miei seri dubbi; i soldi son soldi, per tutti.
Ciauz
- Non ho detto di esportare cervelli nè tecnologia, solo lavoro che richiede bassa preparazione
- E' vero che se abbiamo troppi colletti e camici bianchi essi verrebbero pagati meno, ma almeno avrebbero più lavoro che se fossero operai.
- Non ho detto che è una transizione da fare all'istante. Nessun operaio da mandare a casa! Semplicemente i figli degli operai di adesso sarebbero sempre meno operai. Una lenta transizione verso la specializzazione di alto livello insomma.
- Non so bene se possa essere uno sviluppo equo come mi fai notare. MI verrebbe però da pensare che forse un operaio cinese pagato da un'azienda italiana starebbe meglio che se fosse dipendente di un azienda cinese.
>E' uno scambio di opinioni; se restiamo in un tono civile, secondo me può solo portare un contributo.
- Non ho detto di esportare cervelli nè tecnologia, solo lavoro che richiede bassa preparazione
>Il punto è che la cosa è iniziata così, ma poi, visto che anche la "fase hi-tech" costa molto meno in Cina, le aziende hanno deciso di spostare di là anche quella parte. E continuano a farlo.
Sento spesso di gente che ha due alternative: o si trasferisce in Cina o cambia lavoro. Parliamo di 40enni ingegneri (o dirigenti) con moglie e figli... Se non vanno, che alternative hanno?
- E' vero che se abbiamo troppi colletti e camici bianchi essi verrebbero pagati meno, ma almeno avrebbero più lavoro che se fossero operai.
>Non si può avere solo la specializzazione, la ricerca, lo sviluppo, perchè senza la produzione "bassa", nel momento in cui dall'altra parte acquisiscono know-how, si rimane a piedi, perchè le competenze non sono più necessarie.
- Non ho detto che è una transizione da fare all'istante. Nessun operaio da mandare a casa! Semplicemente i figli degli operai di adesso sarebbero sempre meno operai. Una lenta transizione verso la specializzazione di alto livello insomma.
>Come sopra. Certo è augurabile che una parte della forza lavoro sia sempre più specializzata, ma non può esserlo tutta, nè subito, nè con il tempo.
- Non so bene se possa essere uno sviluppo equo come mi fai notare. MI verrebbe però da pensare che forse un operaio cinese pagato da un'azienda italiana starebbe meglio che se fosse dipendente di un azienda cinese.
>Il problema è che qualunque sia la nazionalità dell'azienda, questa si adegua ai canoni della realtà in cui si trova.
Questo vuol dire che gli operai saranno trattati allo stesso modo, dovunque lavorino.
Magari otterranno più "rispetto", ma non certo stipendi più alti, più garanzie o orari più decenti.
E non vedo quale imprenditore farebbe questo di sua iniziativa...
Ah, non che l'idea di balzellare di quà e di là mi sconfiferi poi tantissimo, ma nella contingenza della situazione può essere un tampone, un freno alla discesa dell'economia.
Temporaneo, s'intende...
Sono necessari interventi strutturali e progetti a lungo termine, questo è pacifico, ma purtroppo non possiamo permetterci di aspettarne gli effetti (sì e no sono in attuazione...) .
CIAUZ
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