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Old 29-05-2015, 11:09   #1
c.m.g
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[NEWS] Cassandra Crossing/ Maledetti hacker!

venerdì 29 maggio 2015

Spoiler:
Quote:
di M. Calamari - La spettacolarizzazione del cattivo del presente passa dall'ignoranza: i mass media si confrontano sempre più spesso con le cronache informatiche. E programmaticamente generano mostri stereotipati


Roma - Nelle ultime settimane la casuale visione di alcune puntate di "CSI:Cyber" ha rimesso in moto alcuni paranoici neuroni nella mente di Cassandra. Vari "ragionamenti" (se cosi si possono definire) hanno lentamente cominciato a formarsi.
Si sono improvvisamente completati pochi giorni or sono quando svariati media nazionali ci hanno informato sui risultati di alcune indagini relative a violazioni di siti, sia istituzionali che critici, e sulle persone denunciate o arrestate come diretta conseguenza.

Al di là dei fatti specifici, i cui particolari ci sono noti solo da brani di comunicati delle autorità competenti, opportunamente spezzettati e confusi dai commenti dei giornalisti, la figura negativa che emerge è perfettamente convergente, dalla costosa fiction americana fino alla stampa gratuita della metropolitana.
È possibile sintetizzare in poche sillabe il profilo dei nuovi cattivi. Solo due parole: "Maledetti hacker".

Sono ormai lontani i tempi in cui molte persone, anche Cassandra, si sforzavano di spiegare, ogni volta ad ogni giornalista, cosa significasse il termine "hacker", che nella maggior parte dei casi il termine corretto da utilizzare sarebbe stato "cracker", e che i due termini avrebbero potuto essere approssimativamente tradotti in italiano in vari modi, ad esempio il positivo "smanettone" ed il negativo "pirata informatico". Risultato?
Maledetti hacker!La questione linguistica non ha mai appassionato i giornalisti con i quali Cassandra è venuta in contatto, e se in un decennio la parola "hacker" ha capovolto il suo significato malgrado tanti sforzi compiuti e l'evidenza linguistica e culturale, è ormai giunto il tempo di rassegnarsi.
La lingua cambia, le parole cambiano, i mass media pilotano (il più delle volte, spesso non da soli) il cambiamento di significato, e la passività di chi fruisce l'informazione lo rende permanente.
L'effetto netto è purtroppo che chiunque stia dietro lo schermo di un computer senza rincoglionirsi tra ecommerce, comunità sociali e siti hard, ma usandolo in maniera intelligente ed onesta, rischia da un momento all'altro, magari per caso, di ritrovarsi nella categoria dei maledetti hacker.

Infatti Cassandra si è convinta che dal semplice uso errato divenuto regola di un termine popolare, si stia passando ad un uso razionale, pilotato, orwelliano, distopico e stravolgente. Stalker, spie industriali, spie internazionali, cyberterroristi, cybercriminali, unità militari regolari, vandali, assassini, appena vengono descritti dalla stampa e purtroppo anche da coloro che detengono autorità e potere, vengono ricompresi immediatamente nella categoria degli "hacker".
Stranamente a nessuno viene in mente di classificare come "ciclista" il pugnalatore assassino che mentre andava in bicicletta uccise un passante (un famoso caso di "nera", avvenuto in Germania e già citato da Cassandra): le associazioni di amatori e quelle di categoria, i fabbricanti di velocipedi ed anche le pubbliche autorità che si occupano di sport insorgerebbero.
È evidente, i ciclisti sono quelle persone perbene che per diletto, per sport o per professione vanno in bicicletta, mentre un assassino in bicicletta non è un ciclista, è un assassino.

Qualunque malfattore dotato di computer, dal ragazzino sconsiderato al cybersoldato d'oriente, invece che cosa sono?
Dei maledetti hacker.

Quello che turba Cassandra non è il capovolgimento di un termine, accettabile anche se con tristezza nell'evoluzione di una lingua e di una cultura. È invece lo svilupparsi di un uso opportunistico, traumatizzante, terrorizzante e spettacolarizzante che appare voluto. Le streghe sono ormai relegate alle favole, e di cattivi nuovi, di cattivi convincenti, spettacolari c'è sempre bisogno. Dove trovarli? Ma è semplice.
Tra i maledetti hacker.

Tanto non c'è nessun sindacato che li difenda: coloro che si sentono hacker si vergognano ormai a dirlo, o più probabilmente lo giudicano autolesionistico se non addirittura pericoloso. Un giorno non lontano, per difendersi, potrebbero dover gridare: "Non sono uno dei maledetti hacker!"

E così tutti, dall'affermato professionista della sicurezza col cappello candido fino al cybercriminale con il cappello più nero del carbone, dal difensore dei diritti digitali al mulo di una organizzazione di truffe di carte di credito, dal ricercatore di zero-day a chi ne fa commercio, dal ragazzo che sviluppa software libero e gratuito a quello che cerca password di default con Google, tutti possono finire, salvo che il caso particolare non richieda altrimenti, in una singola categoria, facile da definire ed utile da usare.
Quella dei maledetti hacker.

Per smontare certi giochetti linguistici talvolta basta giocare sullo stesso piano ed utilizzare tecniche linguistiche: la creazione del termine pedoterrosatanista è stata in passato un esempio di una certa efficacia.

Ma oggi la situazione è più seria, più pericolosa. C'è una convergenza di utilità di vario tipo, dall'evidente al sussurrato.

"Hanno preso uno dei maledetti hacker!" Chi è? Cosa ha fatto? Chi lo dice? Non importa, il termine hacker ormai si autodefinisce, è un termine jolly come "strega", certamente indica un cattivo.
Se la cosa, messa in questi termini, vi preoccupa un po', probabilmente avete ragione.
Potrebbe capitarvi di essere, vostro malgrado, un maledetto hacker.

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari
L'archivio di Cassandra/ Scuola formazione e pensiero





Fonte: Punto Informatico
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