400 editori contro OpenAI e Microsoft: scatta la causa da miliardi di dollari per copyright

400 editori contro OpenAI e Microsoft: scatta la causa da miliardi di dollari per copyright

Una vasta coalizione di editori ha intentato una causa contro OpenAI e Microsoft, accusandole di aver utilizzato illecitamente i contenuti delle loro pubblicazioni per addestrare chatbot basati sull'intelligenza artificiale, senza alcuna autorizzazione o compenso

di pubblicata il , alle 13:01 nel canale Web
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Una vasta coalizione di editori, che comprende quasi 400 testate giornalistiche, ha avviato un'azione legale contro OpenAI e Microsoft, accusando le due aziende di aver utilizzato i loro contenuti per addestrare sistemi di intelligenza artificiale come ChatGPT e Copilot senza alcuna autorizzazione né compenso.

La denuncia, depositata presso il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York, mira a ottenere risarcimenti per violazione del copyright e del Digital Millennium Copyright Act. La questione è di alto profilo e sottolinea come il settore dell'intelligenza artificiale, pur generando miliardi di dollari in valore di mercato, non abbia ancora trovato un equilibrio nel riconoscimento economico per i creatori di contenuti originali. Secondo gli editori, infatti, questo valore non è stato condiviso in alcun modo con le testate che producono il materiale sfruttato.

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La lamentela degli editori è chiara: "I convenuti hanno sistematicamente e segretamente scandagliato i siti web degli editori - inclusi i contenuti dietro paywall e altre restrizioni di accesso - e copiato articoli, storie e altre opere originali degli editori sui propri server senza autorizzazione". Questa prassi, sostengono i querelanti, minerebbe le fondamenta stesse del giornalismo, in particolare quello locale, se le aziende di intelligenza artificiale non venissero ritenute responsabili per l'uso gratuito dei contenuti.

Il gruppo di editori è rappresentato da Matthew Platkin, ex procuratore generale del New Jersey, e dal suo studio legale, Platkin LLP. La mossa segna uno dei tentativi più ampi e coordinati da parte del mondo editoriale di contestare l'approccio delle aziende AI all'utilizzo dei dati per l'addestramento dei modelli generativi. OpenAI ha già risposto alle accuse. Drew Pusateri, portavoce dell'azienda, ha dichiarato a Bloomberg che "i nostri modelli promuovono l'innovazione, sono addestrati su dati disponibili pubblicamente e si basano sul fair use". Una posizione che apre la strada a un dibattito legale complesso e di sostanza sulla definizione di uso lecito nell'era dell'AI.

Non è questa la prima volta che OpenAI e Microsoft si trovano ad affrontare denunce simili. Già nel 2024, le due aziende erano state coinvolte in una causa intentata da otto testate giornalistiche, che rivendicavano anch'esse l'utilizzo non autorizzato dei propri contenuti. Tuttavia, l'attuale coalizione rappresenta un fronte unito di proporzioni nettamente maggiori, il che potrebbe rendere questa battaglia legale un vero e proprio spartiacque per il futuro del rapporto tra editoria e intelligenza artificiale.

1 Commenti
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blackshard26 Giugno 2026, 14:01 #1
Era ora, il più grande furto intelluttuale della storia umana.

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