Il terremoto in Venezuela e i 30 secondi che hanno salvato molte vite: così Android batte le onde sismiche
Durante il terremoto in Venezuela del 25 giugno con doppia scossa da 7.2 e 7.5, e 235 morti, migliaia di persone hanno ricevuto un avviso sui loro smartphone Android trenta secondi prima della devastazione. Ecco come funziona il sistema di Google
di Rosario Grasso pubblicata il 26 Giugno 2026, alle 12:05 nel canale TelefoniaGoogleAndroid
Trenta secondi. È il tempo che ha avuto Patricia Aloy, collaboratrice dell'ambasciata italiana a Caracas, per uscire di casa prima che le scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 devastassero il Venezuela la notte del 25 giugno. Non un sistema di allerta governativo, non una sirena: un avviso sul suo smartphone Android. La stessa notifica l'hanno ricevuta migliaia di persone nel quartiere Macaracuay, a est di Caracas, circa trenta secondi prima che la scossa si facesse sentire, il tempo giusto per raggiungere una via di fuga o mettersi sotto un tavolo.
Il bilancio del sisma più violento che abbia colpito il Venezuela negli ultimi 126 anni è pesantissimo: 235 morti, 4.300 feriti e oltre 100 edifici crollati nello stato costiero di La Guaira, a ridosso di Caracas. Le due scosse, separate da meno di un minuto, hanno provocato un'ondata di panico in buona parte del paese e spinto la presidente ad interim Delcy Rodríguez a dichiarare lo stato di emergenza. In questo quadro, il comportamento del sistema di allerta integrato in Android ha attirato l'attenzione a livello globale.
Come funziona Android Earthquake Alerts System
Il meccanismo non ha nulla di magico: è ingegneria distribuita. Android Earthquake Alerts System, sviluppato da Google in collaborazione con i sismologi dell'Università della California a Berkeley e presentato in uno studio pubblicato su Science nel luglio 2025, trasforma ogni smartphone in un mini-sismografo. L'accelerometro del telefono, ovvero lo stesso chip che ruota lo schermo quando il dispositivo viene inclinato, è in grado di rilevare le onde P, le onde primarie di un terremoto: rapide, poco distruttive, ma anticipatrici. Arrivano prima delle onde S, quelle secondarie che causano il crollo degli edifici.
Quando un telefono in stato di quiete rileva vibrazioni compatibili con un evento sismico, invia in forma anonima un segnale ai server di Google con la posizione approssimativa. Un singolo dispositivo non basta: il sistema richiede che più smartphone in una stessa area registrino il fenomeno in maniera concorde. A quel punto, i modelli di Google stimano epicentro, magnitudo e intensità attesa nelle zone circostanti, e fanno partire l'allerta verso i telefoni che si trovano sul percorso delle onde ancora da arrivare. I dati viaggiano a velocità prossima a quella della luce su reti mobili e Wi-Fi, mentre le onde sismiche si propagano nel sottosuolo a qualche chilometro al secondo: è questa differenza di velocità che crea la finestra di preavviso.
Come spiegato su Google Crisis Response, il sistema genera due tipi di notifica: "Be Aware" per scosse di intensità MMI 3-4 (scossa percettibile ma non pericolosa) e "Take Action" per intensità MMI 5 e superiori, che bypassa anche il Do Not Disturb, accende lo schermo e lancia un suono ad alto volume. Entrambi scattano solo per terremoti di magnitudo 4.5 o superiore. In Venezuela, dove le scosse hanno sfiorato il valore di 7.5, è entrata in gioco la modalità più aggressiva.
Una rete da due miliardi di dispositivi
La potenza del sistema sta nella scala: oltre 2 miliardi di smartphone Android attivi nel mondo fungono da sensori passivi, formando la rete di rilevamento sismico più estesa mai costruita. Tra il 2021 e il 2024, secondo lo studio su Science, con questo metodo sono stati rilevati più di 11.000 terremoti con allerte inviate in 98 paesi; in media, il sistema avvisa circa 18 milioni di telefoni ogni mese. In California, Washington e Oregon la catena è diversa perché in questi territori Google non usa solo i telefoni come sensori ma si appoggia anche a ShakeAlert, il sistema ufficiale di allerta terremoti della costa ovest degli Stati Uniti. Quando i sensori a terra rilevano l'inizio del sisma, ShakeAlert stima rapidamente magnitudo e posizione e poi invia l'avviso anche ai dispositivi Android, così gli utenti possono riceverlo pochi secondi prima delle scosse più forti.
Il Venezuela rientrava, comunque, tra i paesi coperti dal sistema di Google di base, e questo ha fatto la differenza. Chi era lontano dall'epicentro ha avuto più tempo. Chi era nelle immediate vicinanze del punto di rottura ne ha avuto di meno o nessuno: il preavviso è inversamente proporzionale alla distanza dall'ipocentro. Vale anche la pena chiarire, come fa Google stesso, che il sistema non prevede i terremoti: li rileva quando sono già in corso e cerca di superare in velocità la propagazione delle onde. Un sistema che, come emerge dalla vicenda venezuelana, può fare la differenza tra chi esce vivo e chi no, ma non sostituisce la qualità antisismica degli edifici né i piani di evacuazione.
Nel nostro paese opera invece IT-alert, il sistema nazionale di allarme pubblico della Protezione Civile, mentre Google sostiene che l'Allerta terremoto per Android è disponibile solo in alcuni paesi e che in diversi casi opera dove non esistono già sistemi nazionali di allerta precoce. Nonostante questo, pare che la funzione Allerta terremoto sia disponibile su diversi smartphone Android.










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6 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoNon ho capito, invece, se l'alert per i terremoti su Android è operativo o meno in Italia... vista la nostra condizione di paese fortemente sismico, sarebbe auspicabile...
Dalla mappa di Google non lo è, ma nessuno si chiede come mai.
qualcosa legato alla "privacy"? Poi invece diamo l'ok su Facebook per scoprire che tipo di verdura siamo...
Vorrei far notare che IT-alert, come scritto nella news linkata, NON prevede avvisi di terremoti...
IT-Alert, che io sappia, non prevede nemmeno "automazioni" di qualche tipo. Alla fine c'è sempre dietro qualcuno che digita un messaggio, seleziona l'area geografica di interesse e preme invio (semplifico un po')
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