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Old 06-01-2008, 21:12   #1
gretas
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Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
Il dottor Mafia

La cagnara intorno alla grazia a Bruno Contrada e alla revisione del suo processo (prim'ancora che siano depositate le motivazioni della condanna in Cassazione!) si è momentaneamente spenta. Ma c'è da giurare che riprenderà presto, anche perchè Contrada è l'unico rappresentante di alto livello dello Stato che sia stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa: dunque il partito dell'impunità e della mafia non può tollerare questo precedente, che potrebbe presto "figliarne" altri.

Proprio l'altroieri è stato notificato al generale Mario Mori - ex capo del Ros e del Sisde, l'uomo che insieme al capitano Ultimo non perquisì il covo di Riina lasciandolo perquisire dalla mafia - l'avviso di chiusura delle indagini di un'altra inchiesta palermitana su presunti favori alla mafia per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Sempre a Palermo, è imminente la sentenza di primo grado a carico di Totò Cuffaro, imputato di favoreggiamento mafioso e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Seguirà a ruota la sentenza d'appello nel processo a Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni sempre per concorso esterno. Insomma, si scrive Contrada e si legge Dell'Utri, Cuffaro, Mori. Si difende Contrada per salvare tutti gli altri esponenti dello Stato che trattarono (o sono accusati di averlo fatto) con la mafia. La partita esula dunque dall'avventura del vecchio poliziotto morente (o sedicente tale) e investe la possibilità di fare luce sui legami tra Cosa Nostra e chi dovrebbe combatterla.

L'unico antidoto al colpo di spugna è la conoscenza approfondita dei fatti. Per questo, da oggi, il nostro blog riporta le due sentenze decisive del processo Contrada: le conclusioni di quella del Tribunale di Palermo (1700 pagine), che nel 1996 condannò Contrada a 10 anni; e il testo integrale (700 pagine) di quella del secondo processo d'appello, che nel 2006 ricondannò Contrada a 10 anni (dopo che la Cassazione aveva annullato l'assoluzione nel primo appello) e fu definitivamente confermata nel maggio 2007 dalla Cassazione. Così ciascuno potrà toccare con mano la solidità delle accuse e dei riscontri trovati dai giudici alle parole dei mafiosi pentiti, ma soprattutto la mole di testimonianze rese da magistrati, questori, poliziotti, cittadini incensurati e servitori dello Stato, perlopiù intimi di Falcone e Borsellino, su questo traditore dello Stato che oggi pretenderebbe addirittura la grazia e il grazie dallo Stato. Il grazie dalla mafia, invece, l'ha già ricevuto in abbondanza.



Le conclusioni della sentenza di I grado (1996)

La sentenza d'appello (2006)







http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
gretas è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 06-01-2008, 21:17   #2
GUSTAV]<
Bannato
 
Iscritto dal: Jun 2007
Messaggi: 460
Appunto, qu' si strilla ai 4 TG condanna si - condanna no, grazia si - grazia -no.
tralasciando completamente i fatti !
cosa è successo, che ha fatto : mistero.
GUSTAV]< è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 06-01-2008, 21:26   #3
gretas
Member
 
Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
Quote:
Originariamente inviato da GUSTAV]< Guarda i messaggi
Appunto, qu' si strilla ai 4 TG condanna si - condanna no, grazia si - grazia -no.
tralasciando completamente i fatti !
cosa è successo, che ha fatto : mistero.


Giusto.


Qui,ci sono le sentenze.


I dibattiti stanno a zero.
gretas è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 06-01-2008, 21:42   #4
Ser21
Bannato
 
L'Avatar di Ser21
 
Iscritto dal: Sep 2002
Città: LA CITTA' PLURI-CAMPIONE D'ITALIA!
Messaggi: 5903
E' verissimo,contrada = dell'utri cuffaro mori.E' fin troppo lampante che ci stiano provando in tutti i modi.
Ser21 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 06-01-2008, 22:00   #5
gretas
Member
 
Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
No alla "grazia" per Bruno Contrada




[per aderire invia un e-mail a [email protected] con cognome-nome e città]


Sconfiggere le mafie è un obiettivo imprescindibile, una priorità nazionale.
Le mafie inquinano il nostro territorio, negano i nostri diritti, cancellano libertà e dignità, impediscono lo sviluppo di intere regioni e condizionano il mercato in ogni regione del Paese, uccidono. Non basta combatterle, condannarle a parole, con manifestazioni o slogan altisonanti, bisogna sconfiggerle! Non bisogna aspettare nuovi morti e non bisogna dimenticare che per sconfiggerle occorre l'azione comune della società civile, della magistratura e delle Istituzioni tutte. Occorre affrontare questa “guerra”, con oltre 2650 morti ammazzati, iniziando dal rompere il silenzio e l'omertà, l'indifferenza e la connivenza, che avvolgono, proteggono e rafforzano la presenza e l'attività mafiosa, al Sud come al Nord. Nessuno può chiamarsi fuori.
Sappiamo che le mafie possono contare su connivenze e complicità di pezzi dello Stato. Inseriscono uomini nelle Istituzioni, locali come nazionali, o trattano e usano uomini delle Istituzioni, locali e nazionali. Attraverso segmenti della massoneria, attraverso l'intreccio perverso mafia-politica-affari, impongono scelte al Potere cosiddetto legale, piegando l'interesse pubblico. La stagione stragista, come gli omicidi eccellenti commessi dalla mafia, le latitanze dei boss come l'azione di riciclaggio ed infiltrazione negli appalti pubblici, hanno messo in luce questo legame perverso tra Potere cosiddetto legale e Potere criminale. Solo spezzando questo legame, solo colpendo questa rete di protezione e complicità, e solamente aggredendo i patrimoni frutto del crimine mafioso e della corruzione, si potrà rompere questo equilibrio perverso.
Ci sono uomini e donne straordinarie, nelle forze dell'ordine, nella magistratura, nell'amministrazione della cosa pubblica come nelle Istituzioni che si oppongono strenuamente alla prepotenza mafiosa ed ai volti di quei “professionisti” dal colletto bianco che agiscono per conto dei mammassantissima di Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorre. Uomini e donne preparati che non hanno mezzi ma fanno l'impossibile per sconfiggere e non solo combattere le mafie. Ci sono uomini e donne, ragazzi e ragazze, straordinari che nelle scuole o sul territorio operano per contrastare la cultura mafiosa e far comprendere quanto la Legalità sia utile per tutti e che i Diritti devono essere garantiti dallo Stato e non elargiti dal boss di turno in cambio di sudditanza. Ci sono organizzazioni di impegno civile e sociale che operano per rendere evidente che la mafia può essere colpita e che i beni confiscati a queste possono divenire occasione di riscatto.
Un opera straordinaria che rischia ogni giorno di infrangersi e che ogni giorno, sempre di più, viene mortificata e umiliata da pezzi delle Istituzioni che non vogliono sconfiggere le mafie. Provvedimenti che limitano le risorse ed i mezzi a disposizione dei reparti investigativi, cavilli e contraddizioni legislative che di fatto rendono vana l'azione giudiziaria. Normative e gestioni che disincentivano la scelta dei cittadini di aiutare lo Stato, con Testimoni di Giustizia condannati a non-vivere per sopravvivere e con Collaboratori di Giustizia che vedono cadere i propri parenti morti ammazzati per la loro scelta di pentimento. Beni confiscati con fatica che restano in mano ai boss o che rimangono inutilizzati, quando - addirittura – non finiscono in mano alle banche. Attacchi, delegittimazioni e accuse infamanti ai magistrati che hanno la schiena dritta e non accettano di chiudere gli occhi davanti alle collusioni ed alle complicità del Potere con le mafie e con la rete di corruzione, clientela e illegalità che sottrae risorse alla collettività.
Ogni giorno anziché rafforzare la cultura della Legalità, della credibilità dello Stato, si avvalla quel fondamento della cultura mafiosa che fa credere che comportarsi onestamente non paga. Assistiamo a proclami su Sicurezza e Legalità che significano tolleranza zero per i poveri cristi (come chi è - vittima dei traffici mafiosi - come gli immigrati clandestini, le ragazze prostitute o le vittime delle droghe) e tolleranza mille – cioè impunità e immunità - per i colletti bianchi, per i potenti, per i grandi criminali e le loro reti di protezione. Abbiamo assistito a manifestazioni antimafia con collusi in prima fila, abbiamo assistito a complici silenzi come sull'Agenda Rossa di Paolo Borsellino, da parte di alte cariche dello Stato, abbiamo assistito alla creazione - ad arte - di movimenti antimafia puramente mediatici utili solo alla politica ed al perenne tentativo di "normalizzazione" per depistare e screditare quanti, ogni giorno, si "sporcano le mani" e fanno nomi e cognomi. Dopo la beatificazione di Giulio Andreotti, presentato – trasversalmente - come “assolto” quando invece è stato riconosciuto – in via definitiva - colpevole di associazione mafiosa con Cosa Nostra sino al 1980. Dopo l'indulto che ha “liberato” anche molti della “manovalanza mafiosa”, che ha salvaguardato gli interessi di quell'economia e finanza corrotta, e dopo il Golpe Giudiziario attuato dal Ministro Mastella per fermare l'inchiesta Why Not in cui era coinvolto come indagato insieme al Premier, è di questi giorni la notizia che il Presidente della Repubblica ed il Ministro di Grazia e Giustizia, hanno avviato l'iter per concedere la Grazia ad un colpevole di associazione esterna a Cosa Nostra, condannato in via definitiva. NO! Adesso BASTA!!! Non è accettabile che Bruno Contrada, che, alto funzionario dello Stato, ha tradito e preferito servire Cosa Nostra, divenendo corresponsabile di quella stagione stragista che ha sventrato e intriso di sangue il Paese. NO! Proprio ora che, nonostante tutto, si sono inflitti pesanti colpi a Cosa Nostra, come la cattura dei Lo Piccolo, degli uomini vicini a Messina Denaro, la fine di Daniele Emmanuello, la rivolta -con il sostegno di Confindustria- contro il pizzo, lo Stato non può dare segni di cedimento. NO! A questa inquietante e vergognosa resa di alcuni, noi ci opponiamo, chiedendo rispetto per tutte le vittime delle mafie e, a questo punto, non possiamo esimerci dal chiedere che sia fermato l'iter della grazia avviato dal Ministro Mastella.


Casa della Legalità e della Cultura – Onlus [sito]
DemocraziaLegalità.it [sito]
Associazione familiari delle Vittime di Via dei Georgofili [sito]
Salvatore Borsellino
Gioacchino Basile [sito]


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