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Old 31-01-2005, 14:12   #81
evelon
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Originariamente inviato da flisi71
Ultima considerazione: mai gli USA hanno completamente abbandonato una regione dove con un pretesto o un altro sono arrivati.
E perchè dovrebbero?

Oggi più che mai un "piede" in MO che non sia Israele è importante.

Ciò non toglie nè limita la possibilità degli iracheni di eleggersi il proprio governo.
__________________
I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai
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Old 31-01-2005, 14:12   #82
SaMu
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Non credo che i terroristi siano solo i fanatici indottrinati che si fanno esplodere carichi di esplosivo da cava.


Perchè un convoglio americano non dovrebbe essere bersaglio per i terroristi? Perchè chi spara con un mortaio non dovrebbe essere un terrorista?

Che i terroristi siano addestrati (ricorda i campi di addestramento, i video coi lanciamissili, con le simulazioni di assalto) e abbiano ingenti mezzi (finanziamenti dall'estero) è ben documentato.


Non sono sicuro (non ho letto nulla in merito) che ci sia un collegamento operativo tra i terroristi di Al zarkawi e membri dell'ex regime, non lo escludo, ma non penso che l'esistenza di un simile collegamento possa far definire le loro azioni "resistenza".

A mio avviso insomma la "resistenza", se vogliamo chiamare così gruppi armati iracheni mossi da obiettivi di politica interna senza interrogarci se avevano un fine positivo per il popolo o solo una ricerca di potere per se stessi, ci può essere stata in alcune zone e alcuni gruppi, ma da tempo non se ne sente traccia.

Anche i gruppi più irriducibili pare siano rientrati nel processo elettorale, se è vero che persino Al Sadr ha dato indicazioni di voto.


Quel che resta oggi, dopo le elezioni, mi pare si possa dire, sono autorità irachene legittimate, funzionari iracheni, forze della coalizione, terroristi (soprattutto stranieri) che si battono contro tutti i precedenti.
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Old 31-01-2005, 14:14   #83
evelon
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Originariamente inviato da flisi71
Un terrorista non considera bersaglio pagante una HUMVEEE carica di militari, i guerriglieri si, anche perchè così possono tentare di approvvigionarsi di armi e munizioni.
Invece è molto pagante.

Spinge sull'opinione pubblica statunitense per chiedere al governo USA di ritirare l'esercito e, soprattutto, è una vittoria simbolicamente superiore rispetto alla folla del mercato.

Non scordiamoci che il terrorismo si nutre di simboli
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Old 31-01-2005, 14:22   #84
LittleLux
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Originariamente inviato da SaMu
Non credo che i terroristi siano solo i fanatici indottrinati che si fanno esplodere carichi di esplosivo da cava.


Perchè un convoglio americano non dovrebbe essere bersaglio per i terroristi? Perchè chi spara con un mortaio non dovrebbe essere un terrorista?

Che i terroristi siano addestrati (ricorda i campi di addestramento, i video coi lanciamissili, con le simulazioni di assalto) e abbiano ingenti mezzi (finanziamenti dall'estero) è ben documentato.


Non sono sicuro (non ho letto nulla in merito) che ci sia un collegamento operativo tra i terroristi di Al zarkawi e membri dell'ex regime, non lo escludo, ma non penso che l'esistenza di un simile collegamento possa far definire le loro azioni "resistenza".

A mio avviso insomma la "resistenza", se vogliamo chiamare così gruppi armati iracheni mossi da obiettivi di politica interna senza interrogarci se avevano un fine positivo per il popolo o solo una ricerca di potere per se stessi, ci può essere stata in alcune zone e alcuni gruppi, ma da tempo non se ne sente traccia.

Anche i gruppi più irriducibili pare siano rientrati nel processo elettorale, se è vero che persino Al Sadr ha dato indicazioni di voto.


Quel che resta oggi, dopo le elezioni, mi pare si possa dire, sono autorità irachene legittimate, funzionari iracheni, forze della coalizione, terroristi (soprattutto stranieri) che si battono contro tutti i precedenti.

Al Sadr ha fatto macello solo per accreditarsi come guida all'interno degli sciiti irakeni. Quella è stata una questione interna tutta loro. Ovviamente gli sciiti avevano tutto l'interesse a starsene buoni, in attese delle elezioni, visto che rappresentando la maggioranza del paese avrebbero preso il potere senza colpo ferire. Se anche loro si fossero messi a fare la guerra contro gli americani, forse questi ultimi ci avrebbero pensato un po' più a lungo, prima di indire le elezioni. Insomma, gli sciiti sono stati calmi solo per opportunusmo, mica perchè vedono di buon occhio gli occidentali.Ora vedremo cosa succederà. Io dico che la guerriglia ed il terrorismo continueranno come e più di prima, perchè se è vero che la guerriglia persegue obbiettivi politici tutti suoi, è anche vero che è appoggiata da una larga fetta di popolazione, senza il quale di guerriglieri non ci sarebbe nemmeno l'ombra. Il punto, ora, è che probabilmente si acuirà lo scontro tra sunniti (esclusi dal processo politico) e sciiti, con la seria possibilità che il tutto degeneri in guerra civile. Sempre che le due fazioni non si incontrino su un terreno comune, che potrebbe essere rappresentato dal combattere, non necessariamente in modo armato, un nemico comune.
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Old 31-01-2005, 14:27   #85
LittleLux
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Originariamente inviato da evelon
Invece è molto pagante.

Spinge sull'opinione pubblica statunitense per chiedere al governo USA di ritirare l'esercito e, soprattutto, è una vittoria simbolicamente superiore rispetto alla folla del mercato.

Non scordiamoci che il terrorismo si nutre di simboli
Hai mai visto un annuncio di al zarqawi in cui si dice di aver distrutto un mezzo americano? No. I suoi annunci si sono sempre limitati a rivendicare autobombe contro moschee o popolazione civile e decapitazioni varie. Leggiti un qualsiasi bollettino della guerriglia, un bollettino di guerra, e ti accorgerai immediatamente della differenza.

Il terrorista colpisce la popolazione, la guerriglia fa della popolazione, del suo appoggio, la sua arma più temibile.
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Old 31-01-2005, 15:01   #86
dantes76
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ot adesso speciale elzioni in iraq su skytg24 canale500

fine ot


per le mie considerazioni aspetto ancoora un altro po'



http://www.gulfnews.com/news/2005/0131/Region2.asp

http://www.gulfnews.com/Articles/Reg...ticleID=149951

http://www.gulfnews.com/Articles/Reg...ticleID=149981
__________________
“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -

Ultima modifica di dantes76 : 31-01-2005 alle 15:20.
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Old 31-01-2005, 17:47   #87
SaMu
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Originariamente inviato da LittleLux
se è vero che la guerriglia persegue obbiettivi politici tutti suoi, è anche vero che è appoggiata da una larga fetta di popolazione
Stiamo parlando dello stesso paese?
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Old 31-01-2005, 17:50   #88
SaMu
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Originariamente inviato da LittleLux
Hai mai visto un annuncio di al zarqawi in cui si dice di aver distrutto un mezzo americano? No.
Ma stiamo parlando dello stesso Al Zarkawi?


Al Zarkawi sa uccidere, ma non sa vincere

Il capo della propaganda esalta i kamikaze: «Tredici leoni vi hanno rovinato la festa». Le urne piene lo smentiscono


bu Maysara, l’addetto stampa di Al Zarkawi, ha aggiornato in tempo reale la campagna di terrore. Prima la rivendicazione di otto attacchi contro i seggi, poi il comunicato nel tardo pomeriggio per annunciare che «tredici leoni hanno rovinato la festa». Il maestro della propaganda via Internet e portavoce dei terroristi ha cercato di presentare la raffica di attentati come una vittoria. In realtà, i terroristi hanno ucciso cittadini inermi e soldati, probabilmente hanno tirato giù l’Hercules britannico, ma non sono riusciti a impedire lo storico voto. Questo è ciò che conta. Da settimane «Al Qaeda nella terra dei due fiumi» - questo il nome della rete di Al Zarkawi - così come le altre fazioni radicali, hanno scatenato una campagna di boicottaggio violento. Dando la caccia ai candidati, freddando per strada gli impiegati impegnati nelle preparazione del voto, sabotando gli edifici. I «leoncini» hanno confermato capacità letali, enfatizzate dalla macchina propagandistica. Al centro della campagna un personaggio. O meglio un nome. Quello di Abu Maysara Al Iraqi, firma usata dalla rete di Al Zarkawi per convalidare i propri comunicati su Internet. Gli investigatori non sono sicuri che esista veramente, c’è il sospetto che si tratti di una specie di sigillo. In alcune occasioni, quando qualcuno si è appropriato di azioni compiute da Al Zarkawi, Abu Maysara è intervenuto per correggere. Il 19 settembre ha spiegato il suo ruolo: «Mando così tanti messaggi per superare il blackout mediatico imposto dagli Usa per confondere opinione pubblica e alleati». In alcuni giorni l’addetto stampa del terrore è una macchina inarrestabile: 4-5 messaggi al mattino, altrettanti al pomeriggio. In tre mesi sono stati segnalati 85 comunicati. Testi brevi, poche righe spesso illustrate da immagini girate dagli estremisti-operatori. Una telecamerina è sufficiente per documentare la distruzione di un blindato in una nuvola di fumo. Non avendo una tv propria, Abu Maysara è ricorso a Internet, anche se solo il 2% degli iracheni può accedervi. Ma è chiaro che i comunicati non sono diretti tanto agli iracheni - «apostati» da punire se collaborano con il governo - quanto all’estero. I messaggi sono rilanciati tanto dai media occidentali che da quelli arabi. Una fantastica cassa di risonanza, dove nessuna vigila. Si crede di più alla parola del terrorista che a quella delle fonti ufficiali. Del resto, Abu Maysara a volte è parso più preciso nelle ricostruzioni che non i portavoce militari. Inutile fargli delle domande (via email). Raramente si è lasciato coinvolgere in un dibattito e comunque ha evitato di fornire informazioni sul suo passato. Una perfetta voce virtuale, al servizio del suo emiro.
Tagliando le teste in diretta, inviando i filmati ai canali satellitari, documentando la più piccola azione, Al Zarkawi è riuscito a conquistarsi una fama sinistra. Superiore sicuramente alla realtà. Un esperto francese sostiene che l’estremista giordano è così legato al sangue perché da bambino è cresciuto tra le tombe di un cimitero. Dalla finestra di casa sua vedeva solo tumuli di terra. Un orizzonte nero. «Voi amate la vita, noi la morte», ha fatto scrivere, alla vigilia del voto, ad Abu Maysara.
Voleva spaventare chi era pronto a votare. Quindi ha ordinato alcuni attacchi di preparazione, tenendo in riserva per ieri la falange kamikaze. I controlli adottati dalla sicurezza hanno reso difficile l’uso di autobombe, la specialità di Al Zarkawi. Quindi, per seminare terrore, ha usato le «bombe che camminano». Uomini, perfino un adolescente, mescolatisi alle persone in coda ai seggi. Ma questo ha limitato, per fortuna, la quantità d’esplosivo utilizzabile: su un automezzo possono stiparne diverse centinaia di chili, in una cintura ce ne vanno al massimo una dozzina di chilogrammi.
Dalla sfida terrore-contro-voto sono emersi alcuni punti chiave. Primo. L’apparato di Al Zarkawi ha una riserva di kamikaze impressionante: è vero che l’occasione del voto era speciale, ma non ne usi così tanti se non sei sicuro di poterli rimpiazzare. Secondo. Altrettanto temibile è la struttura logistica: attacchi combinati di attentatori suicidi e team guerriglieri. Terzo. Tra i «leoni» ci sono mujahidin stranieri, ma non si può sottostimare il coinvolgimento degli iracheni: le analisi statunitensi sostengono che i volontari venuti da fuori sono tra il 5 e il 10%. Quarto. Non essendo riuscito a bloccare il processo democratico, Al Zarkawi dovrà ridefinire la strategia. Negli ultimi proclami si è capito che il terrorista giocherà sulle paure dei sunniti dichiarando guerra a quello che presenta come l’asse sciita-americano. Infatti, secondo la versione di Abu Maysara, nella zona sunnita c’è stata battaglia. Quinto. L’evoluzione di «Al Qaeda nella terra dei due fiumi» ha seguito un percorso di spettacolarizzazione: decapitazione, prese d’ostaggi, operazioni su bersagli multipli. Una strategia di logoramento finalizzata alla fuga della coalizione e alla paralisi delle istituzioni. Ma il processo politico è andato avanti comunque e Al Zarkawi dovrà rilanciare. Sesto. Al fronte interno iracheno potrebbe aggiungersi quello esterno: mujahidin che dall’Iraq si trasferiscono in altri Paesi e colpiscono. O militanti che si ispirano al conflitto, traendo legittimità dalla resistenza. E’ avvenuto a Madrid l’11 marzo, può ripetersi in altre capitali.

Guido Olimpio
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Old 31-01-2005, 17:58   #89
LittleLux
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Originariamente inviato da SaMu
Ma stiamo parlando dello stesso Al Zarkawi?


Al Zarkawi sa uccidere, ma non sa vincere

Il capo della propaganda esalta i kamikaze: «Tredici leoni vi hanno rovinato la festa». Le urne piene lo smentiscono


bu Maysara, l’addetto stampa di Al Zarkawi, ha aggiornato in tempo reale la campagna di terrore. Prima la rivendicazione di otto attacchi contro i seggi, poi il comunicato nel tardo pomeriggio per annunciare che «tredici leoni hanno rovinato la festa». Il maestro della propaganda via Internet e portavoce dei terroristi ha cercato di presentare la raffica di attentati come una vittoria. In realtà, i terroristi hanno ucciso cittadini inermi e soldati, probabilmente hanno tirato giù l’Hercules britannico, ma non sono riusciti a impedire lo storico voto. Questo è ciò che conta. Da settimane «Al Qaeda nella terra dei due fiumi» - questo il nome della rete di Al Zarkawi - così come le altre fazioni radicali, hanno scatenato una campagna di boicottaggio violento. Dando la caccia ai candidati, freddando per strada gli impiegati impegnati nelle preparazione del voto, sabotando gli edifici. I «leoncini» hanno confermato capacità letali, enfatizzate dalla macchina propagandistica. Al centro della campagna un personaggio. O meglio un nome. Quello di Abu Maysara Al Iraqi, firma usata dalla rete di Al Zarkawi per convalidare i propri comunicati su Internet. Gli investigatori non sono sicuri che esista veramente, c’è il sospetto che si tratti di una specie di sigillo. In alcune occasioni, quando qualcuno si è appropriato di azioni compiute da Al Zarkawi, Abu Maysara è intervenuto per correggere. Il 19 settembre ha spiegato il suo ruolo: «Mando così tanti messaggi per superare il blackout mediatico imposto dagli Usa per confondere opinione pubblica e alleati». In alcuni giorni l’addetto stampa del terrore è una macchina inarrestabile: 4-5 messaggi al mattino, altrettanti al pomeriggio. In tre mesi sono stati segnalati 85 comunicati. Testi brevi, poche righe spesso illustrate da immagini girate dagli estremisti-operatori. Una telecamerina è sufficiente per documentare la distruzione di un blindato in una nuvola di fumo. Non avendo una tv propria, Abu Maysara è ricorso a Internet, anche se solo il 2% degli iracheni può accedervi. Ma è chiaro che i comunicati non sono diretti tanto agli iracheni - «apostati» da punire se collaborano con il governo - quanto all’estero. I messaggi sono rilanciati tanto dai media occidentali che da quelli arabi. Una fantastica cassa di risonanza, dove nessuna vigila. Si crede di più alla parola del terrorista che a quella delle fonti ufficiali. Del resto, Abu Maysara a volte è parso più preciso nelle ricostruzioni che non i portavoce militari. Inutile fargli delle domande (via email). Raramente si è lasciato coinvolgere in un dibattito e comunque ha evitato di fornire informazioni sul suo passato. Una perfetta voce virtuale, al servizio del suo emiro.
Tagliando le teste in diretta, inviando i filmati ai canali satellitari, documentando la più piccola azione, Al Zarkawi è riuscito a conquistarsi una fama sinistra. Superiore sicuramente alla realtà. Un esperto francese sostiene che l’estremista giordano è così legato al sangue perché da bambino è cresciuto tra le tombe di un cimitero. Dalla finestra di casa sua vedeva solo tumuli di terra. Un orizzonte nero. «Voi amate la vita, noi la morte», ha fatto scrivere, alla vigilia del voto, ad Abu Maysara.
Voleva spaventare chi era pronto a votare. Quindi ha ordinato alcuni attacchi di preparazione, tenendo in riserva per ieri la falange kamikaze. I controlli adottati dalla sicurezza hanno reso difficile l’uso di autobombe, la specialità di Al Zarkawi. Quindi, per seminare terrore, ha usato le «bombe che camminano». Uomini, perfino un adolescente, mescolatisi alle persone in coda ai seggi. Ma questo ha limitato, per fortuna, la quantità d’esplosivo utilizzabile: su un automezzo possono stiparne diverse centinaia di chili, in una cintura ce ne vanno al massimo una dozzina di chilogrammi.
Dalla sfida terrore-contro-voto sono emersi alcuni punti chiave. Primo. L’apparato di Al Zarkawi ha una riserva di kamikaze impressionante: è vero che l’occasione del voto era speciale, ma non ne usi così tanti se non sei sicuro di poterli rimpiazzare. Secondo. Altrettanto temibile è la struttura logistica: attacchi combinati di attentatori suicidi e team guerriglieri. Terzo. Tra i «leoni» ci sono mujahidin stranieri, ma non si può sottostimare il coinvolgimento degli iracheni: le analisi statunitensi sostengono che i volontari venuti da fuori sono tra il 5 e il 10%. Quarto. Non essendo riuscito a bloccare il processo democratico, Al Zarkawi dovrà ridefinire la strategia. Negli ultimi proclami si è capito che il terrorista giocherà sulle paure dei sunniti dichiarando guerra a quello che presenta come l’asse sciita-americano. Infatti, secondo la versione di Abu Maysara, nella zona sunnita c’è stata battaglia. Quinto. L’evoluzione di «Al Qaeda nella terra dei due fiumi» ha seguito un percorso di spettacolarizzazione: decapitazione, prese d’ostaggi, operazioni su bersagli multipli. Una strategia di logoramento finalizzata alla fuga della coalizione e alla paralisi delle istituzioni. Ma il processo politico è andato avanti comunque e Al Zarkawi dovrà rilanciare. Sesto. Al fronte interno iracheno potrebbe aggiungersi quello esterno: mujahidin che dall’Iraq si trasferiscono in altri Paesi e colpiscono. O militanti che si ispirano al conflitto, traendo legittimità dalla resistenza. E’ avvenuto a Madrid l’11 marzo, può ripetersi in altre capitali.

Guido Olimpio

Al zarqawi che ha tirato giù il C-130? No, dico, ma davvero stai parlando di Irak, o di che? Capisco che i media occidentali si focalizzino solo su Zarqawi, ma non esiste solo lui, ma è inutile anche che te lo dica, vero?

Come è inutile che ti dica che la guerriglia può esistere solo se appoggiata dalla popolazione. Certo, dimenticavo, la guerriglia in Irak non esiste. E vabè, sinceramente non mi cambia nulla, però queste cose dovresti andarle a dire agli americani che giornalmente, con questa inesistente guerriglia (a proposito, sicuramente non ti sarà neanche sfuggito il fatto che proprio loro, gli americani, utilizzano i termini "insurgents" e "rebel" che altro significato hanno rispetto a "terrorist"), hanno a che fare...altro che Zarqawi.

Comunque, queste sono le parole utilizzate dal capo della sicurezza nazionale irakena:

BAGHDAD, Jan 3 (AFP) - Iraq's insurgency counts more than 200,000 active fighters and sympathisers, the country's national intelligence chief told AFP, in the bleakest assessment to date of the armed revolt waged by Sunni Muslims.

"I think the resistance is bigger than the US military in Iraq. I think the resistance is more than 200,000 people," Iraqi intelligence service director General Mohamed Abdullah Shahwani said in an interview ahead of the January 30 elections.

Shahwani said the number includes at least 40,000 hardcore fighters but rises to more than 200,000 members counting part-time fighters and volunteers who provide rebels everything from intelligence and logistics to shelter.

The numbers far exceed any figure presented by the US military in Iraq, which has struggled to get a handle on the size of the resistance since toppling Saddam Hussein's regime in April 2003.

A senior US military officer declined to endorse or dismiss the spy chief's numbers.

"As for the size of the insurgency, we don't have good resolution on the size," the officer said on condition of anonymity.

Past US military assessments on the insurgency's size have been revised upwards from 5,000 to 20,000 full and part-time members, in the last half year, most recently in October.

Defense experts said it was impossible to divine the insurgency's total number, but called Shahwani's estimate a valid guess, with as much credence, if not more, than any US numbers.

"I believe General Shahwani's estimation, given that he is referring predominantly to active sympathizers and supporters and to part-time as well as full-time active insurgents, may not be completely out of the ballpark," said defense analyst Bruce Hoffman who served as an advisor to the US occupation in Iraq and now works for US-based think-tank RAND Corporation.

Compared to the coalition's figure, he said: "General Shahwani's -- however possibly high it may be, might well give a more accurate picture of the situation."

Anthony Cordesman, an Iraq analyst with the Washington-based Center for Strategic and International Studies, put Shahwani's estimates on an equal footing with the American's.

"The Iraqi figures do... recognize the reality that the insurgency in Iraq has broad support in Sunni areas while the US figures down play this to the point of denial."

Shahwani said the resistance enjoys wide backing in the provinces of Baghdad, Babel, Salahuddin, Diyala, Nineveh and Tamim, homes to Sunni Arabs who fear they will lose influence after the elections.

Insurgents have gained strength through Iraq's tight-knit tribal bonds and links to the old 400,000-strong Iraqi army, dissolved by the US occupation in May 2003 two months after the US-led invasion, he said.

"People are fed up after two years, without improvement. People are fed up with no security, no electricity, people feel they have to do something. The army was hundreds of thousands. You'd expect some veterans would join with their relatives, each one has sons and brothers."

The rebels have turned city neighborhoods and small towns around central Iraq into virtual no-go zones despite successful US military efforts to reclaim former enclaves like Samarra and Fallujah, he said.

"What are you going to call the situation here (in Baghdad) when 20 to 30 men can move around with weapons and no one can get them in Adhamiyah, Dura and Ghazaliya," he said, naming neighborhoods in the capital.

The spy chief also questioned the success of the November campaign to retake Fallujah, which US forces have hailed as a major victory against the resistance.

"What we have now is an empty city almost destroyed... and most of the insurgents are free. They have gone either to Mosul or to Baghdad or other areas."

Shahwani pointed to a resurgent Baath party as the key to the insurgency's might. The Baath has split into three factions, with the deadliest being the branch still paying allegiance to jailed dictator Saddam Hussein, he said.

Shahwani said the core Baath fighting strength was more than 20,000.

Operating out of Syria, Saddam's half-brother Sabawi Ibrahim al-Hassan and former aide Mohamed Yunis al-Ahmed are providing funding and tapping their connections to old army divisions, particularily in Mosul, Samarra, Baquba, Kirkuk and Tikrit.

Saddam's henchman, Izzat Ibrahim al-Duri, still on the lam in Iraq, is also involved, he said.

Another two factions, which have broken from Saddam, are also around, but have yet to mount any attacks. The Baath are complemented by Islamist factions ranging from Abu Musab al-Zarqawi's al-Qaeda affiliate to Ansar al-Sunna and Ansar al-Islam.

Asked if the insurgents were winning, Shahwani answered: "I would say they aren't losing."

01/03/2005 13:03 GMT - AFP

Tra una balla e l'altra oltre 200.000 persone direttamente coinvolte nell'attività di guerriglia. Secondo te se non avessero l'appoggio della popolazione che fine farebbero sti qua?

Ultima modifica di LittleLux : 31-01-2005 alle 18:23.
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Old 01-02-2005, 09:57   #90
flisi71
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Originariamente inviato da SaMu

Perchè un convoglio americano non dovrebbe essere bersaglio per i terroristi?
Perchè troppo difficile per chi ha una preparazione militare sommaria.

Quote:
Perchè chi spara con un mortaio non dovrebbe essere un terrorista?
Un terrorista mira a fare più danni possibili, e sceglie non a caso obiettivi poco protetti (o non induriti).
Se avessero mezzi sofisticati e addestramento militare, credi che sceglierebbero di fare i kamikaze oppure preferirebbero attaccare con armi standosene comodamente a distanza?


Quote:
Che i terroristi siano addestrati (ricorda i campi di addestramento, i video coi lanciamissili, con le simulazioni di assalto) e abbiano ingenti mezzi (finanziamenti dall'estero) è ben documentato.
Cioè quei video da operetta tu li chiami addestramento militare?

Se mi ricordo bene, nei video si vedono al più dei vetusti lanciarazzi.



P.S. mi rendo conto che stiamo andando fuori tema, snaturando il senso della discussione.

Ma per favore, smettiamo di raccontare le favolette che un qualsiasi invasato possa entrare in un arsenale incustodito, prendersi un missile AT o SAM e lanciarlo senza alcun addestramento.
Anche smontare la spoletta di una granata di artiglieria, piazzarla con un comando a distanza e farla esplodere al momento voluto NON sarà roba esclusiva da artificiere, ma di certo NON è alla portata dell'uomo qualunque.
Le azioni di attacco combinato poi richiedono un addestramento militare, non basta un indottrinamento.

Ciao

Federico
flisi71 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-02-2005, 10:01   #91
flisi71
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Originariamente inviato da evelon
E perchè dovrebbero?

Oggi più che mai un "piede" in MO che non sia Israele è importante.

Ciò non toglie nè limita la possibilità degli iracheni di eleggersi il proprio governo.
Io ho risposto a jumper, convinto del contrario.
A me sembra difficile da credere, e ho riportato solo i precedenti, senza entrare in considerazioni di nessun altro tipo

Ciao


Federico
flisi71 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-02-2005, 10:04   #92
Lucio Virzì
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Parliamo di numeri? C'è qualche cifra? Stamane, con un pizzico di disfattismo, Minniti faceva notare che, se in Italia, a volte, con due giorni per votare, e seggi con al massimo 1000 iscritti, ed una affluenza inferiore (in percentuale) si creano code e disagi, come hanno fatto li a votare in 8 milioni con una media di 1600 persone a seggio e schede con 110 (CENTODIECI) scelte?!?!?

LuVi
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Old 01-02-2005, 10:20   #93
LittleLux
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Di seguito una testimonianza che non sia la solita Repubblica o il Corriere...o, peggio ancora, l'Unità
Così ampliamo un po' i nostri orizzonti


BAGHDAD, Jan 31 (IPS) — Voting in Baghdad was linked with receipt of food rations, several voters said after the Sunday poll.

Many Iraqis said Monday that their names were marked on a list provided by the government agency that provides monthly food rations before they were allowed to vote.

"I went to the voting centre and gave my name and district where I lived to a man," said Wassif Hamsa, a 32-year-old journalist who lives in the predominantly Shia area Janila in Baghdad. "This man then sent me to the person who distributed my monthly food ration."

Mohammed Ra'ad, an engineering student who lives in the Baya'a district of the capital city reported a similar experience.

Ra'ad, 23, said he saw the man who distributed monthly food rations in his district at his polling station. "The food dealer, who I know personally of course, took my name and those of my family who were voting," he said. "Only then did I get my ballot and was allowed to vote."

"Two of the food dealers I know told me personally that our food rations would be withheld if we did not vote," said Saeed Jodhet, a 21-year-old engineering student who voted in the Hay al-Jihad district of Baghdad.

There has been no official indication that Iraqis who did not vote would not receive their monthly food rations.

Many Iraqis had expressed fears before the election that their monthly food rations would be cut if they did not vote. They said they had to sign voter registration forms in order to pick up their food supplies.

Their experiences on the day of polling have underscored many of their concerns about questionable methods used by the U.S.-backed Iraqi interim government to increase voter turnout.

Just days before the election, 52 year-old Amin Hajar who owns an auto garage in central Baghdad had said: "I'll vote because I can't afford to have my food ration cut...if that happened, me and my family would starve to death."

Hajar told IPS that when he picked up his monthly food ration recently, he was forced to sign a form stating that he had picked up his voter registration. He had feared that the government would use this information to track those who did not vote.

Calls to the Independent Electoral Commission for Iraq (IECI) and to the Ministry of Trade, which is responsible for the distribution of the monthly food ration, were not returned.

Other questions have arisen over methods to persuade people to vote. U.S. troops tried to coax voters in Ramadi, capital city of the al-Anbar province west of Baghdad to come out to vote, AP reported.

IECI officials have meanwhile 'downgraded' their earlier estimate of voter turnout.

IECI spokesman Farid Ayar had declared a 72 percent turnout earlier, a figure given also by the Bush Administration.

But at a press conference Ayar backtracked on his earlier figure, saying the turnout would be nearer 60 percent of registered voters.

The earlier figure of 72 percent, he said, was "only guessing" and "just an estimate" that had been based on "very rough, word of mouth estimates gathered informally from the field." He added that it will be some time before the IECI can issue accurate figures on the turnout.

"Percentages and numbers come only after counting and will be announced when it's over," he said. "It is too soon to say that those were the official numbers."

Where there was a large turnout, the motivation behind the voting and the processes both appeared questionable. The Kurds up north were voting for autonomy, if not independence. In the south and elsewhere Shias were competing with Kurds for a bigger say in the 275-member national assembly.

In some places like Mosul the turnout was heavier than expected. But many of the voters came from outside, and identity checks on voters appeared lax. Others spoke of vote-buying bids.

The Bush Administration has lauded the success of the Iraq election, but doubtful voting practices and claims about voter turnout are both mired in controversy.

Election violence too was being seen differently across the political spectrum.

More than 30 Iraqis, a U.S. soldier, and at least 10 British troops died Sunday. Hundreds of Iraqis were also wounded in attacks across Baghdad, in Baquba 50km northeast of the capital as well as in the northern cities Mosul and Kirkuk.

The British troops were on board a C-130 transport plane that crashed near Balad city just northwest of Baghdad. The British military has yet to reveal the cause of the crash.

Despite unprecedented security measures in which 300,000 U.S. and Iraqi security forces were brought in to curb the violence, nine suicide bombers and frequent mortar attacks took a heavy toll in the capital city, while strings of attacks were reported around the rest of the country.

As U.S. President George W. Bush saw it, "some Iraqis were killed while exercising their rights as citizens."

By Dahr Jamail
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Old 01-02-2005, 10:24   #94
Lucio Virzì
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Non ho tanto tempo, ho letto le prime righe.
Da un certo punto di vista non ci vedo nulla di male nello sfruttare i seggi elettorali per distribuire cibo, anche se questo, ovviamente, non vuol dire ottenere votanti.
Questo, almeno in parte, spiega le file, senza per questo arrivare ad ipotizzare situazioni di "voto di scambio", come accade, purtroppo, anche in Italia.

LuVi

Ultima modifica di Lucio Virzì : 01-02-2005 alle 10:26.
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Old 01-02-2005, 10:29   #95
Bet
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Di seguito una testimonianza che non sia la solita Repubblica o il Corriere...o, peggio ancora, l'Unità
...
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Old 01-02-2005, 10:35   #96
LittleLux
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Originariamente inviato da Lucio Virzì
Non ho tanto tempo, ho letto le prime righe.
Da un certo punto di vista non ci vedo nulla di male nello sfruttare i seggi elettorali per distribuire cibo, anche se questo, ovviamente, non vuol dire ottenere votanti.
Questo, almeno in parte, spiega le file, senza per questo arrivare ad ipotizzare situazioni di "voto di scambio", come accade, purtroppo, anche in Italia.

LuVi
Infatti. Però è una ulteriore testimonianza della cautela con cui bisogna trattare le elezioni irachene. Io aspetterei un po', a gridare la vittoria della democrazia. Primo, per come si sono svolte le elezioni, secondo aspetterei a vedere che uso faranno del potere gli sciiti del paese.

Comunque, qua una ulteriore testimonianza che parla di altre violenze durante il voto, questa volta da parte di kurdi a danni di cristiani assiri.


Assyrian Christians Prevented By Kurds From Voting in North Iraq

(AINA) — In a brazen and nearly unbelievable move, the Kurdistan Democratic Party (KDP) headed by warlord Masoud Barzani has prevented voting by Assyrian (also known as Chaldean and Syriac) Christians of the Nineveh Plain in northern Iraq. According to a series of reports from inside Iraq, the KDP effectively blocked the delivery of ballot boxes to six major Assyrian towns and villages in the Plains around Mosul including Baghdeda, Bartilla, Karemlesh, Shekhan, Ain Sifne and Bahzan.

Thousands of would be voters were left stranded outside polling places awaiting an opportunity to cast their ballots. Inquiries to voting authorities brought frequent promises that the ballot boxes were en route only to result in a series of disappointments throughout the day. Infuriated Assyrians filled the streets of Baghdeda- the largest Assyrian town in the Nineveh Plain-and demonstrated against the KDP's overt disenfranchisement of Assyrians.

According to Iraq sources, the ballot boxes had been stored in Arbil, the stronghold of the KDP. The resulting unavailability of ballot boxes affected up to 100,000 Assyrian voters and tens of thousands of Yezidis, Shabak, and Turkman voters. The outright denial of voting rights to Assyrians and other non-Kurdish minorities culminates several months of intimidation, beatings, beheadings, burnings, and mutilations of Assyrian Christians in the Nineveh Plain. Just two weeks before the elections, Archbishop Basil George Casmusa of the Syriac Catholic church was also kidnapped. Although he was released one day later, his abduction and the series of escalating attacks were earlier reported by numerous sources (AINA, 09-13-2004, 08-07-2004, 06-20-2004) as an attempt to drive out Assyrians from their homes and to intimidate potential remaining voters into staying home on election day.

However, to the KDP's dismay, thousands of Iraqi Assyrians defied the KDP's terror tactics and ventured out to vote only to discover that ballot boxes never arrived. Assyrians in other areas of Iraq such as Mosul, Baghdad, and Karkuk were not expected to turn out in large numbers due to threats and a deteriorating security situation. The lack of voting in the Nineveh Plain has left Assyrians worldwide reeling. As one observer summarized "Not only was the in country vote prevented to a large extent by the KDP and the overall security situation, but the out of country voting was abysmal due to discriminatory placement of polling places by the IOM (International Organization for Migration) in areas favoring Kurds and others at the expense of Assyrians (AINA, 01-18-2005). In the US, less than 10% of eligible voters were registered by the IOM, a complete failure on their part."

The KDP's specific targeting of the Nineveh Plain is no mere coincidence. The Nineveh Plain contains the last remaining stronghold of predominantly Assyrian towns and villages in the immediate environs of the ruins of Nineveh, the ancient Assyrian capital. The Nineveh Plain has been touted by a wide spectrum of Assyrian political leaders — including foremost among them those of the Assyrian Democratic Movement (ADM) — as the center of a self-administered area as recognized in Article 53d of the Transitional Administrative Law (TAL) and what has been described as the "Last Stand of the ChaldoAssyrians".

In their latest maneuver, the KDP effectively eliminated any possible Assyrian representation from the Nineveh Plain in the upcoming National Assembly. Whereas the KDP had earlier masked their ambitions to fully cleanse the area of Assyrian Christians, recent reports have uncovered stepped up and overt acts of terror and intimidation by self-described KDP operatives determined to drive away Assyrians.

The KDP is also targeting other communities including Turkman, Yezidis, and Shabak in a bid to suppress non-Kurdish balloting in the region. One report suggested that up to 250,000 non-Kurds may have been prevented from voting by the KDP. The obvious intent remains to electorally and "democratically" show that the area is predominantly Kurdish by preventing any other political or demographic expression. As one analyst noted, "to defacto Kurdify the area on paper by suppressing any countervailing political assertion."

The Kurdish scheme is widely seen as an attack on the integrity of Iraq as a whole. Alluding to KDP occupation of the historically Assyrian provinces of Arbil and Dohuk, a leader noted "this is simply another land grab aimed at expanding the Kurdish occupied area into Nineveh province at the expense of a sovereign and integrated Iraq...they're simply trying to split off as much territory from Iraq as they possibly can, while they can."

Angry Assyrian Americans have begun to ask what the US administration's response will be to this attack on democracy in Iraq. Assyrian Americans make up 85-90% of all Iraqi Americans. Due to disproportionate persecution, nearly half of all Iraqi Assyrians live outside the country. One enraged activist noted "Assyrians have been the most fervent proponents of secular democracy and pluralism in Iraq." Referring to Masoud Barzani, he added "has all of our effort been to help prop up a tribal and antidemocratic despot in the north? Did we unknowingly support a policy that will lead either to the total subjugation or elimination of Assyrian Christians and other minorities at the hands of Kurdish terrorists?"

http://www.aina.org/releases/20050131003708.htm
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anche perchè non avevi scelta: mentre tutta la stampa mondiale continua a parlare delle elezioni l'unità parla di Martino e degli elicotteri


ps: screanzato! non si fanno quei gestacci!
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anche perchè non avevi scelta: mentre tutta la stampa mondiale continua a parlare delle elezioni l'unità parla di Martino e degli elicotteri


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Ogni tanto mi concedo di lasciarmi andare con le faccine...e poi questa è così bellina
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e allora beccati questa

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