Truffe finanziarie sui social, scatta il giro di vite in UE: responsabilità distribuite tra big tech e servizi di pagamento
L’Unione europea introduce nuove regole che rendono le piattaforme online e i servizi di pagamennto responsabili per truffe e frodi finanziarie veicolate sui social
di Andrea Bai pubblicata il 28 Novembre 2025, alle 17:33 nel canale WebI colossi dei social media, da Meta a TikTok, da X a YouTube, saranno per la prima volta chiamati a rispondere giuridicamente delle truffe finanziarie che circolano sulle loro piattaforme nell’Unione Europea: è quanto prevede un nuovo pacchetto normativo concordato da Parlamento e Consiglio UE che introduce un ulteriore livello regolatorio per le big tech statunitensi, accanto alle già esistenti norme europee su concorrenza e moderazione dei contenuti.
Il testo stabilisce una forma di responsabilità specifica per le piattaforme nei casi di frodi che prendono avvio dai loro servizi, inclusi contenuti sponsorizzati e inserzioni a pagamento. Si inserisce nella più ampia revisione del quadro dei servizi di pagamento e si appoggia agli strumenti già previsti dal Digital Services Act, che impone obblighi stringenti di vigilanza sui contenuti illegali. Le nuove disposizioni definiscono con chiarezza che la piattaforma è responsabile "là dove la frode è iniziata", e cioè quando il raggiro parte da un annuncio, un post o altro contenuto diffuso online. In altre parole, non basterà più rimuovere volontariamente contenuti sospetti e sarà invece necessario dimostrare l’esistenza di sistemi efficaci proattivi e reattivi per prevenire, rilevare e contrastare le truffe segnalate da utenti e autorità.

Il capitolo più delicato del negoziato ha riguardato la ripartizione delle responsabilità tra piattaforme digitali e settore finanziario. Il Parlamento ha spinto per coinvolgere direttamente le big tech nei rimborsi alle vittime, mentre molti governi rivendicano il ruolo primario delle banche, soprattutto nei casi in cui i loro sistemi di sicurezza non bloccano pagamenti anomali. Il compromesso finale prevede che siano gli istituti di credito a doversi assumere l'onere del rimborso quando il truffatore si spaccia per la banca o quando il pagamento avviene senza consenso del cliente. Le piattaforme, invece, potranno essere chiamate a compensare gli intermediari finanziari se emerge che non hanno rimosso un contenuto fraudolento correttamente segnalato.
In questo modo si è giunti a un'impostazione che prevede la distribuzione delle responsabilità lungo l'intera filiera, dal veicolo della truffa al gestore del pagamento, col proposito di ridurre quelle zone d'ombra che danno efficacia all'azione dei truffatori e che lasciano gli utenti sprovvisti di protezioni.
La riforma arriva in un momento di forte crescita delle frodi digitali, che causano danni per un valore economico nell'ordine di grandezza dei miliardi di euro l'anno, tra truffe d'investimento, impersonificazioni, annunci ingannevoli e schemi di ingegneria sosciale che fanno leva sull'autorevolezza percepita. Molte campagne fraudolente sfruttano i famigerati deepfake per rendere ancor più complicato riuscire a distinguere tra annunci autentici e raggiri.
L'attribuzione responsabilità anche alle piattaforme ha lo scopo di creare incentivi economici per rafforzare controlli e tempi di intervento. Il pacchetto introduce obblighi più stringenti anche per chi pubblicizza servizi finanziari online come investimenti, credito al consumo, prodotti bancari. In questo caso gli inserzionisti dovranno dimostrare di essere autorizzati o di rappresentare soggetti regolamentati, rendendo più difficile per i truffatori acquistare spazi pubblicitari in modo trasparente. Parallelamente, le istituzioni europee spingono perché agli utenti possa essere garantito un servizio di assistenza umana per segnalare contenuti sospetti, superando modelli troppo automatizzati, poco trasparenti e spesso inefficaci allo scopo.
Il nuovo quadro normativo, come dicevamo, va ad aggiungersi all'architettura formata da Digital Services Act e Digital Markets Act, che già hanno portato sotto la lente d'ingrandimento della UE numerose piattaforme per possibili inadempienze. L'introduzione di specifiche norme rivolte alle truffe finanziarie aggiunge ulteriore complessità, con le piattaforme social che si trovano nella situazione di dover allocare maggiori investimenti verso gli sforzi di moderazione e verifica per evitare di affrontare sanzioni inevitabilmente più salate nel caso mancassero di rimuovere contenuti fraudolenti segnalati.

Le reazioni non si sono fatte attendere: Leonardo Veneziani, policy manager per la Computer & Communications Industry Association Europe (associazione che rappresenta, tra le altre, realtà come Google e Meta) ha commentato: "Questo quadro contorto indebolisce gli sforzi di semplificazione e rischia di entrare in conflitto con il divieto di monitoraggio generale previsto dal Digital Services Act, ignorando numerosi studi che avvertono quanto sia controproducente. Invece di proteggere i consumatori, il risultato odierno crea un precedente pericoloso e sposta la responsabilità da coloro che sono nella posizione migliore per prevenire le frodi".
Uno dei punti cruciali dell’applicazione sarà la definizione precisa dei casi in cui una piattaforma può essere considerata responsabile: per esempio, se non rimuove contenuti dopo una segnalazione qualificata o se non verifica gli inserzionisti attivi in settori ad alto rischio. Le autorità europee dovranno tradurre i principi generali in linee guida operative capaci di bilanciare la tutela degli utenti, la certezza del diritto e la libertà di espressione online.










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14 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infola colpa è sua o di chi permette il circolare di queste truffe? siamo 50/50, sono i social che le fanno trapelare per incassare quindi anche loro ne devoni rispondere
Se poi ti ci diverti a capire di che si tratta capirai che bisogna essere non normali sprovveduti o ingenui, ma dei polli formato dinosauro per caderci.
Ad un certto punto un minimo di attenzione devi pur averla.
Puoi lamentarti che dei ladri in giro, ma se lasci la porta di casa spalancata, con un cartello sopra che dice "Sono in vacanza, torno tra una settimana, la combinazione della cassaforte è 123456" (perché uno così non la mette diversa) io non ti rimborserei un tubo.
Per quanto sia d'accordissimo a legnare le piattaforme perché roba del genere che è illegale (va rimarcato) non ci deve girare sopra.
La cosa più pericolosa è spostare la responsabilità sui metodi di pagamento e sui social che diventeranno dei giudici e dei giustizieri senza alcuna legge e che si ripareranno dietro la giustificazione della violazione del regolamento, molto di più di quello che succede oggi perché temeranno di incorrere in sanzioni per sempre più motivazioni.
L'unico modo per fermarli è multarli per miliardi, non per milioni, portarli sull'orlo del fallimento usando quei soldi per risanare le casse degli Stati, ma non lo faranno mai.
La cosa più pericolosa è spostare la responsabilità sui metodi di pagamento e sui social che diventeranno dei giudici e dei giustizieri senza alcuna legge e che si ripareranno dietro la giustificazione della violazione del regolamento, molto di più di quello che succede oggi perché temeranno di incorrere in sanzioni per sempre più motivazioni.
Le banche hanno sempre colpa, a prescindere, come qualsiasi multinazionale quotata in borsa. Sarebbe poi ora che esistessero diversi metodi di pagamento, perché ad oggi è un duopolio mondiale che appunto fa il bello e il cattivo tempo. Se io ho soldi in banca devo poterli dare a chi mi pare, pagandoci le tasse, senza dover passare per forza dai canali Visa o Mastercard
L'unico modo per fermarli è multarli per miliardi, non per milioni, portarli sull'orlo del fallimento usando quei soldi per risanare le casse degli Stati, ma non lo faranno mai.
10% of Meta ads are a scam — literally
Appunto, se a Bruxelles avessero le palle (spoiler: non le hanno), multina del 10% dei ricavi ogni mese finché non eliminano tutti gli scam che ci stanno nelle loro piattaforme. Altrimenti se ne escono dalla UE, tanto non producono nulla che sia minimamente rilevante nella vita di una qualsiasi persona, anzi è pure dannoso.
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