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Old 22-07-2005, 08:59   #21
flisi71
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Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
Riporto un articolo di Severgnini apparso ieri su Italians, la rubrica che cura sul Corriere on line:

http://www.corriere.it/solferino/sev...5-07-21/01.spm


Propongo una modifica costituzionale, meno traumatica di quelle in programma. L'articolo 1 dovrebbe essere così corretto:
"L'Italia è una Repubblica fondata su una rendita". Pensate a tutte le organizzazione che conoscete: c'è qualcuno piacevolmente infrattato che si gode uno stipendio e una serie di privilegi, spesso facendo poco. Oppure facendo molto: peccato che non serva a niente.

Per ogni lavoratore, in Italia, c'è un occupatore: non di poltrone - per carità, ormai siamo post-moderni - ma di cariche e prebende. Se questo servisse a gratificare alcuni milioni di persone, sarebbe veniale: c'è chi ama la pasta con le vongole e chi gode a sentirsi chiamare "Direttore!".

Il guaio è che queste posizioni costano. E si tratta di costi rigidi: non dipendono dalla domanda (quale?) e dall'offerta, né dal mercato. Se le risorse di un'organizzazione sono pari a 10, e gli stipendi & privilegi costano 6, restano 4 per le attività. Ma se le risorse scendono a 8, stipendi & privilegi costano sempre 6, e alle attività rimane solo 2.

Analisi semplicista? No, soltanto semplice. E drammatica, purtroppo. Questo giornale si sta battendo da tempo contro questa zavorra italiana: ne hanno scritto Giavazzi, Stella, Di Vico, Mucchetti e Cassese, il cui fondo di martedì sulle regioni è malinconico come una poesia di Gozzano

("Si è cominciato aumentando il numero dei consiglieri regionali. Si continua moltiplicando assessori, commissioni consiliari, posti di «capo dell' opposizione», altre cariche, tutti dotati di indennità, segretari, uffici, telefoni, automobili con autisti").

Risultato? Bile dei lettori in aumento, e olimpica indifferenza degli interessati.

Gli zavorattori d'Italia sono bravi, infatti, a camuffare i propri egoismi dietro un fuoco d'artificio di parole e dichiarazioni di principio. Per esempio: se una regione - destra o sinistra: cambia poco - distribuisce direzioni e autisti parlerà di federalismo, di sussidiarietà e di pluralismo (ennesima dimostrazione che i sostantivi astratti, in Italia, sono lo scudo dei furbi e la trappola degli ingenui).

Se il ministero degli esteri si vede risucchiare le risorse dagli stipendi e deve fare promozione culturale, commerciale e turistica con le briciole, non potrà dir nulla: gli automatismi delle carriere e i diritti acquisiti sono più forti del buon senso. A difendere i primi, infatti, ci sono i sindacati e i tribunali amministrativi.
A difendere il buon senso c'è solo - ogni tanto - qualche eroe. Ma poi si stufa anche lui/lei, e tutto continua come prima.

L'Italia carica di privilegi è un gigantesco diesel che, come una creatura di Buzzati, sta andando a sbattere. Non aspettatevi schianti spettacolari: piuttosto un lento deragliamento, a suo modo gioioso. Le rendite di cui parliamo producono infatti buoni redditi, per chi riesce a salire in carrozza.


Questo spiega "l'Italia dei due cellulari a testa": il presidente del Consiglio li considera la dimostrazione d'un paese in salute; a me sembrano invece il segno di un'ingiustizia, di un'incoscienza e di un'allegra disperazione.

Moltissimi italiani hanno preso atto della scomparsa del piatto principale (una lavoro sicuro, una carriera produttiva, la prospettiva di costruirsi una famiglia); e - non si sa quanto volentieri - stanno nutrendosi di contorni: il gadget, il vestito, la macchinina, l'aperitivo cinque giorni su sette, la vacanza mordi-e-fuggi, il piccolo lusso. C'è chi - per pagarsi queste cose e illudersi che non sia cambiato niente - fa fuori lo stipendio. E chi attinge alla rendita di famiglia.

I primi fanno pena, i secondi rabbia. Non sono sentimenti molti estivi, ma tant'è.

---------------------------------


Ciao

Federico
__________________

FORZA GAIA !!
flisi71 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 22-07-2005, 10:09   #22
evelon
Senior Member
 
Iscritto dal: May 2000
Città: Roma
Messaggi: 661
Quote:
Originariamente inviato da flisi71
Riporto un articolo di Severgnini apparso ieri su Italians, la rubrica che cura sul Corriere on line:

http://www.corriere.it/solferino/sev...5-07-21/01.spm


Propongo una modifica costituzionale, meno traumatica di quelle in programma. L'articolo 1 dovrebbe essere così corretto:
"L'Italia è una Repubblica fondata su una rendita". Pensate a tutte le organizzazione che conoscete: c'è qualcuno piacevolmente infrattato che si gode uno stipendio e una serie di privilegi, spesso facendo poco. Oppure facendo molto: peccato che non serva a niente.

Per ogni lavoratore, in Italia, c'è un occupatore: non di poltrone - per carità, ormai siamo post-moderni - ma di cariche e prebende. Se questo servisse a gratificare alcuni milioni di persone, sarebbe veniale: c'è chi ama la pasta con le vongole e chi gode a sentirsi chiamare "Direttore!".

Il guaio è che queste posizioni costano. E si tratta di costi rigidi: non dipendono dalla domanda (quale?) e dall'offerta, né dal mercato. Se le risorse di un'organizzazione sono pari a 10, e gli stipendi & privilegi costano 6, restano 4 per le attività. Ma se le risorse scendono a 8, stipendi & privilegi costano sempre 6, e alle attività rimane solo 2.

Analisi semplicista? No, soltanto semplice. E drammatica, purtroppo. Questo giornale si sta battendo da tempo contro questa zavorra italiana: ne hanno scritto Giavazzi, Stella, Di Vico, Mucchetti e Cassese, il cui fondo di martedì sulle regioni è malinconico come una poesia di Gozzano

("Si è cominciato aumentando il numero dei consiglieri regionali. Si continua moltiplicando assessori, commissioni consiliari, posti di «capo dell' opposizione», altre cariche, tutti dotati di indennità, segretari, uffici, telefoni, automobili con autisti").

Risultato? Bile dei lettori in aumento, e olimpica indifferenza degli interessati.

Gli zavorattori d'Italia sono bravi, infatti, a camuffare i propri egoismi dietro un fuoco d'artificio di parole e dichiarazioni di principio. Per esempio: se una regione - destra o sinistra: cambia poco - distribuisce direzioni e autisti parlerà di federalismo, di sussidiarietà e di pluralismo (ennesima dimostrazione che i sostantivi astratti, in Italia, sono lo scudo dei furbi e la trappola degli ingenui).

Se il ministero degli esteri si vede risucchiare le risorse dagli stipendi e deve fare promozione culturale, commerciale e turistica con le briciole, non potrà dir nulla: gli automatismi delle carriere e i diritti acquisiti sono più forti del buon senso. A difendere i primi, infatti, ci sono i sindacati e i tribunali amministrativi.
A difendere il buon senso c'è solo - ogni tanto - qualche eroe. Ma poi si stufa anche lui/lei, e tutto continua come prima.

L'Italia carica di privilegi è un gigantesco diesel che, come una creatura di Buzzati, sta andando a sbattere. Non aspettatevi schianti spettacolari: piuttosto un lento deragliamento, a suo modo gioioso. Le rendite di cui parliamo producono infatti buoni redditi, per chi riesce a salire in carrozza.


Questo spiega "l'Italia dei due cellulari a testa": il presidente del Consiglio li considera la dimostrazione d'un paese in salute; a me sembrano invece il segno di un'ingiustizia, di un'incoscienza e di un'allegra disperazione.

Moltissimi italiani hanno preso atto della scomparsa del piatto principale (una lavoro sicuro, una carriera produttiva, la prospettiva di costruirsi una famiglia); e - non si sa quanto volentieri - stanno nutrendosi di contorni: il gadget, il vestito, la macchinina, l'aperitivo cinque giorni su sette, la vacanza mordi-e-fuggi, il piccolo lusso. C'è chi - per pagarsi queste cose e illudersi che non sia cambiato niente - fa fuori lo stipendio. E chi attinge alla rendita di famiglia.

I primi fanno pena, i secondi rabbia. Non sono sentimenti molti estivi, ma tant'è.
Concordo al 101%
__________________
I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai
evelon è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
 Rispondi


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