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Old 31-12-2009, 00:26   #1
blamecanada
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Luiz Inácio “Lula” da Silva, uomo dell'anno per Le Monde

È il presidente brasiliano Lula l’uomo dell’anno

Mentre si avvia all’ultimo anno della propria presidenza in Brasile piovono i riconoscimenti locali e mondiali sul presidente operaio (per davvero) Luiz Inácio da Silva detto Lula.

Il quotidiano francese “Le Monde” lo ha proclamato “uomo dell’anno”. Se “La Repubblica” se ne duole noi ci associamo e spieghiamo le nostre ragioni. Nonostante alcune mancanze come aver lasciato irrisolta la questione del latifondo, la sua era passerà alla storia davvero come una rivoluzione: quella dell’inclusione sociale.

Il primo gennaio 2010 il salario minimo in Brasile aumenterà nuovamente del 10%, il 5.5% in termini reali. Da quando Lula è presidente, ovvero dal 2003, i salari si sono rivalutati in termini reali del 53.5%. Ovvero un lavoratore che prima guadagnava 200 Euro e con l’inflazione pienamente sotto controllo e scontata nei nostri conti, oggi ne guadagna, sempre in termini reali, 307; e scusate se è poco.

La redistribuzione marcata è stata la cifra della presidenza Lula. Una redistribuzione che, alimentando continuamente la crescita del mercato interno, o meglio inserendo per la prima volta all’interno di questo milioni di brasiliani che prima non consumavano affatto, ha tenuto il Brasile fuori dalla grande crisi mondiale. Anche il 2009 si è chiuso con la crescita del PIL del 2% ma soprattutto sono stati creati altri 700.000 posti di lavoro. Nella classe media (con salari dai 400 ai 2000 Euro al mese) è oramai la metà della popolazione brasiliana (47%) con un’aspettativa di consumi tale che nel decennio che comincia saranno necessari almeno 27 milioni di nuove case. Ciò sta instaurando un circuito virtuoso tra le necessità di chi in un processo di ascensione sociale vuole una nuova casa e la crescita del settore edilizio in un paese enorme e tutt’ora sottopopolato. Si passerà infatti da un fabbisogno di 1.5 milioni di abitazioni l’anno pre-Lula ad uno di 3.5 milioni di appartamenti l’anno nell’epoca post-Lula. Tutto ciò dimostra quanto folle fosse pensare che la diseguaglianza, lo sfruttamento, l’ingiustizia sociale fossero un vantaggio anche per le classi dirigenti tradizionali che, nonostante paventassero sfaceli anche con il Partito dei Lavoratori al governo hanno continuato tranquillamente ad arricchirsi. La povertà, che nella notte neoliberale aveva continuato a crescere dalla fine della dittatura in avanti, nell’epoca di Lula è continuamente discesa passando dal 42 al 31% della popolazione mentre l’indigenza è scesa al 18% della popolazione stessa. Molto resta da fare ma il Brasile è oggi la testimonianza vivente che castigare i salari per salvaguardare le grandi ricchezze, quello che succede in paesi ancorati al sistema neoliberale come il Messico, la Colombia, il Perù o l’Italia, non è solo ingiusto e criminale ma anche controproducente e sciocco. Si parte da qui per capire perché la stragrande maggioranza dei brasiliani applaude oggi al suo presidente operaio!

Fonte: Giornalismo partecipativo
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Old 31-12-2009, 00:27   #2
FabioGreggio
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È il presidente brasiliano Lula l’uomo dell’anno

Mentre si avvia all’ultimo anno della propria presidenza in Brasile piovono i riconoscimenti locali e mondiali sul presidente operaio (per davvero) Luiz Inácio da Silva detto Lula.

Il quotidiano francese “Le Monde” lo ha proclamato “uomo dell’anno”. Se “La Repubblica” se ne duole noi ci associamo e spieghiamo le nostre ragioni. Nonostante alcune mancanze come aver lasciato irrisolta la questione del latifondo, la sua era passerà alla storia davvero come una rivoluzione: quella dell’inclusione sociale.

Il primo gennaio 2010 il salario minimo in Brasile aumenterà nuovamente del 10%, il 5.5% in termini reali. Da quando Lula è presidente, ovvero dal 2003, i salari si sono rivalutati in termini reali del 53.5%. Ovvero un lavoratore che prima guadagnava 200 Euro e con l’inflazione pienamente sotto controllo e scontata nei nostri conti, oggi ne guadagna, sempre in termini reali, 307; e scusate se è poco.

La redistribuzione marcata è stata la cifra della presidenza Lula. Una redistribuzione che, alimentando continuamente la crescita del mercato interno, o meglio inserendo per la prima volta all’interno di questo milioni di brasiliani che prima non consumavano affatto, ha tenuto il Brasile fuori dalla grande crisi mondiale. Anche il 2009 si è chiuso con la crescita del PIL del 2% ma soprattutto sono stati creati altri 700.000 posti di lavoro. Nella classe media (con salari dai 400 ai 2000 Euro al mese) è oramai la metà della popolazione brasiliana (47%) con un’aspettativa di consumi tale che nel decennio che comincia saranno necessari almeno 27 milioni di nuove case. Ciò sta instaurando un circuito virtuoso tra le necessità di chi in un processo di ascensione sociale vuole una nuova casa e la crescita del settore edilizio in un paese enorme e tutt’ora sottopopolato. Si passerà infatti da un fabbisogno di 1.5 milioni di abitazioni l’anno pre-Lula ad uno di 3.5 milioni di appartamenti l’anno nell’epoca post-Lula. Tutto ciò dimostra quanto folle fosse pensare che la diseguaglianza, lo sfruttamento, l’ingiustizia sociale fossero un vantaggio anche per le classi dirigenti tradizionali che, nonostante paventassero sfaceli anche con il Partito dei Lavoratori al governo hanno continuato tranquillamente ad arricchirsi. La povertà, che nella notte neoliberale aveva continuato a crescere dalla fine della dittatura in avanti, nell’epoca di Lula è continuamente discesa passando dal 42 al 31% della popolazione mentre l’indigenza è scesa al 18% della popolazione stessa. Molto resta da fare ma il Brasile è oggi la testimonianza vivente che castigare i salari per salvaguardare le grandi ricchezze, quello che succede in paesi ancorati al sistema neoliberale come il Messico, la Colombia, il Perù o l’Italia, non è solo ingiusto e criminale ma anche controproducente e sciocco. Si parte da qui per capire perché la stragrande maggioranza dei brasiliani applaude oggi al suo presidente operaio!

Fonte: Giornalismo partecipativo
Fatti, non pugnette.
Obama sa sempre più di pugnetta, onestamente.
Lula è un mito.

Se penso che noi abbiamo Berlusconi che plaude Craxi, mi viene il magone.
Ma perchè a noi il peggio e mai il meglio. Una volta....

fg

Ultima modifica di FabioGreggio : 31-12-2009 alle 00:32.
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Old 31-12-2009, 01:03   #3
giorno
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grandissimo
mi riempe il cuore di gioia
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''Se tu vieni,per esempio,tutti i pomeriggi alle quattro,dalle tre io comincerò ad essere felice.''
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Old 31-12-2009, 01:36   #4
frankytop
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Dell'articolo mi fa sorridere un aspetto:l'accostamento che fa alla fine tra paesi come il Messico,la Colombia,il Perù... e l'Italia.
Questa "genialata" finale dell'autore dell'articolo che paragona le economie delle prime con la nostra facendo riferimento ai salari ha come scopo di lanciare una frecciata politica e nulla più.
Cosa lecita eh per carità,ma l'olezzo fazioso si sente distante un miglio come si suol dire.

Certo i nostri salari sono inferiori a quelli per esempio della Germania o dell'UK ma le cause NON vanno certo ricercate nel neoliberismo.(e la Germania e l'UK che sarebbero allora,repubbliche socialiste tout court? )

Lo stato italiano piuttosto la smetta di foraggiare in modo osceno gli impiegati statali (tra l'altro in numero esorbitante per via di noti motivi)e un sud assolutamente parassitario e improduttivo e pensi a ridistribuire il reddito secondo criteri meritocratici anche per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni,altro che neoliberismo.

La balena è lenta da manovrare,si spera che cambi qualcosa.
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Old 31-12-2009, 02:31   #5
FabioGreggio
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Dell'articolo mi fa sorridere un aspetto:l'accostamento che fa alla fine tra paesi come il Messico,la Colombia,il Perù... e l'Italia.
Questa "genialata" finale dell'autore dell'articolo che paragona le economie delle prime con la nostra facendo riferimento ai salari ha come scopo di lanciare una frecciata politica e nulla più.
Cosa lecita eh per carità,ma l'olezzo fazioso si sente distante un miglio come si suol dire.

Certo i nostri salari sono inferiori a quelli per esempio della Germania o dell'UK ma le cause NON vanno certo ricercate nel neoliberismo.(e la Germania e l'UK che sarebbero allora,repubbliche socialiste tout court? )

Lo stato italiano piuttosto la smetta di foraggiare in modo osceno gli impiegati statali (tra l'altro in numero esorbitante per via di noti motivi)e un sud assolutamente parassitario e improduttivo e pensi a ridistribuire il reddito secondo criteri meritocratici anche per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni,altro che neoliberismo.

La balena è lenta da manovrare,si spera che cambi qualcosa.
Giusto.
E si pianti di tartassare le partite iva che evadono.
Se evadono e portano all'estero, tanto poi rientrano.
E chissenefrega come sono stati fatti quei soldi e chi li ha portati!

E se rientrano e poi riescono, pagano intanto una tangente del 5%.
Anche qui meritocrazia:
chi evade poco paga poco.
Chi evade tanto si merita una legge ad personam.

Cosa redistribuire se si evade la metà del reditto privato?
E questo pensa al pubblico impego e alle 1200 eurini dello stipendio del geometra del catasto.....

fg
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Old 31-12-2009, 08:47   #6
cdimauro
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un sud assolutamente parassitario
Ma che minchia dici? Ancora con queste leggende metropolitane di stampo leghista?!?
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Per iniziare a programmare c'è solo Python con questo o quest'altro (più avanzato) libro
@LinkedIn Non parlo in alcun modo a nome dell'azienda per la quale lavoro
Ho poco tempo per frequentare il forum; eventualmente, contattatemi in PVT o nel mio sito. Fanboys
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Old 31-12-2009, 11:09   #7
FabioGreggio
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Ma che minchia dici? Ancora con queste leggende metropolitane di stampo leghista?!?
Il leghista è rimasto per molto tempo sul concetto di Roma ladrona.

Poi una volta eletti hanno scoperto che a Roma si guadagna bene e si possono sistemare fratelli e figli.

Per cui basta Roma Ladrona e si è volturato il verbo per il popolino bue con la lotta per la sicurezza e contro gli extracomunitari.

A breve gli imprenditori del nord faranno sapere se non si può far venire su dall'Africa un pò più di extracomunitari perchè costano poco e non rompono le balle con la CGIL.

Si penserà allora a qualche altra balla a patto che la cadrega stia a Roma, meglio se con Silvio, perchè ogni tanto arrotonda con qualche "incentivo di riconoscenza".

Mentre il popolino vestito di verde con le corna sfoga le sue repressioni con il nuovo verbo dell'ex cantante del Cantagiro Donato.

Patatania Libera!!

fg
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Old 31-12-2009, 11:14   #8
ciuketto
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Il sud parassitario?
http://www.fainotizia.it/2009/09/10/...3%A0-indignato
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Old 31-12-2009, 11:18   #9
blamecanada
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Certo i nostri salari sono inferiori a quelli per esempio della Germania o dell'UK ma le cause NON vanno certo ricercate nel neoliberismo.(e la Germania e l'UK che sarebbero allora,repubbliche socialiste tout court? )
La questione è un'altra: la situazione salariale sta migliorando o peggiorando?
In Italia sta peggiorando da vent'anni, ed anche in UK e Germania sta peggiorando, anche se la loro situazione è ben migliore della nostra.
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Old 31-12-2009, 11:58   #10
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La questione è un'altra: la situazione salariale sta migliorando o peggiorando?
In Italia sta peggiorando da vent'anni, ed anche in UK e Germania sta peggiorando, anche se la loro situazione è ben migliore della nostra.
La questione è fare riforme liberali per agevolare la concorrenza e smetterla di distribuire denaro ad minchiam.

Sono riforme impossibili da fare velocemente perchè nessuno ha la volontà e forza politica necessarie per fare questi cambiamenti con la velocità che le richieste del paese imporrebbero,pena il tracollo del sostegno delle lobby e di quei elettori che vivono di rendite occupazionali "impiegatizzie".(umma umma...)

Questo è un paese direi abbastanza morto e la gente è mentalmente vecchia e statica.
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Old 31-12-2009, 12:00   #11
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Si certo,molto comodo...

http://www.ansa.it/web/notizie/rubri...649960205.html
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Old 31-12-2009, 12:13   #12
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La questione è un'altra: la situazione salariale sta migliorando o peggiorando?
In Italia sta peggiorando da vent'anni, ed anche in UK e Germania sta peggiorando, anche se la loro situazione è ben migliore della nostra.
La diminuzione del potere d'acquisto va ricercata nella politica monetaria espansiva in atto da 15 anni a questa parte, che genera inflazione e penalizza più di tutto il lavoro dipendente.
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Old 31-12-2009, 12:17   #13
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Appunto, come vedi è una cazzata dire sud nullafacente, come è una cazzata dire nord nullafacente.
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Old 31-12-2009, 12:22   #14
FabioGreggio
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La questione è fare riforme liberali per agevolare la concorrenza e smetterla di distribuire denaro ad minchiam.

Sono riforme impossibili da fare velocemente perchè nessuno ha la volontà e forza politica necessarie per fare questi cambiamenti con la velocità che le richieste del paese imporrebbero,pena il tracollo del sostegno delle lobby e di quei elettori che vivono di rendite occupazionali "impiegatizzie".(umma umma...)

Questo è un paese direi abbastanza morto e la gente è mentalmente vecchia e statica.
Sbagliato.
La questione è combattere il liberismo perchè da 30 anni nelle sue varie applicazioni, da quelle reaganiane a quelle teatcheriane ed infine berlusconiane, non hanno apportato nessun miglioramento alla classe media indebolendo i salari a favore di una piccola parte di popolazione che detiene i capitali e la finanza.

Il liberismo è finito e la palla delle riforme liberali che aggraverebbero ancor più l'impoverimento della classe media è da combattere in tutti i modi possibili.

Il liberismo è stata la piaga sociale con cui una elite oligarchica impossessatasi ora anche della politica per agevolare i loro sporchi comodi, ha rovinato intere economie portando ad eccessi come l'impoverimento del Sud America e alla crisi mondiale degli ultimi mesi che a pagare sono i soliti noti.

Ora c'è bisogno di una buona dose di socialsimo come Lula insegna, per riequilibrare la redistribuzione dei capitali accentarta in pochi soggetti per colpa della sconsiderata ubriacatura turboliberista e di cambiare la mentalità delle persone che vedono ancora nel liberismo, vero cancro per il ceto medio e meno abbiente, l'unico sistema possibile.

Questo però è possibile solo abbattendo i privilegi di caste oligarchice, di grandi evasori, di politici corrotti, delle speculazioni della grande finanza.
Abbiamo al più alta evasione fiscale del mondo occidentale, e tu mi vieni a parlare dell'umma umma dell'impegato statale che prende 1200 euro al mese.

Leggendo certi giornali e guardando certe TV ci si rovina i neuroni.



fg

Ultima modifica di FabioGreggio : 31-12-2009 alle 12:27.
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Old 31-12-2009, 13:02   #15
blamecanada
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La questione è fare riforme liberali per agevolare la concorrenza e smetterla di distribuire denaro ad minchiam.
La concorrenza dovrebbe far abbassare i prezzi.
Ma se i prezzi vengono abbassati dimuendo gli stipendi (licenziamento facile=ricattabilità), aumentando l'orario di lavoro (quindi assumendo meno persone), non ci vedo questo gran guadagno.

Quote:
La diminuzione del potere d'acquisto va ricercata nella politica monetaria espansiva in atto da 15 anni a questa parte, che genera inflazione e penalizza più di tutto il lavoro dipendente.
Almeno relativamente all'Italia mi sembra che negli ultimi vent'anni ci sia stata molta meno inflazione che nel periodo precedente, eppure il potere d'acquisto del lavoro dipendente è diminuito (a livello relativo). All'epoca c'era una politica monetaria ben piú “allegra”!

Il potere d'acquisto scende se l'inflazione è piú alta degli aumenti di stipendio, in caso contrario no (poi per carità, può generare altri problemi, non lo nego).

Negli ultimi vent'anni l'economia è stata gestita dai seguaci di Milton Friedman, sia a destra che a “sinistra”, quindi essi sono i responsabili della situazion economica attuale.
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Old 31-12-2009, 13:51   #16
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Dell'articolo mi fa sorridere un aspetto:l'accostamento che fa alla fine tra paesi come il Messico,la Colombia,il Perù... e l'Italia.
Questa "genialata" finale dell'autore dell'articolo che paragona le economie delle prime con la nostra facendo riferimento ai salari ha come scopo di lanciare una frecciata politica e nulla più.
Cosa lecita eh per carità,ma l'olezzo fazioso si sente distante un miglio come si suol dire.

Certo i nostri salari sono inferiori a quelli per esempio della Germania o dell'UK ma le cause NON vanno certo ricercate nel neoliberismo.(e la Germania e l'UK che sarebbero allora,repubbliche socialiste tout court? )

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La balena è lenta da manovrare,si spera che cambi qualcosa.
l'italia e' una merda,siamo completamente alla deriva,e andra' sempre peggio.
La popolazione e' lobotomizzata dalla tv trash,i governatori(sia dx che sx)se ne fregano del popolo,la scuola viene poco finanziata e non riesce a produrre molti individui competitivi a livello internazionale,e nel mercato globale cio' vuol dire:morte.
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''Se tu vieni,per esempio,tutti i pomeriggi alle quattro,dalle tre io comincerò ad essere felice.''
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Old 31-12-2009, 14:16   #17
Pancho Villa
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Almeno relativamente all'Italia mi sembra che negli ultimi vent'anni ci sia stata molta meno inflazione che nel periodo precedente, eppure il potere d'acquisto del lavoro dipendente è diminuito (a livello relativo). All'epoca c'era una politica monetaria ben piú “allegra”!

Il potere d'acquisto scende se l'inflazione è piú alta degli aumenti di stipendio, in caso contrario no (poi per carità, può generare altri problemi, non lo nego).

Negli ultimi vent'anni l'economia è stata gestita dai seguaci di Milton Friedman, sia a destra che a “sinistra”, quindi essi sono i responsabili della situazion economica attuale.
Perché adesso siamo in stagflazione (il potere d'acquisto diminuisce lentamente e costantemente), e si stanno preparando le basi per una futura iperinflazione, anche se la stasi attuale potrebbe durare ancora a lungo.
Il fatto è che una crisi economica come quella attuale avrebbe dovuto portare una forte deflazione, invece abbiamo avuto soltanto disinflazione (è calata ma è rimasta in terreno positivo, in parole povere).

Penso siamo tutti d'accordo sul fatto che la politica monetaria degli ultimi vent'anni sia da attribuirsi alla dottrina di Friedman e & company (greenspan in primis), ma è tutto fuorché "liberista" (termine che esiste solo nel vocabolario italiano, per la cronaca) dato che prevede il monopolio statale dell'emissione della moneta.


http://video.google.it/videoplay?doc...reserve&hl=it#
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Old 31-12-2009, 15:30   #18
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Penso siamo tutti d'accordo sul fatto che la politica monetaria degli ultimi vent'anni sia da attribuirsi alla dottrina di Friedman e & company (greenspan in primis), ma è tutto fuorché "liberista" (termine che esiste solo nel vocabolario italiano, per la cronaca) dato che prevede il monopolio statale dell'emissione della moneta.
Infatti io non utilizzerei il termine “liberista”, ma “neoliberista”.
Per neoliberista s'intende la politica di Friedman e company, che poi non sia davvero liberista è un altro discorso, e sono anche d'accordo.

Del resto credo che sperare che il governo attui una politica autenticamente liberista, e non la politica che gli dettano le grandi aziende e le banche del Paese, sia abbastanza ingenuo.
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Infatti io non utilizzerei il termine “liberista”, ma “neoliberista”.
Per neoliberista s'intende la politica di Friedman e company, che poi non sia davvero liberista è un altro discorso, e sono anche d'accordo.

Del resto credo che sperare che il governo attui una politica autenticamente liberista, e non la politica che gli dettano le grandi aziende e le banche del Paese, sia abbastanza ingenuo.
[OT] Hai pvt.
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sono tanto foraggiati che nell'ultima bustapaga gli insegnanti hanno avuto 300 euri in meno rispetto allo scorso anno si ringrazia il governo che non mette le mani nelle tasche degli italiani...
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