Altman frena sui datacenter AI orbitali: lancio, manutenzione, radiazioni e affidabilità i veri ostacoli
Sam Altman definisce prematura l'idea di portare i datacenter in orbita in tempi relativamente brevi: i costi relativi al lancio restano elevati, la manutenzione in LEO è complessa e i chip avanzati non sono resistenti alle radiazioni.
di Manolo De Agostini pubblicata il 23 Febbraio 2026, alle 09:51 nel canale Server e WorkstationChatGPTOpenAI
L'ipotesi di collocare datacenter dedicati all'intelligenza artificiale in orbita terrestre bassa (LEO) sta attirando l'interesse di figure come Elon Musk e Jeff Bezos, attratte dalla prospettiva di accedere a grandi quantità di energia, ridurre i vincoli fisici tipici delle installazioni terrestri e operare in un contesto normativo differente. Non a caso Elon Musk ne ha parlato in occasione della fusione di xAI e SpaceX.
Tuttavia, secondo Sam Altman, si tratta di uno scenario non realistico nel breve termine – e non solo per la questione del raffreddamento di cui vi abbiamo già parlato nelle scorse settimane.

Durante una conferenza stampa, il CEO e cofondatore di OpenAI ha definito "ridicola" l'idea nel contesto tecnologico ed economico attuale. Il nodo principale è l'analisi dei costi: rapportando le spese di lancio ai costi energetici sostenuti sulla Terra, l'equilibrio finanziario risulta oggi sfavorevole. A questo si aggiunge un aspetto pratico non secondario: la manutenzione dell'hardware. Le GPU, anche in ambienti controllati, sono soggette a guasti; intervenire su sistemi in orbita complicherebbe drasticamente tempi e costi di ripristino.
L'accesso all'orbita rimane oneroso. Il lancio di circa 800 chilogrammi in LEO con un vettore di SpaceX ha un costo nell'ordine di diversi milioni di dollari. Sebbene economie di scala possano ridurre il prezzo al chilogrammo per carichi più elevati, l'hardware AI moderno presenta masse considerevoli.
Un esempio è sistema rack NVIDIA NVL72 GB200, che può superare 1.300 chilogrammi a seconda della configurazione, senza includere infrastrutture di rete, alimentazione e raffreddamento su scala datacenter. Anche ipotizzando scontistiche per lanci multipli, il trasferimento in orbita di interi cluster AI resterebbe estremamente costoso rispetto alla costruzione di infrastrutture terrestri.
Altman ritiene quindi improbabile che i datacenter orbitali possano avere un impatto su larga scala entro la fine del decennio, pur riconoscendo che lo spazio potrebbe offrire opportunità in una prospettiva più lontana.
Oltre agli aspetti economici, emergono criticità legate alla microelettronica. I processi produttivi di ultima generazione impiegati per acceleratori AI di fascia alta non sono progettati per resistere alle radiazioni spaziali. Esistono dei componenti che sono prodotti specificatamente per resistere alle radiazioni, ma si basano generalmente su tecnologie produttive molto più mature (ad esempio 90 nm), con densità e prestazioni lontane dagli standard richiesti dai moderni carichi AI.
Prima di poter ipotizzare infrastrutture computazionali competitive in orbita, l'industria deve quindi sviluppare nuovi processi produttivi in grado di coniugare miniaturizzazione avanzata e resistenza alle radiazioni. A ciò si aggiungono le sfide relative al raffreddamento e alla generazione di energia per alimentare milioni di acceleratori in ambiente spaziale, senza dimenticare i costi esorbitanti.









Hyundai Ioniq 9: dopo due settimane di test non avremmo voluto restituirla
LG UltraGear evo GM9: 27 pollici, 5K, Mini LED e Dual Mode
Motorola edge 70 Fusion FIFA World Cup 26 Edition: un ottimo smartphone per i fan del calcio
Proseguono le operazioni di ripristino dell'assetto del satellite LINK dedicato al salvataggio del telescopio spaziale Swift
Il razzo spaziale NASA SLS e la capsula Orion per la missione Artemis III stanno prendendo forma
Starship: il recupero di Ship 40 prosegue, non tutto sembra andare come sperato! SpaceX mostra nuove immagini
Prezzi iPhone 17 in aumento: gli ultimi rumor indicano un rincaro imminente
Edge segue Chrome: a rischio molte estensioni già da agosto, Manifest v3 diventa obbligatorio
Studi su batteri e archaea: la vita sulla Terra potrebbe essere nata due volte, non una sola
Claude Code, le diverse sessioni ora parlano tra loro: cos'è la comunicazione cross-session
I sistemi di sicurezza attuali non bastano più: OpenAI ferma i test sul modello Astra
iPhone, nuove indiscrezioni sul modello del ventennale: display fino a 7 pollici e super batteria
Le iconiche Sony WH-1000XM4 stanno per tornare in una versione più economica: best-buy in arrivo?
TV 55 pollici in offerta: Xiaomi 4K a 324€ o Philips Mini LED a 349€?
Robot per le piscine in offerta su Amazon: pulizia di fondo, pareti e linea d'acqua da 119€
Nessun downgrade a Vera e Rubin Ultra, solo ottimizzazione: NVIDIA risponde sulla riduzione della memoria
Ho costruito un agente IA locale dentro un mini PC. Cronaca di tre giorni passati a farlo funzionare









2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoAh, ma vedi, hanno scopi diversi.
Altman è interessato all'IA e si preoccupa di presentarla nel modo migliore, politicamente, economicamente e tecnicamente.
Musk è interessato a liberarsi da qualunque controllo amministrativo e legale, a costo di aumentare i costi e le difficoltà tecniche.
Certo che sono in conflitto.
Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".