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Old 04-09-2009, 21:33   #1
blamecanada
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Sulla satira, sive: una guida per sfuggire alle trappole della risata fascistoide

Mentana a Elm Street di Daniele Luttazzi

Tempi duri, tempi dunque assai propizi per la satira che non c'è. Tempi in cui i manganelli di carta si abbattono su stampa e televisione per cancellare la critica al potere dell'imperatore della propaganda. Tempi in cui il dileggio della vittima è diventato linguaggio corrente. Ecco una guida per sfuggire alle trappole della risata fascistoide.

La satira è nobile perché il suo bersaglio (il potere e le sue declinazioni oppressive) merita di essere attaccato. E' questo principio a rendere disgustoso e fascistoide, invece, il ridicolo a scopo di tortura (le foto di Abu Grahib); il dileggio verso chi ha subito un torto (le foto di Veronica Lario a seno nudo pubblicate da Libero); e lo sfottò continuo contro chi osa opporsi all'illegalità berlusconiana (gli editoriali di Renato Farina su Panorama prima che venisse scoperta la sua attività spionistica per conto del Sismi; i corsivi di Marcenaro sul Foglio; gli attacchi del Giornale; i fondi di Feltri; lo scherno di Ghedini contro la Bonino ad Annozero).
Il potere usa il ridicolo, il dileggio e lo sfottò per aumentare il conformismo generale. È una tecnica di oppressione. Nelle sue memorie («The sunflower», 1970) Simon Wiesenthal racconta degli ebrei impiccati dai nazisti nella piazza di Lemberg. «Un buontempone... attaccò a ogni corpo un pezzo di carta con su scritto 'carne kosher'» dopodiché, per giorni, i cittadini di Lemberg risero dei prigionieri dei campi di concentramento che i nazisti portavano a lavorare in città perché «vedevano in quegli ebrei altra carne kosher a passeggio».
Il dileggio invita la massa a prendere le distanze dalla vittima e a partecipare del divertimento sadico del violento.
Shakespeare attribuisce ai suoi cattivi (Iago, Shylock) questo humor crudele proprio per definire la loro immoralità: uno stratagemma narrativo che ritroviamo nel Joker di Batman, nelle gag da incubo di Freddy Kruger e nella comicità assassina di Hannibal Lecter. Il potere è sovraumano in quanto disumano. Ti illude che, unendoti a lui, diventerai predatore: ecco spiegati i sondaggi sulla popolarità del premier. E tu, non ridi alle sue barzellette?
Un disagio del genere ha finalmente aperto gli occhi a Mentana. Conosco la sensazione. E' come sniffare wasabi.

* * *

DA QUANDO ho aperto sul mio blog una Palestra di satira (www.luttazzi.it) questa riflessione sul dileggio fascistoide si è approfondita grazie al contributo di molti. Ogni giorno arrivano in Palestra circa duemila battute satiriche sull'attualità. Scelgo solo quelle che mi fanno ridere. Fra quelle scartate, alcune partecipano del clima fascistoide imperante. Si tratta di battute in cui si deride una vittima: se ne banalizza la tragedia vera, schierandosi coi carnefici. Esempi:
Venduto il costume originale di Superman. In omaggio una sedia a rotelle e una macchina per respirare.
Tumore seno: una vittima ogni 45'. A rischio i campionati di calcio femminile.
Qualcuno ha obiettato: «E allora la tua battuta sul feto abortito che sa di pollo crudo»? Come se l'argomento fosse il buon gusto. L'umorismo è sospensione del sentimento e può arrivare fino al grottesco più cinico; ma se sei cinico a spese di una vittima e ne prendi in giro la sofferenza, fai umorismo fascistoide, cioè eserciti una violenza. La battuta del feto abortito, invece, prende in giro me e l'idea che io, per esprimere quel giudizio, ne abbia assaggiato uno.
Mattia ha elaborato una variazione non fascistoide della battuta sul tumore al seno:
Sempre più vittime per il tumore al seno. Per ovviare ai tagli sulla ricerca, sospeso il rimpatrio delle immigrate clandestine. (Mattia Manica)
Lo stesso accadrebbe (si tratterebbe cioè di satira, non di violenza) se a fare la battuta sul tumore al seno fosse una donna colpita da tumore al seno. Mai sottovalutare il valore del contesto: Richard Pryor può fare tutte le battute che vuole sui «niggers»; le stesse battute in bocca a Woody Allen diventerebbero razziste.
A questo proposito, va ricordato che la deontologia del comico consiste nel proporre solo battute che lo facciano ridere. E' proprio il criterio della «risata del comico» a far sì che egli possa essere giudicato per quello che è. Se fai battute razziste perchè ti divertono le battute razziste, sei un razzista.
Il punto non è se una battuta fa ridere o meno. Si ride infatti per il meccanismo comico e l'abilità consiste nell'imparare la tecnica migliore per scatenare il riflesso della risata; ma se questa abilità ti serve a veicolare un'idea razzista, sei un razzista.
Ecco un esempio di comicità nazista trovata da Ska:
http://www.czeta.it/wp-content/uploa.../annefrank.jpg
Il meccanismo di questa gag, nell'immediato, potrebbe farti ridere (per riflesso); se però poi ti compiaci della tua risata, e non te ne vergogni, sei un nazista. E' il riso di scherno su una vittima vera, non ipotetica, della cui tragedia vera ci si fa beffa.

***

GIORGIO E MATTEO mi scrivono di una scena dei «Griffin» nella quale Peter mangia patatine in modo molto rumoroso nel rifugio di Anna Frank mentre soldati nazisti si trovano a portata d´orecchio:
http://www.youtube.com/watch?v=RTBDpyVyET8
Giorgio: «Una battuta anche sacrilega su certi orrori può rendere ovvio l'orrore che resta reale anche quando il tabù viene infranto. Non è ragionevole supporre che certe battute rinforzino il senso critico del pubblico e lo responsabilizzino?»
Quell'esempio dei Griffin calza a pennello. E' proprio il tipo di banalizzazione della violenza sulla vittima (comicità fascistoide) cui mi riferivo. Tv e internet la stanno diffondendo nel mondo da diversi decenni attraverso la spensieratezza apparentemente innocua dei cartoon Usa, non a caso mentre quel governo si rendeva responsabile di massacri reali e criminali, stampa propagandistica appresso.
Questo tipo di comicità è insidiosa: funziona infatti per tutta una serie di motivi sociologici e culturali che ne inducono l'esigenza. Cresce l'ansia sul tuo futuro, minacce vere incombono, i problemi sembrano irrisolvibili, e tu senti il bisogno di una fuga nella deresponsabilizzazione e nella forza muscolare che l'idea fascistoide può fornirti a buon mercato: «Ti lamenti che non hai più diritti e che abbiamo ridotto la tua vita uno schifo? Guarda, c'è gente che sta ancora peggio di te: a loro abbiamo tolto anche lo status di esseri umani».
Occorre fare attenzione perché la regressione culturale è già oltre il livello di guardia, specie qua in Italia. Se uno ride di quella gag dei Griffin, deve porsi una domanda: fino a che punto la mia scala di valori, in questi anni, senza che neanche me ne accorgessi, si è corrotta?
«Una battuta anche sacrilega su certi orrori può insomma rendere ovvio l'orrore che resta reale anche quando il tabù viene infranto», scrive Giorgio.
No. L'analisi dev'essere meno approssimativa: la violenza sulla vittima non è un tabù che si può infrangere come niente fosse. Ne va della democrazia. E della civiltà. Infatti è comicità fascistoide. C'è un solo caso in cui si verifica quello che Giorgio auspica. Ne parlo in «Bollito misto con mostarda». E' il caso della «risata verde» dei cabaret di Berlino degli anni '30. Gli artisti si ribellavano alla violenza nazista esagerando la provocazione dell'orrore. «Su Hitler non mi viene in mente nulla» di Karl Kraus è un capolavoro di satira perché oppone orrore a orrore. E' satira, però, perché Karl Kraus sa come si fa e perché sappiamo chi è Karl Kraus. La stessa frase detta da Himmler o da Borghezio sarebbe una boutade nazista. (Valore del contesto e e della tecnica.)
Nell'intrattenimento passano sempre più spesso contenuti fascistoidi perché «funzionano» e funzionano per tutta una serie di motivi bio-politici (là dove la politica si intreccia al biologico e al senso morale) che rendono appetibile la fuga nel disumano che il fascismo e il leghismo offrono.
E' un attimo caderci, se non si sta attenti. Paolo ad esempio mi ricorda il caso recente del comico Michael Richards, il Kramer di Seinfeld:
http://www.youtube.com/watch?v=amjUNF_R_PY
L'attenzione dev'essere collettiva. E' uno dei sensi della Palestra. Fino a ieri nessuno si poneva il problema. Da oggi, almeno qualche migliaio di persone in Italia sanno che il problema c'è. E' un inizio.

***

MATTEO REPLICA: «So distinguere il bene dal male e non faccio dei Griffin il mio stile di vita, ma una volta a settimana mi piace ridere disumanamente. Ciò non fa di me un essere disumano. (...) Il contesto, come dici tu, conta molto: si tratta di un cartone animato. Americano. Del 2009. La tragedia dell'olocausto è di anni fa e trovo la libertà di riderne, nei limiti (contesti), una cosa positiva. Mi pare di averlo sentito da te "Se non trovi niente che ti offenda, non vivi in una società libera"».
Caro Matteo, una società libera ammette tutte le idee, anche le più trasgressive, ma non può ammettere l'idea violenta (quella fascista o nazista o stalinista). L'idea violenta è già stata giudicata dalla storia. E' un'idea che, quando va al potere, cancella i diritti umani e la democrazia. La trasgressione culturale dei tabù e dei pregiudizi («ciò che ti offende in una società libera») è legittima, ma non puoi paragonarla a un'idea violenta quale lo scherno della vittima. E' un equivoco tragico, AGGRAVATO dal fatto di venir banalizzato da un cartone animato: una superficialità che non solo tu, ma nessuno può permettersi, soprattuto in tempi reazionari come questi.
***
SCRIVE R.G.: «La scena dei Griffin non è scherno della vittima. Credo che lo scopo fosse quello di mostrare fino a che punto Peter sia incapace di trattenersi dal continuare a mangiare patatine, mettendolo nella situazione in cui l'importanza di fare silenzio è la più grande che lo sceneggiatore sia riuscito ad immaginare. Quindi l'oggetto della presa in giro è Peter, non gli ebrei».
No. Lo sceneggiatore usa l'olocausto per far ridere sulla fame di patatine di un cartoon. E' una banalizzazione nazista. La violenza non può essere eufemizzata. Anna Frank è una martire realmente esistita della persecuzione razzista nazista. Quella gag dei Griffin è una bestemmia. E' una catarsi comica blasfema. Non si può. Se la fai, sei dalla parte dei nazisti: non c'è modo di usare una vittima compiacendosene, e uscirne puliti.
Silvius nota: «La gag di Peter poteva essere riproposta in qualsiasi altra situazione. Si ride di rimando e paradossalmente senza neanche accorgersi del contesto. Questo è subdolo. Personalmente ho sempre mostrato parecchie critiche sulla struttura comica dei Griffin, critiche che sono state qualche tempo fa esposte in due puntate di South park».
Giusto. Quella gag dei Griffin è blasfema non perchè può venire fraintesa (come può capitare per altre gags) ma sempre. E' blasfemo che l'autore non si renda conto che NON SI PUO' usare Anna Frank per un anticlimax comico. Addirittura in un cartone animato. Dopodiché, il meccanismo comico funziona e tu ridi. ( La risata è un riflesso: scatta per il meccanismo, non per il contenuto come tutti credono ingenuamente. Il contenuto contribuisce alla salienza della battuta, ma da solo non ti fa ridere. Infatti quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta o descrive una gag, la risata non scatta. ) Ma se subito dopo aver riso non te ne vergogni, la banalizzazione blasfema ha avuto il suo effetto. Hai riso da nazista senza sentirtene in colpa.
Un altro esempio fascistoide, sempre dai Griffin, lo ricorda Francesco: il figlio Stewie sta seviziando in garage un bulletto che gli aveva rubato la bicicletta. Entra la madre Lois.
Lois: -Che sta succedendo qui?-
Stewie: -Stiamo giocando...alla famiglia...-
Lois: -Ma quel bambino è legato!-
Stewie: -Ehm...è...la famiglia di Roman Polanski.-
Marco suggerisce, per contro, un esempio tratto da «Get Your War On» di David Rees:
http://mnftiu.cc/blog/images/war.002.gif
Questa striscia è satira pura alla Karl Kraus. Risata verde. Non schernisce le vittime. Oppone all'orrore della violenza l'orrore delle conseguenze di quella violenza.
Qualunque battuta, su qualunque argomento cui uno è sensibile, provocherà disapprovazione e non riso. Il caso dello humor cinico o noir lo dimostra; ma, ripeto, non è questo il punto. Il punto è: se rido della violenza su una vittima reale; se mi compiaccio dello scherno su di lei; se la battuta si pone dalla parte del carnefice; la gag e la risata sono fascistoidi. E lo sono anche quando banalizzano l'atto del carnefice (scena dei Griffin). Appropriato anche l'esempio di Mario: il Male, durante il rapimento di Aldo Moro, pubblicò la foto inviata dalle brigate rosse con sotto la scritta «Scusate, di solito vesto Marzotto». Sfottò fascistoide.
Duccio allora mi chiede con quali meccanismi si stabilisca da quale parte una battuta stia. Trae un esempio dal mio «Adenoidi», l'intervista di Marzullo a Hitler:
MARZULLO: Mi tolga una curiosità, dottor Hitler, farebbe mai all'amore con una ragazza ebrea malata di AIDS?
HITLER: Solo dopo averla cremata.
Come si stabilisce da che parte sta la battuta? Nello stesso modo con cui è evidente che la battuta di Kraus è contro il nazismo e non a favore: quando la battuta si assume il carico del dolore, invece di banalizzarlo. La satira ha gli strumenti semantici per farlo. E lo fa.
Quello scambio è satira alla Kraus: attacca sia Hitler che Marzullo opponendo all'orrore del primo l'orrore più grande di quella domanda orribile, con effetto artistico di grottesco. (Sul grottesco, rimando a «Lepidezze postribolari», pagg. 330-333)

***

IL VALORE DEL CONTESTO. Entuan fa un altro esempio: nei giorni in cui Arafat lottava tra la vita e la morte, Letterman disse la battuta seguente: «Notizie dal mondo: Yasser Arafat aggrappato alla morte». Questa è satira o ha connotati fascistoidi?
Quella battuta di Letterman rivela il valore del contesto, in questo caso ideologico. Per chi considera Arafat uno che lottava per la liberazione della Palestina (buona parte dell'Europa e il mondo arabo), la battuta si pone dalla parte dello scherno ed è fascistoide. Per chi considera Arafat un terrorista (Letterman, Bush) la battuta attacca un bersaglio meritevole. Una battuta satirica rivela il tuo mondo di valori e ti giudica di fronte alla storia. Quella fotogag su Anna Frank è legittima, per un nazista. Quando si fa satira, l'ideologico è un contesto fondamentale.
Altro esempio di contesto: quello temporale. Angelo propone questo esempio, relativo a una notizia vera: «USA. Aereo si schianta su cimitero: 100.000 morti». Questa battuta, inopportuna se detta nei giorni della tragedia, a distanza di tempo diventa generica e si decanta in humor nero. Per questo motivo Lenny Bruce diceva: «La comicità è uguale a tragedia + tempo».
La regola di Bruce andrebbe integrata con la variabile «spazio», che è analoga a quella «tempo». Comicità = tragedia + spazio/tempo. A Tabloid feci una battuta su un disastro aereo alle isole Comore appena 4 giorni dopo il fatto. Il riferimento «isole Comore» lo spostava molto più in là nello «spazio/tempo», rendendola accettabile.
Faiv chiede perciò spiegazioni: «La comicità è uguale a tragedia + tempo. Allora un semplice lasso di tempo distingue humor nero da battuta fascistoide?».
No. «Tragedia + tempo» riguarda i temi nella loro genericità. Oggi, per esempio, puoi far ridere sul nazismo in senso generico o sulla tragedia dell'11 settembre. Quando però il comico americano Gilbert Gottfried fece in tv una battuta sull'11 settembre UNA SETTIMANA DOPO il fatto, la reazione del pubblico fu giustamente di angoscia e disgusto. Qualcuno fra i presenti urlò: «Troppo presto!»
Capitò anche a Lenny Bruce quando, subito dopo l'assassinio di Kennedy, in un nightclub di New York commentò il fatto con la battuta «Vaughn Meader è fottuto!» Meader era un comico che aveva riscosso grande successo con l'imitazione di John Kennedy. Bruce trasgredì alla regola «tragedia+tempo»: una regola relativa, non assoluta, che dipende dalla sensibilità del comico e del pubblico. Adesso, dopo tanto tempo, quella battuta non si capisce neppure, se non spieghi chi era Vaughn Meader. E' passato troppo tempo. Fra il troppo presto e il troppo tardi si situa la sensibilità dell'artista satirico. Con vari effetti di risata verde come corollario.
Su riferimenti generici al nazismo, Mel Brooks è riuscito a farci su un musical! (30 anni dopo la fine del nazismo = tragedia + tempo.) Perché non ha messo in scena Anna Frank? Perché diventava un dileggio della vittima: la regola «tragedia+ tempo» non vale MAI quando si strumentalizza una vittima REALE (Anna Frank). Qui non c'è tempo o contesto o variabile interpretativa che tengano: resterà SEMPRE una gag fascistoide. L'errore è trattare come «elemento del repertorio culturale» (cui si applica la regola di Bruce) una tragedia personale specifica (cui non si applica la regola di Bruce). In quella gag dei Griffin, la presa di distanza dal carnefice non c'è. L'autore ha preso l'episodio vero della vita di Anna Frank e lo ha usato come anticlimax. Roba da matti.
Va notato come, dopo l'oscar al film di Benigni, la comunità intellettuale ebraica di New York abbia deplorato la catarsi bizzarra di quel film e la strumentalizzazione dell'olocausto, usato solo come sfondo drammatico per la narrazione. Strumentalizzazione che invece è del tutto assente in un film sull'olocausto dai toni comici perfetti e struggenti, «Train de vie». Dopo la guerra, non a caso, Chaplin dichiarò che se avesse saputo dei campi di concentramento, non avrebbe girato Il grande dittatore. (Questo argomento fa crollare il castello sulla comicità edificato da Zizek di recente.) La tragedia non puoi affrontarla col comico, ma solo col grottesco.

***

LETTO QUESTO post, finalmente qualcuno (Lory86) apprezza la vera differenza fra quella mia battuta su Ferrara nella vasca da bagno (satira grottesca) e il monologo di Bill Hicks (Limbaugh nella vasca da bagno) cui si riferiva. Hicks schernisce Limbaugh usando in senso negativo l'epiteto «gay». La sua è una gag fascistoide.
Molte battute di Hicks lo sono: lasciandosi trasportare dal gusto per la provocazione, non sempre Hicks riesce a giustificare in modo satirico le enormità. Il risultato è che spesso cerca di far ridere a spese delle vittime. Altro esempio di Hicks, il pezzo sui due ragazzi morti suicidi perché fan di un gruppo metal. (Prima di tutto, riflettete un attimo, sono morti due fan dei XXX - non ricordo il nome della band - ... due benzinai di meno. Sicuramente non abbiamo perso la cura per il cancro). Qui Hicks si compiace della morte di due ragazzi. E' fascistoide. Sarebbe lo stesso se uno scrivesse questa battuta: «Il comico Bill Hicks è morto. Un comico in meno. Be', non è che abbiamo perso la cura per il cancro».
Altri scoprono l'acqua calda e mi fanno gli esempi delle battute finto-razziste di Sarah Silverman e Andy Kaufman. Il loro procedimento ironico, però, è evidente: non si schierano coi razzisti. Rilancio allora con un caso molto più ambiguo (scivoloni frequenti): quello di Borat (Sacha Baron Cohen). Cohen vorrebbe servirsi dello stesso stratagemma di Kaufman (incarnare la stupidità razzista, ironia), ma lo fa in candid camera con persone reali, che se lo meritino (razzisti) o no (femministe). Infatti Borat, negli Usa, è stato adorato dal pubblico di destra. Pericolosissima eterogenesi dei fini! Che non dipende dalla variabilità delle interpretazioni possibili, ma da una defaillance nella tecnica satirica. Le polemiche sul nuovo film, «Bruno», non mi hanno sorpreso.

***

IN MOLTI mi hanno chiesto se, in Rai, quella a Vauro fu censura giusta, visto che era passato poco tempo dalla tragedia abruzzese. Non facciamo confusione: il bersaglio della vignetta di Vauro non erano le vittime, ma il governo Berlusconi. Era satira. La propaganda berlusconiana allora ha montato ad arte il caso, strumentalizzando contro Vauro il dolore della tragedia per tappargli la bocca. L'operazione squallida è la loro.
Altri desiderano che spieghi il mio racconto su Moro. Si tratta di satira grottesca che non si schiera coi carnefici, ma con la vittima. E non evoca la risata spensierata, ma la riflessione amara. Il grottesco («risata verde») è l'unico genere artistico in grado di esprimere il dolore per una tragedia. Occorre competenza anche da parte del pubblico (e dei critici). Il gusto comico uno deve educarlo.
Altri, infine, citano la mia frase «La satira informa deforma e fa quel cazzo che le pare» intendendola come un lasciapassare per ogni nefandezza. Al contrario, quella frase indica una assunzione di responsabilità: la tua satira è, innanzitutto, un giudizio su di te.

(da il manifesto, 03.09.2009)

(articolo scaricabile con le immagini da qui)
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Old 04-09-2009, 21:38   #2
Tensai
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Stavolta non concordo in molte parti con Luttazzi, non credo proprio che i Griffin si possano definire fascistoidi, più che altro mi sembra che il suo metodo di giudizio si basi sul suo gusto personale.
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Old 04-09-2009, 21:51   #3
entanglement
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ma torna a fare Fontecedro và...

incredibile: ha cercato di fare il letterman dei poveri, ha fatto il passo più lungo della gamba, è inciampato e ora si crede umberto eco

ma in fondo è la stessa persona che ha scritto "và dove ti porta il clito"
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Old 04-09-2009, 22:03   #4
rip82
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incredibile: ha cercato di fare il letterman dei poveri, ha fatto il passo più lungo della gamba, è inciampato e ora si crede umberto eco
[...]
Letterman e' piu' spietato di Luttazzi, e non ho dubbi che se avesse avuto per le mani un "Travaglio" americano con un cosi' interessante opuscolo l'avrebbe parimenti invitato in trasmissione, quello su cui ha inciampato Luttazzi non e' altro che regime.
Comunque parli di Fontecedro come se si trattasse di una boiata comica fine a se stessa, riguardati qualche spezzone, perche' non era affatto banale, ne superficiale.
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"E' un lodo che potrebbe essere chiamato lodo Orwell; lodo “Fattoria degli animali”. Ricordate forse che nella “Fattoria degli animali” c’era una specie di animali più uguali degli altri. Erano i maiali." cit.:Marco Travaglio
Questa non è la destra, questo è il manganello. Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello - Montanelli
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Old 04-09-2009, 22:16   #5
tdi150cv
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cioè ... luttazzi ...

ma andiamo a lavorare invece di perdere tempo ...
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Old 04-09-2009, 22:33   #6
entanglement
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Letterman e' piu' spietato di Luttazzi, e non ho dubbi che se avesse avuto per le mani un "Travaglio" americano con un cosi' interessante opuscolo l'avrebbe parimenti invitato in trasmissione, quello su cui ha inciampato Luttazzi non e' altro che regime.
Comunque parli di Fontecedro come se si trattasse di una boiata comica fine a se stessa, riguardati qualche spezzone, perche' non era affatto banale, ne superficiale.
luttazzi non è un cretino e sa benissimo di che persona si tratta, avendo lavorato nelle sue reti a lungo.
vero è che coi se e coi ma non si fa la storia, ma il momento in cui luttazzi ha scelto di invitare Travaglio la dice lunghissima.

berlusconi è il personaggio che sappiamo e poco si presta alla critica, così per usare un eufemismo, ed è finita come sappiamo, e come luttazzi si poteva immaginare.

sul prof. Fontecedro, è una macchietta a margine di un programma sportivo. gradevole e simpatico finchè vuoi ma pur sempre una macchietta.
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Old 04-09-2009, 22:46   #7
dave4mame
Bannato
 
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Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
il pezzo è almeno piacevole da leggere.

il contenuto è quantomeno discutibile.
in pratica il nostro amico si riserva il diritto di fare battute crude(li), ma taccia gli altri che le fanno di essere nazisti.

forse ignora (o fa finta di ignorare) che le battute più ficcanti sugli ebrei se le raccontano gli ebrei stessi.


ps.
a me quella di anna frank mi ha piegato...
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Old 04-09-2009, 23:59   #8
ZetaGemini
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Messaggi: 1196
beh voi vedete satira in tv???

io no... anche perchè se qualcuno dice qualcosa su berlusca e soci loro querelano... basta vedere la battuta della littizzetto...

In tutti i paesi i politici vengono sfottuti pesantemente (vedi america) tranne che in italia... che bel paese...
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Old 05-09-2009, 00:32   #9
Tensai
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Originariamente inviato da tdi150cv Guarda i messaggi
cioè ... luttazzi ...

ma andiamo a lavorare invece di perdere tempo ...
Già, tu continua a guardare il bagaglino.
Tensai è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 05-09-2009, 00:34   #10
Tensai
Senior Member
 
L'Avatar di Tensai
 
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Messaggi: 1021
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Originariamente inviato da dave4mame Guarda i messaggi
forse ignora (o fa finta di ignorare) che le battute più ficcanti sugli ebrei se le raccontano gli ebrei stessi.
No, se non sbaglio ha pubblicato un post anche su quello, però menzionando le battute di Pryor sui "nigga", dicendo che se le stesse battute le avesse fatte Woody Allen sarebbero state razziste.
Tensai è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 05-09-2009, 00:37   #11
AccadueO
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L'Avatar di AccadueO
 
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Originariamente inviato da dave4mame Guarda i messaggi
il pezzo è almeno piacevole da leggere.

il contenuto è quantomeno discutibile.
in pratica il nostro amico si riserva il diritto di fare battute crude(li), ma taccia gli altri che le fanno di essere nazisti.

forse ignora (o fa finta di ignorare) che le battute più ficcanti sugli ebrei se le raccontano gli ebrei stessi.
Dovresti rileggere, c'è qualche punto, che , forse ti è sfuggito:

"Lo stesso accadrebbe (si tratterebbe cioè di satira, non di violenza) se a fare la battuta sul tumore al seno fosse una donna colpita da tumore al seno. Mai sottovalutare il valore del contesto: Richard Pryor può fare tutte le battute che vuole sui «niggers»; le stesse battute in bocca a Woody Allen diventerebbero razziste."

capisci, quindi, il contesto; è importante inquadrare anche chi parla di cosa.

La battuta del nazista verso l'ebreo è prepotenza, ma anche (aggiungo io) quella di un bolvevico verso un dissidente deportato in siberia, entrambe rappresentano l'arroaganza, lo sfottò, del forte verso il debole.

Non così invece, se una battuta è fatta da un ebreo verso ebrei, quella è autoironia.

La vera satira non colpisce i deboli e le vittime, ma il potente di turno.

Non è, quindi la crudezza, o il cinismo della battuta il problema posto ma il bersaglio.
Comunque il discorso fatto da Luttazzi non si esaurisce qui, è molto più complesso, e parla anche del grottesco e dello humor nero, ma in sintesi, penso che sia questo il succo del discorso.



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ps.
a me quella di anna frank mi ha piegato...
Che cosa brutta hai detto.

E' semplicemente orribile. Ciò mi fa pensare che tu abbia simpatie fascistioidi.

Ultima modifica di AccadueO : 05-09-2009 alle 00:46.
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Old 05-09-2009, 01:57   #12
rip82
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Originariamente inviato da entanglement Guarda i messaggi
luttazzi non è un cretino e sa benissimo di che persona si tratta, avendo lavorato nelle sue reti a lungo.
vero è che coi se e coi ma non si fa la storia, ma il momento in cui luttazzi ha scelto di invitare Travaglio la dice lunghissima.

berlusconi è il personaggio che sappiamo e poco si presta alla critica, così per usare un eufemismo, ed è finita come sappiamo, e come luttazzi si poteva immaginare.

sul prof. Fontecedro, è una macchietta a margine di un programma sportivo. gradevole e simpatico finchè vuoi ma pur sempre una macchietta.
Luttazzi pero', pur conoscendo il personaggio, lavorava per la RAI, che non e' la tv privata di silvio, non vedo per quale motivo non avesse dovuto invitare Travaglio, era nelle sue facolta' di invitare chi piu' lo aggradasse. Ed il momento in cui ha deciso di invitare Travaglio fu un mese dopo l'uscita del suo libro, al massimo potrebbe dirla lunghissima sul fatto che non avrebbe potuto invitarlo prima che uscisse la pubblicazione, quando avrebbe dovuto parlarne altrimenti? Non capisco proprio...
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"E' un lodo che potrebbe essere chiamato lodo Orwell; lodo “Fattoria degli animali”. Ricordate forse che nella “Fattoria degli animali” c’era una specie di animali più uguali degli altri. Erano i maiali." cit.:Marco Travaglio
Questa non è la destra, questo è il manganello. Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello - Montanelli
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Old 05-09-2009, 15:31   #13
sirbone72
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Personalmente, quello di Luttazzi mi sembra un intervento profondo, che mi piace soprattutto perché espone le proprie tesi argomentandoleapprofonditamente.
Poi si può non essere d'accordo, ma liquidarlo con sufficienza come qualcuno hafatto qui mi sembra quanto meno superficiale...
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Old 05-09-2009, 15:35   #14
dave4mame
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Che cosa brutta hai detto.

E' semplicemente orribile. Ciò mi fa pensare che tu abbia simpatie fascistioidi.
francamente, me ne infischio.
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Old 05-09-2009, 15:38   #15
dave4mame
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No, se non sbaglio ha pubblicato un post anche su quello, però menzionando le battute di Pryor sui "nigga", dicendo che se le stesse battute le avesse fatte Woody Allen sarebbero state razziste.
cioè, ci rendiamo conto del fatto che è una stronzata, vero?
una battuta o "piega" o "non piega".
l'idea che solo un ebreo può fare una battuta su un ebreo è semplicemente stupida.

è come dire che solo un carabiniere può fare una battuta sui carabinieri.
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Old 05-09-2009, 16:15   #16
sirbone72
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cioè, ci rendiamo conto del fatto che è una stronzata, vero?
una battuta o "piega" o "non piega".
l'idea che solo un ebreo può fare una battuta su un ebreo è semplicemente stupida.

è come dire che solo un carabiniere può fare una battuta sui carabinieri.
Mi dispiace contraddirti, ma io non la reputo affatto una stronzata, anzi!
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Old 05-09-2009, 17:58   #17
Encounter
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Niente male questa disamina di Luttazzi
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Old 05-09-2009, 18:09   #18
Ileana
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Dopo aver letto tutto, vado a comprarmi i cofanetti dei Griffin.
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Mi chiedete perchè non posso prendere sul serio questa Europa? Perchè il grado di sviluppo e maturità dei cocomeri va determinato in modo congruo e l'indice rifrattometrico della polpa, misurato al centro della polpa, nella sezione massima normale dell'asse deve essere uguale o superiore all'8° brix.
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Old 05-09-2009, 18:17   #19
takeme
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Iscritto dal: Aug 2009
Messaggi: 20
apprezzo Luttazzi ma quest'analisi mi sembra alquanto discutibile
visto che fa batutte crudissime su aborto, pedofilia stupri,stragi e quant'altro
allora anche in questo caso sarebbero battute fascistoidi?
riportando quello che lui stesso scrive
"la violenza sulla vittima non è un tabù che si può infrangere come niente fosse"
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Old 05-09-2009, 19:23   #20
Tensai
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Messaggi: 1021
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Originariamente inviato da dave4mame Guarda i messaggi

è come dire che solo un carabiniere può fare una battuta sui carabinieri.
Parliamo di una categoria professionale, invece che di un etnia, in che modo la cosa dovrebbe centrare?
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