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Old 18-11-2003, 00:48   #81
Bet
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non lo so: adesso gli telefono e te lo dico
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Chi cerca conferme le trova sempre. (Popper)
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Old 18-11-2003, 00:57   #82
SaMu
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Originariamente inviato da yossarian
Hanno aperto un thread sullo stato civile. Purtroppo per te, là mi sa che stiamo dalla stessa parte

Solo per qualche giorno ancora mi sa
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Old 18-11-2003, 00:59   #83
yossarian
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Originariamente inviato da SaMu
Solo per qualche giorno ancora mi sa

; non dirmi che stai per farlo

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Old 18-11-2003, 01:07   #84
Master_of_Puppets
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Originariamente inviato da twinpigs
(da quello che ha detto yossarian, che tra l'altro anagrammato fa: o nassirya ) possa negare ciò

E chi sei Gianni Mura nella sua rubrica della domenica?
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c'avemo i moscioli, c'avemo i moscioli, c'avemo i moscioli e ce piace el vì..el vì roscio de morro è bono, è bono, è bono, ma tigne un bel pò...cavalier banana: " miseria, morte, terrore. Per la miseria parlate con me...".La bandiera a stelle e strisce ti conquista e ti rapisce, puoi macchiarla anche di sangue poi la lavi e non sbiadisce. La bandiera a stella e strisce sei buono e ti colpisce e non avrà pietà
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Old 18-11-2003, 01:16   #85
SaMu
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Originariamente inviato da yossarian
100 € per avere l'1%? Molto meno per avere il 300%
l'ho già fatto; come credi che lo sappia? e senza investire grandi capitali
Gik25 ridai subito l'account a Yossarian o per te saranno guai!

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Originariamente inviato da yossarian
SaMu sostiene che il marxismo è vecchio e non inquadra più la situazione attuale (se mai l'ha inquadrata correttamente); che si hanno idee sbagliate sulle dottrine liberiste che non si ispirano più al principio di libera concorrenza (anche questo vecchio e non attinente alla realtà) ma a quelli dell'innovazione (che secondo lui fotografa la realtà)
SaMu sostiene che il marxismo è una filosofia storica come ogni altra che lo ha preceduto e ogni altra che l'ha seguito, nasce in un mondo e in un contesto ed ora non ha più gli strumenti per interpretare questo mondo e questo contesto.

In Marx:

-il lavoro ed è indifferenziato, ogni lavoro vale quanto un altro: il lavoro di un ingegnere, di un nobel per la fisica, di un contadino vale uguale (non "vale" in senso morale ma proprio in senso economico)

questo perchè per marx non esiste l'individuo ma esistono le classi, la classe lavoratrice offre un bene (il lavoro) e in quanto tale è indifferenziato: ditemi voi se questa ipotesi, che poteva forse reggere in un mondo di contadini e operai generici, ha senso nel mondo della conoscenza odierno

-il lavoro è l'unico fattore che determina il prezzo: un quadro realizzato impiegando 10 anni del suo tempo da un artista che non piace a nessuno in Marx vale (vale economicamente) quanto i quadri realizzati in 10 anni dall'artista più richiesto- non esiste un mercato, non esiste la legge della domanda e dell'offerta, ditemi voi se nel mondo di oggi il valore (valore economico) di un bene è determinato unicamente dal suo contenuto di lavoro (che in Marx essendo indifferenziato e privo di qualità equivale a dire "determinato unicamente dal numero di generiche ore di lavoro necessarie a produrlo")

-in Marx non esiste impresa, non esiste imprenditore, non esiste rischio: la rendita del capitale è automatica e dipende unicamente dalla sua quantità, non c'è capacità imprenditoriale che può far rendere più o meno il capitale, non c'è rischio d'impresa che può far andare un'impresa meglio della media, peggio della media o in perdita, quindi il plusvalore in Marx è una rendita ingiusta perchè non esiste alcuna capacità imprenditoriale- ditemi voi se nel mondo di oggi non esiste rischio d'impresa, se il rendimento del capitale dipende unicamente e con certezza dalla sua quantità, e se non esiste capacità imprenditoriale vale a dire tutti gli imprenditori/manager hanno al tempo stesso le stesse capacità e non necessarie perchè il capitale rende da solo

-in Marx Google, Ferrari, la moda, Microsoft, le PMI italiane, i settori innovativi (tanto per dirne alcuni) sono concetti che non trovano spiegazione, che un'impresa vada bene e un'altra male è un concetto che non trova spiegazione, che un lavoro valga più di un altro è un concetto che non trova spiegazione, e non perchè Marx era fesso ma perchè la realtà del suo tempo non era così
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Old 18-11-2003, 01:25   #86
SaMu
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yossarian ritiene che il principio di innovazione non fatografi un bel niente, perchè non tiene conto del fatto che si innova solo dove e nella misura in cui conviene e che l'innovazione non è legata alla tipologia del settore o al numero dei concorrenti ma alle possibilità che la stessa si traduca in guadagno (si innova anche dove non serve, purchè questo faccia vendere: esempio tipico è la moda, ma non solo quella). Di conseguenza, una dottrina, quella neoliberista, che si fonda su un principio senza basi solide, a sua volta è campata in aria.
ti sei fissato sulla teoria dell'innovazione è? Ti segnalo che non è una critica al marxismo, è una critica all'economia classica smithiana che non dava conto del perchè settori concentrati fossero più innovativi e finissero per generare maggior valore economico di settori in concorrenza.. schumpeter ha introdotto il concetto di efficienza dinamica (innovazione e quindi crescita) a fianco a quello di efficienza statica (concorrenza), e lo studio successivo ha identificato che efficienza e crescità sono le 2 componenti della creazione di valore, di cui esiste un trade off ottimo.. tutto ciò non c'entra niente col marxismo, si è sviluppato come discorso parallelo in questo thread ma non ha nulla a che fare

inoltre se pensi che le tue argomentazioni siano tanto solide e convincenti da liquidare una teoria scientifica in poche righe (citando esempi a casaccio che non significano nulla, cosa centra il discorso "si innova dove si guadagna?" è ovvio che ogni investimento è fatto valutandone il ritorno, come questo sia legato all'analisi di schumpeter sulla concentrazione dei settori mi è del tutto oscuro e mi sembra anche a te )


Quote:
Ovviamente siamo in disaccordo anche sul discorso relativo allo spostamento dei capitali
Ovviamente.. ormai anche se dicessi "il tuo nickname è Yossarian" per partito preso ti dichiareresti ovviamente in disaccordo e la bolleresti come teoria neoliberista del tutto campata in aria
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Old 18-11-2003, 01:31   #87
SaMu
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Originariamente inviato da gik25
umh aggiungo velocemnete la mia: imho SaMu ha ragione sul dire che le dottrine liberiste non sostengono più la libera concorrenza.

Infatti dopo aver provocato crolli a catena con la liberalizzazione totale del mercato hanno dovuto cambiare idea.
Argh..

"le dottrine liberiste" cioè come Yossarian definisce i governi di tutti i paesi industrializzati dal commonwealth agli USA al jappone all'UE, non sostengono più che l'obiettivo di politica industriale da perseguire sia la realizzazione di mercati in concorrenza perfetta, bensì di mercati contendibili (la differenza l'ho spiegata in un post precedente)

la liberalizzazione dei mercati è una delle componenti della creazione di mercati contendibili, UNA DELLE COMPONENTI, se non vi piace tutto questo non vi scagliate con me andate sul sito dell'UE chiedete lumi al Mortadella fatevele dire da lui le cose, sono un po' stanco di ripetere ad infinitum le stesse cose e di sentirmi apostrofare da Yossarian

che si carichino un po' altri il grave fardello dell'inesistente cultura economica dei giovani, io la mia parte l'ho fatta per oggi
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Old 18-11-2003, 01:42   #88
SaMu
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Originariamente inviato da twinpigs
beh certo, anche schumpeter è "superato" per dirla alla SaMu
proprio per quello che hai scritto
schumpeter è superato sì, la sua teoria risale agli anni 30-40 e ha avuto l'effetto potente di superare il concetto di concorrenza perfetta e introdurre la valutazione della dinamica dell'efficienza nell'economia di Smith

ma parallelamente e dopo di lui decine di altri hanno lavorato all'evoluzione dell'economia, come detto pensate che se si è passati dai calcolatori a valvole alle CPU a 0.09 micron in 40 anni, l'economia in 100 non abbia fatto progressi?

ho trovato un .pdf che schematizza l'evoluzione della teoria economica dell'innovazione e i suoi principali protagonisti nel XX secolo, compresi quelli che Yossarian ha scoperto in Google (Arrow) gli amici di Cerbert (Stigliz) e tutti gli altri fino ai giorni nostri

http://www.code.ire.eco.unisi.ch/Cor...i%20teorici%20(05.pdf

ripeto e ribadisco che la teoria dell'innovazione non è una critica a Marx, non centra nulla con Marx, è lo studio della dimensione dinamica dell'efficienza smithiana iniziato oltre un secolo fa e ancora in corso

l'odierna politica industriale orientata ai mercati contendibili si fonda, tra le altre cose, su questo sviluppo teorico
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Old 18-11-2003, 02:09   #89
yossarian
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Originariamente inviato da SaMu
ti sei fissato sulla teoria dell'innovazione è? Ti segnalo che non è una critica al marxismo, è una critica all'economia classica smithiana che non dava conto del perchè settori concentrati fossero più innovativi e finissero per generare maggior valore economico di settori in concorrenza.. schumpeter ha introdotto il concetto di efficienza dinamica (innovazione e quindi crescita) a fianco a quello di efficienza statica (concorrenza), e lo studio successivo ha identificato che efficienza e crescità sono le 2 componenti della creazione di valore, di cui esiste un trade off ottimo.. tutto ciò non c'entra niente col marxismo, si è sviluppato come discorso parallelo in questo thread ma non ha nulla a che fare

inoltre se pensi che le tue argomentazioni siano tanto solide e convincenti da liquidare una teoria scientifica in poche righe (citando esempi a casaccio che non significano nulla, cosa centra il discorso "si innova dove si guadagna?" è ovvio che ogni investimento è fatto valutandone il ritorno, come questo sia legato all'analisi di schumpeter sulla concentrazione dei settori mi è del tutto oscuro e mi sembra anche a te )

e tu sei fissato che io sia fissato con il marxismo; a me di difendere il marxismo non importa un bel niente; quello che non accetto è una teoria incompleta e lacunosa che non tiene conto della gran parte di quello che succede in pratica, ma che si limita solo a speculazioni teoriche. Non si tratta di esempi a casaccio, ma di esempi in cui non è necessario innovare e neppure fisiologico, però in cui l'innovazione serve solo a mantenere alti i volumi di vendita. Anzi, nel caso della moda non si può neppure parlare di innovazione, ma di ri-innovazione, visto che ogni 20 anni circa, vengono riproposte le stesse cose. Ci sono altri settori dove non è necessario innovare per vendere e là non c'è innovazione (o c'è in minima parte). Il settore farmaceutico è uno di questi, dove si utilizzano prodotti vecchi di 40 anni (compresi quelli che evelon giudica innovativi, vedi terapie anticancro), tutt'altro che innovativi e, in molti caso (quello dei tumori è uno) del tutto inefficaci. Questo è un fenomeno che la teoria delle concentrazioni non spiega affatto e Arrow (che io avrei trovato su google dove tu potresti aver trovato Schumpeter) dimostra proprio questo. Una teoria non è basata su chiacchiere ma su algoritmi in grado di fornire stime previsionali di un certo fenomeno; i dati raccolti servono solo a questo, non a stilare tabelle su cui arzigogolare.
Può darsi che le mie argomentazioni siano ben più solide di quello che credi o di quello che voglia far apparire; in ogni caso, un edificio pericolante non ha bisogno di una forte scossa per crollare.

Quote:
Originariamente inviato da SaMu


Ovviamente.. ormai anche se dicessi "il tuo nickname è Yossarian" per partito preso ti dichiareresti ovviamente in disaccordo e la bolleresti come teoria neoliberista del tutto campata in aria

infatti, visto che è yossarian con la y minuscola. Questa è solo un'altra sporca manovra imperialista

Ultima modifica di yossarian : 18-11-2003 alle 02:24.
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Old 18-11-2003, 02:16   #90
yossarian
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Originariamente inviato da SaMu
Argh..

"le dottrine liberiste" cioè come Yossarian definisce i governi di tutti i paesi industrializzati dal commonwealth agli USA al jappone all'UE, non sostengono più che l'obiettivo di politica industriale da perseguire sia la realizzazione di mercati in concorrenza perfetta, bensì di mercati contendibili (la differenza l'ho spiegata in un post precedente)

la liberalizzazione dei mercati è una delle componenti della creazione di mercati contendibili, UNA DELLE COMPONENTI, se non vi piace tutto questo non vi scagliate con me andate sul sito dell'UE chiedete lumi al Mortadella fatevele dire da lui le cose, sono un po' stanco di ripetere ad infinitum le stesse cose e di sentirmi apostrofare da Yossarian

che si carichino un po' altri il grave fardello dell'inesistente cultura economica dei giovani, io la mia parte l'ho fatta per oggi

della dottrina dei mercati contendibili se n'è iniziato a parlare nel thread sulla Exxon. Si tratta di una politica neocolonialista, che, come ha spiegato molto bene Cooper, mira alla conquista dei mercati e delle risorse, senza di fatto portare all'acquisizione di nuove colonie il cui costo di mantenimento non sarebbe giustificato dal guadagno ottenuto. ovviamente il tutto è mascherato da nobili parole che vagheggiano altrettanto nobili intenti. Per mercati contendibili si intende, in realtà: mercati accaparrabili, controllo dei mercati e delle risorse su scala globale, da parte di una elite di multinazionali (questo per chi on avesse familiarità con il politichese che pare abbia contaggiato anche i linguaggio economico). In quest'ottica, mi pare, rientri anche il controllo sulle risorse idriche planetarie che qualcuno (Bechtel in testa) ha già tentato di avviare e, forse, anche, il mancato accordo per la costruzione dell'oleodotto di Aqaba, tra Iraq e Giordania, che ha portato alla rottura dei rapporti economici "segreti" tra l'amministrazione USA e Saddam.
Si potrebbero postare di qua gli stessi stralci delle interviste a Kagan e Cooper, così, anche chi non avesse partecipato al thread sulla Exxon, potrebbe rendersi conto di quello che è il pensiero economico di influenti personaggi vicini a Bush e Blair.
Insisto con l'innovazione, perchè neppure Schumpeter mette a disposizione tutti gli strumenti d'analisi necessari. Se una concezione economica si fonda, anche solo in parte su una dottrina traballante di cu non vede o non vuol vedere i limiti, o è affetta da cecità e allora, prima o poi, andrà a sbattere da qualche parte, oppure ha la medesima dottrina solo come paravento, avendo ben altre mire.
Se giovani menti devono essere traviate da siffatti strumentali usi distorti di alcune, ben selezionate, dottrine economiche, molto meglio per loro restare nell'oscurità più totale, in modo da poter cullare qualche illusione o nutrire qualche speranza per l'avvenire.


Ultima modifica di yossarian : 18-11-2003 alle 15:00.
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Old 18-11-2003, 02:54   #91
yossarian
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Originariamente inviato da SaMu


SaMu sostiene che il marxismo è una filosofia storica come ogni altra che lo ha preceduto e ogni altra che l'ha seguito, nasce in un mondo e in un contesto ed ora non ha più gli strumenti per interpretare questo mondo e questo contesto.

In Marx:

-il lavoro ed è indifferenziato, ogni lavoro vale quanto un altro: il lavoro di un ingegnere, di un nobel per la fisica, di un contadino vale uguale (non "vale" in senso morale ma proprio in senso economico)

questo perchè per marx non esiste l'individuo ma esistono le classi, la classe lavoratrice offre un bene (il lavoro) e in quanto tale è indifferenziato: ditemi voi se questa ipotesi, che poteva forse reggere in un mondo di contadini e operai generici, ha senso nel mondo della conoscenza odierno
oggi, invece, l'importanza del lavoro non è determinata dall'effettiva utilità sociale dello stesso, ma da quanto quel lavoro frutta all'azienda in termini economici. Non esiste l'individuo, ma esistono le classi di lavoro (non di lavoratori). Se in Marx il punto focale era la classe lavoratrice, il neoliberismo ha come punto focale il profitto d'azienda: massimizzare il profitto diminuendo le spese (tagli a gògò, con i risultati che tutti vediamo, anche sul fattore sicurezza: vedi ferrovie e controllori di volo). E' cambiato il soggetto che beneficia di questa diversa impostazione, però anche questa impostazione "moderna" non tiene conto dell'individuo.

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Originariamente inviato da SaMu

-il lavoro è l'unico fattore che determina il prezzo: un quadro realizzato impiegando 10 anni del suo tempo da un artista che non piace a nessuno in Marx vale (vale economicamente) quanto i quadri realizzati in 10 anni dall'artista più richiesto- non esiste un mercato, non esiste la legge della domanda e dell'offerta, ditemi voi se nel mondo di oggi il valore (valore economico) di un bene è determinato unicamente dal suo contenuto di lavoro (che in Marx essendo indifferenziato e privo di qualità equivale a dire "determinato unicamente dal numero di generiche ore di lavoro necessarie a produrlo")

-
secondo il neoliberismo, l'unico fattore a determinare il prezzo è il vantaggio che l'azienda trae, come immagine e, soprattutto economicamente, dal lavoro svolto. Un soggetto del tutto incapace di compiere un solo gesto produttivo, per il semplice fatto che ha trovato i canali giusti e si trova, magari, a presentare un programma TV o a fare il cantante (e sia in un caso che nell'altro di presentatori impresentabili e di cantanti senza voce ne abbiamo avuti tanti e, tanto, si sa che la pubblicità è l'anima del commercio) si trova a guadagnare, in un paio di anni, quello che, ad esempio, un insegnante o un medico condotto non guadagneranno in tutta la loro vita. Il valore del lavoro può avere come unico parametro l'utile d'impresa?

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Originariamente inviato da SaMu

-in Marx non esiste impresa, non esiste imprenditore, non esiste rischio: la rendita del capitale è automatica e dipende unicamente dalla sua quantità, non c'è capacità imprenditoriale che può far rendere più o meno il capitale, non c'è rischio d'impresa che può far andare un'impresa meglio della media, peggio della media o in perdita, quindi il plusvalore in Marx è una rendita ingiusta perchè non esiste alcuna capacità imprenditoriale- ditemi voi se nel mondo di oggi non esiste rischio d'impresa, se il rendimento del capitale dipende unicamente e con certezza dalla sua quantità, e se non esiste capacità imprenditoriale vale a dire tutti gli imprenditori/manager hanno al tempo stesso le stesse capacità e non necessarie perchè il capitale rende da solo
diciamo che per alcune imprese esiste il rischio d'impresa, per altre no (non possiamo far nomi, purtroppo); diciamo che alcune imprese hanno i canali giusti per arrivare dove vogliono e per ottenere ciò che non spetta loro di diritto, altre no; diciamo che alcune imprese hanno la possibilità di prosperare operando anche in settori non del tutto leciti (vogliamo perlare delle banche coinvolte nelle operazioni diguerra? tanto per non far nomi B@L; a proposito, avrei anche la lista completa delle imprese che hanno fatto affari con l'Iraq di Saddam vendendo, tra l'altro, anche tecnologie per armi di distruzione di massa ), ad altre, questa possibilità è negata. Diciamo che le capacità imprenditoriali non sono tutte uguali, ma neppure le "amicizie". Di questo, le moderne teorie tengono conto?

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Originariamente inviato da SaMu

-in Marx Google, Ferrari, la moda, Microsoft, le PMI italiane, i settori innovativi (tanto per dirne alcuni) sono concetti che non trovano spiegazione, che un'impresa vada bene e un'altra male è un concetto che non trova spiegazione, che un lavoro valga più di un altro è un concetto che non trova spiegazione, e non perchè Marx era fesso ma perchè la realtà del suo tempo non era così
neanche le teorie da te citate sono ingrado di spiegare questi ed altri concetti senza tentare in continuazione di arrampicarsi sugli specchi. E la cosa più grave è che mentre Marx non ha avuto contatti diretti con queste realtà, i noxtri bravi geni contemporanei sono cresciti facendo ricerche con google o utilizzando SO Microsoft o sognando di acquistare una Ferrari. Così come non sono in grado, a meno di ammettere la possibilità di utilizzare variabili non strettamente "economiche", di spiegare fenomeni come Abramovich (per non parlare di qualche fenomeno nostrano e perciò innominabile )




Ti ripeto, io non sono un propugnatore dell'attualità del marxismo, ma non venirmi a racconatre la frottola che le teorie neoliberiste (le teorie, non le pratiche ) fotografino la realtà per quello che è e siano attuali.
Ancora aspetto prove della validità assoluta della teoria dell'innovazione, su cui tu, non io, hai detto che si fonda il pensiero moderno e che tu, stesso hai definito superata. Ottimo, sostituiamo una teoria superata con un'altra superata, ma più aderente a giustificare le mire "espansionistiche" di qualcuno


Ultima modifica di yossarian : 18-11-2003 alle 14:31.
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Old 18-11-2003, 03:07   #92
yossarian
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visto che ne ho parlato, per ora posto questo:



Nel luglio scorso, il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato alcuni passaggi di un articolo pubblicato nel n° 113 di Policy Review da Robert Kagan, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato americano e attualmente ricercatore al Carnegie Endowment for International Peace (1). Robert Kagan propone un'analisi della situazione delle relazioni transatlantiche che non lascia spazio a malintesi : « Bisogna smettere di pensare che Americani ed europei abbiano una visone comune del mondo quando sembra dubbio persino che vivano sullo stesso pianeta. Sulla questione di capitale importanza della "potenza" (quale sia la sua efficacia ? se sia morale ? e se sia giusto aspirarvi ?) i punti di vista divergono. L'Europa sta allontanandosi dal concetto di potenza, per meglio dire sta andando oltre questo concetto, in direzione di un mondo ben diverso, dove regnano legalità, regolamentazione, negoziati e cooperazione tra gli Stati: in sostanza, vuole guadagnarsi il paradiso post-storico dove vigono tranquillità e prosperità, secondo l'ideale di Kant di "pace perpetua". Gli Stati Uniti, al contrario, restano impantanati nella storia, fanno sfoggio della loro potenza nel mondo anarchico descritto da Hobbes, dove non ci si può affidare alle leggi e alle regole internazionali e dove la vera sicurezza, così come la difesa e la promozione di un ordine liberale, dipendono sempre della potenza militare che si detiene e dall'utilizzo che ne viene fatto ». Nella seconda parte dell'articolo intitolata « L’Europa post-moderna», Robert Kagan richiama l'attenzione su di un altro articolo, The New Liberal Imperialism, redatto a suo stesso nome da Robert Cooper, un diplomatico britannico vicino a Tony Blair e da poco tempo distaccato presso il Segretariato generale del Consiglio dell'Unione europea (2). L'analisi di Robert Cooper, citata da Kagan, spiega che « l’Europa attuale vive in un sistema post-moderno» che non si basa sull'equilibrio tra potenze bensì sul rifiuto della forza e sulle regole comportamentali che i singoli si impongono. Cooper sostiene che, in un mondo postmoderno, « la ragion d'essere e il moralismo delle teorie macchiavelliche dell'arte di governare (…) sono state sostituite dalla coscienza morale » in materia di relazione internazionali. Secondo Robert Kagan, « i fautori del realismo americano bandiranno questo idealismo ». Spingendosi avanti in un'analisi certamente approfondita, egli giunge alla conclusione che « l’Europa dovrebbe aumentare le proprie capacità militari, anche solo marginalmente ». Quanto agli Stati Uniti, invece, « piuttosto che considerarsi imprigionati da lillipuziani, i dirigenti americani dovrebbero capire che l'Europa non è veramente in grado di intralciarli. », aprendosi di conseguenza maggiormente al mondo. Citando quest'ultima frase tra virgolette, in un discorso alla Berstlemann Foundation, Javier Solana ha posto l'accento sulla necessità di ricercare soluzioni multilaterali considerato che i problemi globali (economici, ambientali e politici) richiedono soluzioni globali. Nel suo discorso, Xavier Solana, prende atto delle responsabilità globali specifiche degli Stati Uniti e conclude sottolineando di « (…) volere più Europa, e non meno America » (3).

Torniamo al testo di Robert Cooper. Vi si legge forse un approccio idealista destinato ad essere rifiutato dai pragmatisti americani ? La risposta è no. In realtà, Robert Cooper propone di fare una distinzione tra Stati pre-moderni (nati dalla colonializzazione o dall'ex Unione Sovietica, Afganistan, Birmania, alcuni paesi del sudamerica e i paesi dell'africa in generale), Stati moderni (poco numerosi, India, Cina, Pakistan) e gli Stati post-moderni. Tra quest'ultimi l'Unione europea è l'esempio più sviluppato all'interno del sistema post-moderno, che comprende anche Giappone e Canada. La situazione degli Stati Uniti sembra meno chiara visto l'atteggiamento del Governo americano o del Congresso americano di fronte alla necessità o al desiderio di interdipendenza.

Secondo Robert Cooper, le relazioni tra gli Stati del mondo postmoderno non rappresentano un pericolo, mentre possono considerarsi minacce le zone moderne e pre-moderne. Partendo da questo, Robert Cooper chiede che vengano aumentate le spese destinate alla difesa, sostenendo che « tra di noi, applichiamo la legge, ma quando si opera in una giungla, dobbiamo essere pronti a utilizzare la legge della giungla ». Egli analizza anche le sfide di nuovo genere poste in essere dal mondo pre-moderno (terrorismo, terrorismo internazionale, droghe…). Qualifica come « imperialismo difensivo », la risposta occidentale in Afganistan e si chiede come si possa rispondere al caos premoderno. Il colonialismo fu, a suo tempo, una risposta, ma oggi non è più accettabile dagli Stai post-moderni. Bisogna quindi prevedere « nuove forme di imperialismo compatibili con un mondo di diritti umani e di valori cosmopoliti ».

Robert Cooper ipotizza due forme : « l’imperialismo volontario dell'economia globale », la caratteristica del nuovo imperialismo essendo il multilateralismo (istituzioni finanziarie internazionali come il FMI e la Banca Mondiale). La seconda è un « imperialismo di vicinato » seguendo le schema seguito nei Balcani per rispondere alle minacce e che ha consistito nel « creare in Bosnia e in Kossovo qualcosa che assomigli ad un protettorato delle Nazioni Unite » e in seno al quale l'Unione europea è presente, benché la presenza americana rimanga un fattore di stabilizzazione indispensabile. I Balcani rappresentano un'eccezione.

Robert Cooper analizza il processo di allargamento ai paesi d'Europa centrale e orientale che implica l'accettazione della legislazione e dei regolamenti, come forma di « imperialismo volontario ». Per concludere si può dire che l'Unione europea post-moderna si presenta come un « impero cooperativo » che potrebbe costituire il « quadro politico meglio rispondente ai cambiamenti dello Stato post-moderno .»

Le due analisi hanno suscitato numerose reazioni sia positive che negative. Hanno il merito di inserirsi in un dibattito importante per l'Unione europea relativo al tentativo di dotare l'Ue di una visione di sè (Cooper) confrontata con l'analisi che suscita oltre-Atlantico (Kagan). Alimentano in maniera importante la riflessione sul futuro dell'Europa offrendo solidi tracce di lavoro e, allo stesso tempo, testimoniando la necessità per l'Europa di dotarsi di una visione comune, forgiata e accettata dall'insieme delle diplomazie europee e in seno alla quale si possano rispecchiare i valori difesi dall'Unione, compreso quello dello sviluppo sostenibile.



Il periodo di riferimento è il 2002; per chi conosce Kagan e Cooper, non credo ci sia da aggiungere altro.

Di Cooper ho il testo integrale della dichiarazione: ottimo elemento, degno del miglior Goebbels. Solo che invece della soluzione finale, propaganda lo sfruttamento totale;
non vorrei che il neoliberismo avesse in animo qualcosa del genere
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Old 18-11-2003, 15:57   #93
SaMu
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Io vorrei solo sapere una cosa, esiste una pars construens nella filosofia yossariana o per ora è disponibile solamente la pars destruens?

Dopo aver scoperto che quello che sostengono non certo solo i liberisti, ma qualsiasi forza di governo compresi socialdemocratici scandinavi, rossi e verdi tedeschi, terza via americana e inglese e italiana, è un gigantesco complotto mondiale fondato su tesi traballanti, sono leggermente disorientato e mi chiedevo appunto se la filosofia yossariana si era fermata a questo comunque rilevantissimo risultato, oppure se si era dispiegata anche in una pars construens propositiva.

D'ora in poi comunque ho deciso che con te non discuterò più di economia Yossarian, diciamo che mi accontento di fare mie in toto le convinzioni economiche del Cicogna e del Mortadella, a me va bene ciò che dicono loro, veditela con chi li sostiene elegge e vota io me ne chiamo fuori
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Old 18-11-2003, 19:04   #94
yossarian
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Io vorrei solo sapere una cosa, esiste una pars construens nella filosofia yossariana o per ora è disponibile solamente la pars destruens?

Dopo aver scoperto che quello che sostengono non certo solo i liberisti, ma qualsiasi forza di governo compresi socialdemocratici scandinavi, rossi e verdi tedeschi, terza via americana e inglese e italiana, è un gigantesco complotto mondiale fondato su tesi traballanti, sono leggermente disorientato e mi chiedevo appunto se la filosofia yossariana si era fermata a questo comunque rilevantissimo risultato, oppure se si era dispiegata anche in una pars construens propositiva.

D'ora in poi comunque ho deciso che con te non discuterò più di economia Yossarian, diciamo che mi accontento di fare mie in toto le convinzioni economiche del Cicogna e del Mortadella, a me va bene ciò che dicono loro, veditela con chi li sostiene elegge e vota io me ne chiamo fuori

nella lista "nera" ci sono anche una società svedese, tre cinesi, oltre a 18 americane, 9 italiane e ben 86 tedesche (e altre di molti altri paesi).
Per poter costruire bisogna avere lo spazio per farlo e, quindi, sgombrare l'area destinata alla costruzione. Se quest'area è occupata da costruzioni abusive e fatiscenti queste vanno abbattute e non sanate con l'ennesimo condono salvacapraecavoli.
La mia filosofia è giunta ad un risultato che è sotto gli occhi di tutti quelli in grado di vedere (perchè non hanno gli occhi foderati di mortadella), di sentire (perchè non hanno cicogne che gli bisbigliano nelle orecchie) e non sono si sono ancora ubriacati col nanetto


Ultima modifica di yossarian : 18-11-2003 alle 19:16.
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Old 18-11-2003, 21:22   #95
SaMu
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Penso che la filosofia yossariana raggiungerà il suo vero apice quando negherà persino la validità del suo fondatore

Solo allora potrà dirsi veramente compiuta
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Old 18-11-2003, 21:40   #96
yossarian
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Originariamente inviato da SaMu
Penso che la filosofia yossariana raggiungerà il suo vero apice quando negherà persino la validità del suo fondatore

Solo allora potrà dirsi veramente compiuta

la validità di una filosofia non si misura sulla base della validità del suo fondatore.
Semmai la filosofia yossariana non è quella della negazione, ma quella dell'affermazione dell'evidenza, altrimenti, negata.
Una visione unitaria dei singoli eventi permette la comprensione dell'intero fenomeno. Lo spezzettamento di un fenomeno in tanti singoli eventi fa si che si perdano di vista le linee connettive.
Dall'unità la molteplicità, l'unità dalla molteplicità.
Negare ciò che è innegabilmente la negazione di sé stessa non è negare l'innegabile, ma una doverosa presa di coscienza.
Nell'attesa che si compia del tutto, la filosofia yossariana può essere utile a smontare qualche fandonia post-moderna

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