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Old 01-10-2008, 00:36   #161
zerothehero
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Originariamente inviato da cdimauro Guarda i messaggi
Allora il problema della bandiera della pace non si pone nemmeno, se permetti. Mi sembra a dir poco ovvio che un guerrafondaio non ci tenga a sfilare con questa bandiera.
.
La "pace" di per sè non ha ALCUN SENSO, se non è legata alle contingenze e agli obiettivi che ci si vuole dare.
Qualora uno stato invadesse militarmente l'Italia, il paese aggredito ha tutto il diritto di rispondere MILITARMENTE (quindi usando la forza) contro lo stato aggressore, da solo (autotutela singola) e in coalizione (aututela collettiva). Chi dovesse sfilare con la bandiera della pace in quel caso sarebbe un irresponsabile (se non un inbelle o un utile idiota).
Il pacifismo poi è ancora più deleterio (almeno nella sua versione radicale)..di certo la gestione pacifica dei conflitti non la si ottiene con una bandieruola da quattro soldi, ma costruendo un sistema non anarchico (sempre se tale ordine sia possibile, gli studiosi di rel int "realisti" negano tale possibilità) che renda poco conveniente l'uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali. (equilibrio, MDA, supergoverno e via dicendo).
Il difetto del pacifismo è che si risolve in una pura utopia, in quanto non dà nè risposte, nè soluzioni.
Inoltre spesso la pace è il rifugio di chi vuole lo status quo, ma non ha le palle per difenderlo tale status quo.
Vaglielo a dire a chi è oppresso (e quindi vuole la rivoluzione, anche violenta), se vuole lo status quo.
E' questo "utopismo" da quattro soldi che ha portato ad es. all'eliminazione de facto delle dichiarazioni di guerra (dopo il Patto Kellog-Briand) e al fatto che tutte le guerre a cui il nostro paese aderisce (L'Italia partecipa attivamente ad una coalizione militare nato di occupazione in Afghanistan, chiamata missione ISAF), per non dar fastidio all'opinione pubblica, sono diventate "operazioni di pace".
Cerchiamo di essere seri, altro che "bandiere della pace"..nei comuni si esponga la bandiera italiana, non bandiere arcobaleno tanto per fare un pò di carnevale.

Ultima modifica di zerothehero : 01-10-2008 alle 00:42.
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Old 01-10-2008, 00:37   #162
MaxArt
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Peccato che fin dall'inizio avrebbero potuto impugnarla anche certe forze politiche, ma... hanno preferito glissare ed evitare accuratamente le manifestazioni per la pace.
Diciamo che hanno preferito evitare un certo tipo di manifestazioni per la pace. E questo non vuol dire in nessun modo che non abbiano voluto la pace.
Io stesso mi sono comportato in maniera molto più pacifica di molti sedicenti "pacifisti" rivestiti di arcobaleno.

Quote:
Inutile lamentarsi di ciò che è POI diventata col tempo...
Non c'entra nulla: i gay non hanno mai smesso di usare la bandiera arcobaleno. Eppure, oggi la conosciamo per altro.
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Old 01-10-2008, 01:00   #163
Jo3
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Dovresti spiegare perché allora hai rimosso quelle poche righe: forse perché il messaggio che FIN DALL'INIZIO Togliatti s'ero mosso onde evitare possibili rivolte sarebbe stato troppo scomodo per la tesi che volevi sostenere?
Rispondo io , visto che il messaggio io l'ho composto.

Il testo integrale e' il seguente (in neretto, le parti che ho tolto)

Alle 11.30 del 14 luglio 1948 Palmiro Togliatti viene colpito da tre[2] colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti.

L'autore dell'attentato a Togliatti è Antonio Pallante, un giovane iscritto al blocco liberale qualunquista, spaventato dagli effetti che la politica filo-sovietica del "Migliore" avrebbe potuto avere sul Paese. I proiettili sparati da una pistola calibro 38 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa di Togliatti. Ricoverato d'urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.

Sembra che già pochi istanti dopo il suo ferimento, lo stesso Togliatti raccomandasse alla Jotti, che gli era accanto, di passare parola ai vertici del PCI di non appoggiare in nessun modo i tentativi insurrezionali che sicuramente sarebbero scattati, una volta che si fosse sparsa la notizia dell'attentato.


Poche ore dopo il ferimento si verificano infatti incidenti a Roma, La Spezia, Abbadia San Salvatore (SI) e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l'amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione. Il Paese sembra sull'orlo della guerra civile.

La "longa manu" di Stalin si fa sentire per calmare i dirigenti comunisti più facinorosi, che accarezzano l'idea di cavalcare il moto popolare che si è innescato spontaneamente e al di fuori del loro controllo. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliano un'insurrezione armata, che non avrebbe alcuna speranza di riuscire.

Nelle ore in cui si attende l'esito dell'intervento si diffondono le più diverse voci sullo stato di salute di Togliatti: circola addirittura la notizia della morte del segretario comunista. Il clima politico del paese è caldissimo: soltanto due mesi prima, il 18 aprile 1948, le prime elezioni della storia della repubblica avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana sul fronte delle sinistre (Partito Comunista e Partito Socialista).

L'operazione a Togliatti va a buon fine ed è proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano a imporre ai membri più importanti della direzione del PCI, Secchia e Longo, di sedare gli animi e fermare la rivolta.




Il testo prosegue, ma mi sono limitato alle parti da me ritenute essenziali.

Come si nota, il cut da me eseguito prende tutto un paragrafo su chi fu l'attentatore di Togliatti e include anche la parte in cui togliatti ferma la rivolta.

Si puo quindi dedurre che il taglio sia stato effettuato su una grossa fetta di testo, e non su un particolare.

A riprova, la morigeratezza di Togliatti viene riportata per intero poche righe piu sotto.






Per quanto riguarda la seconda domanda, ancora una volta, nel messaggio che ho scritto, vi e' la risposta :

La "longa manu" di Stalin si fa sentire per calmare i dirigenti comunisti più facinorosi, che accarezzano l'idea di cavalcare il moto popolare che si è innescato spontaneamente e al di fuori del loro controllo. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliano un'insurrezione armata, che non avrebbe alcuna speranza di riuscire."

Mi sembra evidente che il P.C.I. spinto sull'orlo di una guerra civile, si sia mosso in un chiaro e deciso stop contro una battaglia che avrebbe sicuramente perso.

riporto per intero , da questo link l'opinione di sinistra

http://www.marxismo.net/content/view/1932/92/

Oggi sono ben pochi gli storici o i dirigenti della sinistra che difendono la possibilità di una vittoria della rivoluzione nel luglio del 1948. Un testo su quell’esperienza è addirittura intitolato provocatoriamente “La rivoluzione impossibile”.

La pace credo sia un concetto che c'entri poco : piuttosto il timore di una nuova battaglia persa in partenza, dopo la perdita delle elezioni nazionali del 1948 mosse la dirigenza del pci in queste decisioni.
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Referenti in Compravendite Ognuno sceglie le cause per cui combattere in base alla propria statura.

Ultima modifica di Jo3 : 01-10-2008 alle 01:02.
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Old 01-10-2008, 01:14   #164
greasedman
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Originariamente inviato da MaxArt Guarda i messaggi
Diciamo che hanno preferito evitare un certo tipo di manifestazioni per la pace. E questo non vuol dire in nessun modo che non abbiano voluto la pace.
Vuol dire in sonstanza che c'era anche qualcuno che l'aveva capito subito che la guerra in iraq era una porcata ma non lo diceva per non andare contro al mitico Zilvio.
Che, fosse vero, sarebbe peggio ancora.
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Old 01-10-2008, 01:54   #165
greasedman
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Originariamente inviato da LucaTortuga Guarda i messaggi
ribadisco che la "strumentalizzazione" di cui parli è riconducibile a 2 elementi essenziali:
1) da sempre, quelli di destra si sono tenuti ben lontanti da qualsiasi simbolo o manifestazione riguardasse la pace;
2) ora, alla destra fa molto comodo avere un "pretesto politico" per continuare a "latitare" dal punto di vista della promozione della pace, senza dover spiegare in altro modo la propria preferenza per la violenza.

Se quel simbolo (quand'era ancora "vergine" da politicizzazioni, o forse è nato già "di sinistra"?) si fosse visto in piazza associato anche a bandiere di FI o AN, se quegli stessi partiti l'avessero inserito nel proprio simbolo elettorale (così come fanno con la bandiera italiana), oggi nessuno potrebbe parlare di "simbolo delle sinistre" a proposito della bandiera arcobaleno.

Perchè non l'hanno fatto???

Perchè la "pace" non rientra tra le loro priorità politiche, e certamente il pacifismo non va per la maggiore tra le file del loro elettorato di riferimento.

Allora diciamolo: non è stata la sinistra ad "appropriarsi" di un simbolo, ma è stata la destra a rifiutarsi di farlo "anche" proprio.
Capeau!

Non penso che ci sia bisogno di essere dei comunisti per ammettere che in questo discorso c'è del vero.
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Old 01-10-2008, 02:19   #166
MaxArt
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Originariamente inviato da greasedman Guarda i messaggi
Vuol dire in sonstanza che c'era anche qualcuno che l'aveva capito subito che la guerra in iraq era una porcata ma non lo diceva per non andare contro al mitico Zilvio.
Che, fosse vero, sarebbe peggio ancora.
No. Io faccio la distinzione tra essere pacifisti ed essere pacifici.
L'idea delle manifestazioni per la pace può affascinare ma, per quanto ti possa sembrare strano, non è l'unico modo per sostenere la pace, né per cercarla.

Del resto, a vedere che pieghe ha talvolta preso il movimento pacifista, sono ben lieto di stare alla larga da tali manifestazioni. Per amor di pace.

Si scrive Silvio, con la 'S'.
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Old 01-10-2008, 09:00   #167
cdimauro
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Originariamente inviato da zerothehero Guarda i messaggi
La "pace" di per sè non ha ALCUN SENSO, se non è legata alle contingenze e agli obiettivi che ci si vuole dare.
Qualora uno stato invadesse militarmente l'Italia, il paese aggredito ha tutto il diritto di rispondere MILITARMENTE (quindi usando la forza) contro lo stato aggressore, da solo (autotutela singola) e in coalizione (aututela collettiva). Chi dovesse sfilare con la bandiera della pace in quel caso sarebbe un irresponsabile (se non un inbelle o un utile idiota).
Questa è una tua opinione che non condivido e ti consiglio di darti una calmata perché stai offendendo chi non la pensa come te e ha tutto il diritto di manifestare il suo pensiero senza per questo passare per un idiota.
Quote:
Il pacifismo poi è ancora più deleterio (almeno nella sua versione radicale)..di certo la gestione pacifica dei conflitti non la si ottiene con una bandieruola da quattro soldi, ma costruendo un sistema non anarchico (sempre se tale ordine sia possibile, gli studiosi di rel int "realisti" negano tale possibilità) che renda poco conveniente l'uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali. (equilibrio, MDA, supergoverno e via dicendo).
Il difetto del pacifismo è che si risolve in una pura utopia, in quanto non dà nè risposte, nè soluzioni.
Il "caso" India ha dimostrato che la sua applicazione può benissimo essere reale e fornire la soluzione al problema.

Sull'anarchia non ti rispondo nemmeno perché sarebbe tempo perso.
Quote:
Inoltre spesso la pace è il rifugio di chi vuole lo status quo, ma non ha le palle per difenderlo tale status quo.
Stai di nuovo spostando la questione sul piano personale e NON mi piace. Potrei dire che ci vogliono più palle a difendere la pace che non a trovare la facile e comoda soluzione di abbracciare un fucile.
Quote:
Vaglielo a dire a chi è oppresso (e quindi vuole la rivoluzione, anche violenta), se vuole lo status quo.
Certo, perché gli indiani non erano oppressi: erano felici della loro situazione e hanno giustamente risposto militarmente agli inglesi oppressori...
Quote:
E' questo "utopismo" da quattro soldi che ha portato ad es. all'eliminazione de facto delle dichiarazioni di guerra (dopo il Patto Kellog-Briand) e al fatto che tutte le guerre a cui il nostro paese aderisce (L'Italia partecipa attivamente ad una coalizione militare nato di occupazione in Afghanistan, chiamata missione ISAF), per non dar fastidio all'opinione pubblica, sono diventate "operazioni di pace".
In spregio alla costituzione, ti ricordo. Ma capisco che certa gente al governo non si faccia problemi a calpestare né la legge né la costituzione...
Quote:
Cerchiamo di essere seri, altro che "bandiere della pace"..nei comuni si esponga la bandiera italiana, non bandiere arcobaleno tanto per fare un pò di carnevale.
Questo è un altro discorso che posso anche condividere.
Quote:
Originariamente inviato da MaxArt Guarda i messaggi
Diciamo che hanno preferito evitare un certo tipo di manifestazioni per la pace. E questo non vuol dire in nessun modo che non abbiano voluto la pace.
Io stesso mi sono comportato in maniera molto più pacifica di molti sedicenti "pacifisti" rivestiti di arcobaleno.
Permettimi: non lo vedo un La Russa o un Berlusconi né a manifestare per la pace né tanto meno a darsi da fare per essa.
Quote:
Non c'entra nulla: i gay non hanno mai smesso di usare la bandiera arcobaleno. Eppure, oggi la conosciamo per altro.
E' una bandiera diversa o sbaglio?
Quote:
Originariamente inviato da Jo3 Guarda i messaggi
Rispondo io , visto che il messaggio io l'ho composto.

Il testo integrale e' il seguente (in neretto, le parti che ho tolto)

Alle 11.30 del 14 luglio 1948 Palmiro Togliatti viene colpito da tre[2] colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti.

L'autore dell'attentato a Togliatti è Antonio Pallante, un giovane iscritto al blocco liberale qualunquista, spaventato dagli effetti che la politica filo-sovietica del "Migliore" avrebbe potuto avere sul Paese. I proiettili sparati da una pistola calibro 38 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa di Togliatti. Ricoverato d'urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.

Sembra che già pochi istanti dopo il suo ferimento, lo stesso Togliatti raccomandasse alla Jotti, che gli era accanto, di passare parola ai vertici del PCI di non appoggiare in nessun modo i tentativi insurrezionali che sicuramente sarebbero scattati, una volta che si fosse sparsa la notizia dell'attentato.


Poche ore dopo il ferimento si verificano infatti incidenti a Roma, La Spezia, Abbadia San Salvatore (SI) e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l'amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione. Il Paese sembra sull'orlo della guerra civile.

La "longa manu" di Stalin si fa sentire per calmare i dirigenti comunisti più facinorosi, che accarezzano l'idea di cavalcare il moto popolare che si è innescato spontaneamente e al di fuori del loro controllo. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliano un'insurrezione armata, che non avrebbe alcuna speranza di riuscire.

Nelle ore in cui si attende l'esito dell'intervento si diffondono le più diverse voci sullo stato di salute di Togliatti: circola addirittura la notizia della morte del segretario comunista. Il clima politico del paese è caldissimo: soltanto due mesi prima, il 18 aprile 1948, le prime elezioni della storia della repubblica avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana sul fronte delle sinistre (Partito Comunista e Partito Socialista).

L'operazione a Togliatti va a buon fine ed è proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano a imporre ai membri più importanti della direzione del PCI, Secchia e Longo, di sedare gli animi e fermare la rivolta.


Il testo prosegue, ma mi sono limitato alle parti da me ritenute essenziali.

Come si nota, il cut da me eseguito prende tutto un paragrafo su chi fu l'attentatore di Togliatti e include anche la parte in cui togliatti ferma la rivolta.

Si puo quindi dedurre che il taglio sia stato effettuato su una grossa fetta di testo, e non su un particolare.

A riprova, la morigeratezza di Togliatti viene riportata per intero poche righe piu sotto.
Essenziale era anche la parte che hai tagliato. Potevi limitarti a togliere di mezzo quella in cui si parlava dell'attentatore, visto che poteva risulta poco utile, ma NON quella in cui lo stesso Togliatti chiedeva di bloccare una possibile insurrezione, che ai fini del contesto della discussione era sicuramente IMPORTANTISSIMA e RILEVANTISSIMA.
Quote:
Per quanto riguarda la seconda domanda, ancora una volta, nel messaggio che ho scritto, vi e' la risposta :

La "longa manu" di Stalin si fa sentire per calmare i dirigenti comunisti più facinorosi, che accarezzano l'idea di cavalcare il moto popolare che si è innescato spontaneamente e al di fuori del loro controllo. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliano un'insurrezione armata, che non avrebbe alcuna speranza di riuscire."

Mi sembra evidente che il P.C.I. spinto sull'orlo di una guerra civile, si sia mosso in un chiaro e deciso stop contro una battaglia che avrebbe sicuramente perso.

riporto per intero , da questo link l'opinione di sinistra

http://www.marxismo.net/content/view/1932/92/

Oggi sono ben pochi gli storici o i dirigenti della sinistra che difendono la possibilità di una vittoria della rivoluzione nel luglio del 1948. Un testo su quell’esperienza è addirittura intitolato provocatoriamente “La rivoluzione impossibile”.

La pace credo sia un concetto che c'entri poco : piuttosto il timore di una nuova battaglia persa in partenza, dopo la perdita delle elezioni nazionali del 1948 mosse la dirigenza del pci in queste decisioni.
Che ci fossero dei facinorosi anche nella dirigenza del partito non lo metto in dubbio. Che l'idealogia dello stesso fosse, di conseguenza, incline alla guerra, è una conseguenza logica che non ha una solida base a suo sostegno.

In soldoni: continunao a mancare le prove.
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Old 01-10-2008, 10:46   #168
Lyd
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Città: Firenze
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D'accordissimo con il Comune di Verona, ormai la bandiera della pace è diventata uno dei simboli della sinistra radicale.
Con questo non voglio certo dire che la pace sia una cosa di sinistra...tuttaltro!
Comunismo e pace non stanno molto bene insieme, come non starebbero insieme Nazismo e pace.

Tempo fa la croce celtica, simbolo cristiano, è diventata il simbolo dell'estrema destra e adesso esporla rientra (giustamente) nel reato di apologia di fascismo..non vedo perchè alla bandiera della pace, non debba essere riservato lo stesso "trattamento".
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Old 01-10-2008, 10:49   #169
Jo3
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Che ci fossero dei facinorosi anche nella dirigenza del partito non lo metto in dubbio. Che l'idealogia dello stesso fosse, di conseguenza, incline alla guerra, è una conseguenza logica che non ha una solida base a suo sostegno.

In soldoni: continunao a mancare le prove.
Ok : andiamo alla radice del problema :


Marx.
Nei suoi scritti giovanili già critica la democrazia.
La questione ebraica (1844): i diritti dell'uomo affermati dalla Rivoluzione francese "non sono altro che i diritti del membro della società civile, cioè dell'uomo egoista, dell'uomo separato dall'uomo e dalla comunità"; la libertà è solo "la libertà dell'uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa"; "il diritto dell'uomo alla proprietà privata è il diritto di godere arbitrariamente senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa, il diritto all'egoismo"; l'uguaglianza "non è altro che l'uguaglianza della libertà sopra descritta, e cioè che ogni uomo viene considerato come una siffatta monade che riposa su se stessa"; "la sicurezza è l'assicurazione del suo egoismo". Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione (1844): "l'arma da critica non può certamente sostituire la critica delle armi, la forza materiale deve essere abbattuta dalla forza materiale".
Nel Manifesto del Partito comunista (1848) Marx elabora l'idea che la società comunista può essere raggiunta solo attraverso la "lotta di classe" rivoluzionaria del proletariato e teorizza l'abolizione dei diritti individuali di libertà: "il proletariato si servirà del dominio politico per strappare alla borghesia tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello stato"; deve "distruggere tutte le sicurezze private e tutte le guarentigie private finora esistite". Negli stessi mesi si richiama esplicitamente alla pratica del terrore esercitata dai giacobini cinquant'anni prima. Vittoria della controrivoluzione a Vienna (1848): "C'è un solo mezzo per abbreviare, semplificare, concentrare l'agonia assassina della vecchia società e le doglie sanguinose della nuova società, un solo mezzo: il terrorismo rivoluzionario". Anche l'amico e collaboratore Engels in quegli anni teorizza il terrore. In La lotta delle nazioni, risposta all'Appello agli slavi di Bakunin (1848), Engels dichiara che "la prossima guerra mondiale farà sparire dalla faccia della terra non soltanto classi e dinastie reazionarie, ma interi popoli reazionari", come, appunto, diverse etnie slave che hanno contrastato la rivoluzione tedesca. Di nuovo, ne Il panslavismo democratico sulla "Neue Rheinische Zeitung" rifiuta le "frasi sentimentali sulla fratellanza" offerte dalle "nazioni più controrivoluzionarie d'Europa" e afferma che "l'odio per i russi è stato ed è ancora la prima passione rivoluzionaria dei tedeschi" e che la rivoluzione richiede "il terrorismo più risoluto" e una "lotta di annientamento contro lo slavismo traditore". E Marx, fallita la rivoluzione, in La soppressione della "Neue Rheinische Zeitung" (1949): "Noi non abbiamo riguardi; noi non ne attendiamo da voi. Quando sarà il nostro tempo, non abbelliremo il terrore". L'anno dopo, Marx e Engels insieme, nell'Indirizzo al Comitato centrale del marzo 1850, invocano una "decisissima centralizzazione del potere nelle mani dello stato" e "misure di terrore". Teorizzano l'impiego di qualsiasi mezzo, anche immorale, necessario per fare trionfare la rivoluzione. Scrivono a G.A.Koettgen: "Agite gesuiticamente, buttate alle ortiche la germanica probità, onestà, integrità [...] I mezzi per noi aumenteranno, l'antagonismo fra il proletariato e la borghesia si inasprisce. In un partito si deve appoggiare tutto ciò che aiuta ad avanzare, senza farsi noiosi scrupoli morali".
Vent'anni dopo, Marx ed Engels accusano la Comune di Parigi di non avere saputo usare fino in fondo la violenza rivoluzionaria. Marx, La guerra civile in Francia (1871): la Comune ha il merito di avere sostituito l'"autogoverno dei produttori" al "vecchio governo centralizzato", mostrando la forma politica che deve assumere la lotta di classe proletaria. Engels, in Dell'autorità (1873), precisa: "Una rivoluzione è certamente la cosa piú autoritaria che vi sia; è l'atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all'altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?". Nella Critica al programma di Gotha (1875), Marx parla della "dittatura del proletariato" necessaria nella transizione alla società comunista e specifica che essa non sarà di breve durata.

Lenin.

In gioventù manifesta simpatia per la formazione terrorista Volontà del Popolo. La conversione al marxismo non dissolve il culto per la violenza rivoluzionaria che lo ha ispirato da giovane. Già in Da dove cominciare (1901) ricorda: "In linea di principio noi non abbiamo mai rinunciato e non possiamo rinunciare al terrorismo". Con Che fare? (1902) si pronuncia per la trasformazione del partito marxista russo in un partito di "rivoluzionari professionali" ideologicamente compatto, retto da una ferrea disciplina e pronto a guidare l'insurrezione armata. In Due tattiche della socialdemocrazia (1905) dichiara esplicitamente obiettivi e forme del terrore di massa: "regolare i conti con lo zarismo e l'aristocrazia alla plebea, sterminando implacabilmente i nemici della libertà". Convocato nel 1907 davanti al Consiglio del partito per l'asprezza delle critiche ai menscevichi, ammette di avere perseguito consapevolmente una tattica indirizzata a diffamare l'avversario politico e a creare odio nei suoi confronti: egli pensa che il rivoluzionario non debba essere trattenuto da alcuno scrupolo morale. Lezioni della Comune (1908): la rivoluzione proletaria della Comune è fallita per l'eccessiva generosità del proletariato; "avrebbe dovuto sterminare i suoi nemici", invece che "esercitare un'influenza morale su di loro". In Stato e rivoluzione (1917) sviluppa le idee di Marx ed Engels sulla Comune, insistendo sul fatto che la dittatura del proletariato è incompatibile col parlamentarismo e che il proletariato rivoluzionario deve "spezzare" la macchina dello stato borghese. In I bolscevichi conserveranno il potere? (1917): "La rivoluzione è la lotta di classe e la guerra civile più acuta, più selvaggia e più esasperata", richiede un "uso implacabilmente duro, rapido e deciso della violenza". L'anno dopo, già al potere, ne La dittatura del proletariato e il rinnegato Kautsky (1918) attacca duramente il leader socialista tedesco, che difende il metodo democratico e critica l'autoritarismo dei bolscevichi. Nel luglio 1918 attacca decisamente Zinovev che ha trattenuto i bolscevichi di Pietrogrado dallo scatenare il "terrore di massa": "Bisogna stimolare forme energiche e massicce del terrore contro i controrivoluzionari". Ma lo stesso Zinovev in una assemblea di partito a Pietrogrado il 17 settembre 1918: "Dobbiamo conquistare per noi novanta dei cento milioni di abitanti della Russia che vivono sotto i soviet. Al resto non abbiamo nulla da dire: devono essere sterminati". Il discorso viene accolto da scroscianti applausi. E' stato pubblicato recentemente un documento del 1918 nel quale Lenin scrive di suo pugno che le rivolte contadine "devono essere represse senza pietà". Ordina ai comunisti di un villaggio: "impiccate senza esitare, così la gente vedrà, almeno cento noti kulaki, ricchi, sanguisughe". Nel 1919: "Noi non riconosciamo né libertà né uguaglianza né democrazia del lavoro, se queste cose si oppongono agli interessi dell'emancipazione del lavoro dall'oppressione del capitale". Immemore del proclamato diritto dei popoli all'autodeterminazione, nell'estate del 1920, ordina ai comandanti dell'Armata rossa: "noi dobbiamo prima sovietizzare la Lituania e renderla dopo ai lituani". In L'estremismo, malattia infantile del comunismo (1920): "Bisogna affrontare tutti i sacrifici e - in caso di necessità - ricorrere a tutte le astuzie, a tutte le furberie, ai metodi illegali, alle reticenze, all'occultamento della verità, pur di introdursi nei sindacati, pur di rimanere in essi, pur di svolgervi a qualsiasi costo un lavoro comunista". Teorizza la "violenza sistematica contro la borghesia e i suoi complici", parla di "ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo; delle pulci: i furfanti; delle cimici: i ricchi, etc.". Parla di "lotta finale", di "guerra implacabile", di "annientamento implacabile" e di "sterminio sanguinoso dei ricchi". Definisce i borghesi "parassiti" e "vampiri". Nel 1922, al momento di lanciare la prima grande offensiva contro la Chiesa ortodossa: "E' precisamente ora e solo ora, quando nelle regioni affamate la gente mangia carne umana, e centinaia se non migliaia di cadaveri riempiono le strade, che noi possiamo (e perciò dobbiamo) effettuare la confisca dei beni ecclesiastici con la più feroce e spietata energia, senza fermarci prima di avere schiacciato ogni resistenza"; "applicate ai preti la più estrema forma di punizione".
Angelica Balabanoff, dirigente dell'Internazionale comunista, ricorda il cinismo con cui Lenin consigliava di diffamare i riformisti e i comunisti non fedeli alla Russia bolscevica, per distruggerne la reputazione presso gli operai, o di corrompere con denaro gli avversari del comunismo. Nel 1924 lo scrittore socialista Maksim Gorkij ritrae il Lenin da lui incontrato come una persona per cui gli esseri umani non hanno "quasi alcun interesse" e la classe operaia è solo "materia prima" per l'azione politica. La sua doppiezza è sistematica e teorizzata. Nel 1905 è scettico sui soviet, in quanto organizzazioni non di partito; nel 1917 teorizza il potere assoluto dei soviet; dalla presa del potere in poi svuota i soviet di qualsiasi significato politico. Fino al 1905, da marxista ortodosso, sostiene che i contadini sono piccolo-borghesi e quindi nemici della lotta socialista proletaria; dopo il 1905 adotta, contro i menscevichi, l'idea che i contadini siano alleati della lotta socialista proletaria; tra il 1917 e l'inizio del 1918, per ingraziarsi i contadini, accetta la parola d'ordine della spartizione delle grandi proprietà, fino ad allora sostenuta dai socialisti rivoluzionari e rifiutata dai bolscevichi come reazionaria; nel 1918 la sconfessa a favore di una accelerata collettivizzazione delle terre. Sostiene il diritto di secessione delle nazionalità, ma sotto il vincolo della priorità degli interessi del proletariato. La libertà non ha per lui alcun interesse: si interessa agli esperimenti di Pavlov, ed esprime rammarico che il condizionamento non sia applicabile su scala di massa, rendendo inutile la polizia. Scrive a Stalin nel 1922 "noi purificheremo la Russia per molto tempo"; e, sempre nel 1922, a Kurskij, a proposito della sostituzione della Cheka con la Gpu e i metodi legali: "Il tribunale non deve eliminare il terrore; prometterlo significherebbe ingannare se stessi o ingannare gli altri; bisogna giustificarlo e legittimarlo sul piano dei principi, chiaramente, senza falsità e senza abbellimenti. La formulazione deve essere quanto più larga possibile, poiché soltanto la giustizia rivoluzionaria e la coscienza rivoluzionaria decideranno delle condizioni di applicazione più o meno lunga".

Trotskij.
Nel 1924 esplicita nel modo più chiaro il disprezzo per la verità che segna la mentalità dei bolscevichi: "Nessuno di noi desidera o può contestare la volontà del Partito. Chiaramente, il Partito ha sempre ragione. [...] Noi possiamo avere ragione solo con e attraverso il Partito, perché la storia non ha dato altro modo di avere ragione. [...] E se il Partito adotta una decisione che l'uno o l'altro di noi ritiene ingiusta, egli dirà: giusto o ingiusto, è il mio partito, e io sosterrò le conseguenze della decisione fino alla fine".



Questi sono i padri del Comunismo, che teorizzano il terrore e la lotta. (!)

Cosa ha a che spartire un ideologia che si basa su tali concetti con la pace?

Se nemmeno davanti all'evidenza dei testi storici riesci a convincerti, a questo punto ho un forte dubbio che tu non voglia vedere le cose come stanno.
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Old 01-10-2008, 10:57   #170
LucaTortuga
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Facciamo solo che basta un pò di onestà intellettuale?
Vi è così difficile ammettere che avete avuto anche voi, nobili anime di sinistra, alcuni momentacci di cacc@? Perchè è tutto partito da lì, eh?
Se quoti, quota dove si crea un problema, non dove lo si corregge.
Se un sedicente "comunista" dice, pensa o fa una cazzata... questa cazzata non "contagia" in alcun modo l'ideologia "comunista" (che rimane quella teorizzata da Marx).

Così come un pirla che manifesta in piazza, non trasmette la propria "pirlite" alla bandiera che tiene in mano (il cui significato rimane quello pensato dal suo creatore).

Le qualità personali e le azioni di chi manifesta la propria adesione ad un'ideale, non incidono nè modificano in nessun modo l'ideale stesso.

Ma è così difficile da capire sto concetto?
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960).
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Old 01-10-2008, 11:02   #171
cdimauro
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Ok : andiamo alla radice del problema :


Marx.
Nei suoi scritti giovanili già critica la democrazia.
La questione ebraica (1844): i diritti dell'uomo affermati dalla Rivoluzione francese "non sono altro che i diritti del membro della società civile, cioè dell'uomo egoista, dell'uomo separato dall'uomo e dalla comunità"; la libertà è solo "la libertà dell'uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa"; "il diritto dell'uomo alla proprietà privata è il diritto di godere arbitrariamente senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa, il diritto all'egoismo"; l'uguaglianza "non è altro che l'uguaglianza della libertà sopra descritta, e cioè che ogni uomo viene considerato come una siffatta monade che riposa su se stessa"; "la sicurezza è l'assicurazione del suo egoismo". Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione (1844): "l'arma da critica non può certamente sostituire la critica delle armi, la forza materiale deve essere abbattuta dalla forza materiale".
Nel Manifesto del Partito comunista (1848) Marx elabora l'idea che la società comunista può essere raggiunta solo attraverso la "lotta di classe" rivoluzionaria del proletariato e teorizza l'abolizione dei diritti individuali di libertà: "il proletariato si servirà del dominio politico per strappare alla borghesia tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello stato"; deve "distruggere tutte le sicurezze private e tutte le guarentigie private finora esistite". Negli stessi mesi si richiama esplicitamente alla pratica del terrore esercitata dai giacobini cinquant'anni prima. Vittoria della controrivoluzione a Vienna (1848): "C'è un solo mezzo per abbreviare, semplificare, concentrare l'agonia assassina della vecchia società e le doglie sanguinose della nuova società, un solo mezzo: il terrorismo rivoluzionario". Anche l'amico e collaboratore Engels in quegli anni teorizza il terrore. In La lotta delle nazioni, risposta all'Appello agli slavi di Bakunin (1848), Engels dichiara che "la prossima guerra mondiale farà sparire dalla faccia della terra non soltanto classi e dinastie reazionarie, ma interi popoli reazionari", come, appunto, diverse etnie slave che hanno contrastato la rivoluzione tedesca. Di nuovo, ne Il panslavismo democratico sulla "Neue Rheinische Zeitung" rifiuta le "frasi sentimentali sulla fratellanza" offerte dalle "nazioni più controrivoluzionarie d'Europa" e afferma che "l'odio per i russi è stato ed è ancora la prima passione rivoluzionaria dei tedeschi" e che la rivoluzione richiede "il terrorismo più risoluto" e una "lotta di annientamento contro lo slavismo traditore". E Marx, fallita la rivoluzione, in La soppressione della "Neue Rheinische Zeitung" (1949): "Noi non abbiamo riguardi; noi non ne attendiamo da voi. Quando sarà il nostro tempo, non abbelliremo il terrore". L'anno dopo, Marx e Engels insieme, nell'Indirizzo al Comitato centrale del marzo 1850, invocano una "decisissima centralizzazione del potere nelle mani dello stato" e "misure di terrore". Teorizzano l'impiego di qualsiasi mezzo, anche immorale, necessario per fare trionfare la rivoluzione. Scrivono a G.A.Koettgen: "Agite gesuiticamente, buttate alle ortiche la germanica probità, onestà, integrità [...] I mezzi per noi aumenteranno, l'antagonismo fra il proletariato e la borghesia si inasprisce. In un partito si deve appoggiare tutto ciò che aiuta ad avanzare, senza farsi noiosi scrupoli morali".
Vent'anni dopo, Marx ed Engels accusano la Comune di Parigi di non avere saputo usare fino in fondo la violenza rivoluzionaria. Marx, La guerra civile in Francia (1871): la Comune ha il merito di avere sostituito l'"autogoverno dei produttori" al "vecchio governo centralizzato", mostrando la forma politica che deve assumere la lotta di classe proletaria. Engels, in Dell'autorità (1873), precisa: "Una rivoluzione è certamente la cosa piú autoritaria che vi sia; è l'atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all'altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?". Nella Critica al programma di Gotha (1875), Marx parla della "dittatura del proletariato" necessaria nella transizione alla società comunista e specifica che essa non sarà di breve durata.

Lenin.

In gioventù manifesta simpatia per la formazione terrorista Volontà del Popolo. La conversione al marxismo non dissolve il culto per la violenza rivoluzionaria che lo ha ispirato da giovane. Già in Da dove cominciare (1901) ricorda: "In linea di principio noi non abbiamo mai rinunciato e non possiamo rinunciare al terrorismo". Con Che fare? (1902) si pronuncia per la trasformazione del partito marxista russo in un partito di "rivoluzionari professionali" ideologicamente compatto, retto da una ferrea disciplina e pronto a guidare l'insurrezione armata. In Due tattiche della socialdemocrazia (1905) dichiara esplicitamente obiettivi e forme del terrore di massa: "regolare i conti con lo zarismo e l'aristocrazia alla plebea, sterminando implacabilmente i nemici della libertà". Convocato nel 1907 davanti al Consiglio del partito per l'asprezza delle critiche ai menscevichi, ammette di avere perseguito consapevolmente una tattica indirizzata a diffamare l'avversario politico e a creare odio nei suoi confronti: egli pensa che il rivoluzionario non debba essere trattenuto da alcuno scrupolo morale. Lezioni della Comune (1908): la rivoluzione proletaria della Comune è fallita per l'eccessiva generosità del proletariato; "avrebbe dovuto sterminare i suoi nemici", invece che "esercitare un'influenza morale su di loro". In Stato e rivoluzione (1917) sviluppa le idee di Marx ed Engels sulla Comune, insistendo sul fatto che la dittatura del proletariato è incompatibile col parlamentarismo e che il proletariato rivoluzionario deve "spezzare" la macchina dello stato borghese. In I bolscevichi conserveranno il potere? (1917): "La rivoluzione è la lotta di classe e la guerra civile più acuta, più selvaggia e più esasperata", richiede un "uso implacabilmente duro, rapido e deciso della violenza". L'anno dopo, già al potere, ne La dittatura del proletariato e il rinnegato Kautsky (1918) attacca duramente il leader socialista tedesco, che difende il metodo democratico e critica l'autoritarismo dei bolscevichi. Nel luglio 1918 attacca decisamente Zinovev che ha trattenuto i bolscevichi di Pietrogrado dallo scatenare il "terrore di massa": "Bisogna stimolare forme energiche e massicce del terrore contro i controrivoluzionari". Ma lo stesso Zinovev in una assemblea di partito a Pietrogrado il 17 settembre 1918: "Dobbiamo conquistare per noi novanta dei cento milioni di abitanti della Russia che vivono sotto i soviet. Al resto non abbiamo nulla da dire: devono essere sterminati". Il discorso viene accolto da scroscianti applausi. E' stato pubblicato recentemente un documento del 1918 nel quale Lenin scrive di suo pugno che le rivolte contadine "devono essere represse senza pietà". Ordina ai comunisti di un villaggio: "impiccate senza esitare, così la gente vedrà, almeno cento noti kulaki, ricchi, sanguisughe". Nel 1919: "Noi non riconosciamo né libertà né uguaglianza né democrazia del lavoro, se queste cose si oppongono agli interessi dell'emancipazione del lavoro dall'oppressione del capitale". Immemore del proclamato diritto dei popoli all'autodeterminazione, nell'estate del 1920, ordina ai comandanti dell'Armata rossa: "noi dobbiamo prima sovietizzare la Lituania e renderla dopo ai lituani". In L'estremismo, malattia infantile del comunismo (1920): "Bisogna affrontare tutti i sacrifici e - in caso di necessità - ricorrere a tutte le astuzie, a tutte le furberie, ai metodi illegali, alle reticenze, all'occultamento della verità, pur di introdursi nei sindacati, pur di rimanere in essi, pur di svolgervi a qualsiasi costo un lavoro comunista". Teorizza la "violenza sistematica contro la borghesia e i suoi complici", parla di "ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo; delle pulci: i furfanti; delle cimici: i ricchi, etc.". Parla di "lotta finale", di "guerra implacabile", di "annientamento implacabile" e di "sterminio sanguinoso dei ricchi". Definisce i borghesi "parassiti" e "vampiri". Nel 1922, al momento di lanciare la prima grande offensiva contro la Chiesa ortodossa: "E' precisamente ora e solo ora, quando nelle regioni affamate la gente mangia carne umana, e centinaia se non migliaia di cadaveri riempiono le strade, che noi possiamo (e perciò dobbiamo) effettuare la confisca dei beni ecclesiastici con la più feroce e spietata energia, senza fermarci prima di avere schiacciato ogni resistenza"; "applicate ai preti la più estrema forma di punizione".
Angelica Balabanoff, dirigente dell'Internazionale comunista, ricorda il cinismo con cui Lenin consigliava di diffamare i riformisti e i comunisti non fedeli alla Russia bolscevica, per distruggerne la reputazione presso gli operai, o di corrompere con denaro gli avversari del comunismo. Nel 1924 lo scrittore socialista Maksim Gorkij ritrae il Lenin da lui incontrato come una persona per cui gli esseri umani non hanno "quasi alcun interesse" e la classe operaia è solo "materia prima" per l'azione politica. La sua doppiezza è sistematica e teorizzata. Nel 1905 è scettico sui soviet, in quanto organizzazioni non di partito; nel 1917 teorizza il potere assoluto dei soviet; dalla presa del potere in poi svuota i soviet di qualsiasi significato politico. Fino al 1905, da marxista ortodosso, sostiene che i contadini sono piccolo-borghesi e quindi nemici della lotta socialista proletaria; dopo il 1905 adotta, contro i menscevichi, l'idea che i contadini siano alleati della lotta socialista proletaria; tra il 1917 e l'inizio del 1918, per ingraziarsi i contadini, accetta la parola d'ordine della spartizione delle grandi proprietà, fino ad allora sostenuta dai socialisti rivoluzionari e rifiutata dai bolscevichi come reazionaria; nel 1918 la sconfessa a favore di una accelerata collettivizzazione delle terre. Sostiene il diritto di secessione delle nazionalità, ma sotto il vincolo della priorità degli interessi del proletariato. La libertà non ha per lui alcun interesse: si interessa agli esperimenti di Pavlov, ed esprime rammarico che il condizionamento non sia applicabile su scala di massa, rendendo inutile la polizia. Scrive a Stalin nel 1922 "noi purificheremo la Russia per molto tempo"; e, sempre nel 1922, a Kurskij, a proposito della sostituzione della Cheka con la Gpu e i metodi legali: "Il tribunale non deve eliminare il terrore; prometterlo significherebbe ingannare se stessi o ingannare gli altri; bisogna giustificarlo e legittimarlo sul piano dei principi, chiaramente, senza falsità e senza abbellimenti. La formulazione deve essere quanto più larga possibile, poiché soltanto la giustizia rivoluzionaria e la coscienza rivoluzionaria decideranno delle condizioni di applicazione più o meno lunga".

Trotskij.
Nel 1924 esplicita nel modo più chiaro il disprezzo per la verità che segna la mentalità dei bolscevichi: "Nessuno di noi desidera o può contestare la volontà del Partito. Chiaramente, il Partito ha sempre ragione. [...] Noi possiamo avere ragione solo con e attraverso il Partito, perché la storia non ha dato altro modo di avere ragione. [...] E se il Partito adotta una decisione che l'uno o l'altro di noi ritiene ingiusta, egli dirà: giusto o ingiusto, è il mio partito, e io sosterrò le conseguenze della decisione fino alla fine".



Questi sono i padri del Comunismo, che teorizzano il terrore e la lotta. (!)

Cosa ha a che spartire un ideologia che si basa su tali concetti con la pace?

Se nemmeno davanti all'evidenza dei testi storici riesci a convincerti, a questo punto ho un forte dubbio che tu non voglia vedere le cose come stanno.
La domanda sorge spontanea: il "terrorismo rivoluzionario" è stato abbracciato dal PCI?
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Per iniziare a programmare c'è solo Python con questo o quest'altro (più avanzato) libro
@LinkedIn Non parlo in alcun modo a nome dell'azienda per la quale lavoro
Ho poco tempo per frequentare il forum; eventualmente, contattatemi in PVT o nel mio sito. Fanboys
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Old 01-10-2008, 11:14   #172
dave4mame
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quindi un teppistello di ideologia neofascista non contagia la religiosa croce celtica.
dico bene?
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Old 01-10-2008, 11:25   #173
LucaTortuga
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quindi un teppistello di ideologia neofascista non contagia la religiosa croce celtica.
dico bene?
Dici bene.

Che poi, di fatto, la pubblica opinione digerisca passivamente, ignorandone il reale significato, certe assurde associazioni solo perchè le vede o le sente ripetere un tot di volte (ho fatto apposta, qualche post indietro, l'esempio di "tangentopoli"; quanta gente è ormai convinta che il suffisso "poli" stia a rappresentare la "corruzione"?) è un altro paio di maniche.

Sul fatto che il "misunderstanding" esista e sia ampiamente diffuso, non ci sono dubbi.

Ma pure sul fatto che la pubblica opinione prenda spesso e volentieri delle colossali cantonate (nella complice indifferenza di chi potrebbe evitargliele, i media), non dovrebbero essercene.
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960).
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Old 01-10-2008, 11:31   #174
dave4mame
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non condivido la posizione, ma perlomeno apprezzo la coerenza

mi aspetto però che adesso tu faccia campagna di sensibilizzazione verso i non pochi che cominciano a strepitare (imho giustamente) quando vedono apparire cerchi crociati.

e, già che ci siamo, ci sarebbe da rieducare anche quelli che ne hanno a male a fronte di queste simpatiche manifestazioni di affetto



dopo tutto i romani mica erano fascisti, no?
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Old 01-10-2008, 11:44   #175
LucaTortuga
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Originariamente inviato da dave4mame Guarda i messaggi
non condivido la posizione, ma perlomeno apprezzo la coerenza

mi aspetto però che adesso tu faccia campagna di sensibilizzazione verso i non pochi che cominciano a strepitare (imho giustamente) quando vedono apparire cerchi crociati.
Lo faccio da tempo.

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Originariamente inviato da dave4mame Guarda i messaggi
e, già che ci siamo, ci sarebbe da rieducare anche quelli che ne hanno a male a fronte di queste simpatiche manifestazioni di affetto
...[CUT IMAGE]...
dopo tutto i romani mica erano fascisti, no?
Dici?

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Old 01-10-2008, 11:55   #176
Kivron
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Inutile lamentarsi di ciò che è POI diventata col tempo...
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“Nel resoconto di un avvenimento,non far sentire al lettore l’opinione che te ne sei fatto.Che te ne sia fatta qualcuna,è inevitabile;chi lo nega o è un imbecille o è un bugiardo.Ma non si può ne deve imporla al lettore;bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano.I fatti vanno raccontati tutti;chi ne censura qualcuno è un disonesto che come tale prima o poi viene smascherato”(Indro Montanelli)
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Old 01-10-2008, 12:19   #177
Jo3
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La domanda sorge spontanea: il "terrorismo rivoluzionario" è stato abbracciato dal PCI?
La struttura militare del Pci fino al '53 e la prospettiva della guerra

Le carte che costituiscono l'appendice alla relazione di Donno confermano, in primo luogo, quanto già emerso dai contributi sapienziali forniti alla Commissione da Victor Zaslavsky e poi ribadito nel libro-intervista del presidente della Commissione Giovanni Pellegrino. Fino al 1953-54 la struttura militare del Pci fu predisposta al fine di sostenere una possibile insurrezione armata ; ad operare come "quinta colonna" in caso d'attacco da parte dell'Unione Sovietica sul continente europeo. Questa prospettiva si fondò sulla convinzione, fatta propria da Stalin e dalla dirigenza staliniana fin dal 1939, dell'inevitabilità di uno scontro ultimativo tra comunismo e capitalismo, che avrebbe assunto la forma e le dimensioni di un nuovo, decisivo, conflitto mondiale. Quest'analisi fu condivisa dalla dirigenza italiana del Pci nella sua interezza. Le carte in questione ridimensionano lo scontro tra Togliatti e Secchia. Esso certamente ci fu, ma ebbe natura tattica piuttosto che strategica. La sua lettura retrospettiva esalta, in ogni caso, la prudenza politica ed il senso di responsabilità internazionale di Togliatti, che fu in gran parte coincidente con quello di Stalin.

Questa situazione si modificò tra il 1953 e il 1954. Molti fattori convergono verso "la svolta". L'avvenuta rottura tra l'Urss e la Jugoslavia chiuse la prospettiva di un corridoio balcanico all'ipotesi d'invasione sovietica. La fine di Stalin allontanò ancora di più la prospettiva imminente dello scontro definitivo. Infine, va tenuto nel debito conto il modificarsi dei rapporti di forza militare tra il mondo occidentale e l'Urss in favore del primo. Il tutto, alimentò nel mondo comunista un ripensamento complessivo dell'antico nesso guerra-rivoluzione


link :

http://www.storialibera.it/epoca_con...lo.php?id=1152


Adesso giochiamo a capire se "il singolo individuo" seguiva le ideologie del PCI?
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Kivron
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Se un sedicente "comunista" dice, pensa o fa una cazzata... questa cazzata non "contagia" in alcun modo l'ideologia "comunista" (che rimane quella teorizzata da Marx).
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La domanda sorge spontanea: il "terrorismo rivoluzionario" è stato abbracciato dal PCI?
Non capisco... dobbiamo considerare in toto le idee di Marx, o le azioni del PCI?
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Cazzata sul Wii|Differenze:e |WII ARE THE WIINNER
“Nel resoconto di un avvenimento,non far sentire al lettore l’opinione che te ne sei fatto.Che te ne sia fatta qualcuna,è inevitabile;chi lo nega o è un imbecille o è un bugiardo.Ma non si può ne deve imporla al lettore;bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano.I fatti vanno raccontati tutti;chi ne censura qualcuno è un disonesto che come tale prima o poi viene smascherato”(Indro Montanelli)
Kivron è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-10-2008, 12:28   #179
dave4mame
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Originariamente inviato da LucaTortuga Guarda i messaggi
Dici?
ci credi che, nel preciso momento in cui ho pigiato invio, ho avuto la certezza che sarebbe apparso la pic di un littore?
dave4mame è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-10-2008, 12:34   #180
LucaTortuga
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Originariamente inviato da dave4mame Guarda i messaggi
ci credi che, nel preciso momento in cui ho pigiato invio, ho avuto la certezza che sarebbe apparso la pic di un littore?
Ci credo sì, anche perchè, allo stesso modo, io non ho saputo resistere alla tentazione di postarla...
__________________
"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960).
LucaTortuga è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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