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#161 | |
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Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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Qualora uno stato invadesse militarmente l'Italia, il paese aggredito ha tutto il diritto di rispondere MILITARMENTE (quindi usando la forza) contro lo stato aggressore, da solo (autotutela singola) e in coalizione (aututela collettiva). Chi dovesse sfilare con la bandiera della pace in quel caso sarebbe un irresponsabile (se non un inbelle o un utile idiota). Il pacifismo poi è ancora più deleterio (almeno nella sua versione radicale)..di certo la gestione pacifica dei conflitti non la si ottiene con una bandieruola da quattro soldi, ma costruendo un sistema non anarchico (sempre se tale ordine sia possibile, gli studiosi di rel int "realisti" negano tale possibilità) che renda poco conveniente l'uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali. (equilibrio, MDA, supergoverno e via dicendo). Il difetto del pacifismo è che si risolve in una pura utopia, in quanto non dà nè risposte, nè soluzioni. Inoltre spesso la pace è il rifugio di chi vuole lo status quo, ma non ha le palle per difenderlo tale status quo. Vaglielo a dire a chi è oppresso (e quindi vuole la rivoluzione, anche violenta), se vuole lo status quo. E' questo "utopismo" da quattro soldi che ha portato ad es. all'eliminazione de facto delle dichiarazioni di guerra (dopo il Patto Kellog-Briand) e al fatto che tutte le guerre a cui il nostro paese aderisce (L'Italia partecipa attivamente ad una coalizione militare nato di occupazione in Afghanistan, chiamata missione ISAF), per non dar fastidio all'opinione pubblica, sono diventate "operazioni di pace". Cerchiamo di essere seri, altro che "bandiere della pace"..nei comuni si esponga la bandiera italiana, non bandiere arcobaleno tanto per fare un pò di carnevale. Ultima modifica di zerothehero : 01-10-2008 alle 00:42. |
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#162 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
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Io stesso mi sono comportato in maniera molto più pacifica di molti sedicenti "pacifisti" rivestiti di arcobaleno. Quote:
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#163 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
Messaggi: 1300
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Il testo integrale e' il seguente (in neretto, le parti che ho tolto) Alle 11.30 del 14 luglio 1948 Palmiro Togliatti viene colpito da tre[2] colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti. L'autore dell'attentato a Togliatti è Antonio Pallante, un giovane iscritto al blocco liberale qualunquista, spaventato dagli effetti che la politica filo-sovietica del "Migliore" avrebbe potuto avere sul Paese. I proiettili sparati da una pistola calibro 38 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa di Togliatti. Ricoverato d'urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni. Sembra che già pochi istanti dopo il suo ferimento, lo stesso Togliatti raccomandasse alla Jotti, che gli era accanto, di passare parola ai vertici del PCI di non appoggiare in nessun modo i tentativi insurrezionali che sicuramente sarebbero scattati, una volta che si fosse sparsa la notizia dell'attentato. Poche ore dopo il ferimento si verificano infatti incidenti a Roma, La Spezia, Abbadia San Salvatore (SI) e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l'amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione. Il Paese sembra sull'orlo della guerra civile. La "longa manu" di Stalin si fa sentire per calmare i dirigenti comunisti più facinorosi, che accarezzano l'idea di cavalcare il moto popolare che si è innescato spontaneamente e al di fuori del loro controllo. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliano un'insurrezione armata, che non avrebbe alcuna speranza di riuscire. Nelle ore in cui si attende l'esito dell'intervento si diffondono le più diverse voci sullo stato di salute di Togliatti: circola addirittura la notizia della morte del segretario comunista. Il clima politico del paese è caldissimo: soltanto due mesi prima, il 18 aprile 1948, le prime elezioni della storia della repubblica avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana sul fronte delle sinistre (Partito Comunista e Partito Socialista). L'operazione a Togliatti va a buon fine ed è proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano a imporre ai membri più importanti della direzione del PCI, Secchia e Longo, di sedare gli animi e fermare la rivolta. Il testo prosegue, ma mi sono limitato alle parti da me ritenute essenziali. Come si nota, il cut da me eseguito prende tutto un paragrafo su chi fu l'attentatore di Togliatti e include anche la parte in cui togliatti ferma la rivolta. Si puo quindi dedurre che il taglio sia stato effettuato su una grossa fetta di testo, e non su un particolare. A riprova, la morigeratezza di Togliatti viene riportata per intero poche righe piu sotto. Per quanto riguarda la seconda domanda, ancora una volta, nel messaggio che ho scritto, vi e' la risposta : La "longa manu" di Stalin si fa sentire per calmare i dirigenti comunisti più facinorosi, che accarezzano l'idea di cavalcare il moto popolare che si è innescato spontaneamente e al di fuori del loro controllo. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliano un'insurrezione armata, che non avrebbe alcuna speranza di riuscire." Mi sembra evidente che il P.C.I. spinto sull'orlo di una guerra civile, si sia mosso in un chiaro e deciso stop contro una battaglia che avrebbe sicuramente perso. riporto per intero , da questo link l'opinione di sinistra http://www.marxismo.net/content/view/1932/92/ Oggi sono ben pochi gli storici o i dirigenti della sinistra che difendono la possibilità di una vittoria della rivoluzione nel luglio del 1948. Un testo su quell’esperienza è addirittura intitolato provocatoriamente “La rivoluzione impossibile”. La pace credo sia un concetto che c'entri poco : piuttosto il timore di una nuova battaglia persa in partenza, dopo la perdita delle elezioni nazionali del 1948 mosse la dirigenza del pci in queste decisioni.
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![]() Referenti in Compravendite Ognuno sceglie le cause per cui combattere in base alla propria statura. Ultima modifica di Jo3 : 01-10-2008 alle 01:02. |
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#164 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Messaggi: 369
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Che, fosse vero, sarebbe peggio ancora. |
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#165 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Messaggi: 369
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Non penso che ci sia bisogno di essere dei comunisti per ammettere che in questo discorso c'è del vero. |
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#166 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
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L'idea delle manifestazioni per la pace può affascinare ma, per quanto ti possa sembrare strano, non è l'unico modo per sostenere la pace, né per cercarla. Del resto, a vedere che pieghe ha talvolta preso il movimento pacifista, sono ben lieto di stare alla larga da tali manifestazioni. Per amor di pace. Si scrive Silvio, con la 'S'.
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#167 | ||||||||||
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Germania
Messaggi: 26110
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Sull'anarchia non ti rispondo nemmeno perché sarebbe tempo perso. Quote:
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In soldoni: continunao a mancare le prove.
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#168 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2005
Città: Firenze
Messaggi: 218
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D'accordissimo con il Comune di Verona, ormai la bandiera della pace è diventata uno dei simboli della sinistra radicale.
Con questo non voglio certo dire che la pace sia una cosa di sinistra...tuttaltro! Comunismo e pace non stanno molto bene insieme, come non starebbero insieme Nazismo e pace. Tempo fa la croce celtica, simbolo cristiano, è diventata il simbolo dell'estrema destra e adesso esporla rientra (giustamente) nel reato di apologia di fascismo..non vedo perchè alla bandiera della pace, non debba essere riservato lo stesso "trattamento".
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#169 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
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Marx. Nei suoi scritti giovanili già critica la democrazia. La questione ebraica (1844): i diritti dell'uomo affermati dalla Rivoluzione francese "non sono altro che i diritti del membro della società civile, cioè dell'uomo egoista, dell'uomo separato dall'uomo e dalla comunità"; la libertà è solo "la libertà dell'uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa"; "il diritto dell'uomo alla proprietà privata è il diritto di godere arbitrariamente senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa, il diritto all'egoismo"; l'uguaglianza "non è altro che l'uguaglianza della libertà sopra descritta, e cioè che ogni uomo viene considerato come una siffatta monade che riposa su se stessa"; "la sicurezza è l'assicurazione del suo egoismo". Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione (1844): "l'arma da critica non può certamente sostituire la critica delle armi, la forza materiale deve essere abbattuta dalla forza materiale". Nel Manifesto del Partito comunista (1848) Marx elabora l'idea che la società comunista può essere raggiunta solo attraverso la "lotta di classe" rivoluzionaria del proletariato e teorizza l'abolizione dei diritti individuali di libertà: "il proletariato si servirà del dominio politico per strappare alla borghesia tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello stato"; deve "distruggere tutte le sicurezze private e tutte le guarentigie private finora esistite". Negli stessi mesi si richiama esplicitamente alla pratica del terrore esercitata dai giacobini cinquant'anni prima. Vittoria della controrivoluzione a Vienna (1848): "C'è un solo mezzo per abbreviare, semplificare, concentrare l'agonia assassina della vecchia società e le doglie sanguinose della nuova società, un solo mezzo: il terrorismo rivoluzionario". Anche l'amico e collaboratore Engels in quegli anni teorizza il terrore. In La lotta delle nazioni, risposta all'Appello agli slavi di Bakunin (1848), Engels dichiara che "la prossima guerra mondiale farà sparire dalla faccia della terra non soltanto classi e dinastie reazionarie, ma interi popoli reazionari", come, appunto, diverse etnie slave che hanno contrastato la rivoluzione tedesca. Di nuovo, ne Il panslavismo democratico sulla "Neue Rheinische Zeitung" rifiuta le "frasi sentimentali sulla fratellanza" offerte dalle "nazioni più controrivoluzionarie d'Europa" e afferma che "l'odio per i russi è stato ed è ancora la prima passione rivoluzionaria dei tedeschi" e che la rivoluzione richiede "il terrorismo più risoluto" e una "lotta di annientamento contro lo slavismo traditore". E Marx, fallita la rivoluzione, in La soppressione della "Neue Rheinische Zeitung" (1949): "Noi non abbiamo riguardi; noi non ne attendiamo da voi. Quando sarà il nostro tempo, non abbelliremo il terrore". L'anno dopo, Marx e Engels insieme, nell'Indirizzo al Comitato centrale del marzo 1850, invocano una "decisissima centralizzazione del potere nelle mani dello stato" e "misure di terrore". Teorizzano l'impiego di qualsiasi mezzo, anche immorale, necessario per fare trionfare la rivoluzione. Scrivono a G.A.Koettgen: "Agite gesuiticamente, buttate alle ortiche la germanica probità, onestà, integrità [...] I mezzi per noi aumenteranno, l'antagonismo fra il proletariato e la borghesia si inasprisce. In un partito si deve appoggiare tutto ciò che aiuta ad avanzare, senza farsi noiosi scrupoli morali". Vent'anni dopo, Marx ed Engels accusano la Comune di Parigi di non avere saputo usare fino in fondo la violenza rivoluzionaria. Marx, La guerra civile in Francia (1871): la Comune ha il merito di avere sostituito l'"autogoverno dei produttori" al "vecchio governo centralizzato", mostrando la forma politica che deve assumere la lotta di classe proletaria. Engels, in Dell'autorità (1873), precisa: "Una rivoluzione è certamente la cosa piú autoritaria che vi sia; è l'atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all'altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?". Nella Critica al programma di Gotha (1875), Marx parla della "dittatura del proletariato" necessaria nella transizione alla società comunista e specifica che essa non sarà di breve durata. Lenin. In gioventù manifesta simpatia per la formazione terrorista Volontà del Popolo. La conversione al marxismo non dissolve il culto per la violenza rivoluzionaria che lo ha ispirato da giovane. Già in Da dove cominciare (1901) ricorda: "In linea di principio noi non abbiamo mai rinunciato e non possiamo rinunciare al terrorismo". Con Che fare? (1902) si pronuncia per la trasformazione del partito marxista russo in un partito di "rivoluzionari professionali" ideologicamente compatto, retto da una ferrea disciplina e pronto a guidare l'insurrezione armata. In Due tattiche della socialdemocrazia (1905) dichiara esplicitamente obiettivi e forme del terrore di massa: "regolare i conti con lo zarismo e l'aristocrazia alla plebea, sterminando implacabilmente i nemici della libertà". Convocato nel 1907 davanti al Consiglio del partito per l'asprezza delle critiche ai menscevichi, ammette di avere perseguito consapevolmente una tattica indirizzata a diffamare l'avversario politico e a creare odio nei suoi confronti: egli pensa che il rivoluzionario non debba essere trattenuto da alcuno scrupolo morale. Lezioni della Comune (1908): la rivoluzione proletaria della Comune è fallita per l'eccessiva generosità del proletariato; "avrebbe dovuto sterminare i suoi nemici", invece che "esercitare un'influenza morale su di loro". In Stato e rivoluzione (1917) sviluppa le idee di Marx ed Engels sulla Comune, insistendo sul fatto che la dittatura del proletariato è incompatibile col parlamentarismo e che il proletariato rivoluzionario deve "spezzare" la macchina dello stato borghese. In I bolscevichi conserveranno il potere? (1917): "La rivoluzione è la lotta di classe e la guerra civile più acuta, più selvaggia e più esasperata", richiede un "uso implacabilmente duro, rapido e deciso della violenza". L'anno dopo, già al potere, ne La dittatura del proletariato e il rinnegato Kautsky (1918) attacca duramente il leader socialista tedesco, che difende il metodo democratico e critica l'autoritarismo dei bolscevichi. Nel luglio 1918 attacca decisamente Zinovev che ha trattenuto i bolscevichi di Pietrogrado dallo scatenare il "terrore di massa": "Bisogna stimolare forme energiche e massicce del terrore contro i controrivoluzionari". Ma lo stesso Zinovev in una assemblea di partito a Pietrogrado il 17 settembre 1918: "Dobbiamo conquistare per noi novanta dei cento milioni di abitanti della Russia che vivono sotto i soviet. Al resto non abbiamo nulla da dire: devono essere sterminati". Il discorso viene accolto da scroscianti applausi. E' stato pubblicato recentemente un documento del 1918 nel quale Lenin scrive di suo pugno che le rivolte contadine "devono essere represse senza pietà". Ordina ai comunisti di un villaggio: "impiccate senza esitare, così la gente vedrà, almeno cento noti kulaki, ricchi, sanguisughe". Nel 1919: "Noi non riconosciamo né libertà né uguaglianza né democrazia del lavoro, se queste cose si oppongono agli interessi dell'emancipazione del lavoro dall'oppressione del capitale". Immemore del proclamato diritto dei popoli all'autodeterminazione, nell'estate del 1920, ordina ai comandanti dell'Armata rossa: "noi dobbiamo prima sovietizzare la Lituania e renderla dopo ai lituani". In L'estremismo, malattia infantile del comunismo (1920): "Bisogna affrontare tutti i sacrifici e - in caso di necessità - ricorrere a tutte le astuzie, a tutte le furberie, ai metodi illegali, alle reticenze, all'occultamento della verità, pur di introdursi nei sindacati, pur di rimanere in essi, pur di svolgervi a qualsiasi costo un lavoro comunista". Teorizza la "violenza sistematica contro la borghesia e i suoi complici", parla di "ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo; delle pulci: i furfanti; delle cimici: i ricchi, etc.". Parla di "lotta finale", di "guerra implacabile", di "annientamento implacabile" e di "sterminio sanguinoso dei ricchi". Definisce i borghesi "parassiti" e "vampiri". Nel 1922, al momento di lanciare la prima grande offensiva contro la Chiesa ortodossa: "E' precisamente ora e solo ora, quando nelle regioni affamate la gente mangia carne umana, e centinaia se non migliaia di cadaveri riempiono le strade, che noi possiamo (e perciò dobbiamo) effettuare la confisca dei beni ecclesiastici con la più feroce e spietata energia, senza fermarci prima di avere schiacciato ogni resistenza"; "applicate ai preti la più estrema forma di punizione". Angelica Balabanoff, dirigente dell'Internazionale comunista, ricorda il cinismo con cui Lenin consigliava di diffamare i riformisti e i comunisti non fedeli alla Russia bolscevica, per distruggerne la reputazione presso gli operai, o di corrompere con denaro gli avversari del comunismo. Nel 1924 lo scrittore socialista Maksim Gorkij ritrae il Lenin da lui incontrato come una persona per cui gli esseri umani non hanno "quasi alcun interesse" e la classe operaia è solo "materia prima" per l'azione politica. La sua doppiezza è sistematica e teorizzata. Nel 1905 è scettico sui soviet, in quanto organizzazioni non di partito; nel 1917 teorizza il potere assoluto dei soviet; dalla presa del potere in poi svuota i soviet di qualsiasi significato politico. Fino al 1905, da marxista ortodosso, sostiene che i contadini sono piccolo-borghesi e quindi nemici della lotta socialista proletaria; dopo il 1905 adotta, contro i menscevichi, l'idea che i contadini siano alleati della lotta socialista proletaria; tra il 1917 e l'inizio del 1918, per ingraziarsi i contadini, accetta la parola d'ordine della spartizione delle grandi proprietà, fino ad allora sostenuta dai socialisti rivoluzionari e rifiutata dai bolscevichi come reazionaria; nel 1918 la sconfessa a favore di una accelerata collettivizzazione delle terre. Sostiene il diritto di secessione delle nazionalità, ma sotto il vincolo della priorità degli interessi del proletariato. La libertà non ha per lui alcun interesse: si interessa agli esperimenti di Pavlov, ed esprime rammarico che il condizionamento non sia applicabile su scala di massa, rendendo inutile la polizia. Scrive a Stalin nel 1922 "noi purificheremo la Russia per molto tempo"; e, sempre nel 1922, a Kurskij, a proposito della sostituzione della Cheka con la Gpu e i metodi legali: "Il tribunale non deve eliminare il terrore; prometterlo significherebbe ingannare se stessi o ingannare gli altri; bisogna giustificarlo e legittimarlo sul piano dei principi, chiaramente, senza falsità e senza abbellimenti. La formulazione deve essere quanto più larga possibile, poiché soltanto la giustizia rivoluzionaria e la coscienza rivoluzionaria decideranno delle condizioni di applicazione più o meno lunga". Trotskij. Nel 1924 esplicita nel modo più chiaro il disprezzo per la verità che segna la mentalità dei bolscevichi: "Nessuno di noi desidera o può contestare la volontà del Partito. Chiaramente, il Partito ha sempre ragione. [...] Noi possiamo avere ragione solo con e attraverso il Partito, perché la storia non ha dato altro modo di avere ragione. [...] E se il Partito adotta una decisione che l'uno o l'altro di noi ritiene ingiusta, egli dirà: giusto o ingiusto, è il mio partito, e io sosterrò le conseguenze della decisione fino alla fine". Questi sono i padri del Comunismo, che teorizzano il terrore e la lotta. (!) Cosa ha a che spartire un ideologia che si basa su tali concetti con la pace? Se nemmeno davanti all'evidenza dei testi storici riesci a convincerti, a questo punto ho un forte dubbio che tu non voglia vedere le cose come stanno.
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![]() Referenti in Compravendite Ognuno sceglie le cause per cui combattere in base alla propria statura. Ultima modifica di Jo3 : 01-10-2008 alle 10:54. |
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#170 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
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Così come un pirla che manifesta in piazza, non trasmette la propria "pirlite" alla bandiera che tiene in mano (il cui significato rimane quello pensato dal suo creatore). Le qualità personali e le azioni di chi manifesta la propria adesione ad un'ideale, non incidono nè modificano in nessun modo l'ideale stesso. Ma è così difficile da capire sto concetto?
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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#171 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Germania
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#172 |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
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quindi un teppistello di ideologia neofascista non contagia la religiosa croce celtica.
dico bene? |
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#173 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
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Che poi, di fatto, la pubblica opinione digerisca passivamente, ignorandone il reale significato, certe assurde associazioni solo perchè le vede o le sente ripetere un tot di volte (ho fatto apposta, qualche post indietro, l'esempio di "tangentopoli"; quanta gente è ormai convinta che il suffisso "poli" stia a rappresentare la "corruzione"?) è un altro paio di maniche. Sul fatto che il "misunderstanding" esista e sia ampiamente diffuso, non ci sono dubbi. Ma pure sul fatto che la pubblica opinione prenda spesso e volentieri delle colossali cantonate (nella complice indifferenza di chi potrebbe evitargliele, i media), non dovrebbero essercene.
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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#174 |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
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non condivido la posizione, ma perlomeno apprezzo la coerenza
mi aspetto però che adesso tu faccia campagna di sensibilizzazione verso i non pochi che cominciano a strepitare (imho giustamente) quando vedono apparire cerchi crociati. e, già che ci siamo, ci sarebbe da rieducare anche quelli che ne hanno a male a fronte di queste simpatiche manifestazioni di affetto ![]() dopo tutto i romani mica erano fascisti, no? |
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#175 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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#176 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2006
Città: Torino
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Cazzata sul Wii|Differenze: e |WII ARE THE WIINNER“Nel resoconto di un avvenimento,non far sentire al lettore l’opinione che te ne sei fatto.Che te ne sia fatta qualcuna,è inevitabile;chi lo nega o è un imbecille o è un bugiardo.Ma non si può ne deve imporla al lettore;bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano.I fatti vanno raccontati tutti;chi ne censura qualcuno è un disonesto che come tale prima o poi viene smascherato”(Indro Montanelli) |
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#177 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
Messaggi: 1300
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Le carte che costituiscono l'appendice alla relazione di Donno confermano, in primo luogo, quanto già emerso dai contributi sapienziali forniti alla Commissione da Victor Zaslavsky e poi ribadito nel libro-intervista del presidente della Commissione Giovanni Pellegrino. Fino al 1953-54 la struttura militare del Pci fu predisposta al fine di sostenere una possibile insurrezione armata ; ad operare come "quinta colonna" in caso d'attacco da parte dell'Unione Sovietica sul continente europeo. Questa prospettiva si fondò sulla convinzione, fatta propria da Stalin e dalla dirigenza staliniana fin dal 1939, dell'inevitabilità di uno scontro ultimativo tra comunismo e capitalismo, che avrebbe assunto la forma e le dimensioni di un nuovo, decisivo, conflitto mondiale. Quest'analisi fu condivisa dalla dirigenza italiana del Pci nella sua interezza. Le carte in questione ridimensionano lo scontro tra Togliatti e Secchia. Esso certamente ci fu, ma ebbe natura tattica piuttosto che strategica. La sua lettura retrospettiva esalta, in ogni caso, la prudenza politica ed il senso di responsabilità internazionale di Togliatti, che fu in gran parte coincidente con quello di Stalin. Questa situazione si modificò tra il 1953 e il 1954. Molti fattori convergono verso "la svolta". L'avvenuta rottura tra l'Urss e la Jugoslavia chiuse la prospettiva di un corridoio balcanico all'ipotesi d'invasione sovietica. La fine di Stalin allontanò ancora di più la prospettiva imminente dello scontro definitivo. Infine, va tenuto nel debito conto il modificarsi dei rapporti di forza militare tra il mondo occidentale e l'Urss in favore del primo. Il tutto, alimentò nel mondo comunista un ripensamento complessivo dell'antico nesso guerra-rivoluzione link : http://www.storialibera.it/epoca_con...lo.php?id=1152 Adesso giochiamo a capire se "il singolo individuo" seguiva le ideologie del PCI?
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![]() Referenti in Compravendite Ognuno sceglie le cause per cui combattere in base alla propria statura. Ultima modifica di Jo3 : 01-10-2008 alle 12:23. |
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#178 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2006
Città: Torino
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#179 |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
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#180 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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