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Old 22-11-2007, 22:47   #141
Igor
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Il caso L'inchiesta sulla bancarotta del sondaggista
Crespi, 31 parlamentari intercettati
Dall'ex premier a Bobo Craxi: registrazioni «di sponda», no dei pm alle sbobinature


MILANO - Trentuno parlamentari intercettati indirettamente. Da Silvio Berlusconi a Giulio Tremonti, da Francesco Cossiga a Bobo Craxi, da Cesare Previti a Sandro Bondi, da Claudio Scajola a Paolo Bonaiuti, da Maurizio Gasparri a Francesco Storace, dall'avvocato Niccolo Ghedini a Katia Bellillo: tanti sono i deputati e i senatori che, tra giugno 2004 e febbraio 2005, l'inchiesta milanese sulla bancarotta della Hdc di Luigi Crespi (l'ex sondaggista di Berlusconi arrestato nel 2005) si è trovata a intercettare di sponda: cioè imbattendovisi quali interlocutori o degli indagati intercettati (come lo stesso Crespi) di persone non indagate ma con l'utenza in quel momento ugualmente sotto controllo dei pm (come l'ex presidente di Patrimonio spa Massimo Ponzellini, oggi presidente di Impregilo, Nicolo Querci, vicepresidente di Rti, la società delle tv Mediaset).

Ma diversamente da altri recenti incroci tra politica e inchieste, queste intercettazioni resteranno patrimonio solo di chi le ha captate e ascoltate. Perché, questa estate, i pm Pedio e Pellicano le hanno ritenute tutte di contenuto penalmente non rilevante, nei confronti sia dei politici sia dei loro interlocutori (compresi gli indagati). Non le hanno fatte perciò trascrivere alla GdF, e neanche riassumere nei «brogliacci», schede che in due righe indicano data-orario-interlocutori e argomento del colloquio: in ossequio alla legge Boato, di recente però bocciata dalla Consulta nella parte in cui vietava di utilizzarle almeno contro i non-parlamentari, sono state stralciate dal processo. E nessuno dei difensori, ammessi ad ascoltarle, ne ha chiesto l'utilizzo.

Si sono così «perse», fra esse, ad esempio tre telefonate di Berlusconi con Deborah Bergamini (sua ex segretaria, poi al marketing Rai), che ne ha anche una con Bondi, Cicchitto, Massimo Baldini, Paolo Ricciotti e Katia Bellillo. Berlusconi, da premier, ne ha poi dodici con Querci (alla testa delle 3 reti tv di Mediaset). Tante quelle di Bobo Craxi con i fratelli Crespi. In decine è Alfredo Messina (n.2 di Mediolanum, teste nei processi Sme a Berlusconi e Previti) a parlare con l'avvocato Ghedini e lo stesso Previti. Dieci i contatti fra Tremonti e un manager di Crespi, Marini. L'inchiesta Hdc si è già conclusa con accuse di concorso nella bancarotta a Crespi, a Fiorani e al manager Publitalia Pravadelli; e i pm, che non hanno mai indagato Berlusconi Tremonti nonostante le prospettazioni di Crespi, hanno derubricato in favoreggiamento l'accusa al presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, «il dottore» di talune intercettazioni tra Messina e Crespi. Ma anche qui la Procura ha ritenuto irrilevanti per l'indagine (e dunque non ha fatto trascrivere) la montagna di telefonate fra gli intercettati e i non-politici (come i dirigenti di Rai e Mediaset). Diversamente però da quelle con i politici, di queste telefonate restano agli atti i brogliacci GdF.

Luigi Ferrarella
[email protected]

CORRIERE DELLA SERA
22-11-2007
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Old 23-11-2007, 06:20   #142
DonaldDuck
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Un articolo birichino...
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Compagni, che volete di più?

E' nata ieri una grande banca democratica. Nel senso di Partito democratico: l'azionista di riferimento sono i Ds. La nuova banca nasce con l'acquisto da parte del Monte dei Paschi di Siena dell'Antonveneta. Ricordate il «facci sognare» - ancorché ironico - con il quale telefonicamente D'Alema accolse la notizia fornita da Consorte che l'Unipol era in procinto di comprare la Bnl? Quell'affare fallì e le code giudiziarie non mancano. Però il sogno si è realizzato. Ora anche la sinistra ha una sua superbanca e per di più inattaccabile perché, dicono gli esperti, il Monte dei Paschi non è «contendibile»: l'azionista di maggioranza (la Fondazione Montepaschi) ne ha un controllo quasi assoluto fino a quando il comune di Siena rimarrà (auguriamoci a lungo) nelle mani della sinistra senese targata D'Alema.
C'è da scommettere che questa volta nessuno oserà aprire bocca. Il riferimento non è al centro-destra che sicuramente avrà da ridire, ma a quella parte del Pd che in occasione del tentativo di scalata della Bnl da parte dell'Unipol da ridire ne ebbe parecchio. Anche se l'Italia è piena di banche popolari «bianche» per il colore (il biancofiore) di riferimento politico passato.
Con l'acquisizione di Antonveneta da parte di Rocca Salimberni (la sede del Montepaschi) il sistema bancario italiano diventa un sistema «chiuso» dominato da un oligopolio nel quale tre sole banche controllano oltre il 60% del credito totale. Chi crede nella bontà della libera concorrenza avrà da dolersi. Ma, ci dicono, il sistema bancario deve necessariamente crescere, perché chi è piccolo viene inevitabilmente «mangiato» dalla concorrenza. Il problema è che un po' tutto sta diventando grande e oligopolistico: l'energia, il settore chimico e farmaceutico, la distribuzione sempre più grande e nelle mani di pochi gruppi, per lo più stranieri. E' la globalizzazione, ci dicono. Sarà, ma un po' schifo lo fa.
Quattro anni fa l'Antonveneta era una bella banca appetibile. Aveva molti occhi addosso. Anche quelli del Montepaschi. Ma non se ne fece niente. E Antonveneta finì nel mirino di Fiorani e dei furbetti del quartierino dai quali, prudentemente, Montepaschi si tenne alla larga, al contrario di Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia che faceva il tifo per l'italianità della banca. Come è finita è noto: qualcuno in galera, Antonveneta acquistata dall'olandese Abn Amro. Ma dopo pochi mesi il cacciatore è diventato preda e alcune settimane fa l'Abn (e quindi Antonveneta) è finita nella mani di tre banche, tra le quali il gruppo spagnolo Santander che l'ha ricevuta in dote. Insomma, siamo al mercante in fiera. Ma la cosa peggiore è il progressivo allontanamento delle banche (sempre più impegnate a giocare con gli hedge fund) dal territorio.Speriamo non accada per l'Antonveneta, radicata nel Nord Est, un po' di destra e xenofobo, ma vitale.
Insomma, compagni: abbiamo una grande banca, una assicurazione (Unipol) e siamo al governo. Che vogliamo di più dalla vita?
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Old 23-11-2007, 08:30   #143
flisi71
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Riportiamo in tema la discussione.

http://www.repubblica.it/2007/11/sez...ne-verita.html

Operazione verità
di GIUSEPPE D'AVANZO

Nel bestiario italiano dei complotti, autentici o fasulli, fanno spesso capolino i ragni, i serpenti e le piovre più o meno gigantesche. La presenza in scena delle iene e degli sciacalli non è abituale, in verità. Evocati ora da Berlusconi, chi - nello scandalo delle collusioni Rai-Mediaset - ha la parte dei due tristi mammiferi? Iene e sciacalli hanno l'abitudine di cibarsi di carogne. Escluso che Berlusconi sia una carogna, come curiosamente lascia intendere una sua dichiarazione, si deve pensare - a voler stare ai fatti - che "la carogna" sia, debba essere la Rai.

E' intorno al servizio pubblico morente, infatti, che si aggiravano iene e sciacalli per divorarne le risorse, le potenzialità, l'efficienza, la missione, cioè il braccio, il cuore e l'anima. Conviene uscire dal bestiario. E' buono soltanto per alzare polveroni e mettere in moto il consueto processo di "vittimizzazione" utile al Cavaliere per liquidare la questione e parlare d'altro.

Non è la sola cortina fumogena che pretende di nascondere alla vista il focus dello scandalo. E' soltanto un diversivo manipolatorio, per dire di un'altra, discutere di intercettazioni. E' un rilievo del tutto fantasioso, una polemica ammuffita. Il presidente della Repubblica, pur non facendo esplicito riferimento al caso Rai-Mediaset, ha posto ieri la questione nei giusti termini: è bene che le intercettazioni restino nei faldoni dell'istruttoria, dove devono essere custodite, "almeno finché c'è il segreto istruttorio". E' quel che è accaduto.
In quest'affare, non c'è più alcun segreto istruttorio. L'inchiesta è chiusa. Non ci saranno più atti investigativi. Tutte le fonti di prova sono state consegnate, lunedì scorso, ai collegi di difesa degli indagati che ne hanno preso visione.

Come non è persecutorio - altra cortina fumogena - che la procura di Milano abbia voluto, nel corso dell'inchiesta, sapere di più di Deborah Bergamini, direttore del marketing della Rai, già assistente personale di Silvio Berlusconi. Come scrivono i pubblici ministeri chiedendo al giudice l'autorizzazione all'ascolto, "Deborah Bergamini è un alto dirigente della Rai, amica di Luigi Crespi (l'indagato). E' a conoscenza delle vicende della società HDC spa (è la società dell'indagato) e in particolare dei rapporti intercorsi con Publitalia/Forza Italia come emerge da alcune telefonate intercorse tra lei e Crespi". Crespi è già intercettato, dunque. Ascoltandolo, si comprende che la Bergamini la sa lunga sull'oggetto dell'indagine.
Il pubblico ministero chiede che le intercettazioni si estendano alle sue telefonate. E' l'onesta e abituale prassi. Punto.

La terza cortina fumogena è la più buffa. Raccontare lo scandalo Rai-Mediaset, si dice, è stato soltanto una botta a freddo alle possibilità di dialogo sulla legge elettorale tra Veltroni e Berlusconi. Come se il sistema elettorale fosse all'incanto e lo si potesse barattare con il silenzio sul conflitto di interessi. Che il Cavaliere possa crederlo, non è una novità dai tempi della Bicamerale. Che nella trappola ci caschi Veltroni, nessuno in buona fede è autorizzato a pensarlo.

Bisogna lasciare da parte le manovre diversive che servono a "interrompere il fuoco" e andare al sodo. Più della metà degli italiani, secondo una ricerca della federazione degli editori, si informa in maniera esclusiva attraverso la televisione senza integrare le sue informazioni con altri media. La proporzione è peggiore della media degli altri paesi europei.
Il primato della televisione come fonte primaria ed esclusiva d'informazione diventa assoluto e stupefacente durante le competizione elettorali.
Il 77,3 per cento degli italiani vi si affida, mentre soltanto il 6,6 per cento si rivolge ai giornali (blog, on line e digitale non sono ancora in grado di "fare massa", per lo meno nelle ricerche demoscopiche).


Quindi, se in Italia controlli la televisione (e cinque telegiornali su sei) hai la possibilità di fare tre operazioni decisive. Scrutini il chi, il che cosa e il come. Comandi l'attenzione del pubblico (decidi non soltanto di che cosa si discute e già basterebbe, ma di che cosa non si discute). Hai il potere di definire i criteri che ne informano il giudizio (Non approfondisci mai alcun problema, lo proponi in modo sintetico e semplificato nella chiave "sei d'accordo o sei contrario", "sei ostile e favorevole": il contenuto non importa, conta solo con chi stai). Ma soprattutto chi controlla la televisione può "fare la lista", come spiega Giancarlo Bosetti nel suo "spin", può selezionare la classifica delle notizie del giorno, determinare che cosa andrà o non andrà nella prima parte dei telegiornali, di che cosa si occuperanno e come i talk show.

Lo scandalo non è che queste tre operazioni siano state nelle mani della squadra di un uomo solo, equamente disposti in Rai e in Mediaset. Questo lo si sapeva, come potenzialmente eravamo tutti consapevoli dell'esplosività di quel conflitto di interessi per la qualità della nostra democrazia. Lo scandalo è che quella "squadra", organizzata come una "struttura delta", ha concretamente disegnato giorno dopo giorno, a tavolino, una realtà italiana ingannevole e artefatta, eliminando le perturbazioni negative e le rogne del governo, deviando lo sguardo dell'opinione pubblica verso le mosse favorevoli o in apparenza favorevoli, ora sollecitando odio e risentimento ora creando e accompagnando emozioni sociali.

Ricordiamo tutti come la criminalità predatoria e l'insicurezza sociale, punte di lancia ossessive fino alla paranoia dell'informazione Mediaset alla vigilia delle elezioni del 2001, siano state con Berlusconi a Palazzo Chigi del tutto eliminate dall'informazione Rai-Mediaset, sostituite con i "pericoli concreti e imminenti" di un'inesistente minaccia terroristica islamica.
Lo scandalo allora non sono né le intercettazioni né la violazione della privacy di alti dirigenti pubblici infedeli.

Lo scandalo è l'irrealtà in cui hanno vissuto gli italiani, privati della capacità di giudicare liberamente gli affari pubblici. Lo scandalo è un'informazione pubblica che ha mortificato la loro facoltà di ragionare; li ha trasformati a comando in confusi e raggirati "testimoni di nulla"; ne ha manipolato le percezioni; li ha resi incapaci di partecipare con consapevolezza a quella competizione tra élite per la conquista del potere politico che è la democrazia.

E' uno scandalo che innanzitutto impone di accertare i fatti e la verità.
E' senza dubbio un dovere della dirigenza della Rai verificare chi ha fatto che cosa e nell'interesse di chi, nel rispetto delle garanzie delle persone, ma anche a protezione degli interessi degli utenti e della pubblica opinione, della credibilità dell'azienda, del mercato, della concorrenza, che ne escono sfigurate. Ma, a questo punto, non appare opportuno che l'inchiesta resti "interna" affidata soltanto a funzionari Rai. Si può davvero incaricare l'assai discusso "ufficio legale" di viale Mazzini dell'accertamento dei fatti? Si può fare affidamento soltanto sull'orgogliosa autonomia dell'"auditing" per venire a capo di metodi e responsabilità? Non è legittimo e più accorto pensare che quei dirigenti, quei funzionari possano essere condizionati (o anche soltanto apparire condizionati) dalla prudenza di chi sa che, prima o poi, ci potrà essere un cambio di stagione politica?

La verità è che nessuno in Rai oggi è in grado di dire fin dove si sono spinti gli accordi collusivi, forse nemmeno la direzione generale. Ben vengano le inchieste dell'Autorità garante della concorrenza e quella per le garanzie nelle comunicazioni, ma anche la Rai, per quest'operazione verità, spezzi subito il cerchio della sua autorefenzialità affidando a un comitato di saggi esterno (ex-presidenti dell'Authority, presidenti emeriti della Corte Costituzionale, per esempio) la rigorosa ricostruzione dei più infelici anni della sua storia.



(23 novembre 2007)
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Ciao

Federico
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FORZA GAIA !!
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Old 23-11-2007, 09:02   #144
Ser21
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Chi volesse approfondire queste tematiche deve leggere per forza due libri:
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Old 23-11-2007, 09:05   #145
nomeutente
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Old 23-11-2007, 09:20   #146
Sursit
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Chi volesse approfondire queste tematiche deve leggere per forza due libri:
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Letture sicuramente interessanti, però basta vedere Pionati deputato eletto con l'UDC per avere qualche "vago" sospetto................
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Old 23-11-2007, 09:21   #147
fracarro
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Sviare? Andare volutamente OT? Chissà.
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Old 23-11-2007, 09:24   #148
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Chiamate i vigili del fuoco! Qualcuno da dietro le quinte ha appiccato un incendio...
http://www.corriere.it/politica/07_n...ba99c53b.shtml
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La paura dell'inciucio

Fini si smarca dal Cavaliere sulla Rai e ora fa sperare il governo

I riflettori sono tutti puntati sul dialogo fra Silvio Berlusconi e il Pd; sull'«inevitabilità» di un accordo sul sistema elettorale per evitare il referendum; sulla genialità delle mosse spiazzanti del Cavaliere e sui conati neocentristi. Ma nell'ombra, per ora a puntellarsi sembra Romano Prodi. Qualcuno nutre ancora la speranza che il Welfare regali la crisi di governo mancata. Eppure, la fine della Cdl dà a palazzo Chigi la sensazione che le votazioni al Senato saranno meno pericolose: sebbene la maggioranza resti risicata, e rischi di non bastare.

I veleni su Rai e Mediaset sono un indizio principe. Se l'antiberlusconismo è il cemento dell'Unione, sembra quasi che negli ultimi giorni abbia fatto proseliti. La resa dei conti tra il Cavaliere e Gianfranco Fini rende improbabile il «sì» di An al voto anticipato: basta registrare la dispettosa neutralità finiana sul cosiddetto «patto segreto» di non aggressione Rai-Mediaset. L'Udc di Pier Ferdinando Casini spera di incassare il proporzionale, ma teme le urne nel 2008.

E nel centrosinistra si riformano gli anticorpi contro la trattativa con Berlusconi. Prodi ha dato il «la» l'altra sera, incontrando le senatrici dell'Unione. «Bisogna» ha detto « evitare il rischio inciucio»: parolina magica evocata per bruciare chi tende troppo la mano all'opposizione. A ruota sono arrivati i radicali, pronti a mobilitarsi contro «il proporzionale di Berlustroni »: neologismo col quale si vorrebbe bollare la simbiosi fra segretario del Pd ed ex premier. E la Destra di Storace accusa Fini di «favorire Prodi» oggettivamente.

Sono intralci sulla strada del leader del Pd. Berlusconi si dice sicuro che non fermeranno il dialogo. Veltroni ha il sostegno del presidente del Consiglio: anche perché continua a ribadire che non ci saranno elezioni nel 2008; né tratterà mai «la scadenza del governo» con il Cavaliere. Non solo: sostiene che la nascita del Pd ha accelerato la frantumazione della Cdl. È possibile. Ma forse il centrodestra è esploso anche perché il governo ha retto.

Le tensioni che affiorano nel Pd dicono comunque che la leadership veltroniana deve radicarsi ulteriormente. Le pressioni su Veltroni perché celebri il congresso del nuovo partito nel 2008 sono forti. È difficile sapere se Prodi soffi sulle inquietudini degli alleati. Continuano le scommesse su una crisi «al massimo» entro primavera e il capo del governo deve sperare nella compattezza del Pd. Ma sembra convinto della propria debolezza di ferro. Nell'evoluzione di questi giorni si può nascondere un'insidia oppure un'opportunità per durare: nonostante tutto.

Massimo Franco
23 novembre 2007

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Old 23-11-2007, 09:35   #149
Ser21
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Letture sicuramente interessanti, però basta vedere Pionati deputato eletto con l'UDC per avere qualche "vago" sospetto................
cosa c'entra pionati dell'udc ?!
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L'uso criminoso della Tv
Marco Travaglio


Chapeau. Nemmeno il più feroce demonizzatore, il più accanito antiberlusconiano poteva immaginare la meticolosità, la scientificità, la capillarità del controllo esercitato su ogni minuto, ogni minimo dettaglio di programmazione Rai dagli uomini Mediaset infiltrati da Silvio Berlusconi nel cosiddetto “servizio pubblico”. Intendiamoci: la fusione Rai-Mediaset in un’indistinta Raiset al servizio e a maggior gloria del Cavaliere si notava a occhio nudo e questo giornale, da Furio Colombo in giù, l’ha sempre denunciato. Ma le intercettazioni della Procura di Milano, disposte nell’inchiesta sul fallimento del sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi, e pubblicate da Repubblica dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio la privatizzazione della Rai da parte della “concorrenza” e la sua trasformazione in una succursale di Mediaset.

Da sette lunghi anni, cioè da quando Berlusconi tornò al governo e occupò militarmente Viale Mazzini, la Rai è cosa sua, un feudo privato da usare per blandire gli amici, manganellare i nemici, ammonire gli alleati appena un po’ critici, ma soprattutto per celebrare le gesta del Capo. Tacendo le notizie scomode, enfatizzando quelle comode, parlando solo di quel che vuole Lui. Non c’è voluto molto per ridurre quella che fu la prima azienda culturale d’Europa e alfabetizzò l’Italia in una miserabile Pravda ad personam: è bastato sistemare una dozzina di visagisti, truccatori e politicanti berlusconiani nei posti giusti e lasciarne molti di più sulle poltrone precedentemente occupate. Intanto venivano cacciati i Biagi, i Santoro e i Luttazzi, poi le Guzzanti e gli altri della seconda ondata, incompatibili col nuovo corso. Ma non perché fossero “di sinistra”. Perché sono fior di professionisti: con due o tre programmi ben fatti avrebbero rovinato tutto. Se qualcuno li chiama per pregarli di nascondere i dati delle elezioni amministrative per non far soffrire il Cavaliere, quelli mettono giù («uso criminoso della televisione pagata coi soldi di tutti»). I rimasti, invece, obbediscono ancor prima di ricevere l'ordine. Si spiegano così non solo le epurazioni bulgare e post-bulgare, ma anche lo sterminio delle professionalità, soprattutto nella rete ammiraglia di Rai1, affidata (tuttoggi) al fido Del Noce: uno che, oltre ad aver epurato Biagi, è riuscito a litigare persino con Baudo, Arbore, Frizzi, Carrà e Celentano. Chi ha idee e talento ha più séguito, dunque è più libero e meno censurabile, ergo inaffidabile. I superstiti, invece, sono pronti a qualunque servizio e servizietto. Il Papa sta morendo e il Ciampi prepara un messaggio a reti unificate? Anziché preoccuparsi che la Rai copra la notizia meglio della concorrenza, i dirigenti berlusconiani pianificano una degna uscita mediatica del Capo, onde evitare che il Quirinale lo oscuri. Il Papa muore proprio alla vigilia delle amministrative, distraendo gli elettori cattolici dal dovere di correre alle urne per votare il Capo? Si organizza una serie di «programmi che diano alla gente un senso di normalità, al di là della morte del Papa, per evitare forte astensionismo alle elezioni amministrative». Più che un servizio pubblico, un servizio d’ordine. In cabina di regia c’è la signorina Deborah Bergamini, detta “Debbi”, già assistente del Cavaliere, da lui promossa capo del Marketing strategico della Rai, mentre Alessio Gorla, già dirigente Fininvest e Forza Italia, diventava responsabile dei Palinsesti. Al resto pensano i servi furbi. Mimun, si sa, era in prestito d’uso da Mediaset, dov’è poi morbidamente riatterrato. Non c’è neppure bisogno di dirgli il da farsi: lo sa da sé. E poi assicurano Debbi e Delnox - fa un ottimo «gioco di squadra con Rossella» (Carlo, allora direttore di Panorama, molto vicino al premier e dunque alla Rai). Anche Vespa non ha bisogno di suggerimenti. Del Noce telefona a Debbi per avvertirla che «Vespa ha parlato con Rossella e accennerà in trasmissione al Dottore (Berlusconi, ndr) a ogni occasione opportuna». Qualcuno suggerisce che Bruno potrebbe «non confrontare i voti attuali con quelli delle scorse regionali», per mascherare meglio la disfatta del Capo, o magari «fare più confusione possibile per camuffare la portata dei risultati». Ma poi si preferisce lasciarlo libero di servire come meglio crede, perché dice giustamente la Debbi «tanto Vespa è Vespa». Ogni tanto c’è un problema: Mauro Mazza, troppo amico di Fini per piacere a Forza Italia, farà la prima serata di Rai2 sulle elezioni. Bisogna sabotarlo, perché quello magari i dati non li nasconde. Idea geniale: Deborah parla con Querci «e gli chiede di mettere una cosa forte in prima serata su Canale5», così la gente guarda quella e lo speciale Mazza non se lo fila nessuno. Del resto è un’abitudine, per lei, concordare i palinsesti con Mediaset: più che del Marketing della Rai, è la capa del Marketing di Berlusconi. Infatti, ancora commossa, commenta così i funerali di Giovanni Paolo II: «Berlusconi è stato inquadrato pochissimo dalle telecamere». Si sa com’è fatto il Cavaliere: «Ai matrimoni - diceva Montanelli - vuol essere lo sposo e ai funerali il morto».

In tutti questi anni, mentre ogni inquadratura di ogni telecamera di ogni programma diurno e notturno di Raiset veniva controllata dai guardaspalle del Padrone, chiunque si azzardasse anche soltanto a ipotizzare che questi signori lavorassero per il re di Prussia, anzi di Arcore, veniva zittito dai “terzisti” e dai “riformisti” come “demonizzatore” e “apocalittico” animato da “cultura del sospetto”, incapace di comprendere che le tv non contano per vincere le elezioni; anzi, a parlar male di Berlusconi si fa il suo gioco. Poi veniva querelato e citato in giudizio per miliardi di danni dai Del Noce e dai Confalonieri, sdegnati dalle turpi insinuazioni sulla liaison Rai-Mediaset nel paradiso della concorrenza e del libero mercato. Dirigenti come Loris Mazzetti e Andrea Salerno, rei di aver chiamato censure le censure, sono stati perseguitati dall’azienda con procedimenti disciplinari. L’ultima è piovuta su Mazzetti,per aver partecipato ad AnnoZero e detto la verità sull’epurazione del suo amico Biagi. Salerno, già responsabile della satira per Rai3 quando c’era ancora la satira, ha preferito togliere il disturbo. Intanto Confalonieri non si perdeva una festa de l’Unità e le quinte colonne berlusconiane facevano carriera in Rai, tant’è che sono ancora tutte lì: Del Noce a Rai1, Bergamini al Marketing, Vespa a Porta a porta. Tutti straconfermati dalla “Rai del centrosinistra”.

Ora si spera che, oltre alla solita “indagine interna”, fiocchino i licenziamenti per giusta causa, (con richiesta di danni per intelligenza col nemico) almeno per chi ha lasciato le impronte digitali nello scandalo, come accadrebbe ai manager di qualunque azienda sorpresi ad accordarsi con la concorrenza. Ma, onde evitare che la scena si ripeta in un prossimo futuro, licenziare i servi di Berlusconi non basta. Occorre una vera “legge Biagi” (nel senso di Enzo) per cacciare per sempre i partiti dalla Rai e stabilire finalmente l’ineleggibilità dei proprietari di giornali e tv. Sempreché, si capisce, la cosa non disturbi il «dialogo per le riforme». E ora, consigli per gli acquisti
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Old 23-11-2007, 11:34   #151
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Caldarola: "Veleni per far saltare il dialogo di Walter"
Roma - «Ci sono due cose inaccettabili in questa storia. Il complottismo e la strumentalità. Qualcuno sta cercando di fare pressioni su Walter, perché salti la stagione del dialogo». Peppino Caldarola, deputato del Pd, ex direttore dell’Unità, veltroniano di ferro, non ha dubbi. Walter, ovviamente, è Veltroni. E il tentativo di affondare il dialogo è la vicenda delle intercettazioni dei dirigenti Rai e Mediaset. Caldarola non ha dubbi: «Per quel che riguarda il rilievo penale tutta questa storia va analizzata con una bella borsa di ghiaccio sulla testa. Ma per quel che riguarda gli effetti politici, c’è il bisogno, anzi il dovere, di intervenire subito, per fermare questa ennesima fuga di veleni».

Onorevole Caldarola, come mai tanta nettezza, assolutamente controcorrente fra i dirigenti della sua coalizione?
«Essendo cresciuto in una redazione, mi ricordo bene che sia ai tempi del terrorismo sia durante quelli di Mani pulite, le concertazioni ci furono, eccome».

Hanno detto che si tratta di un tentativo di inciucio. Che ne dice?
«Lo ripeto, ci vuole prudenza. Può esistere anche una concertazione che non sia anticoncorrenziale. Non trovo stupefacente che qualcuno, anche in ottima fede, lo abbia fatto. E voglio aggiungere una cosa... ».

Una rivelazione?
«Nel periodo in cui ero nel gruppo di comando dell’Unità ai tempi di Veltroni direttore, noi non solo ci consultavamo con gli altri giornali - era durante la stagione di Tangentopoli -, ma addirittura facevamo da tramite fra Repubblica e il Corriere che non si parlavano».

È un’autoccusa o un’autoapologia?
«Non do giudizi di merito, forse in alcuni casi è stato un errore, perché bisogna sempre cercare di avere l’esclusiva, ma di sicuro nessuno allora gridò allo scandalo».

Forse adesso...
«Non sto rivelando segreti di Stato, fra gli addetti ai lavori era ben noto».

Insomma lei si è consultato?
(sorriso) «Ebbene sì, mi sono consultato».

Torniamo al merito. Per lei il problema è politico.
«Sì, ci sono almeno due cose che mi stupiscono in questa storia. La prima è l’idea ricorrente e grottesca che ci sia una regia in questa consultazione».

Ovvero Berlusconi.
«Sì, un signore chiuso in una stanza a fare il burattinaio della storia italiana, a decidere i dettagli dei programmi o i titoli dei giornali. Insomma un golpista!».

E lei non ci crede?
«Ma va’ là! È una visione grottesca».

La seconda cosa che non accetta?
«Il tentativo di condizionare Veltroni, traendo una morale di questo tipo: con questi non si può parlare perché sono quelli che tramavano contro la libertà e la democrazia».

E lei nemmeno su questo è d’accordo?
«Ovviamente no. Primo perché non penso che esista il burattinaio, secondo perché la pacificazione quando si fa, si fa con eserciti che sono stati in guerra. Non puoi fare la pace se contemporaneamente vuoi tirare fuori gli scheletri dall’armadio del tuo interlocutore».

Le viene in mente un esempio?
«Sì, un generale israeliano che sa fare la guerra, ma che quando decide che vuole fare la pace, arriva fino in fondo. Certo Rabin non guardava alla storia di Arafat quando gli ha stretto la mano».

Insomma, anche lei dice che c’è una regia?
«No, non voglio dire che necessariamente queste carte siano state tirate fuori dagli archivi per un uso politico. Quando però sono nell’agone politico, qualcuno cerca di farne un uso politico».

Perché?
«Perché molti, anche nel centrosinistra, non resistono alla tentazione di dare una lettura complottistica della storia italiana. È un vecchio vizio».

Ma lei di questa inchiesta che idea si è fatto?
«Per ora sono dei brogliacci che riassumono il senso di alcune intercettazioni. Vedremo cosa diranno le inchieste, ma la cosa che si può sicuramente affermare fin d’ora è che questi veleni non possono essere usati politicamente per condizionare Veltroni, per bruciare, prima che fruttifichi, il seme di una svolta politica, un dialogo che finalmente si apre. E che io spero possa regalare una nuova stagione all’Italia».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=222456

Io cmq nel post iniziale non ho letto intercettazioni ma solo delle ricostruzioni fatte dal giornalista...
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Old 23-11-2007, 11:36   #152
Sursit
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cosa c'entra pionati dell'udc ?!
http://www.senato.it/leg/15/BGT/Sche...n/00023986.htm
Mica sarò il solo a pensar male....................
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Old 23-11-2007, 11:40   #153
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http://www.senato.it/leg/15/BGT/Sche...n/00023986.htm
Mica sarò il solo a pensar male....................
Non riesco a capire i tuoi ultimi due interventi, probabilmente è colpa mia ma potresti essere un po' più chiaro...
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Old 23-11-2007, 11:44   #154
joesun
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Non riesco a capire i tuoi ultimi due interventi, probabilmente è colpa mia ma potresti essere un po' più chiaro...
è facile. era al tg1 come giornalista e adesso come per magia è eletto in parlamento. guardacaso avevano tolto la preferenza diretta al momento del voto, così s'è potuto premiare chi è stato ligio al dovere nella passata legislatura.
occorre che preparo un ppt?
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Old 23-11-2007, 11:49   #155
EarendilSI
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è facile. era al tg1 come giornalista e adesso come per magia è eletto in parlamento. guardacaso avevano tolto la preferenza diretta al momento del voto, così s'è potuto premiare chi è stato ligio al dovere nella passata legislatura.
occorre che preparo un ppt?
Ahhhh...ok!
Allora presumo che Lilli Gruber sia stata premiata ed era il mezzo busto più famoso del tg1...
Presumo che sia stato premiato pure Badaloni sempre del TG1 e pure Marrazzo di RaiTre e dulcis in fundo pure Santoro...
Tutti ligi al dovere impartito dal csx visto che sono stati tutti eletti nelle file del csx...
Ti ringrazio del powerpoint ma ora non occorre...mi son svegliato...sai ieri sera ho fatto le ore piccole...
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Old 23-11-2007, 11:53   #156
joesun
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Ahhhh...ok!
Allora presumo che Lilli Gruber sia stata premiata ed era il mezzo busto più famoso del tg1...
Presumo che sia stato premiato pure Badaloni sempre del TG1 e pure Marrazzo di RaiTre e dulcis in fundo pure Santoro...
Tutti ligi al dovere impartito dal csx visto che sono stati tutti eletti nelle file del csx...
Ti ringrazio del powerpoint ma ora non occorre...mi son svegliato...sai ieri sera ho fatto le ore piccole...
posso darti ragione per la gruber, ma badaloni marrazzo e santoro sono stati eletti con preferenza diretta.
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Old 23-11-2007, 11:57   #157
flisi71
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Io cmq nel post iniziale non ho letto intercettazioni ma solo delle ricostruzioni fatte dal giornalista...
Peccato che non siano solo ricostruzioni ma trascrizioni di parte delle intercettazioni rese disponibili, lo scorso lunedì, (e quindi pubbliche) alle parti in causa del processo per il fallimento della HDC di Crespi.


Patetici i tentativi dei pennvendoli del partito-azienda di tentare di dichiarare normale, ad esempio, il ritardo per la pubblicazione degli exit-poll delle consultazioni amministrative 2005 e la minimizzazione del risultato finale che, ricordo per gli smemorati, finì 11 a 2 per il csx.


Ciao
Ciao

Federico
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FORZA GAIA !!
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Old 23-11-2007, 12:04   #158
EarendilSI
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Peccato che non siano solo ricostruzioni ma trascrizioni di parte delle intercettazioni rese disponibili, lo scorso lunedì, (e quindi pubbliche) alle parti in causa del processo per il fallimento della HDC di Crespi.


....
Io nel post iniziale non leggo nessuna trascrizione o sbobinatura di intercettazioni...
A meno che per telefono non si parli in terza persona singolare o plurale...
Infatti il giornalista scrive che tizio ha chiamato caio e fra virgolette mette che parlano di sempronio...
Queste sono ricostruzioni delle intercettazioni fatte dal giornalista...
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Old 23-11-2007, 12:08   #159
Ser21
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Io non leggo
Si vede anche perchè tutta italia sa che sn intercettazioni telefoniche nn trascritte dai giornalisti.
Sono le classiche intercettazioni,ne più ne meno.
Che poi tu nn voglia leggerle è un altro discorso.
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Old 23-11-2007, 12:14   #160
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Si vede anche perchè tutta italia sa che sn intercettazioni telefoniche nn trascritte dai giornalisti.
Sono le classiche intercettazioni,ne più ne meno.
Che poi tu nn voglia leggerle è un altro discorso.
Eh no!
Tu da interista dovresti saperlo visto che le intercettazioni di Moggi erano intercettazioni e cioè erano trascritte le parole dette durante la telefonata, che poi non hanno dimostrato nulla ma questo è un altro discorso...
Infatti alcune ricostruzioni di intercettazioni fatte da giornalisti durante calciopoli furono poi smentite dalle intercettazioni stesse...
Queste sono ricostruzioni, fatte da un giornalista, di intercettazioni...
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