IA UPGRADE

Foto di Luciano Ballerano Chi sono e cosa ci faccio qui? Mi chiamo Luciano Ballerano, ho passato 18 anni in NVIDIA, prima nel Marketing, poi nelle Pubbliche Relazioni e infine a occuparmi di contenuti e formazione per i partner in tutta Europa. Ho visto la rivoluzione dell’IA nascere dall’interno. Oggi provo a scrivere libri sull’impatto dell’IA su tutti noi, costruisco prodotti AI senza saper programmare (si chiama “vibe coding”, ed è una storia che vi racconterò), e con questa rubrica settimanale voglio fare una cosa sola: aiutarvi a capire cosa sta succedendo davvero con l’IA generativa, senza l’hype di chi vende e senza il cinismo di chi nega.

A 59 anni il mio primo hackathon: dieci ore di Vibe Coding contro ragazzi che potevano essere miei figli

A 59 anni il mio primo hackathon: dieci ore di Vibe Coding contro ragazzi che potevano essere miei figli

di pubblicata il , alle 10:01 nel canale Scienza e tecnologia
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Sono stato qui pochi giorni fa, e dalle 10 di mattina fino a sera ho gareggiato con ragazze e ragazzi di 35 anni più giovani di me. All'inizio spaesato, classico effetto pesce fuor d'acqua, ma quando è iniziata la competizione le differenze di età si sono dissolte, perché il confronto si è spostato sulle capacità di "vibe coding" dove, modestamente, posso competere con chiunque.

L'evento si chiama "Hackathon" (una maratona di sviluppo in cui i partecipanti hanno poche ore per costruire un progetto funzionante da zero) ed è stato organizzato da Yellow Tech con la sponsorizzazione di ElevenLabs. Di Yellow Tech ho sentito parlare per la prima volta pochi mesi fa (sono giovanissimi, ma agguerriti), mentre ElevenLabs la conoscevo da anni: nel 2023 la scelsi come motore vocale di un'app da me ideata (Wendy Storyteller), e rimane a mio parere il miglior servizio di voce AI disponibile sul mercato.

Chi sono Yellow Tech e perché organizzano hackathon in Italia

Ho scambiato due parole con Matteo Trimurti, marketing and growth lead di Yellow Tech, che mi ha raccontato la genesi della cosa. Yellow Tech sfugge alle classificazioni facili: Matteo la descrive come "una startup un po' atipica, più vicino a una società di consulenza", e in effetti guidano le aziende nella trasformazione AI su due binari paralleli. Da un lato la formazione delle persone, con upskilling e cambiamento culturale; dall'altro l'automazione dei processi, con agenti AI verticali costruiti su misura per il cliente.

La cosa che mi ha colpito è che questa Italian Hackathon League è il primo circuito strutturato di hackathon in Italia dedicato all'intelligenza artificiale. Quella di marzo era la terza tappa: le prime due si erano tenute tra ottobre e novembre 2025 a Milano, una in partnership con Lovable sul vibe coding e una con n8n sulla costruzione di agenti AI e flussi di automazione. Ci sarà una quarta tappa nel secondo trimestre del 2026 e poi la gran finale durante la Italian Tech Week a ottobre. Chi si qualifica nelle singole tappe accede alla finale, dove si compete davanti a investitori, founder e figure chiave dell'ecosistema tech europeo.

Vibe coding: quando non saper programmare diventa un vantaggio (più o meno)

Io e Matteo ci siamo trovati d'accordo in modo quasi imbarazzante sul discorso del vibe coding e su cosa rappresenti per chi non viene dall'ingegneria informatica. Matteo, che si definisce "figura non tecnica", usa Lovable e Claude Code da terminale per costruire prodotti software funzionanti e dice che è "veramente rivoluzionario". Io che faccio la stessa cosa da mesi con Claude, Antigravity e altri strumenti posso confermare: la sensazione è quella di aver trovato un passaggio segreto che prima era murato.

La questione di fondo è piuttosto radicale: per sviluppare un MVP, un prototipo funzionante, fino a ieri dovevano passare mesi di lavoro e costi proibitivi per un indipendente o una piccola azienda, e oggi quelle barriere sono cadute. Chi ha un'idea e sa descriverla in linguaggio naturale può costruirla in poche ore, con un livello di qualità che due anni fa avrebbe richiesto un team di sviluppatori. Matteo usa l'espressione "democratizzazione dell'accesso al software", che rischia di sembrare uno slogan se non ci metti dentro l'esperienza concreta, ma quando ti ritrovi a costruire un agente vocale multilingue in una giornata partendo da zero ti rendi conto che lo slogan descrive una cosa che sta succedendo davvero, anche se suona un po' troppo bene per essere vero.

E poi c'è l'altro lato, che Matteo ha toccato senza giri di parole: strumenti come Claude Code, dati in mano a programmatori veri, quelli che sanno leggere e scrivere codice, velocizzano la capacità produttiva in modo che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato fantascienza. Lo stesso CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha dichiarato nello scorso ottobre che il codice di Claude è ormai sviluppato per il 90% da Claude stesso. Leggevo di sviluppatori di Spotify che non scrivono più codice. Lo stesso Andrej Karpathy, tra l'altro l'inventore del termine "vibe coding" e uno dei ricercatori di punta della prima stagione di OpenAI, ha detto che ormai scrive solo il 20% del codice a mano e il resto lo affida all'AI. Quando persone di quel calibro delegano l'80% della scrittura a un modello, chi liquida il vibe coding come un giocattolo per dilettanti dovrebbe forse spiegare perché Karpathy e mezzo team di Spotify la pensano diversamente.

Il rovescio della medaglia: e chi programma per mestiere?

Fin qui il lato entusiasmante, e sarei poco sincero se non dicessi che me lo sono goduto. Ma c'è un aspetto che durante l'hackathon mi girava in testa anche mentre gareggiavo: se un quasi sessantenne senza formazione informatica riesce a costruire in sei ore un agente vocale multilingue, cosa succede a chi quel tipo di prodotto lo costruiva di mestiere, e ci metteva settimane?

Non ho una risposta rassicurante. L'ho scritto anche in una precedente puntata e non ho cambiato idea: chi vi dice "si creeranno nuovi lavori, è sempre successo così" probabilmente non sta guardando i numeri con sufficiente attenzione. Il vibe coding non si limita a rendere più veloce il lavoro degli sviluppatori, e nemmeno ad aprire il campo a persone nuove come me. Quello che fa, con una velocità che francamente mi inquieta, è ridurre drasticamente il numero di persone necessarie per portare a termine un progetto software. Un team di dieci persone che lavorava tre mesi su un'applicazione oggi potrebbe essere sostituito da due persone che lavorano due settimane, e magari una delle due non ha mai scritto una riga di codice.

Il caso Jack Dorsey è emblematico, e ne ho parlato la settimana scorsa in questa rubrica: Block ha licenziato migliaia di persone citando esplicitamente l'AI come motivazione per ridurre l'organico adesso, non in un futuro ipotetico. Block non è un'azienda gestita da sprovveduti, e quando una realtà di quel livello dice "ci servono meno persone perché l'AI fa parte del lavoro" forse vale la pena ascoltare.

Io stesso, mentre gareggio all'hackathon, sono un piccolo esempio vivente del problema: per costruire un prodotto software funzionante oggi non serve più un programmatore, servono visione, capacità di problem-solving, comprensione del dominio, e pazienza nel debugging conversazionale. Quello che non serve più, o serve molto meno, è la capacità tecnica di tradurre un'idea in codice linea per linea.

Per i programmatori che sanno adattarsi, gli strumenti AI sono un moltiplicatore di produttività, e probabilmente continueranno a essere molto richiesti per un bel pezzo. Ma per chi ha costruito una carriera sulla pura capacità di scrivere codice, senza una visione più ampia del prodotto e del contesto, i prossimi anni rischiano di essere complicati. E il discorso non riguarda solo i programmatori. I traduttori, per esempio: nella mia demo ElevenLabs gestisce quattro lingue in tempo reale con una naturalezza che fa impressione. Chi lavora nel customer service: l'agente vocale che ho costruito all'hackathon in mezza giornata fa il lavoro di un intero call center. E poi i grafici, i copywriter, gli analisti di dati, e la lista si allunga ogni mese che passa.

La competizione: una giornata con l'adrenalina a mille

Ma veniamo alla parte più concreta, perché l'hackathon è stato soprattutto questo: adrenalina da competizione che ti tiene incollato allo schermo per ore senza accorgerti del tempo. Un centinaio di persone in una sala, ognuna davanti al proprio laptop, con un obiettivo comune: costruire il miglior agente vocale AI possibile usando la piattaforma di ElevenLabs. Dalle 10 del mattino alle 17, con una pausa pranzo che ho usato per metà per mangiare e per l'altra metà per debuggare.

La sfida consisteva nel creare un agente di customer service per una compagnia aerea fittizia, SkyItalia: un assistente vocale che doveva gestire voli, prenotazioni, cancellazioni, reclami e bagagli in quattro lingue, con autenticazione dei passeggeri, avvisi sulle tariffe non rimborsabili, ed escalation verso un supervisore in condizioni specifiche.

Per chi mastica un po' di queste cose: l'architettura prevedeva due agenti (principale e supervisore con voci diverse), API REST, knowledge base e Gemini 3 Flash, il tutto orchestrato dalla piattaforma Conversational AI di ElevenLabs. La naturalezza della voce e la gestione dei turni di conversazione restano la cosa più impressionante: qualcosa che un anno fa era fantascienza applicata.

Il mio progetto lo potete provare qui, e ne sono piuttosto soddisfatto. Non sono tra i vincitori, ma il piazzamento mi interessava fino a un certo punto.

L'Italia nell'AI: la partita che possiamo giocare

Una cosa che Matteo mi ha detto, e su cui mi trovo d'accordo, riguarda il posizionamento dell'Italia nella competizione globale sull'intelligenza artificiale. Yellow Tech aveva scritto un articolo sul proprio blog in cui definivano la competizione sulla creazione dei modelli di AI una "competizione muscolare": su quel terreno la partita è già stata decisa dai big player americani e cinesi, con i loro miliardi di investimento in infrastrutture e i loro data center grandi come quartieri.

Ma per usare quei cervelli e applicarli a problemi concreti non serve essere OpenAI, serve piuttosto conoscere bene il proprio dominio e saper costruire soluzioni verticali. L'Italia, con il suo tessuto di PMI e le sue eccellenze settoriali dal manifatturiero alla moda, ha le carte per giocarsi questa partita. La sfida è prendere quei modelli, che ogni mese diventano più potenti e meno costosi, e usarli per risolvere problemi reali dove abbiamo un vantaggio competitivo che nessun laboratorio della Silicon Valley può replicare.

Però bisogna anche chiedersi cosa succede al tessuto occupazionale italiano mentre questa transizione avviene. Le PMI che adotteranno strumenti AI per diventare più competitive (e faranno bene, altrimenti le mangeranno i concorrenti che lo fanno) probabilmente scopriranno che per fare lo stesso lavoro servono meno persone. L'Italia, con le sue tutele occupazionali relativamente forti rispetto al mondo anglosassone, potrebbe rallentare l'impatto iniziale, ma non fermarlo, perché questa tecnologia è troppo potente e troppo economica perché le aziende decidano di non usarla.

Hackathon come questo, dove cento persone si chiudono in una stanza per dieci ore e costruiscono cose che funzionano partendo da un'idea e dal linguaggio naturale, sono esattamente il tipo di palestra di cui l'ecosistema italiano ha bisogno, anche se portano con sé una domanda scomoda: quanti dei cento partecipanti di oggi stanno costruendo strumenti che elimineranno posti di lavoro domani? Probabilmente tutti, me compreso. Yellow Tech, con la loro Italian Hackathon League, stanno facendo una cosa che andava fatta da tempo, e l'energia che ci mettono rende la cosa ancora più promettente.

In chiusura

Mi sono divertito. Ho costruito qualcosa di cui sono orgoglioso. Ho parlato con persone brillanti che stanno costruendo cose interessanti in Italia. E ho avuto la conferma che il vibe coding, di cui vi parlo da settimane, sta cambiando in modo piuttosto profondo il modo in cui il software viene pensato e costruito, e che la cosa riguarda chiunque abbia idee e voglia di metterci le mani. Il problema è che questa apertura ha un costo che si scarica su qualcun altro, perché se adesso possono partecipare persone che prima erano escluse, una parte di quelle che c'erano già diventa superflua, e mi sembrerebbe disonesto raccontarvi solo il lato che mi fa comodo.

Se vi incuriosisce, il prossimo appuntamento della Italian Hackathon League sarà nel Q2 di quest'anno, e le informazioni le trovate su hackitaly.ai. È gratuito, è aperto a tutti, e vi garantisco che le dieci ore passano in un lampo. Se questa rivoluzione sta arrivando comunque, meglio trovarsi dalla parte di chi gli strumenti li sa usare.

Alla prossima settimana.

14 Commenti
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euscar14 Marzo 2026, 10:31 #1
Il vibe coding non si limita a rendere più veloce il lavoro degli sviluppatori, e nemmeno ad aprire il campo a persone nuove come me. Quello che fa, con una velocità che francamente mi inquieta, è ridurre drasticamente il numero di persone necessarie per portare a termine un progetto software.


Questo è il punto chiave di tutta questa rivoluzione ... e ci saranno "Pianto e stridore di denti" per moltissimi lavoratori, questo è ciò che penso io.
supertigrotto14 Marzo 2026, 13:33 #2
Ok,diventeremo tutti esperti di IA......ma con quale stipendio?
windowistaxcaso14 Marzo 2026, 16:15 #3
Originariamente inviato da: euscar
Questo è il punto chiave di tutta questa rivoluzione ... e ci saranno "Pianto e stridore di denti" per moltissimi lavoratori, questo è ciò che penso io.

La citazione biblica ci sta tutta. E il fatto che il pianto arrivi proprio mentre chi lo causa è convinto di fare progresso rende la cosa ancora più sgradevole da raccontare, che è un po' il motivo per cui ho scritto il pezzo. (Luciano)
windowistaxcaso14 Marzo 2026, 16:16 #4
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windowistaxcaso14 Marzo 2026, 16:17 #5
Originariamente inviato da: supertigrotto
Ok,diventeremo tutti esperti di IA......ma con quale stipendio?

Bella domanda, e la risposta onesta è che per ora nessuno lo sa. La storia dice che quando una competenza diventa comune lo stipendio scende, e l'IA sta rendendo comune un sacco di cose molto in fretta. Nel pezzo ho cercato di non far finta che il problema non esista.
Notturnia14 Marzo 2026, 23:19 #6
Originariamente inviato da: windowistaxcaso
Bella domanda, e la risposta onesta è che per ora nessuno lo sa. La storia dice che quando una competenza diventa comune lo stipendio scende, e l'IA sta rendendo comune un sacco di cose molto in fretta. Nel pezzo ho cercato di non far finta che il problema non esista.


Purtroppo il problema esiste ed è più grave di quello che molti cercano di inculcare alla gente.
Come hai scritto anche tu ormai si tocca con mano e mi sono accorto anche io di quanto siano migliorati gli agenti IA in questi trimestri tanto da costringere anche noi a pensare di implementarli, per lo meno per non restare indietro a società meno professionali che si dotano di IA per fare il salto

Ormai lo tsunami è in arrivo e mi domano cosa succederà ma temo che farà molti più danni delle guerre visto che taglierà lavori ad ogni livello e, come accaduto a Venezia in questi giorni, può azzerare intere realtà dall’oggi al domani
bonzoxxx14 Marzo 2026, 23:22 #7
Il vibe coding non si limita a rendere più veloce il lavoro degli sviluppatori, e nemmeno ad aprire il campo a persone nuove come me. Quello che fa, con una velocità che francamente mi inquieta, è ridurre drasticamente il numero di persone necessarie per portare a termine un progetto software.


Siamo nella merda.. cambiamento troppo drastico e troppo repentino. Mi piace l'AI, la adoro, la uso, la studio e ci sperimento, ma sta succedendo tutto dannatamente troppo in fretta.
euscar15 Marzo 2026, 15:18 #8
Originariamente inviato da: bonzoxxx
Siamo nella merda.. cambiamento troppo drastico e troppo repentino. Mi piace l'AI, la adoro, la uso, la studio e ci sperimento, ma sta succedendo tutto dannatamente troppo in fretta.


Hai quotato la stessa parte dell'articolo che ho quotato anch'io nel primo post
bonzoxxx15 Marzo 2026, 16:44 #9
Originariamente inviato da: euscar
Hai quotato la stessa parte dell'articolo che ho quotato anch'io nel primo post


Caspita non me ne ero accorto
windowistaxcaso15 Marzo 2026, 18:30 #10
Originariamente inviato da: bonzoxxx
Caspita non me ne ero accorto

Mi fa piacere che vi sia piaciuta!

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