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Old 26-03-2007, 20:31   #21
Sandime
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Credo di averlo scritto qualche tempo fa...il "know how" ( mi occupo di Genealogia ) ma dato che non ho voglia di scrivere un poema, vi rimando al sito di Luca ( http://www.bertotti.it/genealogia ) che contiene la maggior parte delle informazioni che potrebbero tornarvi utili

Ciauz

San
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Old 26-03-2007, 20:35   #22
giannola
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Credo di averlo scritto qualche tempo fa...il "know how" ( mi occupo di Genealogia ) ma dato che non ho voglia di scrivere un poema, vi rimando al sito di Luca ( http://www.bertotti.it/genealogia ) che contiene la maggior parte delle informazioni che potrebbero tornarvi utili

Ciauz

San
mi tornerà utile quando avrai informazioni sul mio cognome.
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Lippi, perchè non hai convocato loro ?
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Old 26-03-2007, 20:52   #23
Sandime
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mi tornerà utile quando avrai informazioni sul mio cognome.
In che zzzzzenzo?

Spesso l'origine del cognome è facilmente intuibile perchè rivela un mestiere, un particolare urbanistico-geografico della vostra zona, una espressione dialettale, una provenienza, un riferimento al fatto che il capostipite fosse un trovatello ecc. ecc. o più semplicemente un nome. Ad ogni buon conto, per risalire alle origine certe del proprio cognome, bisogna partire dal basso...ovvero dai vostri nonni, certificando le date all'anagrafe....poi risalire attraverso una minuziosa ricerca sui registri parrocchiali e conseguentemente agli archivi di stato per i notarili.
Spesso si crede di appartenere a familie nobili o cmq di rilevanza storica perchè si ha lo stesso cognome di quest'ultimi ma in realtà senza la costituzione di un albero Genealogico, potreste essere lontanissimi dalla realtà delle cose, la maggior parte di noi discende da "Villici", di rado da mestieranti. In ogni caso, potreste apprendere cose molto interessanti...avvenimenti storici, la quotidianità dell'epoca nonchè la possibilità di interessanti sorprese ma sopratutto riscoprire i vostri avi ormai caduti nel dimenticatoio o scoprire che avete dei parenti che non sospettavate ( la relazione parentale per legge, arriva al sesto grado ).

Ueeeee...avevo detto che non volevo scrivere un papiro

San
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Old 27-03-2007, 08:32   #24
giannola
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In che zzzzzenzo?


San
se n si fosse notato il mio nick è di fatto un cognome.

P.S. a me n'interessa avere origini nobbili, mi bascta appartenere ai contadini, bascta cchi sacciu a cu appartegnu
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Old 27-03-2007, 13:54   #25
elipiti
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Una domanda mi attanaglia da tempo: chi ha inventato i cognomi che abbiamo? E in che periodo storico sono stati inventati?
Se non vengono più inventati cognomi, ci porteremo sempre gli stessi cognomi di generazione in generazione?
Riporto direttamente dal manuale "Introduzione alla dialettologia italiana":

"Soprannomi e blasoni popolari"

"Il cittadino italiano viene identificato, di norma, per mezzo di due nomi proprio: un nome di famiglia (cognome), che corrisponde legalmente a quello di uno dei genitori (di solito quello del padre) e uno o più nomi, scelti a piacere. Il nome di famiglia si riceve dunque come una specie di eredità, tramandata di generazione in generazione. Ma ci deve essere stato un momento in cui un antenato ha portato per primo il nome che poi si è trasmesso ai discendenti. Questo momento risale a un'epoca nella quale non era la legge (rappresentata dall'ufficiale dell'anagrafe comunale) a sancire il nome, ma soltanto l'uso, l'abitudine, le convenzioni tra conoscenti. Quest'epoca è il Medioevo: il meccanismo dei due nomi è stato fissato definitivamente soltanto tra il XIII e il XV secolo (prima, ad esempio, in Toscana; più tardi in altre regioni; prima presso le famiglie aristocratiche o dell'alta borghesia; più tardi presso le classi popolari). Prima di allora, nel periodo tra l'età romana e il Medioevo, le persone venivano, naturalmente, "chiamate", ma in modo meno formale e programmato. Spesso, ogni persona non possedeva che un nome (generalmente un soprannome, legato magari a qualità fisiche o morali, oppure riferentesi a un genitore o al luogo di origine), e non erano infrequenti i casi in cui questo nome era più volte mutato nel corso della vita.
Gli odierni cognomi sono i discendenti di questi soprannomi medievali: i Rossi di oggi non devono necessariamente essere rossi di capelli o di carnagione, ma è probabile che l'antenato che per primo è stato chiamato così e che ha trasmesso il proprio soprannome ai figli e ai nipoti sotto forma di cognome avesse effettivamente tali caratteristiche fisiche.
Possiamo così classificare il grande insieme dei cognomi presenti in una società sulla base di categorie che hanno caratterizzato i soprannomi dai quali gli odierni cognomi hanno tratto origine. Le motivzioni più frequenti nella creazione dei soprannomi sono state:
-le caratteristiche anatomiche;
-gli aspetti del carattere e delle abitudini;
-il mestiere esercitato;
-il luogo di nascita o di provenienza;
-le modalità o i tempi della nascita;
-i nomi dei genitori.
Ciascuna di queste categorie può essere ulteriormente suddivisa. La prima, ad esempio, può riguardare la sagoma, la linea della persona (avremo allora i Grosso, i Grassi, i Magri, i Grandi, i Piccoli, ecc.); oppure può essere riferita all'aspetto estetico, e produrre così i Belli, i Belfatto, ma anche i Brutti; può puntare l'attenzione, in particolare, sulla testa, e avremo allora i Testa, i Boccardo, gli Orecchia, ecc.; oppure sui capelli e sulla barba (Malpelo, Ricci, Crespi, Calvi, Canuto, Biondi, ecc.: si tenga presente che per Bianchi e per Rossi il riferimento può essere anche alla carnagione); possono essere interessati gli arti o il petto (Coscia, Gambalunga, Pugno, ecc.), oppure aspetti fisici legati a menomazioni o a malattie (Muti, Sordi, Guerci, Gobbi, Zoppi, Gotta, ecc.).
Tutti sanno molto bene, in generale, quali sono i cognomi più frequenti o più tipici i certe città: i Ferrero a Torino, i Brambilla a Milano, i Parodi a Genova, gli Esposito a Napoli, e così via... Naturalmente, nella maggior parte di questi casi non è neppure rilevabile qualche grado di parentela. Può esistere, questo sì, un forte pericolo di omonimia: la possibilità che, nella stessa grande metropoli, esistano due o più Lorenzo Ferrero, due o più Ambrogio Brambilla, Due o più Gennaro Esposito. Quando questo stesso fenomeno comincia a verificarsi nei piccoli centri o nei paesini con poche centinaia di abitanti, scatta spesso un meccanismo di difesa dall'omonimia, consistente nell'aggiunta di un nuovo soprannome: se, ad esempio, in un paesino qualsiasi, nel quale magari una larga parte degli abitanti porta lo stesso cognome, incominciano ad esserci due o più Giovanni Rosso, allora la comunità aggiunge a ognuno di loro, per distinguerli, un soprannome. Se, poniamo, uno fa il mugnaio e l'altro fa il calzolaio, diventeranno, rispettivamente, Giovanni Rosso Mugnaio e Giovanni Rosso Calzolaio.
Nasce così la maggior parte dei "doppi cognomi" caratteristici di molti paesi (il Canavese, ad esempio, ne è ricchissimo). Ma l'attività del "rifilare" dei soprannomi non si limita a queste speciali circostanze: sono numerosi i paesi i cui abitanti sono conosciuti dai propri compaesani più per il soprannome che per il nome e cognome; e questo, nonostante che la fantasia popolare si sia sbizzarrita nei modi più diversi, nel coniare soprannomi strani, curiosi, spesso addirittura triviali o imbarazzanti. Penso ad esempio a Solero, un paesino vicino ad Alessandria, dove i soprannomi (anzi, gli stradinòm) come S-cioprisnènt ("fucile arrugginito"), Merdaseca ("merda secca"), Uacialampiò ("osserva lampioni") sono ormai mitici... Oppure penso, all'altro capo della penisola, a Vieste, dove tra le centinaia di soprannomi che sono stati censiti da una recente ricerca, i Passanade (((con due puntini sulla e che non sono capace a fare...))) ("passa avanti"), i Salvareggine (((idem sulla e))) (lett.: "salva regina", evidentemente paronimia per "Salve Regina"), gli Scattamurte (((idem))) (lett.: "schiatta morti", in realtà, "becchino") non sono neppure i più espressivi...
Vi è infine un ultimo aspetto, della creatività denominativa popolare, che va qui ricordato. Come infatti il soprannome è talvolta l'icastico sberleffo rivolto a un compaesano per sottolinearne o per censurarne certi aspetti fisici o morali, allo stesso modo la fantasia popolare si scatena nel coniare analoghi soprannomi da estendere però ad intere popolazioni, specie dei paesi vicini e rivali. Sono allora presi di mira abitudini vere o preunte, caratteristiche fisiche più o meno generalizzate, caratteristiche morali, mestieri, ecc.: ad esempio, "Padovani gran dottori, Veneziani gran signori...". In realtà, non è certo fondamentale che i caratteri della comunità o del gruppo sociale presi di mira siano rispondenti al vero: come nei casi delle storielle su popoli o comunità cittadine (i belgi, i cuneesi, gli scozzesi, i genovesi, ecc.) o su gruppi sociali (i carabinieri...) i significati referenziali sono di importanza secondaria rispetto all'esigenza espressiva."
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Old 27-03-2007, 15:19   #26
ClauDeus
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Aggiungerò che il cognome "Esposito" era dato ai bambini lasciati davanti alle porte degli orfanotrofi o delle chiese in quanto il bambino stesso essendo lasciato all'aperto era appunto "esposto" alle intemperie, da cui l'origine del significato del cognome
Vero.
Allo stesso modo "figlio di mignotta", che oggi ha erroneamente significato di figlio di prostituta ed è un insulto, deriva dal fatto che anticamente ai trovatelli veniva attribuita l'etichetta di figlio di "mater ignota", da cui la contrazione odierna in "mignotta" Ma in realtà non avevano madre identificabile.
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Old 27-03-2007, 17:16   #27
Darkdragon
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che io sappia i cognomi esistevano gia dai romani, ma durante il medioevo se n e perso l uso in quanto non servivano, i centri cittadini erano piu piccoli e per distinguersi si usava portare con se anche il nome del padre
poi con il concilio d trento del 1430 (credo ) è stato ristabilito l uso del cognome, che spesso era il nome del padre, della citta o il mestiere
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Old 27-03-2007, 17:21   #28
elipiti
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che io sappia i cognomi esistevano gia dai romani, ma durante il medioevo se n e perso l uso in quanto non servivano, i centri cittadini erano piu piccoli e per distinguersi si usava portare con se anche il nome del padre
poi con il concilio d trento del 1430 (credo ) è stato ristabilito l uso del cognome, che spesso era il nome del padre, della citta o il mestiere
si, dei romani lo sapevo anche io e ho visto che ci sono degli interventi che lo spiegano bene, solo che era una concezione diversa del cognome da quella che abbiamo oggi. per il resto non so che dirti, le informazioni che ho riportato, come ho detto, le ho prese pari pari dal manuale citato...
elipiti è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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