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Old 22-11-2006, 11:19   #541
peppogio
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A seguito della censura di google il video delle iene, puntata del 24.10.2006, servizio sul TAV, è disponibile su yahoo video
Non riesco a scaricarlo da Yahoo video... Prima che levino pure quello...
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Old 22-11-2006, 11:59   #542
-kurgan-
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censura su google per che motivo?
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Old 22-11-2006, 12:09   #543
peppogio
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Video scomodo?
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Old 22-11-2006, 13:55   #544
elect
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Non riesco a scaricarlo da Yahoo video... Prima che levino pure quello...

Prova dal link del post 539

Ultima modifica di elect : 22-11-2006 alle 13:58.
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Old 22-11-2006, 14:06   #545
elect
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Le ferrovie di Pantalone. -Grillo-

“Ferrovie svenate e senza risorse: lo sbilancio è tale da non permettere più di proseguire in uno stato di indebitamento finanziario ... gli immobili di proprietà sono stati venduti tutti”, Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato.
1,8 miliardi di euro è il buco di bilancio previsto per il 2006.
6,1 miliardi di euro sono necessari per non portare i libri in tribunale.
RESET!
Chi ha amministrato le Ferrovie negli ultimi anni? Catania.
Chi è stato ministro dei Trasporti negli ultimi anni? Lunardi.
Chi era presidente del Consiglio negli ultimi anni? Berlusconi.
E Moretti dove ha lavorato negli ultimi vent'anni?
I SEIVIRGOLAUNO miliardi di euro li paghino loro.
Non sono debiti nostri, sono cosa loro.
Romano Prodi ha detto che interverrà, ma come? Nel solito modo.
Tasse ai cittadini. E ai responsabili del fallimento liquidazioni di milioni di euro, cariche parlamentari riccamente pagate, scorte a carico dello Stato.
RESET!
Prodi deve quantificare i danni prodotti e ottenere un risarcimento. Questa gente deve vergognarsi a uscire di casa. Con i treni in una situazione da Terzo Mondo abbiamo investito nell’alta velocità, nei deliri della Tav in Val di Susa.
Qualcuno deve pagare, fosse un euro, ma deve pagare.
Gli elettori del centrosinistra sono stati definiti dei coglioni. Se il Governo non interviene è sicuramente vero.
Chi ha sbagliato paghi. E fuori dalle balle anche tutti i vertici politicizzati delle Ferrovie.

Ps: Cimoli (Cimoletor) ha contribuito a distruggere le Ferrovie, ora sta terminando il lavoro in Alitalia. Tra qualche mese ci verrà comunicato che è fallita. I responsabili in quel caso hanno già due cognomi: Bianchi e Prodi.
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Old 23-11-2006, 12:11   #546
elect
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Che fine hanno fatto i ''No Tav''? Il comitato torna ad alta velocità

Roma - Hanno fatto tremare persino le Olimpiadi di Torino, poi sono scomparsi, ma continuano a lottare nel silenzio, o quasi. Domani il presidente dell’Osservatorio sull’Alta Velocità Torino-Lione, Mario Virano, incontrerà alle 15 a Bussoleno, nella sede della Comunità Montana, i sindaci della zona e il Popolo No Tav ci sarà, per continuare a combattere contro quella che definiscono “Linea di Morte”.

Ma che fine aveva fatto la gente della Val di Susa che si oppone al progetto della linea ad alta velocità? «I valsusini sono sempre molto vivaci - racconta a “Il Meridiano” Maurizio Piccione del Comitato No Tav “Spinta dal Bass” -. Due settimane fa il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha convocato i nostri sindaci a Roma perché devono partire dei tavoli tra cui quello dell’Osservatorio con Virano presidente, che sarà qui per far partire questo tavolo e noi restiamo in allerta. I comitati e la popolazione non hanno preso molto di buon grado la visita di Virano perché secondo noi il suo intento, che ha dichiarato anche pubblicamente, è cercare di far passare, anche con la mediazione, il Tav da qui. Ma non esiste alcun tipo di mediazione: o si fa o non si fa, pensiamo che non si possa raggiungere nessun tipo di accordo. In questo Osservatorio, per dargli una parvenza di legittimità anche agli occhi della Val di Susa, è stata inserita anche la discussione sull’opzione zero, che significa non fare la Tav e rimodernare la linea storica che è ciò che abbiamo sempre chiesto come comitati, istituzioni, sindaci. Questa linea è sfruttata per il 34 per cento della sua capacità e, riammodernandola, si può tranquillamente far passare quel flusso di merci che vogliono far passare sul Tav».

Al governo cambia il colore ma non i progetti per la Val Susa, perché ormai il futuro è già stato scritto e manca la volontà di fare dietro front. «Le prese di posizione da parte del governo sono sempre molto negative – continua Maurizio Piccione -, perché sia Di Pietro che il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno ripetuto più volte che la Tav si deve fare, nonostante Di Pietro, quand’era in campagna elettorale, avesse detto più volte che sarebbe stato molto attento alle nostre rivendicazioni. Una volta che si è seduto al ministero le sue dichiarazioni non si sono discostate molto da quelle dell’ex ministro Pietro Lunardi. Il ministro all’Ambiente Pecoraio Scanio sta cercando di mettere dei paletti, e bisogna dare atto di questo, ma il ministro Di Pietro va avanti per la sua strada e ha detto che nel 2007 bisognerà iniziare i lavori, e questo è un aut aut che non piace alla gente e agli amministratori. Noi non molliamo, ma è chiaro che abbiamo il timore che possano ripetersi i fatti dello scorso anno, episodi davvero brutti: io li ho vissuti e da padre di famiglia, persona pacifica, mi sono trovato in situazioni in cui mi sono anche spaventato per la violenza che le forze dell’ordine hanno usato. Non ci si poteva neanche muovere con la macchina che ti chiedevano la carta d’identità, sembrava di essere a Gaza. Le Ferrovie dello Stato dovrebbero prendere questi soldi che vogliono buttare su un’opera inutile e, magari, investirli in servizi che servono, come quello dei treni pendolari».

La gente della Val di Susa ha tanto da “ridire”: una linea ferroviaria che arriva a Lione c’è già e basterebbe rimodernarla; l’investimento è “esagerato” e mette le mani in tasca agli italiani; non da ultimo, c’è il danno ambientale, perché le montagne da “bucare” sono piene di amianto. Tutto questo genera l’insoddisfazione del popolo che scende in piazza e viene colpito con i manganelli. E l’8 dicembre la Val di Susa celebra l’anniversario della liberazione di Venaus, quando le terre furono “riconquistate” dai manifestanti. Insomma, i “No Tav” non si fanno sentire, soprattutto dai media, ma ci sono e continuano a lottare.

Il Meridiano
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Old 23-11-2006, 21:29   #547
peppogio
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La gente della Val di Susa ha tanto da “ridire”: una linea ferroviaria che arriva a Lione c’è già e basterebbe rimodernarla; l’investimento è “esagerato” e mette le mani in tasca agli italiani; non da ultimo, c’è il danno ambientale, perché le montagne da “bucare” sono piene di amianto. Tutto questo genera l’insoddisfazione del popolo che scende in piazza e viene colpito con i manganelli. E l’8 dicembre la Val di Susa celebra l’anniversario della liberazione di Venaus, quando le terre furono “riconquistate” dai manifestanti. Insomma, i “No Tav” non si fanno sentire, soprattutto dai media, ma ci sono e continuano a lottare.
Ohhh... Quattro parole furbe sull'argomento da un giornalista?
Non ci posso credere...
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Old 27-11-2006, 09:55   #548
elect
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Ohhh... Quattro parole furbe sull'argomento da un giornalista?
Non ci posso credere...

Già peccato che a parlare di queste cose nn siano quelli dei giornali a livello nazionale..


Cmq, giro questo che riassume molto brevemente parte delle motivazioni tecniche contro l'opera:


"
Il 16 Novembre 2006, alle ore 9.00, presso la Sala del Consiglio di Giaveno si è tenuta una nuova lezione di NO TAV.

A questa riunione, ad eccezione del Sindaco di Reano, non hanno partecipato gli Amministratori della Valle in quanto, a dire di chi moderava i vari interventi, propensi al momento, a partecipare solo a riunioni costituzionali.

Chi non ha idee preconcette ed in assenza di un contraddittorio ha continuato, in compagnia di una sempre più elevata partecipazione di cittadini, a sentire affermazioni pesantemente negative su questo progetto, affermazioni avvallate da docenti e da personaggi che hanno vissuto l’esperienza No TAV della Valle di Susa particolarmente attrezzati a descrivere il loro disastroso punto di vista sulla situazione relativa ad un eventuale passaggio del TAV/TAC nella nostra Valle.

Il boomerang delle ricadute sulla nostra Valle si è arricchito di nuovi spunti che, non controbattuti dalla sporadica presenza politica, almeno fino alle ore 22, si possono riassumere brevemente in:



- l’inutilità del TAV/TAC è dimostrata anche dal fatto che le previsioni che determinavano, sulla linea Torino Lione, 12.000 presenze al giorno sul treno si sono dimostrate errate in quanto il flusso è insignificante rispetto alle previsioni ed insignificante al punto che la fermata di Lione, sulla Torino Parigi, è stata soppressa. Questo a dimostrazione del fatto che chi, anche questa volta, ritiene indispensabile l’opera per non essere tagliati fuori dall’Europa, commette un nuovo grave errore;

- in Val Susa solo il 27% delle merci transita su rotaia contro una media nazionale del 17% ed il nuovo percorso TAC migliorerebbe la situazione di qualche punto, che durante la precedente riunione era stato inteso in un 3% in più.

- la velocità media delle merci trasportate su rotaia è pari a 19 Km all’ora;

- la necessità non è il TAC/TAV ma è una “tac” sui mali che affliggono il nostro attuale sistema ferroviario;

- entro cinque anni, dalla Svizzera, con l’apertura di due nuove gallerie, Gottardo e Lötschberg salvo errori, il trasporto merci potrà essere alimentato per 64.000 tonn in più rispetto alle capacità attuali da e verso l’Europa potenziando di quasi tre volte l’attuale esigenza;

- i cantieri della TAV/TAC dureranno una ventina d’anni è l’intensità di traffico dei mezzi adibiti ai cantieri della Valsangone è prevista in un transito, sulle strade esistenti, pari a 2/3 camion al minuto in aggiunta al sempre più malandato traffico locale ed a tal proposito si cita la polemica accesa, qualche giorno fa, da un segretario di Partito della Valsangone con l’Amministrazione di Avigliana per un cantiere relativo alla costruzione di un semplice marciapiede ;

- altre strade non esistono e se dovessero nascere per necessità logistiche particolari il nostro territorio verrebbe consumato in forma ancora più pesante ed innaturale rispetto all’attuale splendida morfologia della valle;

- una comunicazione ferroviaria diretta tra Giaveno e Torino, inizialmente denominata metropolitana leggera non farebbe che accrescere sia il consumo del territorio sia il flusso cantieristico dei mezzi e quindi, logicamente i disagi per il traffico e per aspetti di concomitanza con il cantiere TAV;

- impossibile che il TAV/TAC possa fermarsi a Giaveno in quanto la TAC non prevede percorsi brevi a tal punto da permettere la costruzione di una fantomatica stazione che, nel caso, dovrebbe, secondo logica, essere sotterranea;

- della possibile interruzione del flusso di molte sorgenti della Valsangone si è ribadito il concetto emerso in altre riunioni;

- sulla mancanza di trasparenza sui contratti verso le imprese si è detto che questi tipi di appalto non prevedono capitoli di spesa prestabiliti e che la lievitazione delle spese è dimostrato dal crescere dall’ammontare previsto per l’opera che solo per la parte italiana, partendo da 1,8 miliardi di Euro è già lievitato ad 11,5;

- si è nuovamente ribadito che le opere in Italia hanno un costo tre volte superiore alla Francia e sono di gran lunga le più care d’Europa;

- per la costruzione delle camere d’aerazione e per i cunicoli in verticale per lo scarico del materiale, prevedibili anche in Valsangone, l’unico mezzo tecnologico applicabile è la dinamite;

- in Valle verranno aperti cantieri per il contenimento ed il magazzinaggio temporale del materiale estratto dai canali intermedi di estrazione della galleria ed a questo si aggiungeranno spiazzi, descritti come enormi, per il deposito di ghiaia, cemento e mezzi di lavoro vari dei cantieri;

- l’abbassamento della falda acquifera in Valsangone prevedibile, secondo i tecnici del No TAV, a seguito della costruzione di quest’opera eliminerà il microclima di Giaveno che s’identifica con la particolare crescita dei funghi che scomparirà parzialmente o addirittura totalmente;

- l’opera è antieconomica e questo rappresenta, secondo i relatori, un particolare apprezzamento da parte di certi politici per cui più si spende meglio è e le imprese, non essendo legate da vincoli economici predefiniti contrattualmente e non gestiti da gare di appalto ad ampia partecipazione, sono sempre d’accordo ad accettare ogni modifica d’intervento in quanto con questo l’ammontare della stessa cresce con il beneplacito dello Stato pantalone che paga con i soldi dei contribuenti;

- per la parte bassa della Valle i relatori hanno evidenziato che l’impatto ambientale sul territorio in pianura è paritetico a quello attualmente verificabile nel tratto in cui, a lato della Autostrada Torino Milano, è sorta la tratta TAV fino a Novara.



La mancata completezza e la quasi certa imprecisione del resoconto assai approssimativo dei vari interventi, che si riferiscono a quanto dichiarato dai relatori fino alle ore 22, non esclude la possibilità di evidenziare con il dovuto peso un aspetto interessantissimo che é emerso ufficialmente dalle dichiarazioni espresse, durante questa riunione, dal Sindaco di Sant' Antonino di Susa, Angelo Tartaglia, che ha ufficialmente dichiarato la disponibilità dell’onorevole Osvaldo Napoli di Forza Italia ad un confronto pubblico con la corrente NO TAV.

Questo interessantissimo incontro é previsto per il 27 Novembre prossimo presso la sede della Società Canottieri Caprera a Torino.

La disponibilità annunciata giustifica o spiega, anche se in modo parziale ed allo stato, la mancata concessione, da parte delle Amministrazioni locali, di un contraddittorio politico ai NO TAV.

Verificato il crescente numero dei partecipanti alle riunioni dei NO TAV era intuibile e sperabile un intervento a difesa dei Sì e/o delle disponibilità inizialmente enunciate dagli Amministratori operanti in Valsangone. Quindi, dal 27 Novembre avremo la possibilità di verificare, in forma democratica, le valenze del Sì rispetto al No e finalmente potremo, se non intimamente e partiticamente preconcetti, valutare le valenze delle due posizioni ed iniziare a capire cosa potrebbe avvenire di positivo o di negativo nella nostra Valle con l’eventuale realizzazione di quest’opera.

La partita si apre e sarà quindi molto interessante seguirne le varie fasi che da questo tipo di possibile contraddittorio potranno emergere.



MC
"
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Old 27-11-2006, 21:12   #549
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l'anno scorso girava un documento riassuntivo del traffico pesante
attraverso il traforo autostradale del Frejus. Dopo un anno è stato aggiornato
con i nuovi dati: il traffico continua a diminuire. Ormai viaggiamo verso il
56% del traffico del 2001..




Dati Traforo Frejus

Ultima modifica di elect : 01-12-2006 alle 00:53.
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Old 01-12-2006, 00:53   #550
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Il servizio de ''Le Iene''

Alessandro Sortino continua l'inchiesta


Guardate qui il servizio
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Old 01-12-2006, 09:08   #551
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C'è una versione scaricabile?
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Old 01-12-2006, 09:16   #552
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C'è una versione scaricabile?

Che io sappia no, però io che l'ho già visto ho il file nei temp.
Posso metterlo sempre su sendspace, però è temporaneo, tu ne conosci uno che nn sia temporaneo?
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Old 01-12-2006, 09:52   #553
peppogio
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Mettilo su sendspace, io lo prendo e lo metto sul mio spazio web.
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Old 02-12-2006, 12:56   #554
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Mettilo su sendspace, io lo prendo e lo metto sul mio spazio web.

Scusa per il ritardo , qui
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Old 14-12-2006, 16:13   #555
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Stiamo distruggendo il Belpaese...

Bellissimo articolo di DIEGO NOVELLI (tornerà mai ad essere sindaco di Torino? Speriamo!), pag. 23 l'Unità
Perché ancora oggi il centrosinistra pare aver del tutto rimosso il problema di una nuova regolamentazione del regime dei suoli?
I due ampi articoli di Vittorio Emiliani pubblicati sull'Unità del 26 e del 29 novembre, sul «Belpaese da salvare» hanno non solo riproposto con una certa drammatica attualità il problema (la documentata analisi con tanto di cifre e riferimenti specifici, forniti dall'Autore non concedono spazi al dubbio o alle ipocrisie) ma dovrebbero indurre politici, pubblici amministratori (locali e centrali), uomini di cultura (urbanisti, sociologi, economisti, geologi ecc.) e del mondo delle professioni (architetti, ingegneri, costruttori) ad una seria riflessione. Ciò che stiamo ogni giomo «mangiando» (per dirla con Emiliani) del Bel Paese non è più riproducibile ed è destinato ad incidere negativamente sul futuro delle prossime generazioni.




All'inizio degli anni Sessanta nel pieno di una rovente polemica scoppiata a Torino sul nuovo piano regolatore e più specificatamente su tremila licenze edilizie rilasciate dall'amministrazione comunale centrista in contrasto con il Piano stesso, un autorevole esponente democristiano l'avvocato Valdo Fusi) sensibile ai problemi urbanistici aveva ironicamente accusato un suo amico di partito (l'assessore Silvio Geuna) di «avere fatto più danni alla città di quanti non ne avesse fatti la Seconda guerra mondiale». Non si trattava di un paradosso, ma di una verità. La guerra, con i suoi terrificanti bombardamenti aerei (più di un terzo del patrimonio edilizio di Torino andò distrutto) non aveva compromesso definitivamente l'uso del territorio Anzi, nella sua grottesca crudeltà aveva consentito nella fase della ricostruzione postbellica, di rimodellare il tessuto urbano.
Ciò che sta accadendo oggi in Italia a danno delle città e del paesaggio (processo di degrado avviato con virulenza a partire dagli anni Ottanta) è molto peggio di una terza guerra mondiale, poiché compromette definitivamente un patrimonio non riproducibile come il territorio. L'importante riflessione di Emiliani mi induce ad alcune considerazioni integrative che cosi riassumo.
1) Regime dei suoli. Nel programma dell'Unione di frodi si denuncia che il governo di centrodestra «ha favorito un'abnorme crescita delle rendite immobiliari», ma non si dice esplicitamente cosa si intende fare per colpire quella «rendita parassitaria» cosi definita da un pontefice ultraconservatore come Eugenia Pacelli, che l'aveva condannata. Negli ultimi cinquant'anni (dopo la legge del 1942) l'unico che abbia avuto il coraggio di avanzare una proposta scritta di riforma urbanistica fu un ministro democristiano (poi finito malamente nei sodaldemocratici), Fiorentino Sullo, nel 1964, quando reggeva il dicastero dei lavori pubblici. Si scatenò il finimondo contro quella proposta elaborata e sostenuta dall'Inu (Istituto Nazionale Urbanistica) nel suo congresso di Cagliari. Ricordo in particolare il contributo di Bruno Zevi, dei torinesi Gabriele Manfredi e Alberto Todros, di Michele Aduli, di Giovanni Astengo e di tanti altri illustri urbanisti.
La reazione dei cosiddetti «poteri forti» fu cosi violenta che il segretario nazionale della De dell'epoca, Aldo Moro, si precipitò alla televisione per sconfessare E suo ministro e prendere le distanze da quel provvedimento che in altri paesi civili europei era norma da decenni. Pietro Nenni, nei suoi diari, quando parla di «rumor di sciabole», cioè del famigerato «piano solo» del Generale De Lorenzo, allude esplicitamente alla Legge Sullo, che avrebbe nientemeno che provocato un tentativo di colpo di stato, un golpe, pur di fermare una riforma che voleva colpire la speculazione sulle aree fabbricabili.
Perché, ancora oggi, il centrosinistra e gli intellettuali non legati alla peggiore cultura della rendita parassitaria (camuffata da libero mercato) hanno totalmente rimosso il problema di una nuova regolamentazione del regime dei suoli? L'incidenza del valore attribuito al terreno reso edificabile è esorbitante rispetto al costo dei fabbricati: il prezzo degli affitti, soprattutto nelle grandi aree metropolitane, ha raggiunto livelli proibitivi. Nel contempo gli investimenti per l'edilizia «economica e popolare» da parte degli enti pubblici come ci ricorda Emilianisono ridotti al lumicino. Domanda: c'è un programma di intervento del governo in questo settore? Il ministro Di Pietro che tanto si affanna per la Tav, strapazzando sindaci e popolazione della Valle di Susa (indipendentemente dalle questioni ambientali) ci vuole dire il costo aggiornato dell'alta velocità? Nel 1991 era stato previsto in 9203 milioni di euro. A distanza di quindici anni (secondo dati desunti da documenti della Tav spa, Rfi e Fs) è salito a 38500 milioni di euro, con un aumento del 418% Non è casuale che sia stata presentata una proposta di legge per una commissione d'inchiesta parlamentare su tutta la vicenda a partire dalla lievitazione dei costi sino alle infiltrazioni camorristiche negli appalti relativi alla tratta Napoli-Roma. Come sarebbe bello vedere i nostri ministri, i presidenti di regione, i sindaci delle grandi città accalorarsi per avere più strumenti per la difesa del suolo e per un programma serio per il recupero del grande patrimonio immobiliare fatiscente, abbandonato. Purtroppo non è cosi. Si continua a «mangiare», ogni giorno, fette di territorio soprattutto
lungo le coste del Belpaese, ma anche nelle grandi città dove un certo tipo di processi di deindustrializzazione ha liberato milioni e milioni di metri quadrati di aree. Per le coste cito quella più vicina al mio Piemonte e che meglio conosco. Consiglio un viaggio da ponente a levante della Liguria, da Ventimiglia a La Spezia. Un vero saccheggio. La Regione, il mio amico e antico compagno Claudio Burlando (già ottimo sindaco di Genova) non vede, non sente, non parla. Cosi dicasi per le aree industriali dismesse. A Torino hanno realizzato la cosiddetta Spina3 (ex ferriere Fiat e altre fabbriche) che di fatto è un nuovo ghetto, di lusso, ma sempre ghetta. La densità consentita è da capogiro. E stata teorizzata e santificata la rendita sui suoli quale incentivo per gli investimenti e quindi per lo sviluppo tutto all'insegna della falsa modernità nuovo simbolo della cialtroneria politica, culturale e sociale.
2) Piani regolatori, A partire dagli anni Ottanta il revisionismo in campo urbanistico ha contrapposto alla politica dei
«piani» quella dei «progetti». La tesi, in sintesi, è stata questa: i piani regolatori ingessano le città, bloccano l'attività edilizia perché i comuni non hanno i mezzi finanziari per procedere agli espropri. L stata cosi inventata la pratica del progetto, cioè la politica del carciofo, dei singolo lotto, avviando quella che fu definita l'«urbanistica contrattata», tra pubblica amministrazione e privati interessati alla edificazione. Sono gli anni della «Milano da bere», con giunte di sinistra (Psi e Pci) che fanno da battipista: sciaguratamente quella politica della contrattazione caso per casa, fu l'anticamera di Tangentopolí. L'Istituto Nazionale d'Urbanistica, allora presieduto da una nobile figura come quella del senatore Camillo Ripamonti {democristiano} sostenne una dura battaglia contro questo orientamento a fianco dei migliori urbanisti militanti nel Pci e nel Psi. Ripamonti fu successivamente un ottimo presidente dell'Associazione dei Comuni (Ansi}, e anche da questo fronte fece sentire la sua voce. Ma l'onda liberista, riformista, modernista, ebbe il sopravvento. Oggi a Torino, ad esempio, gli attuali dirigenti dell'Inu se non sollevasse troppo scandalo sarebbero disposti a sopraelevare anche lo storico Palazzo Madama. Le voci della cultura urbanistica scientificamente valida si sono affievolite, direi si sentono mortificate e si contano in Italia sulla dita delle mani di un mutilato.
3) Governo delle aree metropolitane. Ne ho sentito parlare per la prima volta nel 1956, al congresso dell'Inu, presieduto allora da Adriano Olivetti, con all'ordine del giorno: «i piani regolatori intercomunali». Dopo anni di discussioni e di battaglie si giunse a definire le aree metropolitane dando loro dignità istituzionale inserendole addirittura nella Costituzione (art. 114: la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Provincie, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato). Gli oppositori più accaniti a questa fondamentale riforma anche ai fini dell'uso del territorio sono stati soprattutto, purtroppo, i sindaci delle grandi città, compresi quelli di sinistra. Tanto per non far nomi nelle passate tornate amministrative si sono distinti in senso negativo il sindaco di Roma Rutelli e quello di Napoli Mascolina. L'idea di «spezzare» il comune capoluogo per dare vita alle municipalità' è stato vissuto come un atto di lesa maestà: Dio me l'ha dato il potere, guai a chi me lo tocca. Ancora il mese scorso il sindaco di Torino con il suo noto realunderstatement ha dichiarato pubblicamente: «una città come Torino potrebbe reggersi anche senza circoscrizioni (di municipalità manco se ne parla, ndr) per dirla in maniera tranchanh. Un tempo il decentramento e la partecipazione per il controllo e la gestione del territorio facevano parte di «quel fervore culturale di quella elaborazione generosa e avanzata» di cui parla Emiliani, patrimonio non solo della sinistra, ma della migliore cultura italiana. Il grido di allarme lanciato dalle colonne dell'Unità deve far pensare sul grado di «mutazione genetica avvenuta a sinistra». L'autore dei due avicoli conclude la sua importante riflessione con questa domanda: «Vogliamo precipitare ancora? Siamo sulla buona strada». Per quanto mi riguarda confermo.
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Old 15-12-2006, 00:07   #556
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DIEGO NOVELLI (tornerà mai ad essere sindaco di Torino? Speriamo!)
Per carità...

Quote:
Perché, ancora oggi, il centrosinistra e gli intellettuali non legati alla peggiore cultura della rendita parassitaria (camuffata da libero mercato) hanno totalmente rimosso il problema di una nuova regolamentazione del regime dei suoli? L'incidenza del valore attribuito al terreno reso edificabile è esorbitante rispetto al costo dei fabbricati: il prezzo degli affitti, soprattutto nelle grandi aree metropolitane, ha raggiunto livelli proibitivi. Nel contempo gli investimenti per l'edilizia «economica e popolare» da parte degli enti pubblici come ci ricorda Emiliani sono ridotti al lumicino.
Rendita parassitaria? Questo è uno dei discorsi più veterocomunisti che io abbia mai sentito negli ultimi mesi...
Speriamo che qualcuno dica al signor Novelli che proprio l'edilizia economica e popolare in varie zone d'Italia ha prodotto alcuni tra i peggiori scempi architettonici e varie frodi a danno dello Stato.

Quote:
Cosi dicasi per le aree industriali dismesse. A Torino hanno realizzato la cosiddetta Spina3 (ex ferriere Fiat e altre fabbriche) che di fatto è un nuovo ghetto, di lusso, ma sempre ghetta. La densità consentita è da capogiro. E stata teorizzata e santificata la rendita sui suoli quale incentivo per gli investimenti e quindi per lo sviluppo tutto all'insegna della falsa modernità nuovo simbolo della cialtroneria politica, culturale e sociale.
Era meglio lo schifo che c'era prima? Ma dai...
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Old 15-12-2006, 11:49   #557
elect
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Quote:
Originariamente inviato da A.L.M.
Per carità...

Scusami, nel quotare ho preso anche il commento
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Old 17-12-2006, 19:04   #558
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La Tav rifondata

Pierluigi Sullo



Lo dichiaro subito: non capisco nulla né di politica né di economia, perciò faccio un giornale demenziale come Carta, che invece si occupa di esseri umani, possibilmente associati. Però qualche volta una pulce si sveglia nel mio orecchio. In questo caso, una folla di pulci. Il tema è il rapporto tra Tav e legge finanziaria [o meglio, la Tav dentro la legge finanziaria], e di conseguenza la Tav e la "sinistra radicale" [Rifondazione per prima], per i cui partiti i valsusini hanno votato in massa: e non perché sono comunisti, italiani o di altra nazionalità, ma solo perché quei partiti si opponevano alla Tav. Bene, la pulce è questa [lo abbiamo già scritto nel settimanale in edicola, ma ora si aggiungono altri raccapriccianti dettagli]: di colpo, con un paio di emendanti, scrive il Sole 24 Ore, il governo decide di scaricare sulla finanziaria altri 13 miliardi di spesa [a occhio un quasi 30 per cento in più su una manovra già molto pesante, come i fischiatori di ogni tipo comunicano a governanti e sindacalisti]. Al punto che il rapporto tra deficit e Pil, quello che dovrebbe stare sotto il 3 per cento, balza all'insù fino al 5 e rotti [secondo il giornale degli industriali] o addirittura al 6 [come dichiara il ministro Visco]. L'evento eccezionale è che questo sfondamento non suscita alcun dibattito, nessuno scandalo, nemmeno un titolino al telegiornale, che so, un accenno ad Anno Zero o a Ballarò, e figuriamoci Porta a Porta. La "sinistra radicale", a tutte le apparenze, non fa una piega, e vota, vota e vota. Insomma, niente. Salvo brevi informative [è la parola giusta] sul sole 24 Ore, che giustamente bada al sodo.
Come si spiega questa catastrofe invisibile? La parola pagina è: Tav. Per farla breve [e se ho capito bene, sapete come sono complicate la politica e l'economia], accade che l'Unione europea bocci il meccanismo truffaldino [perché fa figurare come investimenti privati i crediti delle banche garantiti, e poi pagati, dallo Stato, proprio quel che sta accadendo] di finanziamento delle linee ad alta velocità, inventato a suo tempo dal creativo Tremonti. Quei soldi, dice la Ue, devono figurare nel bilancio dello stato. Così, il governo Prodi decide di metter mano alle tasche [di noi tutti] e di colmare il debito accumulato fin qui dalla società finto-privata Ispa per la linea Tav Torino-Napoli: sono i famosi 13 miliardi [25 mila miliardi circa di lire, l'entità di una finanziaria corrente]. Anzi, precisa il Sole 24 Ore, 12,95 miliardi. Ma non è finita qui. Siccome si presume che la Tav, una volta funzionante, produrrà utili [non è vero, ci sono studi che dimostrano il contrario: ci vorrebbero miliardi di passeggeri super-paganti che non ci saranno], le ferrovie [Fs] potranno, liberate da quel debito, contrarre un nuovo mutuo da 6 miliardi, garantiti appunto dai futuri guadagni, che servono a completare la tratta principale di quella famosa linea Torino-Napoli: il cui costo complessivo, dovrebbe essere [ma anche qui c'è da dubitarne, considerato che il costo-chilometro dell'alta velocità è già oggi il doppio che in Spagna] di quasi 20 miliardi di euro, più - dicono le Fs - altri 10 miliardi in futuro.
Riassumendo. Se uno viaggerà da Torino a Napoli, in futuro, sfrecciando lungo le pianure, tagliando le montagne [il Mugello], sotto-attraversando Firenze [8 chilometri di tunnel], irrompendo dentro Roma fino a una mega-stazione Tiburtina e precipitandosi verso Napoli, risparmierà, diciamo, un'ora, anzi due, vogliamo essere generosi. Quanto fa 30 miliardi [di euro] diviso 120 [minuti]? Ma lasciamo perdere, queste sono malignità da trogloditi. Guardiamo alla modernità. Come si troveranno gli ulteriori 10 miliardi, "a cui vanno però aggiunti - scrive il Sole 24 Ore - 3 miliardi di debiti contratti da Fs" prima della truffa tremontiana? Allora: 6 miliardi vengono dal mutuo già citato; 2,1 "sono confermati in finanziaria nelle pieghe del comma 968 come nuove risorse statali", dice il Sole 24 Ore [e ci risiamo, quindi non si tratta di 13, ma di oltre 15 miliardi]. va bene la faccenda continua così, come i conti della spesa di casa. Basti dire che per finanziare la Tav si sottraggono fondi alla rete ordinaria, a cui vengono destinati, nei prossimi anni, circa 4 miliardi: una sproporzione drammatica. Chi lo va a raccontare ai due macchinisti morti sulla linea di Trento? E perché la "sinistra radicale" vota a favore, se è contraria alla Tav? Si vede o no che razza di follia, anche finanziaria, è l'alta velocità? E' per caso questa la ragione per la quale tutto questo viene tenuto sotto il tappeto da tutti, ma proprio tutti?
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Old 20-02-2007, 23:17   #559
elect
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Assalto al treno

Oggi scrivo di TAV, ma in realtà mi riferisco a qualcos’altro. Allo sperpero dei soldi dello Stato. Al fatto che i dipendenti pubblici non vengano ridotti in miseria quando dilapidano i NOSTRI soldi. E se non rifondono loro, devono rifondere i partiti di appartenenza. Quelli che speculano sulle grandi opere, sui viadotti, sui raddoppi e sul piatto più importante: la Tav. Quello del grasso che cola. Ma se cola, chi lo lecca?


Il professor Ponti, uno dei massimi esperti europei del settore è stato intervistato da Piero Ricca. Le sue osservazioni sulla Tav sono incredibili. Qualcuno deve finire in galera o restituire i soldi ai cittadini. Magari con un mutuo ventennale con una banca collaterale al partito. Tutti ne hanno una o due o tre.
I costi dell’alta velocità sono triplicati rispetto al preventivo. E’ COSTATA TRE VOLTE TANTO. Nessuno ha fatto nulla. Soldi sfilati dalle nostre tasche. Dalla ricerca, dalle pensioni, dagli asili. Si tratta di decine di miliardi di euro. Ci si sfama l’Africa. La Tav in Val di Susa è l’emblema di questa rapina. Di questo esproprio delle nostre tasse. Costa 13 miliardi di euro. Uno, uno solo, lo dà la Comunità Europea. Gli altri ce li mettiamo noi. E la cosa straordinaria è che non serve a un c...o! Il trasporto merci è in diminuzione da anni. La tratta attuale, quella che esiste già, può triplicare il traffico. Senza fare nulla.
Ci raccontano che abbiamo un debito pubblico ingovernabile, che dobbiamo pagare le tasse, che non ci sono soldi per i servizi sociali e poi buttiamo nel cesso decine di miliardi.
La prossima Finanziaria fatela fare ai partiti e agli amministratori che si sono fregati i soldi.




così scrive Beppe Grillo sul suo blog, è presente anche una video intervista al prof. Marco Ponti (adatta a chi ha la connessione veloce)
Chi ha la linea "lenta" (grazie a mamma telecom che ha figli e figliastri) può leggerne questa trascrizione:

Domanda: Professor Ponti, quando si parla di TAV cosa si intende?

Risposta: E' un sistema ferroviario concepito principalmente per i passeggeri che corre a velocità tra i 200 e i 300 km/h - e anche di più - le cui linee hanno una capacità elevatissima, più di 300 treni al giorno, che ha bisogno però di molti ponti e gallerie perchè devono andare molto dritte.
D: I costi di quest'opera quali sono?
R: I costi per quest'opera che riguarda essenzialmente i collegamenti Torino-Venezia e Milano-Napoli, sono straordinariamente elevati e sono, soprattutto, triplicati rispetto ai preventivi che erano stati fatti. Ora, qualche aumento di costi in queste operazioni è un fenomeno diffuso, ma che i costi siano triplicati è veramente straordinario e molto preoccupante. A qualcuno quei soldi sono andati in tasca, non tutti hanno pianto per il triplicamento dei costi, no? Infatti c'è anche un'indagine parlamentare. Il collegamento di valico sulla Torino-Lione costa, se va bene, 7 miliardi di euro, ma la sola parte italiana costa 13 miliardi di Euro. Dall'Europa, quindi, arriverà un miliardo. Il costo complessivo, quindi sarà dell'ordine di almeno 20 miliardi di euro.
Sulla Roma-Napoli, aperta ormai da un anno, il traffico è molto modesto: 14 treni al giorno su una capacità di 330 treni giornalieri.
Sulla Madrid-Siviglia, reclamizzata come un grande successo, dopo 10 anni dall'apertura non si è ancora raggiunto il traffico previsto al primo anno ma ovviamente di questi risultati, di costi e di traffico, nessuno risponde... chi si ricorda, no?
D: E l'impatto ambientale di questa opera?
R: L'impatto ambientale occorre valutarlo sulla nazione che ha costruito più linee ad alta velocità, cioè la Francia, e con discreto successo: anche se i costi sono stati molto molto inferiori di quelli italiani, i risultati di traffico sono stati di discreto successo.
Però, l'impatto sull'ambiente, cioè sulle emissioni di CO2 del settore su gomma è trascurabile: dell'ordine di qualche punto percentuale. C'è da chiedersi se quell'enorme fiume di soldi speso per rendere meno inquinante il trasporto su gomma si potesse investire, sul piano delle tecnologie in una scelta più saggia.
D: Ma perchè i politici e gli industriali sono tutti d'accordo e tutti convinti?
R: E perchè non dovrebbero esserlo? Sono trasferimenti netti dallo Stato, tutti soldi che arrivano dallo Stato.
Perchè un amministratore locale dovrebbe chiedere una linea di alta velocità quando può chiederne tre o cinque? Lo fanno tutte le regioni perchè sono soldi che arrivano dallo Stato e sicuramente parte di quei soldi vanno ad attivare l'industria locale che nel settore delle opere civili ha un ruolo rilevante. Sarebbe molto diverso se parte dei soldi, come succede anche in Francia da un pò di tempo, fossero pagati anche dalle regioni.
La Grande "T", cioè la Torino-Venezia e la Milano-Napoli, è a un punto relativamente avanzato di costruzione qundi in qualche modo si finirà, lascia molte più perplessità il collegamento Torino-Lione perchè le previsioni di traffico lì sono veramente molto modeste: è in diminuzione addirittura il traffico merci che, non si può dimenticare, una volta arrivato in Francia non può andare sull'alta velocità perchè le caratteristiche tecniche delle linee francesi non lo consentono.
La linea attuale, comunque, può già portare il triplo delle merci che passano adesso e le previsioni ufficiali dei passeggeri sono modestissime: quattordici treni al giorno su una capacità di 300.
Una spesa così elevata e con prospettive così incerte dovrebbe lasciare davvero molto perplessi.
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Old 20-02-2007, 23:20   #560
peppogio
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Stasera Dipietro a Ballarò ha fatto faville.
Mi vien da vomitare a sentire tante bugie dette da un ministro.
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