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devo ripetermi, a cacciare il cattivo comunista pol pot....sarebbero stati i COMUNISTI vietnamiti..... ma i comunisti cattivi della guerra fredda erano i filosovietici, e ad essere filosovietici erano proprio i vietnamiti... in pratica l'invasione della cambogia fu un episodio dell'espansionismo sovietico, e chi attacca pol pot appoggia implicitamente l'imperialismo sovietico. sarebbe un pò come se l'urss avesse accusato solidarnosc di voler far strage di polacchi e poi avesse invaso la polonia per difenderli, nessuno in occidente lo avrebbe accettato, il caso cambogiano è simile, solo meno conosciuto.
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Cambodia-demography.png
![]() l'unico dato certo è il censimento 1962: 5.728.771 a tutt'oggi non esistono altri censimenti, tranne le stime disponibili dalla fine degli anni 80, epoca di una relativa riapertura delle frontiere cambogiane, dopo il crollo dell'urss. dal sito CIA: Population: 13,607,069 (July 2005 est.) note: estimates for this country take into account the effects of excess mortality due to AIDS; this can result in lower life expectancy, higher infant mortality and death rates, lower population growth rates, and changes in the distribution of population by age and sex than would otherwise be expected. Age structure: (2005 est.) 0-14 years: 37.3% (male 2,559,734/female 2,510,235) 15-64 years: 59.7% (male 3,887,642/female 4,232,313) 65 years and over: 3.1% (male 150,862/female 266,283) veniamo all'analisi del grafico, la guerra nella zona vietnamita durò dal 1964 al 1973(ritiro truppe usa), nonostante ciò, bombardamenti, fame, ecc, la popolazione viene data in notevole aumento, mentre quando la guerra finì, e andò al potere il nuovo governo cambogiano di coalizione fra i khmer e Sianouk, viene mostrato un calo della popolazione, poi quando la cambogia viene invasa dagli stanieri vietnamiti(1979) la popolazione riprende a crescere.... mi sembrano stime quantomeno 'strane' e discutibili, fatte presupponendo la 'strage' che si vorrebbe dimostrare... Prendendo per buono il grafico e interpolando i dati con un aumento demografico 'normale', si ottiene comunque una mancanza, per il 1979, di circa 1,2 milioni di persone, ben inferiore ai 3,3 milioni dichiarati dai comunisti vietnamiti all'atto dell'invasione, inferiore ai 3 milioni propagandati da certi giornali, e anche agli 1,7 milioni che hai citato tu. secondo me, è stata sopravvalutata la crescita precedente al 1973, perchè la guerra ovviamente l'abbassava ed è stata anche sopravvalutata la crescita successiva, che infatti è molto alta(nonostante l'aids...)
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1615 estrapolando linearmente la crescita del 1963-1964 1912 estrapolando i dati del 1967-1968 La popolazione del 1979 è 6589 Come vedi c'è spazio almeno per i dati di Amnesty Ho provato a vedere le piramidi di popolazione di Vietnam e Cambogia (per avere due paesi simili), e questi sono i risultati: http://www.census.gov/cgi-bin/ipc/id...a=100&ymax=250 http://www.census.gov/cgi-bin/ipc/id...a=100&ymax=250 Nota la flessione del grafico del Vietnam sulla fascia 30-34, che corrisponde ai nati nel periodo della guerra (fine anni '60). Un'altra flessione la vedi in corrispondenza della fascia 55-59, cioè a chi era ventenne al tempo. Nel grafico della Cambogia in corrispondenza dei nati nel periodo '76-'80 si vede una gobba e si nota anche una diminuzione degli uomini sui 40 anni (ventenni alla fine degli anni '70) che non ha corrispondente nel Vietnam. Per vedere che effetti ha una guerra sulle piramidi di popolazione si può osservare il grafico della Germania, una delle nazioni più colpite dalla seconda guerra mondiale: http://www.census.gov/cgi-bin/ipc/id...&.submit=Invia e infatti si nota una notevole diminuzione nella fascia 50-60 (nati nel periodo della guerra). Allora, puoi continuare a criticare tutte le fonti, o puoi andare in Cambogia a censire la popolazione per fascia di età e vedere se anche questi dati sono manipolati
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echo 'main(k){float r,i,j,x,y=-15;while(puts(""),y++<16)for(x=-39;x++<40;putchar(" .:-;!/>"[k&7])) for(k=0,r=x/20,i=y/8;j=r*r-i*i+.1, i=2*r*i+.6,j*j+i*i<11&&k++<111;r=j);}'&>jul.c;gcc -o jul jul.c;./jul |Only Connect| "To understand is to perceive patterns" Isaiah Berlin "People often speak of their faith, but act according to their instincts." Nietzsche - Bayesian Empirimancer - wizardry |
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30 Marzo 2006
CAMBOGIA Vuole tornare in Cambogia l’inviato Onu per i diritti umani Yash Ghai ha dichiarato di voler tornare nel Paese per continuare il suo lavoro nonostante le resistenze del Primo ministro cambogiano. Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - L'inviato delle Nazioni unite per i diritti umani, Yash Ghai, ha dichiarato di voler tornare in Cambogia e continuare il suo mandato, nonostante il primo ministro cambogiano Hun Sen chieda la fine dell'incarico. Hun Sen ha dichiarato che si rifiuta di incontrare Ghai, dato che l’inviato Onu ha definito l’ex militante dei khmer rossi come un capo che governa con il “pugno di ferro” e che porta il suo Paese allo sfacelo e alla povertà. Ha avvisato l’inviato delle Nazioni unite che se tornerà in Cambogia sarà ignorato dalle autorità. “Ghai mi ha accusato di usare il pugno di ferro per violare l’indipendenza delle corti”, ha dichiarato. “Quello che ha detto è falso. Non dovrebbe darmi nessun consiglio”. Il Primo ministro cambogiano aveva già definito l’inviato come un “turista a lungo termine” che è “totalmente confuso”, e aveva chiesto al segretario generale Onu Kofi Annan di dimetterlo dalla carica di inviato speciale. “Kofi Annan dovrebbe rimuoverlo. Non conosce niente riguardo la Cambogia”, ha dichiarato. Ghai martedì aveva denunciato che in Cambogia una persona, Hun Sen, controlla da sola tutti i livelli di potere, nonostante abbia preso a poco a poco le distanze dal genocidio dei khmer rossi del 1970. “Ho parlato con giudici e politici, sono tutti spaventati. Sembra che tutti dipendano da un solo individuo”, ha dichiarato Ghai. “Questa non è una condizione ideale per la fioritura dei diritti umani”. “Sono stato nominato a novembre dal segretario generale Onu su segnalazione del Consiglio di sicurezza, e con il consenso delle opposizioni della Cambogia”, continua. “Ho quindi degli obblighi, devo tornare”.
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Solo ora leggo i post aberranti di "certi utenti": ma possibile che nessuno lo abbia sospeso/bannato?
E' punibile solo il negazionismo di estrema destra? Comunque le prove dei massacri sia di Pol Pot (in Cambogia ho letto che esiste un museo del genocidio) che di Mao (mai sentito parlare anche solo dell'invasione del Tibet?) esistono e sono orripilanti. Le foto si trovano su internet. Non le posto perchè sono immagini troppo forti, ma vi posso dire che ci sono le prove anche di orribili torture (persino crocefissioni). Inoltre l'università di Yale ha un database con le generalità di almeno 10000 persone morte per mano dei Khmer Rossi.
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18 Aprile 2006
CAMBOGIA Cambogia: le vittime dei Khmer rossi chiedono giustizia ![]() In occasione del 31° anniversario della presa del potere di Pol Pot circa 200 persone si sono rinite a Choeung Ek, dove si stima siano state giustiziate 9 mila persone, per chiedere che il processo nei confronti dei Khmer rossi inizi il prima possibile Choeung Ek (Agenzie) - Abbia finalmente inzio il processo contro i Khmer rossi. Lo hanno chiesto ieri, nel 31mo anniversario della presa del potere da parte di Pol Pot in Cambogia, circa 200 persone che si sono riunite a Choeung Ek, il più noto luogo di sterminio del regime, dove si stima siano state giustiziate 9 mila persone. Ora in questo luogo sono accumulati teschi umani e 50 monaci pregano per le vittime del regime. “Siamo riuniti per condividere la pena e la tristezza di tutte le persone che hanno sofferto per il genocidio. I cambogiani non possono più stare calmi”, dichiara il leader dell’opposizione Sam Rainsy. “Questi teschi chiedono giustizia, dobbiamo ascoltarli”. Il processo nei confronti degli ex capi dei Khmer rossi dovrebbe iniziare quest’anno, dopo 10 anni di negoziati fra la Cambogia e le Nazioni Unite. “Voglio che il processo inizi presto”, dichiara Min Yoeun, 53 anni, che ha perso 6 familiari a causa del regime, di cui uno ucciso a Choeung Ek. “Sono quasi impazzita. Ho perso mio marito, i miei figli e i miei fratelli a causa del regime di Pol Pot”. “Mi appello alla comunità internazionale per aiutarci a processare i capi dei Khmer rossi il prima possibile”, aggiunge Chuon Sem. “Le famiglie cambogiane hanno patito durante il regime”. Il governo dei Khmer rossi in quattro anni abolì la religione, i diritti di proprietà, la moneta e le scuole, e trasformò il paese in un grande campo agricolo. Durante il regime hanno perso la vita circa 2 milioni di persone. Finora solo due dei capi politici dei Khmer rossi sono in carcere in attesa del processo. Gli osservatori sono preoccupati perché temono che altri responsabili dei Khmer rossi, compreso Nuon Chea, vice di Pol Pot (moto nel 1998), o l’ex capo di Stato Khieu Samphan, possano morire prima che si riunisca il tribunale congiunto fra le Nazioni unite e la Cambogia. Il governo cambogiano ricorda le vittime dei Khmer rossi il 20 maggio, detto “giorno della rabbia”, cioè il giorno in cui il Paese passò al sistema collettivistico.
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Purtroppo i morti non furono 10.000 , ma circa 1.500.000, pari a un terzo della popolazione, e il mondo ostinatamente per mesi e mesi non volle vedere quello che stava accadendo. Il regime era appoggiato dai cinesi (tacitamente dagli americani) e contrastato dal Vietnam e dall'URSS. Il contrasto era però di natura geopolitica, e a nessuno importava molto del genocidio. |
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CAMBOGIA 4/5/2006 16.26
NOMINATI GIUDICI CHE DOVRANNO PROCESSARE EX CAPI REGIME KHMER ROSSI Il Consiglio supremo della magistratura della Cambogia ha nominato i 17 giudici cambogiani e 13 stranieri che comporranno il Tribunale per i crimini commessi dal regime dei ‘Khmer rossi’, formalmente creato 3 anni fa e approvato dal parlamento cambogiano nel 2004. I nomi dei magistrati non sono stati diffusi e per quanto riguarda quelli stranieri si sa soltanto che provengono da Australia, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Sri Lanka e Stati Uniti. Il tribunale - operativamente formato da 14 giudici e 2 procuratori (i restanti 14 sono di riserva) - dovrebbe iniziare a lavorare nel giugno prossimo e il primo processo potrebbe essere aperto nei primi mesi del 2007. Nel giugno del 2003, dopo cinque anni di difficili trattative tra Phnom Penh e le Nazioni Unite, si era giunti a definire lo statuto della Corte speciale incaricata di giudicare i responsabili di crimini contro l’umanità commessi durante il regime che tra il 1975 e il 1979 portò alla morte 1,7 milioni di cambogiani (un quarto dell’intera popolazione), assassinati dai miliziani o sterminati da fame, malattie e fatica nei campi di lavoro creati dal dittatore Pol Pot per realizzare la sua ideologia ultramaoista e radicale. Pol Pot, chiamato ‘fratello numero uno’, è morto nel 1998 in clandestinità. Tra gli altri responsabili di quei fatti criminali sono attualmente in prigione solo due ex-ufficiali: Ta Mok, soprannominato ‘il macellaio’ e Khang Kheng Ieu ‘Duch’, comandante del campo di detenzione e tortura S-21. Restano liberi e ben integrati nella vita economica del paese il braccio destro di Pol Pot, l’ottantenne Nuon Chea, l’ex capo del governo Khmer Khieu Samphan, 74 anni, e l’ex ministro degli Esteri khmer, Ieng Sary. Sulla reale possibilità che il Tribunale possa assicurare alla giustizia queste persone sono stati espressi dubbi da organizzazioni internazionali per i diritti umani che della corte criticano la sua sede in Cambogia e la partecipazione dei giudici cambogiani, ritenuti poco indipendenti dai vertici politici, a loro volta accusati di collusioni e oscuri legami con la storia del passato.
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9 Maggio 2006
CAMBOGIA - THAILANDIA Sembra il genocidio khmer: film thailandese provoca sdegno in Cambogia Il film si chiama Ghost Game. Per i produttori si tratta di una finzione, ma i riferimenti ai crimini commessi dal regime dei Khmer rossi di Pol Pot sono evidenti. Phnom Penh (Agenzie) - Si chiama Ghost Game il film dell’orrore di produzione thailandese che ha suscitato sdegno in Cambogia a causa dei riferimenti al genocidio dei Khmer rossi. I produttori affermano che il film è solo una finzione, ma le somiglianze con il genocidio del regime sono evidenti. Il film è girato in Thailandia in una prigione chiamata S-11, una sigla che ricorda in modo evidente il luogo dove dal 1974 al 1979 il regime di Pol Pot è stato autore di gravi violenze. S-21, o Tuol Sleng, è infatti il nome dell’ex scuola dove il regime dei Khmer rossi ha torturato e detenuto, in attesa di una esecuzione, più di 16 mila cambogiani. Tuol Sleng ora è un museo a memoria del genocidio. Il film racconta storie delle 17 mila persone detenute in una guerra di 4 anni, in una scenografia caratterizzata da teschi ed ossa simili a quelli presenti nei musei a memoria del genocidio. L’anno scorso i produttori di Ghost Game avevano chiesto al governo cambogiano l’autorizzazione di girare all’interno della prigione S-21, ma gli era stata negata. Hanno quindi ripiegato in una prigione thailandese. Tifa, la società che produce il film, nega ogni relazione con il genocidio dei Khmer rossi e rende noto che “attività e persone in Ghost Game sono finzione e non realtà”. Hanno però rilasciato una dichiarazione di scuse pubblica nel caso il film offendesse la sensibilità di qualcuno, ma questo non sembra essere sufficiente: molti cambogiani chiedono il boicottaggio di tutti i prodotti thailandesi, e Youk Chhang, un ricercatore sul genocidio, accusa i produttori del film di offendere la sensibilità delle persone e distorcere verità storiche per motivi commerciali.
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CAMBOGIA - Poco prima dell’alba, un migliaio di poliziotti in tenuta antisommossa hanno costretto con la forza un centinaio di famiglie a sgomberare dalle loro case in quartiere povero nel centro di Phnom Penh; nelle ore successive tutte le abitazioni sono state distrutte con l’impiego bulldozer. Sembra chiudersi così una vicenda iniziata mesi fa, in cui gli abitanti si sono opposti a un trasferimento forzato in un sobborgo distante 22 chilometri, poiché l’area in cui risiedevano, rivendicata da un privato, è stata destinata alla costruzione di un nuovo quartiere commerciale. Negli ultimi tempi scene come questa si sono ripetute nella capitale cambogiana, sollevando le preoccupazioni degli esperti dell’Onu che temono la trasformazione di Phonm Penh in ‘città apartheid’, con l’espulsione violenta dei poveri in lontani sobborghi isolati.
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CAMBOGIA 11/7/2006 22.09
IN FUGA EX-PRESIDENTE DEI KHMER ROSSI? Ha abbandonato la propria casa nottetempo con i propri beni affastellati su un furgoncino Khieu Samphan, 75 anni, l’ex-presidente del regno di Kampuchea democratica, uno dei pochi ex-dirigenti dei Khmer rossi ancora in vita in attesa di essere processato per la responsabilità nell’uccisione di circa 2 milioni di persone tra il 1975 e il 1979. Secondo la figlia Khieu Rattana, Samphan e la moglie avrebbero lasciato la loro abitazione a Pailin solo per trascorrere due settimane in visita a un amico nella provincia di Battambang, ma sono in molti a sospettare che l’ex-capo di stato voglia sottrarsi al procedimento che dovrebbe iniziare il prossimo anno. La scorsa settimana si sono insediati i 30 giudici del Tribunale per i crimini commessi dal regime di Pol Pot istituito nel 2003 grazie a un accordo tra Cambogia e Onu e ieri i pubblici ministeri hanno iniziato a raccogliere le prove. Solo due degli ex-dirigenti dei Khmer rossi ancora in vita sono detenuti per genocidio: l’ottantenne Ta Mok, soprannominato ‘il macellaio’ per i massacri che gli sono attribuiti, e il sessantaquattrenne Kang Kek Ieu, detto ‘Duch’, che dirigeva la prigione Tuol Sleng a Phnom Penh, dove almeno 15 mila persone furono torturate e giustiziate. Gli altri ex-leader dei Khmer, tutti anziani e in precarie condizioni di salute, vivono in libertà, mentre il ‘fratello numero uno’ Pol Pot è morto nel 1998. A Pailin, ex-roccaforte dei Khmer rossi nel nordovest della Cambogia, risiedono tuttora Nuon Chea, teorico dell’ideologia dei Khmer e ex-braccio destro di Pol Pot, e Ieng Sary, ex-ministro degli Esteri del regime.
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12 Luglio 2006
CAMBOGIA Si avvicina il processo e i capi dei Khmer Rossi si nascondono Si perdono le tracce di vecchi leader del regime come Khieu Samphan, mentre danno poco affidamento i giudici cambogiani e aumentano i dubbi sul regolare svolgimento del processo. Phnom Penh (Agenzie) – Testimoni che spariscono e sfiducia nei giudici: si presenta così l’atteso processo che la Cambogia celebra contro i responsabile del sanguinoso regime dei Khmer Rossi. I testimoni chiave sono spariti il giorno dopo che gli avvocati hanno iniziato a raccogliere le prove per il tanto atteso giudizio contro i vecchi leader del regime. Khieu Samphan, ex capo di Stato, ha lasciato la sua casa lo scorso 10 luglio, nel mezzo della notte. Se ne è andato per alcuni mesi, ha detto un vicino. Al momento non è chiaro se il 75enne sia fuggito con l’intento di evitare il processo per le atrocità commesse durante il brutale regime degli anni ’70. Khieu Rattana respinge l’ipotesi che suo padre stia cercando di sparire. “Lui sa che se volessero prenderlo, potrebbero certamente farlo senza problemi”. Anche due ex guardie penitenziarie hanno lasciato le loro case, mentre altre tre si rifiutano di discutere il loro ruolo a Tuol Sleng, il più grande centro di torture del regime, dice Youk Chhang, direttore del Centro documenti cambogiano. C’è anche il problema dei giudici cambogiani. “La gente - dice Youk Chhang - ha ancora dubbi sul livello al quale la corte sta puntando. Molti fanno parte del sistema, così hanno ragione di sentirsi a disagio”. Il punto è controverso a causa dei presunti collegamenti tra il partito al governo (che in Cambogia controlla effettivamente i giudici) e i Khmer Rossi. Analoghe le considerazioni dei gruppi di difesa dei diritti umani. “Le persone hanno fiducia nei giudici internazionali, ma non nei giudici cambogiani”, dice Kek Galabru, presidente della Lega cambogiana per la promozione e la difesa dei diritti umani. I 17 giudici cambogiani presenti al processo (gli altri 12 sono internazionali) sono un soggetto di interesse particolare. Alcuni sono poco preparati, altri hanno fatto esperienza in Unione Sovietica. Molti hanno avuto a che fare con accuse di corruzione. Sta sorgendo inoltre il problema della sicurezza per le vittime che hanno intenzione di testimoniare contro i Khmer Rossi, che ora vivono tra loro. Molti osservatori temono che il terrore prolungato provocato dal regime scoraggerà molti testimoni a parlare al processo. Youk Chhang pensa che sia “importante avviare un programma di protezione per i testimoni”. Un’altra amara realtà per le vittime è che decine di migliaia di veterani di basso e medio livello dei Khmer Rossi si considerano addirittura vittime del regime. Uno di questi è Him Huy, 52 anni, instancabile contadino e padre, che fu uno dei carnefici dei Khmer Rossi. Le sue espressioni di rammarico sono servite a poco con Chum Mey, camionista sopravvissuto al centro di torture di Tuol Sleg. “Le guardie della prigione non sono vittime. - dice - “Mentre io aspettavo di morire, loro aspettavano di uccidere”.
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21 Luglio 2006
CAMBOGIA Morto Ta Mok, ex leader dei Khmer Rossi Per la brutalità dei suoi crimini era conosciuto come il “macellaio”. Doveva essere tra i principali imputati nell’atteso processo contro il vecchio regime, apertosi questo mese. Phnom Penh (Agenzie) – Uno dei principali leader del Khmer Rossi in Cambogia, Ta Mok, i cui crimini gli valsero il soprannome di “macellaio”, è morto all’età di 80 anni. Era il successore di Pol Pot e il suo avvocato, Benson Samay, ha reso noto che è deceduto ieri, dopo essere caduto in uno stato di incoscienza. Ta Mok doveva essere tra gli imputati chiave nell’atteso processo agli ufficiali del regime dei Khmer Rossi, che dal 1975 al 1979 ha ucciso circa due milioni di persone. A causa di gravi problemi respiratori era stato ricoverato all’ospedale militare di Phnom Penh, dove entrava e usciva da uno stato di coma. Ta Mok, comandane militare, era considerato l’ultimo massimo leader degli Khmer Rossi; sarebbe stato tra i primi ad essere giudicato per genocidio e crimini contro l’umanità dal tribunale voluto dalle Nazioni Unite, che ha iniziato i suoi lavori solo questo mese dopo anni di attesa. Insieme a Kaing Khek Ieu – direttore della famigerata prigione di Tuol Sleng - Ta Mok, era l’unico del vecchio regime a vivere in custodia cautelare. Fino ad oggi nessuno dei leader dei Khmer Rossi è stato processato: Pol Pot è morto nel 1998 e molti dei suoi uomini più fidati vivono ancora in Cambogia in piena libertà. Nei cosiddetti “killing fields”, durante i 4 anni del sanguinoso regime Khmer, è morto circa un terzo della popolazione cambogiana. Quasi ogni famiglia nel Paese ha avuto una vittima. Nel 1979 il regime dei Khmer Rossi è caduto, grazie a un intervento militare del Vietnam.
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C'è qualcuno che ha letto il libro che ho indicato?
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CAMBOGIA - La magistratura ha emesso un mandato di arresto per Heng Pov, ex commissario di polizia di Phon Penh e consigliere del primo ministro per la sicurezza, sospettato di aver avuto un ruolo nell’omicidio del giudice Sok Setha Mony, assassinato tre anni fa in pieno giorno da due sconosciti, mai catturati. Uno dei vice di Heng Pov è stato arrestato mesi fa per omicidio ed è stato lui ha fare il nome dell’ex superiore. L’assassinio di Sok Setha Mony aveva suscitato grande emozione poiché il magistrato aveva seguito molti casi scottanti, inclusa la condanna all’ergastolo dell’ex generale khmer Sam Bith.
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