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Old 22-08-2006, 09:49   #401
Ewigen
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DARFUR (SUDAN)


Fermate i "cavalieri indiavolati"!

[gfbv] Amina Mohammed vive oggi in un campo profughi nel nord del Ciad. A pochi chilometri dal Sudan. Occupa una semplice capanna di fango coperta da un tetto di nylon steso sopra pochi rami intrecciati. Dipende esclusivamente dagli aiuti internazionali che, secondo Medici senza Frontiere, sono insufficienti. All'inizio dell'anno viveva nella regione del Darfur - Sudan occidentale. Appartiene alla tribù dei Zaghawa. A differenza dei più è benestante: pochi terreni, 10 mucche, alcune capre e tantissime pecore. Casa in muratura. Ha 26 anni. Musulmana.

Felice è una parola grossa, ma si sposò con un commerciante Haroun Adam Haggar, dodici anni fa. Un matrimonio negoziato tra famiglie. Assieme ebbero sei bambini ai quali non mancava proprio nulla, a differenza dei loro coetanei che vivevano in povertà. E' un pastore nomade; quindi non è mai rimasta, per un lungo periodo, in una stessa zona. Dallo scorso anno Amina sentiva parlare di diavoli che cavalcavano cavalli e distruggevano tutto: gli janjaweed. Jaan significa diavolo in Arabo e jawad cavallo. Rozzamente janjaweed significa "cavalieri indiavolati". In realtà cavalcano indifferentemente cavalli e cammelli. Al loro passare non rimane nulla ed usano mettere a ferro e fuoco per ben due volte ogni villaggio o gruppo di case. Peggio di Attila.

Sono al soldo del governo Sudanese. Dall'agosto 2003 non hanno mai smesso di assaltare villaggi, uccidere, violentare, bruciare prima i granai e poi le capanne, trasformando il tutto nell'attuale più grave crisi umanitaria al mondo, a parere del coordinatore dell'ONU per il Sudan, Mukesh Kapita, che, a Palazzo di vetro, viene ricevuto prima del suo collega irakeno. Crisi di Darfur: centomila rifugiati ed un milione di sfollati. Cifre che li accomuna, per tragedia, ai Grandi Laghi. Ai cavalieri indiavolati non interessa nulla se sei un fratello musulmano come loro, animista o di altra religione, purché tu abbandoni il campo. Per far ciò s'imbottiscono di droga e poi si accaniscono contro gli stessi leader religiosi musulmani, dissacrano le Moschee, bruciano il Corano. Insomma, la questione è politica e la Religione non c'entra.

Amina, suo malgrado, è rea di far parte di una delle tribù del Fronte di liberazione del Darfur (Fld) che in seguito è divenuto l'Esercito di liberazione del Sudan (Als) alleatosi con il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Mje) che opera più a nord. L'Unione di queste due forze prima politiche e poi militari rivendicano, da ormai una generazione, una maggior rappresentanza al potere e conseguente spartizione delle risorse. Perché così, che ci piaccia o no, è intesa la politica. Ciò ha preoccupato il governo di Karthoum che non solo ha armato ed addestrato gli janjaweed ma ha anche garantito loro l'impunità. Il governo accusa gli insorti di separatismo, come se le frontiere fossero sacre e non anch'esse disegnate a Berlino. Ma è solo una scusante per compiere la più estesa "pulizia etnica" mondiale.

L'esercito governativo scorta questi cavalieri, deputati a fare il lavoro sporco, proteggendoli da eventuali rappresaglie. Talvolta li anticipa usando prima l'aviazione e poi i media per minimizzare la cosa, garantendo la Comunità nazionale ed internazionale che se vi sono abusi il Governo, a tutela dell'ordine pubblico, farà la sua parte. Ed infatti la fa, con dovizia. Non fa entrare osservatori internazionali, ostacola gli aiuti. Le Ambasciate, compresa quella presente a Roma, minimizza la cosa alla stregua di uno scontro tribale. Insomma, tutto secondo copione. A parte gli USA. Per primi hanno denunciato, a livello di Congresso, la cosa con la parola innominabile: genocidio! Ed ammonito, attraverso la loro Agenzia per lo Sviluppo (United States Agency for International Development) il governo sudanese riguardo la sorte di 100.000 civili che potrebbero morire in Darfur per scarsità di cibo e malattie nei prossimi 12 mesi se non verranno subito aperti corridoi umanitari. Lo stesso Segretario di Stato USA non è stato tenero con Karthoum.

Anche l'Europa sta tentando una qualche "politica estera" raccomandando l'embargo sulle armi e la pressione politica sul governo, come ci riferisce Stefano Squarcina di Mani Tese, consigliere per l'Africa al Parlamento Europeo. L'embargo, nei confronti di un governo che spende 1 dollaro su 2 in armi, è la via per parlare di pace. Stranamente la Lega araba e l'Organizzazione della conferenza islamica, pur trattandosi di un genocidio anche contro i musulmani, non hanno preso alcuna posizione mentre l'Unione Africana vorrebbe intervenire ma non ha i mezzi. All'interno dello stesso governo Sudanese vi sono differenti opinioni sul Darfur. Lo stesso dicasi per l'esercito ove alcuni ufficiali, provenienti da quelle regioni, hanno dato le dimissioni.

E' urgente, quindi, aprire non solo corridoi umanitari ma anche spiragli di dialogo approfittando di queste prime divergenze prima che sia troppo tardi. Per Amina e per tutti gli altri innominati sui quali s'è scagliato l'innominato.
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Old 22-08-2006, 09:52   #402
Ewigen
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REPUBBLICA DEM. DEL CONGO


22/8/2006 9.38
NUOVI SCONTRI A KINSHASA

[MISNA] Si è tornati a sparare anche oggi a Kinshasa, dove stamani all’alba sono ripresi gli scontri tra le guardie armate dei due candidati alla presidenza (Joseph Kabila e Jean Pierre Bemba) che a fine ottobre dovranno affrontare il ballottaggio che deciderà chi dei due dovrà guidare il paese. Secondo le informazioni raccolte dalla MISNA nella capitale della Repubblica democratica del Congo, le sparatorie più intense sono in corso a Gombé, nel centro della città, nei pressi della residenza privata di Bemba. Le sparatorie sono iniziate verso le 5:30 del mattino e la gente è stata svegliata in quella zona della capitale dai colpi di arma pesante. Fonti della Missione Onu e della forza Europea (Eufor) hanno confermato i disordini sulle radio locali. Colpi di arma da fuoco risuonano anche nel quartiere Lema Matete dove dalle 6 si continua a sparare. Spari si odono anche in altre parti della città, ma, secondo le informazioni raccolte da più fonti, si tratta della polizia congolese che apre il fuoco in aria per disperdere gruppetti di giovani intenzionati ad approfittare della tensione per compiere saccheggi. “La città è vuota, come ieri tutti hanno preferito restare a casa e in giro, invece del solito traffico, si vede solo qualche macchina. Tuttavia la situazione più tesa è quella che si registra nel centro di Kinshasa, a Gombe” dice una fonte della MISNA, appena rientrata da un veloce giro della capitale, mentre risuonano colpi di armi automatiche. Se la polizia congolese è dispiegata in tutte le zone della città, i caschi blu della Monuc e i militari dell’Eufor stanno presidiando soprattutto il centro, nel tentativo di dissuadere le guardie armate di Kabila e Bemba dal proseguire gli scontri. Pare ormai certo che la tensione sia dovuta ai tentativi da parte della guardia presidenziale del presidente Kabila di disarmare gli uomini armati che garantiscono la sicurezza di Bemba, vice presidente negli anni della transizione e capo ribelle negli anni del conflitto.
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Old 22-08-2006, 14:25   #403
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22/8/2006 13.13
NUOVI SCONTRI A KINSHASA – 2

[MISNA] Resta tesa la situazione a Kinshasa, dove le forze di sicurezza nazionali e anche internazionali sono impegnate a riportare l’ordine. Lo riferiscono fonti della MISNA sul posto, precisando che nei quartieri orientali di Kinshasa, soprattutto a Matete e Limete, la polizia è impegnata dalle prime ore del giorno (02:30) a tentare di dissuadere gruppi di giovani dal saccheggiare i complessi scolastici presenti in questa zona della città e di proprietà di un candidato al parlamento tra le fila del partito del presidente Joseph Kabila. I quartieri in questione sono considerati come le principali roccaforti nella capitale dell’opposizione a Kabila. Secondo le informazioni raccolte, la polizia avrebbe proceduto al fermo di alcuni giovani, anche se non vi sono ancora informazioni certe riguardo al numero. Ancora da confermare anche le notizie di 3 morti raccolte da fonti della MISNA nella zona est di Kinshasa. Da questa mattina la polizia sta cercando di allontanare questi gruppi di giovani sparando in aria, ma vi sono stati momenti in cui la tensione è salita, anche perché i giovani non avrebbero ancora desistito dall’intenzione di saccheggiare le strutture scolastiche in questione. Intanto da Kinshasa fanno sapere dell’imminente arrivo in città di 400 soldati della forza militare inviata dall’Europa (Eufor) come rinforzi ai loro colleghi che, insieme ai caschi blu della Missione Onu in Congo (Monuc), sono impegnati da ieri a riportare l’ordine nel quartiere di Gomba, nel centro della città, dove anche oggi sono ripresi gli scontri tra le guardie armate dei due candidati alla presidenza passati al ballottaggio: Jospeh Kabila e Jean Pierre Bemba. Nonostante le pressioni internazionali e interne, non ultime quelle della Chiesa, gli ‘eserciti privati’ dei due vincitori dell’elezioni sembrano intenzionati a proseguire il loro confronto, di cui ancora non si riescono a comprendere le motivazioni. Dovrebbe terminare tra poco, infine, il consiglio superiore della Difesa che da stamani è riunito in un incontro straordinario dedicato alle tensioni che scuotono da tre giorni la capitale e che non hanno riscontro in nessuna altra zona del paese, dove i risultati provvisori delle elezioni del mese scorso sono stati accolti con favore e serenità.
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Old 22-08-2006, 14:27   #404
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22/8/2006 11.26
LEGA ARABA FINANZIA MISSIONE AFRICANA

[MISNA] La missione dell’Unione Africana (Ua) in Darfur sarà finanziata dalla Lega Araba: lo riferiscono oggi fonti giornalistiche sudanesi, precisando che i ministri degli Esteri dell’organismo pan-arabo avrebbero preso la decisione ieri durante un incontro al Cairo in cui è stato stabilito il finanziamento della missione africana dal 1 ottobre e per i sei mesi successivi. Il Consiglio della Lega Araba ha poi rinnovato l’appello ai paesi membri affinché forniscano supporto finanziario e materiale alla missione dell’Ua nella regione occidentale del Sudan teatro dal febbraio 2005 di scontri e violenze. Ai primi di agosto, l’Unione Africana aveva fatto sapere di “avere i soldi sufficienti a pagare gli stipendi dei militari solo fino alla metà di ottobre”. Proprio le ricorrenti difficoltà economiche della missione africana in Darfur sono tra i motivi che hanno spinto Ua e Onu ad adoperarsi perché la missione passi sotto l’egida delle Nazioni Unite. Una possibilità che però vede la ferma opposizione del governo sudanese e dei suoi alleati, inclusa la Lega Araba.
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Old 22-08-2006, 14:52   #405
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22/8/2006 15.39
CARDINALE ETSOU E MONSIGNOR MONSENGWO LANCIANO APPELLI ALLA CALMA

[MISNA] “La popolazione ha parlato, la sua voce deve essere ascoltata”: lo ha detto il cardinale Frdéric Etsou, arcivescovo di Kinshasa, in un messaggio diffuso oggi dall’emittente diocesana ‘Radio Elikya’ pervenuto alla MISNA. Citando un recente appello del vescovi congolesi – “No alla violenza” – il porporato ha chiesto che si meta fine ai disordini scoppiati nella capitale dopo la diffusione dei risultati delle presidenziali del 30 luglio che hanno decretato il ballottaggio tra il presidente e il vice-presidente uscenti Joseph Kabila e Jean-Pierre Bemba. Il cardinale Etsou ha invitato tutti gli attori politici, le forze dell’ordine e la popolazione a mantenere la calma e a “guardare verso il futuro, verso il secondo turno del 29 ottobre”. Un appello analogo è stato rivolto ai due vincitori e ai congolesi dall’arcivescovo di Kisangani, monsignor Laurent Monsengwo Pasinya: “Chiediamo in particolare al presidente Kabila e al vice-presidente Bemba di privilegiare la via del dialogo, della concertazione e della pace e dell’interesse superiore della nazione. Invitiamo i congolesi a mostrare la loro maturità, a mantener la tranquillità e ad astenersi da ogni violenza e provocazione rifiutandosi di cedere ai sentimenti di natura etnica e regionale” ha detto il presule, presidente della Conferenza episcopale nazionale (Cenco) in una conferenza stampa tenuta a Kinshasa. Monsignor Monsengwo si è rivolto anche alla comunità internazionale affinché “prenda tutte le misure possibili per evitare al paese l’anarchia e il caos e per porre termine alle ostilità tra i belligeranti”. I disordini in corso anche oggi a Kinshasa, concentrati nella zona centrale della Gombé e nei quartieri orientali di Matete e Limete, secondo l’acivescovo rivelano “una situazione di antagonismo e di conflitto che rischiano di portare di nuovo a una guerra civile e di avere conseguenze politiche, economiche e sociali incalcolabili”.
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Old 22-08-2006, 15:33   #406
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22/8/2006 16.08
KINSHASA: KABILA CHIEDE FINE SCONTRI ARMATI


[PIME] “La sola cosa importante ora è che la situazione torni alla normalità a Kinshasa. Per questo, la guardia repubblicana, così come tutti gli elementi armati del vice-presidente Bemba, devono immediatamente tornare alle loro posizioni”: con queste parole il presidente Joseph Kabila ha ordinato ai militari protagonisti degli scontri che si susseguono già da domenica sera nella capitale di rientrare subito nelle caserme, al termine di un incontro con gli ambasciatori del Comitato internazionale di accompagnamento alla transizione (Ciat). L’appello di Kabila ha seguito quello lanciato dal rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu in ex-Zaire, Williamo Swing, che ha esortato il presidente uscente e il suo vice Jean-Pierre Bemba a incontrarsi per porre fine ai disordini tra le loro milizie armate. “È imperativo che i disordini cessino subito e che i due candidati – che in base ai risultati diffusi domenica sera si affronteranno il 29 ottobre al ballottaggio – si riuniscano d’urgenza per il bene del processo democratico e sopratutto per la popolazione congolese che ha già sofferto troppi conflitti armati” ha detto Swing. Anche la missione Onu in Repubblica democratica del Congo (Monuc) e la forza europea ‘Eufor’ hanno chiesto “un cessate il fuoco immediato e un ritiro delle unità coinvolte nei combattimenti”: “La comunità internazionale, la cui priorità è ristabilire la pace e l’ordine a Kinshasa, raddoppia gli sforzi per trovare una soluzione politica alla crisi” si legge in una nota in cui la Monuc precisa anche che garantirà “la protezione di Bemba” grazie a “un importante dispositivo di sicurezza” dispiegato attorno alla sua residenza del quartiere centrale della Gombé, la zona dove si verificano gli scontri.
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Old 22-08-2006, 15:41   #407
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Ue condanna scontri in Congo

(ANSA) - BRUXELLES, 22 AGO - Ferma condanna della Commissione europea per i gravi incidenti in corso a Kinshasa, la capitale della Repubblica democratica del Congo. La Commissione chiede lo stop immediato di tutte le provocazioni militari. Il presidente Kabila ha chiesto il rientro in caserma degli elementi della guardia presidenziale e degli uomini del vicepresidente Bemba, che si stanno affrontando a Kinshasa. Intanto, la forza Eufor ha ricevuto rinforzi di uomini e elicotteri giunti dal Gabon.
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Ultima modifica di Ewigen : 22-08-2006 alle 19:23.
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Old 22-08-2006, 16:16   #408
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DARFUR (SUDAN)


[UNICEF] Jebel Marra (Sudan), - "Ero felice nella mia vita precedente. Avevamo una fattoria e del bestiame, avevamo l'acqua e una vita sicura" dice Hawa, una donna di mezza età e madre di cinque figli.

La loro terra, il Jebel Marra, era un paradiso, una volta: ricca di frutteti, visitata dai turisti, era considerata una regione agricola fondamentale per il Darfur e per tutto il Sudan. Adesso quest'area, inclusa la zona di Finna (controllata dalla formazione ribelle dell'Esercito di liberazione del Sudan, lo SLA), è arida, spoglia e ricca soltanto di disperazione.

L'UNICEF è l'unica agenzia di aiuto umanitario che opera a Finna in soccorso di Hawa e degli altri abitanti.

In quest'area sono oltre 150.000 gli sfollati bisognosi di aiuto. Quasi l'intera popolazione ha abbandonato i villaggi e si è sparsa per le colline, seguendo una strategia di difesa per scampare ai frequenti attacchi degli elicotteri governativi. Il mancato rispetto del cessate il fuoco siglato fra lo SLA e l'esercito di Khartoum ha reso la situazione troppo tesa per bambini e donne, i soggetti maggiormente vulnerabili.
Dopo una camminata di tre chilometri attraverso lo scosceso e roccioso territorio intorno a Finna, arriviamo a un gruppo di tre capanne a una quindicina di chilometri dal centro abitato. Acqua, cibo e altri beni e servizi essenziali sono una chimera per gli abitanti di questa minuscola comunità.
Appena entriamo nel villaggio, siamo stupefatti nel vedere una donna venirci timidamente incontro per darci il benvenuto: è Hawa, appunto. Non pensavamo che ci fosse qualcuno, qui.
"Come mai è rimasta qui, da sola?" le chiediamo.
Con voce malinconica, Hawa ci risponde: "Quando sei stato cacciato da casa tua, qualunque posto va bene per vivere. Io ho perso tutto: mio marito, mio figlio Mobarak, la mia casa e il mio bestiame. Non ho più ragioni per piangere o lamentarmi. La mia unica preoccupazione è di come riuscire a proteggere i membri della mia famiglia che sono ancora vivi". Ha gli occhi umidi mentre si volta in direzione della sua figlioletta, che si ode piangere dall'interno della capanna.
Qualche metro più in là, gli altri due suoi figli sopravvissuti se ne stanno seduti sulla sabbia. Hawa aveva cercato un po' di sicurezza sulle colline intorno a Finna perché non si intravedeva la fine dei combattimenti tra le truppe sudanesi e i ribelli dello SLA, nella vallata.
"Vivevo nel villaggio di Kidneer, a due ore di cammino da Finna, quando - era il febbraio dell'anno scorso - alle sei del mattino le milizie Janjaweed attaccarono il nostro villaggio. Non ci aspettavamo un'aggressione, perché il nostro villaggio è circondato da colline e pensavamo che i Janjaweed con i loro cammelli non potessero scalarle tanto facilmente" racconta Hawa.
"Ci presero dunque di sorpresa. Sentivamo il rombo degli elicotteri e delle mitragliatrici tutto intorno. Presi con me i bambini e cominciai a correre, il più veloce possibile. Mobarak, il mio bambino di due anni, stava aggrappato alle mie spalle e i più grandicelli mi seguivano di corsa. Qualcuno sparò e Mobarak, colpito, mi scivolò dalle spalle. Lo raccolsi da terra, ma non potevo più correre - ero incinta, non ne avevo più forza. Pochi istanti dopo un proiettile mi colpì alla gamba e caddi priva di conoscenza."
Tre giorni più tardi Hawa si risvegliò in un letto del campo per sfollati di Finna. Dopo un profondo sospiro, riprende il suo racconto: "Ero sola con i miei quattro figli. Anche mio marito era stato ucciso. Adesso i miei bambini hanno paura quando vedono uno sconosciuto: si nascondono dietro di me e non dicono una parola."
Con vivida memoria, Hawa ricorda ancora: "Quando fummo riuniti [dopo la mia degenza] i bambini non piansero per una settimana. Ma dopo iniziarono a piangere di continuo, specialmente di notte. Appena mi sentii meglio in salute cominciai a preoccuparmi per la loro sorte."
"Alcuni vicini e parenti mi hanno aiutato a far ripartire la mia vita. Ho cominciato comprando beni al mercato e rivendendoli altrove. Adesso lavoro tre giorni a settimana, per dare di che vivere ai miei figli. Il primo giorno lo trascorro nella valle a raccogliere frutta; il giorno seguente vendo la frutta che ho raccolto al mercato di Finna, e il terzo giorno torno nella valle per fare rifornimento di acqua con l'unico serbatoio che possiedo. Sopravviviamo per la misericordia di Dio. Nessun khwaja [straniero] ci può aiutare."

Chiedo a Hawa perché non cerchi sostegno in uno dei campi profughi nei paraggi. La sua risposta è semplice: "Non conosco alcun posto eccetto Finna e Kidneer, il mio villaggio di origine. Qui ho parenti sui quali i miei figli possono fare affidamento nel caso in cui i Janjaweed ci attacchino nuovamente."
Questa regione del Darfur è in condizioni disastrose, ma l'UNICEF riesce a portare aiuti che sono di vitale importanza per molte famiglie con bambini. Quattro ambulatori sono stati finora allestiti e riforniti di scorte di farmaci di base. L'UNICEF ha inoltre condotto tre campagne di vaccinazione contro la polio e distribuito libri e materiali didattici alle scuole.
Gli insegnanti e alcuni membri delle comunità di villaggio hanno potuto frequentare corsi di formazione per riconoscere e gestire i sintomi dello stress psicologico nei bambini. E sono stati creati cinque "Centri a misura di bambino" in cui le mamme e i bambini di Finna possono trovare assistenza e uno spazio protetto dopo tante sofferenze.
C'è grande bisogno di aiuto, tanto nelle zone controllate dalla guerriglia quanto in quelle sotto l'egida delle forze governative. Poiché fino a questo momento non c'è nessun altro sul terreno, il ruolo dell'UNICEF è insostituibile per una popolazione disperatamente bisognosa di protezione e beni essenziali per sopravvivere.
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22/8/2006 18.09
COLLOQUI DI JUBA: RIBELLI LRA INSISTONO SU RIFORMA ESERCITO

[PIME] I ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra) sono pronti a deporre le armi, raggrupparsi e ritirarsi dal nord Uganda a patto che “il governo ugandese fornisca particolari sul dispiegamento dei suoi militari” e “le sue truppe si ritirino da tutti gli avamposti nelle aeree colpite dalla guerra civile del nord e nell’est”. Sono alcune delle richieste avanzate da Martin Ojul, capo della delegazione dei ribelli, durante i negoziati con il governo di Kampala ripresi ieri a Juba, nel Sud Sudan. In un documento su disarmo, smobilitazione e reintegrazione delle milizie riportato oggi dalla stampa locale, Martin Ojul sostiene inoltre che “l’Uganda dovrebbe istituire e costruire un nuovo esercito nazionale che garantisca sicurezza, pace e prosperità sostenibile di tutta la popolazione”. Ojul accusa inoltre l’esercito regolare di avere usato “armi proibite” e afferma che Kampala dovrebbe fornire informazioni in proposito nonché “riferire delle armi di distruzione di massa in suo possesso”. Simili richieste erano già state avanzate dall’Lra e sono state ribadite dopo che il governo ha chiesto, tra le nuove condizioni per il cessate-il-fuoco, che il capo dell’Lra Joseph Kony riveli il dispiegamento delle sue milizie in Sudan, nella Repubblica democratica del Congo e in Uganda. Utopico e ridicolo il documento dell’Lra: lo ha definito così Paddy Ankunda, portavoce della delegazione governativa, precisando che il governo “non ha mai posseduto e non intende possedere alcuna arma di distruzione di massa”.
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'They raped me, one after the other'

[bbc] One of the worst cases came when the team reached the mountains of Jebil Mara, where some areas here have been cut off from the outside world for years.
It is in places like this that the killings have yet to be documented.
When the Panorama team arrived at one village - hundreds of women had gathered. Everyone wanted to talk about the ordeals they had been through.
Dozens of women from the African Fur tribe told of seeing their children being killed in attacks by the Janjaweed.

Everywhere that Panorama went, there was a similar story.

In the village of Kidinyir, the women went into more detail about the abuses that they allege were carried out by the Arab tribesmen known as Janjaweed.
One woman called Hawa told the programme: "Five of them surrounded me I couldn't move I was paralysed. They raped me, one after the other."
Another woman, called Kalima, spoke of the brutality used in the attacks.
She said: "My son was clinging to my dress. An Arab looking man, in a uniform with military insignia, stopped his car next to me. He grabbed my son from me and threw him into a fire."
A third villager Hikma, claimed the Janjaweed hurled racist insults as they carried out their attacks.
She said: "They were saying 'the blacks are slaves, the blacks are stupid catch them alive, catch them alive, take them away with you, tie them up'.

Foreign aid

The conflict has created hundreds of thousands of refugees
"They were terrorising our civilians. They would say 'kill them'".
When Panorama travelled to the crowded refugee camps the story was also one of extreme suffering.
At Mornei in Chad, a woman called Juma told the BBC that she had walked for miles with her 10-month-old daughter Nadia to reach the camp.
She said: "The Arabs attacked our village in the early morning. They opened fire. Women and children escaped here. They burnt the village. Everything was burnt. They killed young children. My brother was shot whilst he was trying to escape."
Both Juma and Nadia were painfully thin when they were interviewed in June, their food rations had run out 20 days previously.
The situation was made worse in the camps because Sudan's government had blocked much foreign aid with bureaucracy.
And when cameramen returned to the camp in July - Nadia had died.



In another camp in Kebkabiya, the refugees who had fled there still felt in serious danger.

One woman called Khatra told the programme the camp was like "a prison" as the women were frightened to step over the boundaries and into Janjaweed controlled territory.
However, she felt she had no choice but to leave the camp to collect much needed firewood.
Khatra said her worst fears were realised just four days before the Panorama team arrived in the camp, when she was attacked and raped by the Janjaweed.
She told the programme: "We went to get the firewood at eight o'clock in the morning. Suddenly we were confronted by the attackers.
"They started asking us: 'Where are you going, fur women?', and calling us donkeys. 'Where are the rebels?'
"They started beating us. We tried to resist and defend ourselves but we failed because they threatened us with knives. Four of them raped me."
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Old 22-08-2006, 19:23   #411
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DARFUR (SUDAN)


U.S. opposes Sudan plan to send troops to Darfur

WASHINGTON, Aug 22 (Reuters) - The United States on Tuesday strongly criticized Sudan's plan to send more of its own troops into troubled Darfur region and said a "credible and legitimate" U.N. force was needed to stop the carnage.
Sudan's government opposes U.N. peacekeepers going to Darfur, where tens out thousands of people have died in more than three years of conflict, and instead wants to send 10,500 of its own troops there. The Arab League backed this proposal over the weekend.
State Department spokesman Gonzalo Gallegos said the United States was very concerned about the plan and urged Sudan's government to allow a U.N. force into Darfur without delay to stop what the United States say is genocide.
"Only a large, mobile, fast-reacting and robust (U.N.) force is capable of confronting the military challenges that exist in Darfur," Gallegos told Reuters.
"This credible and legitimate U.N. force, with African forces forming its core, should include Africans in key leadership positions," he said.
The African Union has about 7,000 under-funded troops struggling to halt the violence in Darfur where the trouble has worsened since the government and one of the main rebel groups signed a peace deal in May.
Gallegos said the goal of a U.N. force would be to help those displaced by the conflict and to stop increasing attacks on humanitarian workers as well as get life-saving humanitarian aid to those who needed it most.
"The Sudanese government must do its part to enable this transition to move forward immediately," he said.
Last week, Britain and the United States introduced a Security Council resolution to send some 17,000 U.N. peacekeepers to Darfur region no later than Oct. 1 and Gallegos said work was still continuing on this resolution.
He strongly condemned the attack on an African Union convoy last week in Darfur that killed two peacekeepers.
Gallegos urged Sudan's government to cooperate fully in an investigation into the attack, which he said was another indication of the lack of security in Darfur and the need for a U.N. force.
A coalition of eight Darfuri groups based in the United States sent a letter to U.N. Secretary-General Kofi Annan on Tuesday urging the quick deployment of a U.N. force and condemning Sudan's plans to send their own troops there.
"Our brothers and sisters still in Darfur cannot afford another month of debate. The time to act is now," said Suliman Giddo of the group Darfur Peace and Development.
"The United Nations must not delay sending real help to Darfur and must not for one instant consider allowing the perpetrators of genocide to reinforce their Janjaweed militias," he said, referring to the Arab militia mobilized by Sudan's government in response to a rebel uprising in Darfur.
The Janjaweed, who are usually on horseback, conducted a campaign of murder, looting and rape. In recent months, in-fighting among the rebels has resulted in similar atrocities against civilians.
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Old 22-08-2006, 23:50   #412
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22/8/2006 20.46
TORNA LA CALMA A KINSHASA, MILITARI DI KABILA E BEMBA ACCETTANO DI RITIRARSI

[MISNA] “La situazione sembra essere tornata alla calma in città, non ci sono state più segnalazioni di scontri tra militari fedeli al presidente Joseph Kabila e le guardie del vice-presidente Jean-Pierre Bemba nella zona centrale della Gombé”: lo dicono alla MISNA fonti locali contattate nella capitale congolese Kinshasa al termine di un’altra giornata che si era aperta con notizie di disordini, ora rientrati, anche in due quartieri orientali, quelli di Matete e Limete. “Gli appelli alla calma lanciati da più parti sembrano essere stati ascoltati e non si sentono più colpi di armi da fuoco. In giro circolano alcuni mezzi pubblici, non c’è molta gente in strada, data l’ora tarda, ma gli abitanti sono ansiosi di riprendere da domani la loro vita normale” proseguono le stesse fonti. Gli scontri tra gli uomini di Kabila e di Bemba, scoppiati domenica sera dopo la diffusione dei risultati delle elezioni presidenziali del 30 luglio che hanno promosso entrambi al ballottaggio di ottobre, hanno colto di sorpresa la maggior parte della popolazione di Kinshasa: “La gente continua a chiedersi il perché siano accaduti con un senso di amarezza. Dopo l’annuncio del secondo turno elettorale già era iniziata l’attesa e la preparazione per quest’altro appuntamento e non ci sia aspettava una simile tensione”. Secondo un comunicato ufficiale giunto poco fa alla MISNA i militari di Kabila e di Bemba hanno accettato di ritirarsi dal centro della capitale. Un ‘gruppo di lavoro’, composto dal ministro della Difesa, dal capo di stato maggiore dell’esercito, dal comandante della guardia repubblicana di Kabila, dal responsabile delle guardie di Bemba e dai rappresentanti della Monuc e della forza europea ‘Eufor’ ha siglato un’intesa che prevede: la consegna di tutte le truppe delle forze armate regolari (Fardc) nelle loro caserme; la creazione di due squadre di verifica incaricate di garantire questa disposizione; la ripresa dei pattugliamenti ordinari della polizia, “l’unica incaricata di garantire l’ordine pubblico”, al fianco della Monuc e dell’Eufor. “Tutte le parti – si legge nella nota - si sono impegnate a rispettare scrupolosamente queste misure”.
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Old 23-08-2006, 00:09   #413
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Congo: accordo tregua
Intesa tra fazioni presidente e vicepresidente

(ANSA) - KINSHASA, 22 AGO - Raggiunto un accordo per una tregua tra i soldati fedeli al capo dello Stato Kabila e i miliziani che sostengono il rivale Bemba. Le parti si sono accordate per tornare alle loro posizioni precedenti e riprendere le trattative. Aspettiamo di vedere se fanno sul serio oppure no.
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Old 23-08-2006, 08:38   #414
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REPUBBLICA DEM. DEL CONGO


L'Europa invia altri soldati


[Il Giornale] Il Congo potrebbe ripiombare nell'incubo della guerra civile dopo tre giorni di sanguinosi scontri nella capitale, Kinshasa, fra la guardia presidenziale del capo di Stato Joseph Kabila e gli armati fedeli al suo vice Jean-Pierre Bemba. Il numero dei morti tra i militari e i civili è alto. Gli scontri sono iniziati domenica con l'annuncio dei risultati delle prime elezioni democratiche nell'ex Zaire dal 1961, sotto l'ombrello dell'Onu. I principali sfidanti erano proprio Kabila e Bemba.
Il primo ha ottenuto il 44,81 per cento dei voti, ma si aspettava una vittoria al primo turno, mentre il secondo si è attestato poco oltre il 20%. Il problema è che si andrà al secondo turno elettorale il 29 ottobre e sembra che alcune frange della guardia presidenziale, fedele a Kabila, non abbiano gradito lo smacco. Bemba è un ex guerrigliero che combattè le truppe del clan Kabila nella sanguinosa guerra civile del 1998-2003 nel corso della quale i morti furono oltre un milione.
Il processo elettorale è stato reso possibile da 17mila caschi blu dell'Onu e da una missione di supporto dell'Unione Europea (Eufor),che impegna 2800 uomini. Al momento ne sono schierati a Kinshasa un migliaio e ieri ne sono arrivati altri 400 dal vicino Gabon, dove si trova anche un C 130 della nostra aeronautica militare. Alla missione partecipa un minicontingente italiano di 65 uomini fra personale dell'aeronautica, carabinieri e il comandante, il tenente colonnello dell'esercito Enzo Gasparini Casari.
Gli scontri più violenti si sono avuti lunedì, quando la guardia presidenziale ha attaccato la residenza di Bemba. All'interno dell'edificio era in corso una riunione con gli ambasciatori dei principali Paesi coinvolti nel processo di pace: Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Era presente anche il capo dei caschi blu in Congo, lo statunitense William Swing, che assieme agli altri ospiti è stato costretto a trovare riparo dalle cannonate nei sotterranei. Solo l'intervento delle truppe internazionali ha evitato il peggio.
Sull'origine degli scontri le due parti si rimpallano le responsabilità, ma l'Eufor ha deciso di far arrivare a Kinshasa i 400 soldati dal Gabon. Nella notte fra lunedì e martedì erano giunti all'aeroporto internazionale, chiuso a causa degli scontri, le avanguardie francesi, portoghesi e svedesi a bordo di elicotteri. Ieri è arrivato nella capitale il grosso dei rinforzi: tedeschi e olandesi. Le strade di Kinshasa sono semideserte e i caschi blu le pattugliano con la polizia, ma si sono visti in giro anche blindati leggeri dell'esercito congolese.
Le elezioni presidenziali e parlamentari si erano svolte il 30 luglio, in un clima di festa, con 16,9 milioni di congolesi che votavano per la prima volta negli ultimi 45 anni di guerre e dittature.Kabila è il figlio trentacinquenne di Laurent, il presidente giunto al potere con la forza e che nel 2001 venne ucciso da una sua guardia del corpo. Originario del Katanga, ha vissuto soprattutto all'estero studiando in Tanzania e in Uganda e venendo addestrato militarmente in Cina. Gode dell'appoggio della comunità internazionale, ma molti congolesi lo considerano uno «straniero». Nel Congo orientale è popolare, ma nella capitale non ha sfondato e molti voti sono andati a Bemba, suo unico vero sfidante su una trentina di candidati.
Bemba si è laureato in economia e finanza in Belgio. Con la caduta del dittatore Mobutu Sese Seko si era rifugiato all'estero per poi tornare fondando l'Mlc, un movimento guerrigliero appoggiato dall'esercito ugandese. Grazie alle zone diamantifere che è riuscito a occupare, ha finanziato l'avanzata e viene considerato una specie di erede di Mobutu. Bemba fu il primo leader di un gruppo armato a firmare la pace con Kabila e nel 2003 entrò a far parte del governo di transizione.
Nella serata di ieri una fonte dell'Onu ha annunciato una tregua fra le due fazioni: «Bisognerà vedere - ha detto - se verrà presa seriamente oppure no».
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http://www.darfurgenocide.org/darfur.php




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Old 23-08-2006, 08:56   #416
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U.N. meeting sought over Darfur crisis


(Associated Press) UNITED NATIONS - The U.N. Security Council president has invited the key players in the Darfur crisis to a meeting next week on a proposed new resolution to transfer peacekeeping in the conflict-wracked region to a U.N. force, a move the Sudanese government strongly opposes.
Last week, the U.S. and Britain introduced a resolution that would authorize the financially strapped African Union to hand over peacekeeping to a much larger and better equipped U.N. force.
The African Union has requested the transfer, saying it is not able to conduct long-term peacekeeping operations, but Sudanese President Omar al-Bashir remains staunchly opposed and has warned that Sudan's army would fight any U.N. forces sent to Darfur.
Ghana's U.N. Ambassador Nana Effah-Apenteng, the council president for August, said Monday he sent invitations last week to the African Union, the Arab League, the Organization of the Islamic Conference and the Sudanese government to meet the council to discuss the proposed resolution.
He said the Arab League and the OIC accepted in principle and he was waiting for the others to reply. "We haven't finalized it," he said.
U.N. diplomats said Effah-Apenteng proposed holding the meeting on Monday, but Qatar - the only Arab member of the council - objected, saying it was too early to suggest a meeting or consider a resolution. The diplomats spoke on condition of anonymity because the discussions were closed to the media.
A May peace agreement signed by the government and one of the major rebel groups was supposed to help end the conflict in Darfur. Instead, it has sparked months of fighting between rival rebel factions that has added to the toll of the dead and displaced.
Aid groups, the U.N. and AU peacekeepers say rebel factions are seeking to gain advantage before a permanent peace comes to a region where more than 200,000 people have been killed since 2003 when ethnic African tribes revolted against the Arab-led Khartoum government.
Britain's U.N. Ambassador Emyr Jones Parry said Washington and London want the resolution adopted as quickly as possible because the situation in Darfur "is deteriorating." In the latest violence, two AU soldiers were killed and three wounded in an ambush by unidentified fighters Saturday.
"We want the United Nations urgently to support African Union forces in Darfur as a step towards their replacement by an effective U.N. force on the ground," he said in a statement.
Sudan's Justice Minister Mohamed Ali al Mardhi denounced the U.S.-British draft on Sunday, calling it "wicked" and "misleading." He warned the government would not protect international forces against attacks from Sudanese people and others from neighboring countries.
Sudan wants the AU force to remain in Darfur and be strengthened with the money that would be spent on a U.N. force.
The resolution would replace the 7,000-strong African Union force with a U.N. peacekeeping mission of about 22,600 - comprising up to 17,300 troops, 3,300 international police officers and 16 police units trained in riot and crowd control totaling about 2,000 officers.
The AU's mandate runs out on Sept. 30. The draft resolution calls for the U.N. force to begin deploying by Oct. 1. In the interim, it asks U.N. Secretary-General Kofi Annan - who also recommended a transition to a U.N. force - to strengthen the AU force with additional aircraft and ground transport.
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Old 23-08-2006, 09:15   #417
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SUDAN


23/8/2006 10.09
ONU DENUNCIA VIOLENZE E RECLUTAMENTO MINORI

[MISNA] Mentre la situazione umanitaria e della sicurezza in Sudan continua a peggiorare, il Segretario Generale dell’Onu, Kofi Annan, ha chiesto a tutti i protagonisti della politica sudanese un maggior impegno per la salvaguardia dei bambini nel paese, che continuano a subire rapimenti, violenze e fame, a essere reclutati dai gruppi armati– tanto l’esercito regolare quanto le formazioni ribelli – e a morire. In un rapporto inviato al Consiglio di sicurezza, Annan, pur senza fornire dati, descrive le minacce che ancora gravano sull’infanzia sudanese, nonostante gli accordi di pace nel Sudan meridionale e i tentativi di pacificazione nel Darfur. Il segretario generale riconosce che c’è stata una diminuzione dei reclutamenti forzati in Darfur, ma sottolinea che si è ancora lontani dalla cessazione di questa pratica: “I processi di pace in Darfur e nel Sud Sudan costituiscono una grande opportunità per i dirigenti del Sudan per far cessare una volta per tutte le attività di reclutamento e d’uso dei bambini” scrive Annan nel rapporto, in cui si sottolinea che la pratica interessa tutte le formazioni armate, regolari (Spla incluso) e non, esistenti nel paese, ma anche alcuni gruppi armati originari dei paesi circostanti: come i ribelli ugandese dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) o i gruppi d’opposizione armata del Ciad.
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23/8/2006 11.06
KINSHASA TORNA ALLA NORMALITÀ, IN ATTESA DI SVILUPPI POLITICI

[MISNA] “La vita a Kinshasa è finalmente tornata alla normalità e lo si vede bene dal traffico che è ripreso intenso sulle strade cittadine. I mercati e gli uffici hanno riaperto e la gente è potuta tornare a lavoro”: così una fonte della MISNA descrive la situazione nella capitale della Repubblica democratica del Congo, scossa negli ultimi tre giorni da intensi scontri a fuoco tra gli ‘eserciti privati’ dei due candidati alle elezioni presidenziali che hanno passato il primo turno (Joseph Kabila e Jean Pierre Bemba) e che si contenderanno la presidenza nel ballottaggio di fine ottobre, ma anche dai disordini causati in alcuni quartieri periferici da gruppi di giovani che tentavano di approfittare del caos in città per compiere saccheggi. “L’intervento della comunità internazionale e di vari esponenti congolesi ha consentito di mettere fine ai combattimenti tra gli uomini di Kabile e Bemba e ora si attende solo che i due si incontrino” aggiunge la fonte. Nelle ultime ore si sono moltiplicati gli appelli - lanciati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dal segretario generale Kofi Annan e da altre realtà della comunità internazionale – affinché i due candidati si incontrino faccia a faccia per risolvere “politicamente” e “attraverso il dialogo” le loro differenze. Secondo le indiscrezioni raccolte dalla MISNA in ambienti diplomatici a Kinshasa, però, un incontro tra i due difficilmente potrà avere luogo prima del fine settimana, dal momento che “a livello personale, i rapporti tra Kabila e Bemba sono ancora molto tesi”. “Sicuramente oggi e domani si incontreranno solo i delegati dei due candidati, come d’altronde è avvenuto ieri” precisa un diplomatico occidentale. È tornata la calma anche nei quartieri di Matete e Limete, nell’est di Kinshasa, dove già ieri sera la polizia era riuscita a disperdere i gruppi di giovani che per due giorni avevano tentato di assaltare e saccheggiare alcuni complessi scolastici della zona, in episodi che, solo marginalmente, sono sembrati riconducibili alle ‘violenze’ politiche avvenute nel centro di Kinshasa. Tuttavia non è ancora chiaro il bilancio in vite umane e danni alle strutture che le violenze degli ultimi giorni hanno causato a Kinshasa, anche perché le autorità sembrano intenzionate a evitare di alimentare tensioni o fomentare vendette.
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Old 23-08-2006, 12:27   #419
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UGANDA

23/8/2006 12.54
CAPO RIBELLI LRA IN CERCA DI ASILO POLITICO?


[PIME] Soprattutto la Repubblica Centrafricana, ma forse anche il Sud Sudan o l’est della Repubblica democratica del Congo: queste le località che, secondo il quotidiano indipendente ugandese ‘Monitor’, sarebbero state indicate da Joseph Kony, fondatore e capo indiscusso dei ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) per passare quel che gli resta da vivere (poco, secondo indiscrezioni che lo danno molto malato) dopo la firma di un accordo di pace col governo di Kampala. Nell’articolo di apertura di oggi, il Monitor precisa che la destinazione più probabile, almeno per il momento, sembrerebbe essere il Centrafrica. Kony, infatti, avrebbe “ufficialmente” (scrive sempre il giornale ugandese) avvicinato il governo del presidente centrafricano Francois Bozizé chiedendo asilo politico. Per questo motivo, il capo dell’ufficio presidenziale di Bangui, E. Jebbari, sarebbe arrivato nel fine settimana a Kampala, dove avrebbe discusso della faccenda col presidente ugandese Yoweri Museveni. Dal palazzo presidenziale ugandese hanno smentito allo stesso Monitor che un delegato del governo centrafricano sia arrivato nel fine settimana, ma il quotidiano cita fonti anonime sia del governo ugandese che di quello centrafricano per confermare l’incontro dedicato al possibile futuro di Kony. Intanto fonti governative ugandesi fanno sapere che ieri è arrivato a Juba, dove hanno sede i colloqui di pace tra Kampala e i ribelli del Lra, un inviato delle Nazioni Unite. Si tratta, secondo il quotidiano filo-governativo ‘New Vision’, di Welile Nhlapo, direttore della prima divisione Africa del dipartimento per gli affari politici dell’Onu. Nhlapo ha incontrato i mediatori, ma non sono chiari i contenuti del faccia faccia. Secondo il New Vision, il rappresentante dell’Onu sarebbe arrivato a Juba per valutare le possibilità di un sostegno al processo di pace da parte del Palazzo di Vetro.
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L'ex capo ribelle che non dimentica Mobutu

[Avvenire] Jean-Pierre Bemba Gombo, uno dei quattro vice presidenti di transizione del Congo, è nato a Bokada (nella provincia dell'Equateur) il 4 novembre del 1962. È figlio di Jean Bemba Saolona, ricchissimo uomo d'affari e già ministro prima del defunto dittatore Mobutu Sese Seko e poi di Laurent Désiré Kabila, Jean-Pierre Bemba, cognato di un figlio di Mobutu, ha studiato in Belgio laureandosi in scienze commerciali all'Ichec di Bruxelles. All'inizio degli Anni '90 inizia la propria carriera di ricco imprenditore nei settori delle telecomunicazioni e dell'aviazione commerciale. Nel 1998 scende in campo nella seconda guerra congolese alla guida del Movimento di liberazione del Congo (Mlc) alleato dell'Uganda e del Ruanda. Morto Mobutu in esilio, su Bemba si riversano il sostegno e le aspettative dell'entourage del vecchio dittatore. Al termine di un suo discorso tenuto allo stadio di Kinshasa, alla vigilia delle elezioni del 30 luglio scorso, una folla di scalmanati ha assalito e distrutto un luogo di culto di una setta pro-Kabila e la sede della locale Alta autorità dei media (Ham). Se non riuscirà a vincere le presidenziali, con ogni probabilità dovrà presto presentarsi di fronte al Tribunale penale internazionale per rispondere delle accuse di crimini contro l'umanità presentate negli anni scorsi contro l'Mlc.
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