Uber taglia il 23% del personale HR, ma dice che l'IA non c'entra nulla

Uber taglia il 23% del personale HR, ma dice che l'IA non c'entra nulla

La riorganizzazione della divisione People and Places di Uber porta al taglio di circa un quarto del personale HR e reclutamento, ma l'azienda smentisce categoricamente l'impatto dell'intelligenza artificiale su questa decisione

di pubblicata il , alle 12:31 nel canale Web
Uber
 

Uber ridimensiona la divisione "People and Places" con un taglio netto. L'azienda guidata da Dara Khosrowshahi ha annunciato il licenziamento di quasi un quarto del personale dedicato alle risorse umane e al reclutamento. Una sforbiciata mirata che, secondo i portavoce ufficiali, equivale a meno dell'1% della forza lavoro globale di Uber, attualmente stimata in circa 34.000 dipendenti.

La mossa segue di poche settimane la nomina di Jill Hazelbaker nel ruolo inedito di Chief Corporate Affairs Officer e President. È stata proprio Hazelbaker, colonna portante dell'azienda dal 2015, a chiarire i contorni dell'operazione attraverso una comunicazione interna ai dipendenti. La motivazione ufficiale risiede nella necessità di semplificare team definiti "troppo complessi e frammentati", caratterizzati da ampie sovrapposizioni di responsabilità, una gestione poco chiara delle competenze operative e una distanza eccessiva dalle reali necessità di business e dai partner commerciali che dovrebbero supportare quotidianamente.

La produttività e il nodo dei costi dell'intelligenza artificiale

Nonostante il mercato stia assistendo a una massiccia ondata di licenziamenti nel settore tecnologico spesso direttamente giustificati dall'adozione di sistemi automatizzati, Uber ha voluto precisare che questa ristrutturazione non è legata all'introduzione di algoritmi generativi. L'esigenza, ribadita anche dal CEO Dara Khosrowshahi in un promemoria separato inviato allo staff, è focalizzata sulla massimizzazione dell'efficacia operativa di un reparto diventato strutturalmente ridondante nel corso degli ultimi anni di espansione.

Tuttavia, l'ombra dell'IA aleggia sulle strategie di medio termine del colosso del ride-hailing. Se da un lato Khosrowshahi ha confermato che il ritmo delle nuove assunzioni ha subito un rallentamento fisiologico grazie al boost di produttività garantito dagli strumenti di intelligenza artificiale già in uso, dall'altro la dirigenza non è convinta sui reali ritorni finanziari.

Il Chief Operating Officer di Uber, Andrew Macdonald, ha infatti sollevato una questione cruciale per i bilanci dell'azienda, evidenziando come l'incremento prestazionale generato dall'AI non sia ancora direttamente proporzionale alla spesa sostenuta per l'acquisto e il consumo dei token di computazione. Un disallineamento che dimostra come l'integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale generativa richieda ancora una profonda ottimizzazione dei costi prima di poter giustificare la sostituzione diretta della forza lavoro umana. Nel frattempo, Uber sceglie la via della ristrutturazione classica, focalizzandosi sul recupero dell'efficienza interna attraverso lo snellimento dei flussi di lavoro.

1 Commenti
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alexfri04 Giugno 2026, 17:56 #1
Uber é uno di quei parassiti permessi dalla digitalizzazione di massa, zero rischi, zero spese se non quelle di un'app cacat@, rischi tutti per gli utenti.

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