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#61 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2004
Città: Roma Status:Superutente Messaggi totali:38335 Auto:Fiat Stilo 1.9 MJT Moto:Ducati Sport 900 IE
Messaggi: 1524
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Quote:
LuVi |
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#62 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
Città: Praha
Messaggi: 2186
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Quote:
Mi rendo conto che non sia molto giusto ma la cosa in effetti non dispiace neanche a me. |
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#63 | |
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Bannato
Iscritto dal: Feb 2001
Città: outside italy
Messaggi: 1214
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Quote:
Ci sono prodotti di marca che valgono veramente quello che costano (io ho un paio di Tod's di 11 anni: perfette!) Ci sono prodotti del tubo tipo magliettine di cotone ritorto che valgono forse 10€ e vengono vendute a 60/80 perchè c'hanno un ghirigoro figo. Vogliamo parlare del prezzo dei jeans? Nati come pantaloni da lavoro adesso sono un oggetto "fashion" da 100€ MINIMO. Il problema è duplice: non è vero che "il fatto che negli anni 80 sia cominciato l'esodo verso la cina per produrre a costo 0 nn ha nulla a che fare con il calpestamento sistematico dei brevetti,che è invece una questione quasi politica." Il copycopy finisce per essere una contropartita: se li usiamo per il basso costo della manodopera, e sappiamo benissimo che poi lì il prodotto può essere riprodotto (scusate il gioco di parole) lo stiamo implicitamente accettando. I dazi non sono risolutivi di questo tipo di problema. Lo sarebbe una politica di controllo severa sul mercato parallelo. Chi replica un oggetto qualunque esso sia e lo vende a minor costo sta facendo dello sfruttamento, perchè chi lo ha ideato, brevettato e prodotto per primo ha sulle spalle anche il costo della ricerca e dello studio. |
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#64 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: London
Messaggi: 358
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Bella discussione, nonostante il fuorviante titolo "alla LuVi"
Lasciando perdere i piagnistei di chi sognava di poter sfruttare la Cina per i propri comodi e ora si accorge che il giocattolo si e' rotto (se avessero avuto cervello se ne sarebbero accorti prima). Quello che e' il tema del discorso mi pare pero' la difesa di marchi e brevetti (che sono due cose diverse). Ora, se il marchio e' un identificatore di un prodotto, senza alcuna relazione con la qualita', e si procede a mettere delle etichette da 100 euro su prodotti da 10 euro made in China, allora possiamo solo essere felici che questo fenomeno possa scomparire nel futuro. Che falliscano pure i "lungimiranti" designer italici. Chi e' causa del suo mal... Se invece parliamo di brevetti, come nel caso dei macchinari industriali (ex motivo di orgoglio dell'industria italiana), allora il discorso e' molto diverso. L'errore e' ormai stato compiuto, si e' perso il vantaggio competitivo, e nulla impedisce in un futuro vicino alla Cina di produrre macchinari anche migliori di quelli italiani. Per avere un guadagno a breve termine si e' allevato un concorrente inarrestabile. Anche qui... chi e' causa del suo mal... Pero' nessuno ha mai cercato di fare rispettare le regole alla Cina. Si e' lasciato capire esplicitamente che si poteva chiudere un occhio, in cambio della manodopera economica. E del resto anche gli USA hanno rifiutato di seguire alcune regole internazionali (anche se in proporzioni molto minori) Quello che agli europei sfugge troppo spesso e' il fatto che USA e Cina hanno pagato salato il conto della loro crescita economica. L'Europa ha scelto di percorrere una strada diversa, centrata innanzitutto sull'aspetto sociale, abbandonando di fatto la leadership industriale. Non dico assolutamente che dovremmo deforestare i boschi o sfruttare il proletariato. Ma che ogni scelta ha dei vantaggi e dei costi. Si poteva pretendere dalla Cina il rispetto di alcune regole in cambio dell'entrata nel WTO. E rendere poco conveniente fare affari al di fuori di esso. Cosi' la Cina avrebbe dovuto scegliere se rallentare la propria crescita ma mantenere il mercato globale, o concentrarsi sul mercato interno ignorando le regole internazionali. Scelte, nient'altro che scelte. Azione e reazione. (azz.. mi sento molto merovingio oggi... |
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