World Emoji Day: oggi è la giornata mondiale delle faccine. Ecco come sono nate e cosa significano

World Emoji Day: oggi è la giornata mondiale delle faccine. Ecco come sono nate e cosa significano

Si festeggia oggi, 17 luglio, la Giornata Mondiale delle Emoji, le ormai famose faccine gialle che ogni utente utilizza quotidianamente nei sistemi di messaggistica. Come sono nate e quali evoluzioni hanno avuto? Ve lo spieghiamo.

di pubblicata il , alle 10:01 nel canale Web
 

Si chiama World Emoji Day che tradotto non è altro che la Giornata Mondiale delle Emoji. Esatto le ormai famose faccine gialle che ogni giorno da anni inseriamo nei nostri messaggi da inviare agli amici o ai parenti e che ci permettono in qualche modo di migliorare la comprensione del nostro stato d'animo o la nostra espressione ad un determinato messaggio. Oggi, 17 Luglio, si festeggia la loro giornata e non è una data casuale questa anzi è proprio il giorno che ricorda la loro nascita.

Emoji: come sono nate e perché

La data del 17 luglio è stata istituita come Giornata Mondiale delle Emoji perché effettivamente nella faccina raffigurante il calendario viene proprio rappresentato il giorno 17 luglio. Le orgini sembrano ricondurre al Giappone a fine anni ’90 quando la prima emoji fu creata da Shigetaka Kurita tra il 1998 e il 1999. Il primo set aveva circa 172 simboli pittografici, da 12 pixel per lato, utilizzato nel sistema nipponico i-mode, primordiale piattaforma web che collegava i telefoni cellulari a internet. Ispirandosi ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali per creare icone di 12×12 pixel. La parola emoji nasce dall’incastro delle parole giapponesi che significano "immagine" e "carattere scritto".

Nel 1997 Nicolas Loufrani nota l’uso crescente di queste faccine(o “smiley”) sul web e inizia a creare delle emoticon colorate che corrispondessero in qualche modo ai caratteri ASCII già esistenti, attraverso una combinazione di simboli preesistenti della punteggiatura. I disegni vengono registrati nello stesso anno, e pubblicati come gif su internet.

Le Emoji si sono poi evolute nel tempo e questo grazie anche agli smartphone e alla tecnologia. L'introduzione delle tastiere composte da immagini sui dispositivi come quelli Apple o Android hanno decretato il vero successo delle Emoji che oggi vengono usate dagli utenti addirittura per l'83% in modo continuativo in ogni occasione di interazione virtuale, anche di lavoro. Addirittura per il 50% degli intervistati in Italia, le emoji sono essenziali nel porre le basi per una connessione tra due utenti, indipendentemente dal fatto che sia emotiva o intellettuale.

Pur non considerate da alcuni (un quarto dei sondaggiati) spontanee come il linguaggio non verbale del corpo, gli emoji vi vengono accostate (29%) come mezzo per esprimere (in modo parziale, per il 33%) elementi di tono (di fatti, il 22% se ne avvale per far ironia o scherzare) che, altrimenti, non troverebbero ospitalità nella sola comunicazione testuale. Più radicalmente, l’11% li usa addirittura per sintetizzare in toto interi concetti, all’interno di una comunicazione universalmente comprensibile, anche dai più piccoli.

Ma quante ce ne sono? Ad oggi si contano oltre 1800 immagini che possono variare tra il colore della pelle, il sesso ma anche oggetti, animali, bevande, cibi e negli ultimi tempi anche personaggi trend del momento o anche simboli nuovi. L'Oxford Dictonary nel 2015 ha addirittura eletto la faccina che ride come parola dell'anno. L'evoluzione tecnologica ha portato a realizzare delle faccine animate che oggi, Apple e i suoi concorrenti, pongono di default negli smartphone di ultima generazione.

Non tutti però le utilizzano: secondo alcuni infatti l'uso massiccio delle Emoji porta ad una riduzione delle parole scritte e dunque ad un impoverimento del livello linguistico. E chissà se si dovrà raggiungere un limite anche in questo prima che l'immagine possa sostituire la parola scritta? Ai posteri l'ardua sentenza.

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13 Commenti
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aqua8417 Luglio 2019, 10:32 #1
Ma sul serio???
Tra un po dovranno aggiungere i giorni al calendario per poter avere altri "Day" di una qualunque cosa esistente sulla terra (e non)
inited17 Luglio 2019, 10:32 #2
Sciocchezze: "emoji" è la tipica abbreviazione giapponese di un forestierismo, che sarebbe "emojikon" che è la traslitterazione in sillabe giapponesi di "emoticon" (non esiste una sillaba "ti" nativa, per queste si usano di solito "shi" e la sua variante addolcita "ji", da cui il nome finale.
CYRANO17 Luglio 2019, 10:46 #3
Che culo !



Cò,ò,sòsò,sò,sò,sò,s
Gyammy8517 Luglio 2019, 11:02 #4


#vivalefaccine
biometallo17 Luglio 2019, 11:14 #5
Originariamente inviato da: aqua84
Ma sul serio???
Tra un po dovranno aggiungere i giorni al calendario per poter avere altri "Day" di una qualunque cosa esistente sulla terra (e non)

Quando mancheranno i giorni basterà riassumere tutto ne "la giornata internazionale della miglior stronzata" o per gli anglofili il "best shit day"

Originariamente inviato da: inited
Sciocchezze: "emoji" è la tipica abbreviazione giapponese di un forestierismo, che sarebbe "emojikon" che è la traslitterazione in sillabe giapponesi di "emoticon" (non esiste una sillaba "ti" nativa, per queste si usano di solito "shi" e la sua variante addolcita "ji", da cui il nome finale.


Umh, a dire il vero wikipedia da ragione a Mucciarelli:

Emojis (Japanese: 絵文字えもじ, English: /ɪˈmoʊdʒi/; Japanese: [emodʑi]; singular emoji, plural emoji or emojis[4]) are ideograms and smileys used in electronic messages and web pages. Emoji exist in various genres, including facial expressions, common objects, places and types of weather, and animals. They are much like emoticons, but emoji are actual pictures instead of typographics.[5[B][SIZE="3"]] Originally meaning pictograph, the word emoji comes from Japanese e (絵, "picture" + moji (文字, "character"; the resemblance to the English words emotion and emoticon is purely coincidental.[/SIZE][/B][6] The ISO 15924 script code for emoji is Zsye.
inited17 Luglio 2019, 11:31 #6
Originariamente inviato da: biometallo
Umh, a dire il vero wikipedia da ragione a Mucciarelli:
Che è da dove ha copiato il dato. Solo che è il fatto che "moji" abbia quel significato e sia una parte della parola originale ad essere una lieta coincidenza che i giapponesi presero convenientemente in uso, come del resto fanno in moltissimi dei propri neologismi. Vent'anni fa mi mandavano mail dal Giappone per lavoro (un lavoro che fortunatamente a un certo punto ho smesso) e a parte che era il servizio stesso di posta ad aggiungere un footer con la parola con la dicitura non abbreviata, me la spiegavano esattamente così gli stessi interlocutori. Grazie ma prendo le loro parole dirette più seriamente.
biometallo17 Luglio 2019, 11:46 #7
Originariamente inviato da: inited
Grazie ma prendo le loro parole dirette più seriamente.

Non fraintendermi, io stesso dico spesso che wikipedia "non è la bibbia" per quanto, credo che sopratutto quella inglese, a cui possono contribuire utenti da tutto il mondo, Giappone compreso abbia una certa autorevolezza, mi pareva comunque giusto far notare che la definizione data nell'articolo non è campata in aria, poi può anche essere come dici tu, e d'altronde trovo la tua spiegazione dettagliata coerente e sensata.... Ah, giusto mettiamoci una faccina altrimenti che emoji day sarebbe?
FirePrince17 Luglio 2019, 12:25 #8
Originariamente inviato da: inited
Che è da dove ha copiato il dato. Solo che è il fatto che "moji" abbia quel significato e sia una parte della parola originale ad essere una lieta coincidenza che i giapponesi presero convenientemente in uso, come del resto fanno in moltissimi dei propri neologismi. Vent'anni fa mi mandavano mail dal Giappone per lavoro (un lavoro che fortunatamente a un certo punto ho smesso) e a parte che era il servizio stesso di posta ad aggiungere un footer con la parola con la dicitura non abbreviata, me la spiegavano esattamente così gli stessi interlocutori. Grazie ma prendo le loro parole dirette più seriamente.


A dire il vero i giapponesi per i neologismi usano praticamente sempre la parola inglese (o di qualunque sia la lingua di origine) e la traslitterano in katakana (che è un alfabeto differente, per esempio usato nella parola イタリア, Italia), mentre usano i kanji (caratteri cinesi, come appunto in 絵文字, emoji) per parole giapponesi. Nella stragrande maggioranza dei casi i kanji sono scelti per il loro significato e non per la loro pronuncia, salvo rarissime eccezioni. Quindi è alquanto improbabile che Wikipedia si sbagli in questo caso. Tali eccezioni sono chiamare 当て字, ateji, che vuol dire ‘carattere assegnato’, nei quali il carattere è scelto per il suono e non l’erba il significato. Un esempio famoso è ‘sushi’ 寿司, che ha caratteri il cui significato non ha nulla a che vedere con ciò che il sushi è.
aqua8417 Luglio 2019, 12:40 #9
Il giapponese per me... è arabo
s-y17 Luglio 2019, 12:46 #10
istituirei anche la giornata mondiale dei peli di cane
sicuro sarebbe meno inutile

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