Huawei ha venduto il marchio Honor, alla ricerca di un futuro nel mercato mobile

Huawei ha venduto il marchio Honor, alla ricerca di un futuro nel mercato mobile

Huawei conferma le indiscrezioni delle ultime settimane: il brand Honor stato venduto, conseguenza degli ultimi 18 mesi di contrapposizione con l'amministrazione USA

di pubblicata il , alle 07:53 nel canale Telefonia
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E' ufficiale: Huawei ha annunciato la vendita di Honor, il proprio brand interno specializzato in dispositivi mobile con un target preferenziale nel pubblico degli utenti più giovani.

Honor passa quindi di mano da Huawei Intestiment & Holding Co., Ltd all'azienda Shenzhen Zhixin New Informaton Technology Co., Ltd. La procedura richiederà ovviamente un certo periodo di tempo, terminato il quale Huawei non avrà alcun tipo di partecipazione azonaria in Honor tantomeno essere coinvolta in qualsiasi tipo di decisione legate alle attività operative di Honor.

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Significativo evidenziare come nel comunicato stampa la cessione del brand Honor sia indicata come passaggio indispensabile per poter garantire la sopravvivenza di questo marchio nel settore dei dispositivi online. Oltre 30 agenti e rivenditori Honor hanno per primi suggerito l'idea di una cessione ad altra azienda del marchio.

Honor, come noto, è un brand sviluppato da Huawei con l'obiettivo di proporre dispositivi mobile destinati principalmente al pubblico degli utenti più giovani. In questo modo Huawei ha potuto meglio proporsi in un mercato complementare a quelli nei quali già opera, facendo leva sulla propria attività di ricerca e sviluppo interna per la produzione di dispositivi. Nato nel 2013, il brand Honor è cresciuto al punto di totalizzare vendite per circa 70 milioni di smartphone ogni anno.

Huawei non ha indicato il controvalore dell'operazione, che alcune fonti online quantificano in circa 15 miliardi di dollari.

Quale futuro per Honor? Potrà lavorare liberamente con aziende americane?

Restano ora da valutare le conseguenze dirette per Honor legate alla cessione: una volta operativa, quindi venuti meno i collegamenti con Huawei, Honor potrà operare in modo libero sul mercato non più soggetta ai vincoli imposti dall'amministrazione USA?

Nello specifico, quindi, Honor potrà acquistare liberamente componenti per i propri dispositivi prodotti da aziende americane o sviluppati con tecnologie americane, senza dover richiedere una speciale licenza d'uso? Honor potrà avere accesso ai servizi Google, adottandoli per i propri dispositivi mobile?

Sono domande queste la cui risposta è unicamente legata alla volontà dell'amministrazione USA di inasprire, mantenere o in parte allentare i vincoli operativi ai quali ha costretto alcune aziende cinesi, Huawei in testa, e per le quali avremo certezze solo nel corso dei prossimi mesi. A rigor di logica viene da pensare che Honor potrà godere di un trattamento differente da Huawei non essendo più legata a quest'ultima, ed è proprio questo quello che spera sia il nuovo acquirente sia la stessa Honor.

Nella nuova configurazione societaria Honor è di fatto equiparabile a uno degli altri produttori di dispositivi mobile cinesi, per i quali l'amministrazione USA non ha comminato alcun tipo di sanzione o vincolo operativo. Non essendo più impegnata, a livello societario diretto o indiretto, nel mondo delle soluzioni di telecomunicazione e delle reti di trasmissione Honor non rappresenterebbe più un pericolo diretto per i cittadini americani, secondo quanto indicato dalla propria amministrazione.

La situazione per Huawei, almeno per il momento, non è invece destinata a cambiare: rimane l'impossibilità di far produrre i propri chip della gamma Kirin da parte di TSMC o di altra azienda che utilizzi per questo tecnologie sviluppate in America, oltre a quella di non poter dotare i propri dispositivi dei servizi Google. Quantomeno Huawei potrà beneficiare sia del ricavato della vendita, sia di una riduzione dei costi operativi legati allo sviluppo delle soluzioni Honor. In attesa che l'insediamento della nuova amministrazione USA, previsto nella seconda metà del mese di gennaio 2021, possa portare a una revisione del ban.

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