Da spazzatura a lingotto: la rivoluzione per recuperare l'oro dai dispositivi elettronici
Un team di ricerca australiano ha sviluppato un metodo innovativo per estrarre oro da rifiuti elettronici e minerali senza ricorrere a sostanze tossiche. Utilizzando un comune disinfettante e un polimero derivato dallo zolfo, la tecnica promette un'alternativa più ecologica alle pratiche tradizionali basate su cianuro e mercurio, altamente inquinanti.
di Vittorio Rienzo pubblicata il 03 Luglio 2025, alle 18:01 nel canale Scienza e tecnologiaUn'importante innovazione nel campo dell'estrazione dell'oro arriva dall'Australia, dove un team interdisciplinare di scienziati della Flinders University ha messo a punto un metodo sostenibile per recuperare il metallo prezioso da rifiuti elettronici e minerali.
Pubblicata sulla rivista Nature Sustainability, la ricerca propone un'alternativa a basso impatto ambientale alle tecniche tradizionali che fanno uso di cianuro e mercurio, entrambe sostanze estremamente tossiche per l'ambiente e per la salute umana.
Il processo sviluppato sfrutta un composto chimico comunemente usato per disinfettare le piscine, l'acido tricloroisocianurico (TCCA, comunemente chiamato semplicemente "cloro"), e un assorbente polimerico a base di zolfo, un sottoprodotto economico e abbondante dell'industria petrolifera.
Il TCCA, attivato con acqua salata, consente la dissoluzione dell'oro presente nei circuiti stampati di dispositivi elettronici, trasformandolo in una soluzione acquosa dalla quale può essere estratto in modo selettivo grazie al polimero sviluppato dai ricercatori.
L'oro così recuperato è di alta purezza, e il processo si dimostra efficace anche su fonti complesse come i concentrati minerari o rifiuti scientifici. Inoltre, il polimero impiegato può essere rigenerato e riutilizzato, rendendo l'intero ciclo più compatibile con i principi dell'economia circolare.
Il progetto, coordinato dal professor Justin M. Chalker del College of Science and Engineering, è il risultato della collaborazione tra chimici, ingegneri e fisici, nonché partner internazionali in Perù e negli Stati Uniti. Le sperimentazioni condotte hanno incluso pile di rifiuti elettronici come RAM, CPU e altri componenti ricchi di metalli preziosi, confermando la fattibilità tecnica del metodo anche su scala maggiore.
L'oro, elemento fondamentale per tecnologie elettroniche, dispositivi medici e aerospaziali, è spesso estratto con metodi altamente inquinanti. Secondo recenti stime, nel 2022 sono stati prodotti 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, di cui solo il 22% è stato formalmente riciclato. Il nuovo approccio si propone come soluzione concreta a un problema ambientale in crescita, con l'obiettivo di unire efficienza estrattiva e rispetto per la salute e gli ecosistemi.
Lo scopo finale è chiaramente quello di ridurre progressivamente la quantità di e-waste donando nuova vita agli elementi che compongono i dispositivi elettronici. Obiettivo inseguito da molte aziende di settore e produttori, costantemente alla ricerca di metodi innovativi per riciclare i propri prodotti.
Proprio nelle scorse ore, ad esempio, HP ha presentato PCFax, un database stile CarFax del settore automobilistico, che consente a privati e imprese di conoscere tutta la storia di un laptop usato, così da incentivare l'acquisto di prodotti di seconda mano.
Per quanto riguarda il processo di estrazione in oggetto, rimane ora da verificare l'efficacia del metodo su scala industriale, ma i risultati iniziali sono promettenti. I ricercatori della Flinders University sono già in contatto con aziende minerarie e impianti di riciclo per avviare test su larga scala. Se i risultati venissero confermati, potrebbe aprirsi una nuova era nell'estrazione sostenibile dell'oro.










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5 Commenti
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Su youtube da anni fanno "alla casalinga" ciò che è il processo industriale tradizionale per il recupero dell'oro dai rifiuti elettronici.. impiegnado acidi forti ed altri composti altamente pericolosi per la slaute.
Qui si parla di un processo molto meno impattante e ben distante da quello tradizionale.
Dipende.
Partendo dal fatto che si usano prodotti molto comuni, abbondanti ed addirittura prodotti di risulta da altri processi mi pare difficile che possa rivelarsi più costoso, ma ipotizzo perchè qui comunque non si fa cenno nemmeno alle quantità necessarie dei suddetti prodotti per grammo di oro estratto.
In generale, dovesse pure avere costi similari, sarebbe comunque preferibile visto che sarebbe meno impattante ecologicamente ed anche a livello di sicurezza per gli addetti.
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