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[NEWS] Spam cinese, condanne americane
mercoledì 19 marzo 2008
Roma - La previsione di "zio Bill" sulla morte dello spam rischia di essere smentita dai fatti: i messaggi spazzatura non solo proliferano in maniera incontrollata e apparentemente incontrollabile, ma travalicano anche le barriere tecnologiche conquistando nuovi mezzi per diffondere il "contagio". Accade ad esempio in Cina, dove lo spam, questa volta quello via sms, è finito sotto l'occhio della televisione di stato CCTV. Secondo quanto affermato in un servizio andato in onda durante lo scorso weekend sui canali dell'emittente, la società Focus Wireless - sussidiaria del gruppo statunitense Focus Media - ha fatto proprie le informazioni riguardanti circa la metà dei 500 milioni di utilizzatori di cellulare del paese asiatico, aprendo la strada all'uso e all'abuso di tali informazioni per una delle potenze di fuoco spammatorie più massicce del pianeta. La società, i cui ritmi di crescita sono tali da suggerire un possibile distaccamento dalla parent company d'oltreoceano, è specializzata in affari che coinvolgono proprietari di complessi residenziali e imprenditori, semplici utenti di cellulare ed editori e altri ancora. Secondo le stime pubblicate dal quotidiano Nanfang Metropolis News, le società controllate da Focus Wireless inviano 230 milioni di sms ogni giorno, e grazie alle nuove acquisizioni il gruppo potrebbe essere responsabile dell'80% di tutto lo spam via messaggini della Cina. La Grande Muraglia avrà insomma rallentato le orde mongole del passato, ma nulla può contro la proliferazione di pillole blu, amori eterni e rimedi contro l'infelicità a base di erbe aromatiche. Chi invece è stato fermato, negli USA però, è ValueClick, società di advertising condannata dalla Federal Trade Commission (FTC) statunitense a pagare 2,9 milioni di dollari di multa per pubblicità ingannevole e mancanza di adeguate misure di sicurezza a salvaguardia delle transazioni finanziarie degli utenti. Attraverso la società sussidiaria Hi-Speed Media, ValueClick secondo il Garante USA spargeva per la rete mail e banner pubblicitari infarciti di doni "regalo" quali PS3, iPod, TV al plasma e via di questo passo. Il problema è che per ottenere tali "regali" gli utenti avrebbero dovuto sottoscrivere servizi a pagamento forniti da soggetti terzi, senza che la cosa venisse adeguatamente evidenziata. Così comportandosi, ValueClick si è resa colpevole di aver violato il CAN-SPAM Act del 2003, la legge USA che regolamenta il mail-advertising e altri generi di pubblicità telematica. Non bastasse questo, ValueClick ha mentito anche sulla presunta sicurezza delle transazioni finanziarie dei suoi utenti: secondo la propaganda dell'azienda, le transazioni sarebbero dovute essere completamente sicure, ma la FTC ha bollato queste assicurazioni come bugie pure e semplici. Le informazioni scambiate sul web non erano per nulla cifrate, o usavano standard di cifratura insicuri e non adeguati, vulnerabili ad attacchi di tipo SQL injection. Alfonso Maruccia Fonte: Punto Informatico
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