Google ancora una volta nel mirino dell'UE: sospetti sui prezzi degli spazi pubblicitari

Google ancora una volta nel mirino dell'UE: sospetti sui prezzi degli spazi pubblicitari

L'autorità garante della concorrenza dell'Unione Europea ha avviato una serie di accertamenti preliminari riguardanti le pratiche di determinazione dei prezzi negli spazi pubblicitari gestiti dal colosso americano, sospettando alterazioni artificiali dei costi a danno delle imprese

di pubblicata il , alle 11:01 nel canale Web
GoogleAlphabet
 

Le autorità di regolamentazione dell'Unione Europea hanno aperto un nuovo fronte di indagine nei confronti di Alphabet, la holding che controlla Google, concentrando l'attenzione sulle modalità con cui vengono stabiliti i prezzi delle inserzioni pubblicitarie sul motore di ricerca. L'iniziativa scaturisce da una lettera inviata dalla Commissione Europea a diversi inserzionisti in data 9 febbraio, documento nel quale si richiedono informazioni dettagliate sulle dinamiche d'asta che regolano la visibilità online.

Bruxelles sospetta che il meccanismo utilizzato per la vendita degli spazi su Google Search possa essere viziato da irregolarità. Secondo le indiscrezioni trapelate, il timore dei funzionari europei è che la piattaforma abbia operato per "aumentare artificialmente il prezzo di aggiudicazione delle aste", generando un ingiustificato aggravio di costi per le aziende che acquistano pubblicità. Se confermata, questa condotta sarebbe in violazione delle normative comunitarie in materia di concorrenza, configurando un abuso di posizione dominante volto a massimizzare i profitti a discapito degli investitori.

Google avrebbe gonfiato i prezzi delle aste pubblicitarie: i sospetti della UE

Le autorità ipotizzano che Google possa aver manipolato i parametri delle aste in tempo reale, non limitandosi a far incontrare domanda e offerta, ma intervenendo sulle formule di calcolo per spingere verso l'alto la spesa finale necessaria per ottenere lo spazio desiderato.

Google ha prontamente respinto ogni addebito attraverso un portavoce, mentre dall'altra parte la Commissione Europea mantiene il massimo riserbo anche se una comunicazione formale dell'indagine in corso potrebbe arrivare a breve.

L'eventuale accertamento delle violazioni potrebbe comportare conseguenze economiche estremamente rilevanti per la Grande G. Le norme europee prevedono infatti sanzioni che possono raggiungere il 10% del fatturato globale annuo dell'azienda coinvolta. Alphabet ha già affrontato in passato pesanti provvedimenti da parte di Bruxelles, accumulando miliardi di euro in multe per diverse infrazioni legate al sistema operativo Android e ai servizi di shopping comparativo.

L'attenzione sul colosso tecnologico non è un'esclusiva europea. Anche oltreoceano, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha sollevato dubbi analoghi, accusando l'azienda di utilizzare formule complesse per manipolare le aste online a proprio vantaggio.

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