NASA Curiosity: i processi non biologici non spiegano la presenza delle molecole organiche su Marte
Un anno fa l'agenzia spaziale statunitense rivelò che il rover NASA Curiosity aveva trovato molecole organiche di grandi dimensioni. Ora gli scienziati pensano che processi non biologici potrebbero non spiegare completamente la loro origine.
di Mattia Speroni pubblicata il 15 Febbraio 2026, alle 19:19 nel canale Scienza e tecnologiaNASA
Circa un anno fa l'agenzia spaziale statunitense aveva annunciato che il rover NASA Curiosity aveva trovato delle grandi molecole biologiche in un campione di suolo marziano analizzato. Una notizia piuttosto importante anche se non conclusiva per capire se su Marte si fosse sviluppata vita diversi milioni di anni fa, quando il Pianeta Rosso era più ricco d'acqua, un'atmosfera più densa e un campo magnetico più forte.

Un nuovo studio pubblicato negli scorsi giorni dal titolo Does the Measured Abundance Suggest a Biological Origin for the Ancient Alkanes Preserved in a Martian Mudstone? apre a ipotesi interessanti perché riduce la probabilità che processi non biologici noti possano aver dato origine alle molecole organiche trovate da NASA Curiosity. Questo non significa che abbiamo la certezza che su Marte ci fosse vita (microbica) un tempo ma che le probabilità che ci fosse sono aumentate. Gli stessi autori scrivono correttamente che "siamo d'accordo con l'affermazione di Carl Sagan secondo cui affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie e comprendiamo che qualsiasi presunta scoperta di vita su Marte sarà necessariamente accolta dopo un attento esame".
NASA Curiosity e le molecole organiche di Marte
Nel precedente studio i ricercatori avevano ipotizzato che le grandi molecole organiche ritrovate potessero essere in realtà frammenti di acidi grassi che erano riusciti a conservarsi parzialmente nelle argille che si trovano nel cratere Gale. Quello che sappiamo è che sul nostro Pianeta gli acidi grassi sono prodotti sostanzialmente da organismi viventi, anche se in alcuni casi anche processi geologici possono arrivare a creare le stesse molecole.
Grazie ai dati forniti dalle analisi dei campioni del rover NASA Curiosity gli scienziati hanno stimato (conservativamente) che le argille potessero contenere dai 120 ppm ai 7700 ppm di alcani a catena lunga e/o acidi grassi prima che questi venissero esposti alle radiazioni ionizzanti legate all'interazione del suolo con la radiazione solare. Queste sarebbero concentrazioni troppo elevate per essere spiegate solamente con reazioni abiotiche di molecole organiche (quantomeno quelle note). I ricercatori hanno ipotizzato l'interazione con meteoriti che si sarebbero schiantati su Marte nell'antichità, particelle di polvere di origine extraplanetaria, la ricaduta atmosferica e la deposizione dovuta alla foschia fotochimica, ma anche la produzione di sostanze organiche con reazioni tra monossido di carbonio e idrogeno e il processo di serpentinizzazione.

Per quanto sappiamo attualmente nessuno di questi processi avrebbe potuto arrivare a produrre così tante molecole organiche complesse mentre, sostengono i ricercatori, "non è irragionevole ipotizzare che un'antica biosfera marziana sarebbe stata in grado di produrre questo livello di arricchimento organico complesso nei depositi di argillite marziana". Anche i processi idrotermali potrebbero aver giocato un ruolo importante nella formazione molecole complesse.
Per cercare di avere le idee più chiare gli scienziati pensano che in futuro sarà necessario ricorrere a studi sperimentali per capire come e in quale quantità le radiazioni ionizzanti possano aver deteriorato le molecole organiche originarie presenti su Marte e delle quali NASA Curiosity ha trovato "i resti" (indipendentemente dalla loro origine). Bisogna inoltre considerare che, nonostante nel corso degli anni le informazioni e i dati sul Pianeta Rosso e la sua storia siano aumentati, non abbiamo ancora un'idea chiara di cosa sia successo in milioni di anni e quali processi potrebbero essere entrati in gioco. Una risposta certa arriverà forse solamente tra alcuni anni, dopo che Marte sarà esplorato da esseri umani e i dati raccolti saranno molti di più di quelli che abbiamo attualmente. Il lavoro svolto in questi anni ha comunque gettato basi importanti per iniziare a pensare dove potremmo trovare tracce di vita passata e qual è stata la motivazione della sua scomparsa in dettaglio.










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