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#1 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2006
Messaggi: 1886
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Italia, crimini in aumento
http://www.lastampa.it/redazione/cms...9208girata.asp
Quote:
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
Città: Udine
Messaggi: 1922
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cosa ci aspettiamo? tiriamo fuori i criminali
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CCIE Routing&Switching 40590 |
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#3 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2005
Città: Brescia
Messaggi: 1642
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sara sempre peggio ogni anno che passa
si salvi chi puo |
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#4 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2002
Città: Savona
Messaggi: 554
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Ma delitto non presuppone l'uccisione di una persona?
Non è che i dati si riferiscono al numero di crimini commessi?
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PC1 |
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#5 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Messaggi: 8934
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che sorpresa! io pensavo che liberando i criminali sarebbe diminuito il prezzo del petrolio
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...continuate a morire finchè non viene giorno... ...forse solo uno che si erge con la spada infranta dalla più profonda disperazione... |
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#6 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2006
Città: dietro di te!
Messaggi: 340
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grazie romano! grazie presidente!
bene, avanti così! |
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#7 |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2007
Città: MILANO
Messaggi: 91
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L'indulto è una causa, l'ingresso di migliaia di immigrati anche.
anche l'impoverimento generale contribuisce, come un governo incapace perfino di eliminare un pò di spazzatura... |
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#8 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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s.m. 1 sm violazione grave di una norma penale per la quale siano previste le pene dell'ergastolo, della reclusione, della multa 2 sm grave mancanza verso qualcuno [anche in senso figurato] |
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#9 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Città: Roma
Messaggi: 661
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Perchè non mi stupisce ?
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I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai |
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#10 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Vicenza
Messaggi: 297
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a tutti quelli che ringraziano tal governo, Leggere bene articolo soprattutto la parte finale
Quando all’opposizione c’è la sinistra, la paura del crimine diminuisce perché la sicurezza non è un tema adatto alla propaganda di sinistra, quando invece - come oggi - all’opposizione c’è la destra la paura del crimine aumenta perché la sicurezza è un tema congeniale alla destra stessa. Insomma, è la politica a fare l’agenda dei media, più di quanto siano i media a regolare gli umori della gente. Il guaio è che nulla assicura che l’alternanza fra destra e sinistra sia ben sincronizzata con l’andamento effettivo dei delitti: alla fine degli Anni 90, con la destra a fare opposizione, la paura era tanta nonostante i delitti fossero in netto calo, negli anni del governo Berlusconi, con la destra al governo e la sinistra a fare opposizione, la paura era (relativamente) poca nonostante i delitti fossero in netto aumento. Oggi, miracolosamente, la percezione e la realtà sono finalmente in armonia fra loro. E’ vero, se la gente ha paura è anche perché la destra soffia sul fuoco, ma le «percezioni» della gente - purtroppo - una volta tanto sono in linea con la dura realtà dei dati.
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Sono contrario al matrimonio dei preti: se fanno figli, siamo finiti. (cit) |
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#11 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
Città: Roma
Messaggi: 4577
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tutto vero ahimè, ormai a Roma in alcune zone sembra terra di nessuno...ho notato un fortissimo incremento della paura della gente rispetto agli anni 90,specialmente per la microcriminalità (furti,scippi,violenze,spaccio) e del tutto giustificata e , doveroso ammetterlo, in (gran) parte correlata al flusso immigratorio. Prevedo tempi bui.
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Cooler Master Praetorian , Seasonic X-460 fanless, intel Core 2 E8400 + Scythe Katana 3, Gigabyte GA-EP45C-DS3R, ram 2x2gb Adata Vitesta Extreme Ed. Cas 4 ddr2 800, Asus 9600GT silent 512mb GDDR3, samsung 830 SSD, dvdrw sony-nec optiarc 5240s , monitor DELL U2312hm |
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#12 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2007
Città: MILANO
Messaggi: 91
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#13 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Messina
Messaggi: 9300
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Criminalità, quando
la percezione diventa reale di ILVO DIAMANTI LA COMMISSIONE affari istituzionali, presieduta da Luciano Violante, nei giorni scorsi ha invitato i direttori delle testate giornalistiche e delle reti televisive nazionali a spiegare perché la paura della criminalità continui a crescere mentre il fenomeno tende a ridimensionarsi. Implicita - e neanche troppo - l'idea che la principale responsabile sia l'informazione televisiva. L'iniziativa ha provocato, da parte dei direttori e dei dirigenti radiotelevisivi, reazioni irritate. Largamente comprensibili e, a nostro avviso, giustificate. Tuttavia, la questione è sicuramente importante. E merita di essere affrontata, una volta di più. Partendo dal problema di base: il divario fra i dati e le percezioni. Esiste davvero? A nostro avviso sì. L'abbiamo sostenuto altre volte e lo ribadiamo in questa sede. Anche se le statistiche variano, in base alla fonte e al dato rilevato. Si tratti del ministero dell'Interno, dell'Istat, di Eures-Ansa, delle autorità giudiziarie oppure, direttamente, delle Forze dell'ordine. Comunque, negli ultimi quindici anni il numero dei reati, nell'insieme, non è cambiato. Semmai, in alcuni casi, particolarmente significativi, è calato. Dal 1991 al 2006, gli omicidi volontari si sono ridotti a un terzo (ministero dell'Interno): da 3,3 a 1,1 per 100mila abitanti. I furti in abitazione sono passati dallo 3,6 a 2,4 per mille abitanti. Gli scippi da 1,3 a 0,4 per mille abitanti. Sono cresciute, invece, le rapine: da 0,7 a 0,9 per 1000 abitanti. La percezione della minaccia criminale, invece, negli ultimi dieci anni è cresciuta in modo prepotente. Nel 1997, l'Osservatorio Ispo (curato da Renato Mannheimer) faceva emergere come il 16% degli italiani indicasse la "criminalità" fra i due problemi più urgenti da affrontare. Due anni dopo, la quota di persone che riteneva urgente lo stesso problema raddoppiava: 35%. Più o meno la stessa percentuale rilevata nel 2002 (in una lista di temi un po' diversa) da Demos. La cui indagine più recente (novembre 2007) pone la "criminalità" al primo posto fra le preoccupazioni degli italiani (40%). Aggiungiamo che questa tendenza non è specificamente italiana, ma da noi risulta più acuta che altrove. Nell'indagine di Eurobarometro, condotta nello scorso autunno, la criminalità è considerata un problema prioritario dal 24% della popolazione, nell'insieme dei 27 Paesi della Ue; un dato stabile rispetto alla rilevazione primaverile. In Italia la stessa preoccupazione è, invece, denunciata dal 33% dei cittadini. Cinque punti percentuali in più rispetto al precedente sondaggio. Il divario fra la misura e la percezione della criminalità, a nostro avviso, esiste. Ma spiegare l'insicurezza come un prodotto dell'informazione televisiva è sicuramente sbagliato. 1. In primo luogo, si tratta di una lettura riduttiva, fondata su termini e concetti che, negli ultimi anni, hanno cambiato significato, in modo profondo. Per quel che riguarda il fenomeno della "criminalità", le comparazioni con il passato sono improprie (lo ha notato, di recente, Nando Pagnoncelli). Trascurano il peso, dominante, dei reati che minacciano l'intimità, il domicilio, l'incolumità delle persone. Riassunti nelle definizioni di "microcriminalità" o di criminalità "comune". Ma per la gente "comune" questi reati, commessi negli ambienti di vita quotidiana, costituiscono, la vera "macro-criminalità". Gli stessi omicidi volontari (dimezzati dal 1990 al 2005: da 1695 a 601: Rapporto Eures-Ansa, 2006), d'altronde, avvengono soprattutto nella cerchia familiare e amicale (40%). Il senso di insicurezza è, quindi, cresciuto perché i reati di gran lunga più diffusi ci insidiano direttamente, da vicino. Personalmente. Noi, la nostra casa, i nostri cari. 2. Anche per quel che riguarda le responsabilità dell'informazione televisiva, occorre precisare. Di certo, la televisione è, oggi, il primo e principale mezzo di informazione. L'87% degli italiani afferma di seguire, ogni giorno, le notizie in tivù (Demos-coop, novembre 2007). Tuttavia, lo spazio dedicato dai telegiornali alla "nera" è limitato. Si va dal 2-3% del tempo complessivo, nel 2007, su Tg1, Tg3 e Tg4, fino al 4-5% sul Tg2 e su Studio Aperto (dati Geca Italia). Una frazione troppo piccola per incolparli di aver distorto la percezione degli italiani. E', semmai, utile allargare il campo all'intero sistema della comunicazione. Per quel che riguarda la televisione: ai rotocalchi di approfondimento, ai programmi che miscelano informazione e intrattenimento, alle trasmissioni popolari del pomeriggio e del mattino. E' qui che i delitti di vita quotidiana occupano maggiore spazio. Al punto da divenire sequel di successo. Inoltre, non dobbiamo trascurare gli altri media. I quotidiani e i settimanali. Non solo perché si rivolgono a un settore particolarmente informato. Ma perché, da quando si è affermata l'informazione su Internet, intervengono sui fatti, in tempo reale. Perché, inoltre, i giornalisti televisivi impostano i notiziari incalzati (e influenzati) dalle edizioni on-line dei quotidiani e dai tg delle reti satellitari (Sky e Rai-News 24, in primo luogo). 3. Tuttavia, ricondurre lo scarto fra realtà ed emozione al ruolo (e alle responsabilità) dell'informazione significa ignorare almeno altri due "colpevoli". Altrettanto significativi. Il primo è il cambiamento del paesaggio urbano e sociale. Il rarefarsi delle reti di solidarietà, dei contatti personali, della fiducia. Le risorse che rendevano più "sicuro" il mondo intorno a noi. Ne abbiamo parlato altre volte: quando non conosciamo chi abita intorno a noi, viviamo chiusi in casa, blindati (porte, finestre, mura), armati, difesi da cani da guardia che ci separano dagli altri; quando il territorio circostante diventa inguardabile e inospitale. Allora, è difficile non sentirsi inquieti, impauriti. Sperduti. Allora i media diventano sempre più importanti, perché costituiscono il principale, spesso unico canale di relazione con il mondo. E trasferiscono in casa nostra il mondo, con i suoi molteplici motivi di tensione e di paura. Il secondo "colpevole" è l'ambiente che, nei giorni scorsi, ha "chiamato a rapporto" l'informazione radiotelevisiva: la classe politica. Perché, da un lato, usa la sicurezza e l'insicurezza come armi improprie, per catturare consensi. Alimentando e usando le paure come bandiere e, spesso, come clave. Mentre, dall'altro, non è estranea al sistema mediatico. Al contrario. I politici: sui media, li incontri ovunque. Soprattutto in tivù. Quando si discute di immigrazione e del costo della vita. Quando irrompono i rifiuti di Napoli. Ma anche nella saga infinita dei delitti "di fuori porta". A Cogne, Garlasco, Erba, Perugia. I politici: pronti a tutto pur di conquistare qualche minuto sugli schermi. Basterebbe chiedere ai direttori delle testate radiotelevisive (giornalistiche e non) quante telefonate ricevano, ogni giorno, da politici (destra o sinistra, non c'è differenza) bramosi di esternare i loro sentimenti e le loro opinioni sui fatti del giorno. In altri termini: di apparire. Dietro allo scarto fra le misure e la percezione dell'insicurezza, quindi, non ci sono i tg o la tivù in sé. Ma il diverso rapporto fra comunicazione, informazione e vita quotidiana. Che è divenuto diretto e immediato. Le informazioni fluiscono in tempo reale e raggiungono le persone in ogni momento. Per cui, viviamo in un eterno presente. Gli eventi fluiscono, senza soluzione di continuità. Qualcuno sovrasta gli altri. Per una settimana, un giorno, magari un solo minuto. Il ruolo di chi fa informazione, nel mondo dell'iperinformazione, per questo, è determinante. Nella babele di notizie, che fluiscono senza sosta, i media fissano il punto su cui si concentra l'attenzione di tutti. Come una torcia nella notte - ha suggerito Zygmunt Bauman - illuminano un fatto, un evento, una persona. Assecondati, anzi, sollecitati dal sistema politico, che da tempo ha sostituito la partecipazione con la comunicazione. E ha bisogno di dare un volto, un'identità, un nome all'incertezza incerta che alita nell'aria. E inquieta tutti. Certo, la realtà conta, ci mancherebbe. Ma, per "imporsi", deve bucare la notte. Incendiare il buio. Altrimenti la notte, dopo un po', cala di nuovo e inghiotte tutto e tutti. E' questo il pericolo da evitare: che la "percezione" sia l'unico "fatto" significativo. Come ha rammentato Ezio Mauro, nel suo viaggio a Torino, intorno alla Thyssen. Dove ha incontrato gli operai. Invisibili, da tempo. Per diventare visibili hanno dovuto bruciare. In sette. Come torce. Ora che si sono "spenti", c'è il rischio che il buio li inghiotta di nuovo. http://www.repubblica.it/2007/12/sez...ercezione.html |
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#14 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
Città: Roma
Messaggi: 4577
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ci dovremo passare pure noi come prima ci sono passati altri, prima o poi la situazione si stabilizzerà, ma a quale prezzo? in questo paese se non succede qualcosa di tragico non si prendono provvedimenti..
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#15 |
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Member
Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 48
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#16 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Certamente l'indulto ha avuto un peso.
Tuttavia, per affrontare seriamente l'argomento è necessario tenere presente un trend storico di più lunga durata e distinguere il tipo di crimine. Per chi vuole, c'è il rapporto ufficiale sulla criminalità da '68 in poi, reso pubblico nel giugno del 2007: http://www.interno.it/mininterno/exp...ezza_2006.html Quote:
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#17 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2004
Città: verona
Messaggi: 1467
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#18 |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: Mission world: Napoles, Milan, Madrid, Paris, London, Now AMSTERDAM!!!!! yahoooo!!! Next stop: California, Tnx TNS-NIPO!!
Messaggi: 2150
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l'aumeto dei crimini é in relazione alla povertá di un paese, ció significa che sempre piú persone non hanno abbastanza soldi per vivere nella media del paese.
Il che molto grave imho... Cmq penso che ovunque i crimini siano in aumento, anche perché si dovrebbe calcolare nell'aumento dei crimini, la crescita di ogni societá... se prima ne erano dimeno era anche perché ci stavano meno persone...
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La libertá sopratutto di parola é un lusso che non ci si puo' permettere in italia, per la strada come su internet. |
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#19 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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E le cose stanno così: - gli irregolari delinquono molto più degli autoctoni - i regolari delinquono come gli autoctoni o anche meno Quindi "ingresso di migliaia di immigrati", in sé, non significa molto: bisogna chiarire se parliamo di regolari o di irregolari. |
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#20 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: Forlì
Messaggi: 269
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E' effettivamente vero che gli irregolari delinquono di più nei reati che hanno un riflesso immediato sulla percezione di sicurezza. Ad esempio nella mia città hanno messo al fresco un certo numero di imprenditori e banchieri (non bancari) che riciclavano i soldi evasi (fondi neri) attraverso triangolazioni con San Marino. Ciò non ha aumentato l'insicurezza percepita. Eppure hanno contestato anceh l'associazione per delinquere. Se i reati finanziari-monetari e l'evasione fiscale fossero percepiti come un delitto invece che come un merito allora gli immigrati e/o irregolari scompaiono dalla classifica d'incanto. |
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