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Vittorio Emanuele spodestato come erede di casa Savoia dal cugino Amedeo
n. 160 del 08-07-06 pagina 7
Savoia, Amedeo «detronizza» Vittorio Emanuele di Redazione Dopo anni di dispute, il duca ottiene dalla Consulta del regno l’investitura a legittimo erede di Umberto II a scapito del cugino Barbara Benini da Milano Passa di mano lo scettro di casa Savoia. Da ieri il duca Amedeo d’Aosta è «il capo della casa di Savoia e il Duca di Savoia, con i relativi titoli e le prerogative ad esso spettanti». Una decisione ufficiale, presa dalla Consulta dei senatori del Regno, organismo nato nel 1955, con l'approvazione dell'ex re Umberto II, per conservare le tradizioni del Senato del regno d'Italia. Motivo ufficiale: il matrimonio di Vittorio Emanuele con una borghese senza l'assenso dell'ex sovrano. Tuttavia è forte il sospetto che la decisione sia una conseguenza delle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il figlio dell’ultimo re d’Italia. La decisione segna un punto di svolta in un’annosa querelle che ha visto contrapporsi i due rami di casa Savoia: da sempre, infatti, Amedeo d’Aosta, forte anche del sostegno dei «realisti» italiani, ha contestato al cugino, rivendicandolo per sé, il titolo di legittimo erede di casa Savoia. Ma ora è ufficiale e il documento che sancisce la svolta, con tanto di stemma reale e avallo di un parere pro veritate, firmato dal giurista ferrarese Franco Edoardo Adami, verrà trasmesso a tutti i sovrani d'Europa. Opposte le reazioni dei diretti interessati. «Sento in questo momento una grande responsabilità, una responsabilità che mi porterò dietro per il resto della mia vita» ha commentato al Tg1 Amedeo d'Aosta mentre sull’altro fronte, al posto del padre ancora agli arresti domiciliari, Emanuele Filiberto reagisce con sdegno davvero «reale», annunciando di avere dato mandato ai suoi legali «di intraprendere le azioni opportune contro queste offese». «La scelta di lanciare proclami offensivi nei confronti di chi non può in questo momento replicare - ha detto ancora Emanuele Filiberto - dà la misura della rettitudine morale degli autori di questa offensiva mediatica». A dar man forte al principe spodestato, il Coordinamento monarchico italiano, che ha definito quella del duca d'Aosta «mero atto d'opportunità mediatica che non fa certamente onore a chi l'ha concepito e realizzato». Secondo il portavoce del Coordinamento, Eugenio Armando Dondero, riguardo ai meccanismi successori di casa Savoia, vi sarebbe oggi «un vuoto normativo in termini di legge scritta che viene riempito dalla tradizione. E in casa Savoia - sottolinea Dondero - questa tradizione ha sempre confermato il principio fondamentale della legge salica, in virtù del quale il primo figlio di re è l'erede legittimo». Anche l’esilio, al quale sono stati costretti Vittorio Emanuele e suo figlio, ma non Amedeo d’Aosta, confermerebbe la legittimità di Vittorio Emanuele alla successione. Insomma, nonostante l’ufficialità dell’investitura, questa guerra tra teste più o meno coronate sembra ben lontana dalla fine e promette, come ogni favola reale che si rispetti, ancora molti colpi di scena. (Il Giornale) ![]() ........................
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Ma per esser Re non bisogna avere un regno ?
Comunque, Lunga vita al Re
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Adepto del "La polvere è vita" clan. |
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Senior Member
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Savoia: Una polemica estiva per un trono che non c'è
Sabato, 08 luglio ''La Consulta dei senatori del Regno non e' mai stata sciolta. L'associazione fu creata il 20 gennaio del 1955 da circa 160 senatori, il cui atto di volonta' fu riconosciuto direttamente da Re Umberto II, in una lettera del 3 febbraio dello stesso anno, in cui il sovrano non abdicatario ed esule, conferi' a questa istituzione il compito della conservazione e della continuazione dei valori e della memoria politica e culturale del senato del regno''. Lo ha spiegato Alessandro Aldo Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno, rispondendo alle affermazioni di Emanuele Filiberto, secondo cui l'organo non e' legittimo a proclamare il duca Amedeo d'Aosta come capo della Reale Casa Savoia. Emanuele Filiberto di Savoia nega che ieri sia accaduto alcunchè nel Casato, per il semplice motivo che "la Consulta dei senatori del Regno non si è affatto riunita e nulla ha quindi potuto deliberare", così come "il fantomatico Consiglio di famiglia Savoia non esiste né è mai esistito". "L'organismo fondato nel 1965 - scrive in una nota la segreteria di Emanuele Filiberto - aveva una funzione a causa dell'esilio ed è stato sospeso nel settembre del 2002. Era composto da 61 membri. Aldo Alessandro Mola ha fondato un'organizzazione privata e personale a cui ha preteso di dare lo stesso nome e a cui hanno aderito nove persone e di cui si è autoproclamato presidente. E' evidente che questa organizzazione non è la Consulta e in termini di rappresentatività è inesistente.". Di contro, "la vera Consulta presieduta dal Sen. Emanuele Emmanuele di Culcasi, il cui vice presidente è il Cav. di Gr. Cr. Sergio Pellecchi, è stata ora convocata per la prossima settimana. Risponderà e prenderà provvedimenti nei confronti di Aldo Alessandro Mola che ha utilizzato in modo arbitrario il nome e lo stemma in una iniziativa del tutto personale". "Lo stesso Mola - prosegue la nota - ha già in passato sostenuto una teoria dinastica che non ha fondamento né storico né giuridico come dimostrato in centinaia di dibattiti negli ultimi cinquant'anni. Per completezza riportiamo in calce a questo comunicato una sintesi del prof. Sandro Gherro, ordinario di diritto ecclesiastico all'Università di Padova, che ricostruisce tesi e conclusioni già conosciute da tempo da chi si occupa di questioni dinastiche". Dunque, "la sostanza della notizia diffusa ieri è la stessa identica teoria già presentata senza fondamento né successo da anni da alcuni monarchici vicini al Duca D'Aosta e che oggi viene riproposta puntando sulla impossibilità di replicare di Vittorio Emanuele di Savoia, e sulla crisi di immagine che consegue alle sue vicende giudiziarie". "Fa tristemente sorridere la patente di ufficialità data con la notizia dell'adesione della sorella di Vittorio Emanuele, Maria Gabriella, a una iniziativa che lei stessa sta inefficacemente sostenendo da molto tempo per un conosciuto e pubblico attrito personale", sottolinea la nota. Infine, "si è poi scritto della decisione di un fantomatico Consiglio di famiglia che non esiste e non è mai esistito in Casa Savoia", assicura la segreteria di Emanuele Filiberto . "Oltre all'inesistente fondatezza giuridica e storica di questa iniziativa messa in piedi con grande dispendio di mezzi e spettacolo da persone che rappresentano solo loro stesse, invitiamo a considerare il comportamento morale di chi l'ha attuata. Il Duca Amedeo D'Aosta ha atteso la fine dell'esilio per rivendicare una discendenza basata, come lui dice, su regole di oltre duecento anni fa. Ha dunque lasciato 'gli eredi maschi di Casa Savoia', come indicato dalla Costituzione Repubblicana, a fare una vita d'esilio per poi sostenere di essere lui il legittimo discendente di Re Umberto II. Precisiamo inoltre - conclude la nota - che Emanuele Filiberto di Savoia non ha intrapreso alcuna iniziativa giudiziaria contro questa decisione. Per il semplice fatto che non ve ne è alcun bisogno. L'iniziativa legale riguarda le calunnie e il discredito gettato su Casa Savoia con frasi e affermazioni personali fatte da chi ha partecipato a questa vicenda". (canisciolti.info)
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Non sarebbe male avere un sovrano di classe come Vittorio Emanuele
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#6 |
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Quindi secondo Emanuele Filiberto il cattivo Amedeo senza terra ha spodestato il buon Umberto cuor di leone mentre è impegnato nella sua Crociata giudiziaria ?
PS. Non si potrebbe rivalutare l'idea dell'esilio, non mi sembrava una cattiva idea infondo
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Certe persone non le digerisco |
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Mercoledì 12 Luglio 2006
Scacco matto per Viktor, espulso dal circolo dei nobili di ALDO DE LUCA ROMA - Tutto si può dire di lui, tranne che l’acqua gli vada per l’orto negli ultimi tempi. Al contrario, gli va tutto storto a Vittorio Emanuele, Victor per gli amici. Coinvolto in una storiaccia molto terra terra, inquisito, intercettato, incarcerato, poi gli arresti domiciliari, poi privato di ogni diritto dinastico dalla Consulta dei Senatori del Regno... e ora, pure buttato fuori dagli Scacchi, il più antico e illustre circolo nobiliare insieme con quello della Caccia. E tanto per capire la gravità del fatto basta ricordare che i due circoli sono nati sotto il segno della Real Casa, non a caso i Savoia sono di entrambi soci d’onore speciali. E dunque decidere l’espulsione di un Savoia è stato doloroso e imbarazzante, ma «inevitabile» alla fine, perchè «la misura era colma». Il provvedimento che non ha precedenti nella storia degli Scacchi: mai aveva colpito un socio d’onore, privilegio riservato alle famiglie reali, capi di Stato e Principi di Santa Chiesa (i cardinali). Nel lessico formale delle regole che governano la vita del circolo non si è trattato di una «espulsione», ma più elegantemente si parla di «cessazione dell’iscrizione all’Albo d’onore» del figlio di Sua Maestà Umberto II, l’ultimo re d’Italia. Il provvedimento, così come prevede la procedura, è stato affisso nella bacheca del circolo, perchè tutti i soci possano venirne a conoscenza. Un provvedimento che sempre nel rispetto della procedura, può adottare solo il presidente del circolo, sentiti il Collegio dei probi viri e il Comitato direttivo. Ecco il commento del presidente, il duca di Castel Garagnone marchese Don Giulio Patrizi di Ripacandida, che tenuto conto della eccezionalità del caso, interrompe la sua proverbiale riservatezza e dichiara al Messaggero: «Confermo il provvedimento. Aggiungo che non abbiamo ritenuto opportuno aspettare l’esito del giudizio penale perchè quel che il Circolo ha valutato è il comportamento etico del socio. Comportamento che avremmo rimproverato a qualunque altro socio e quindi a più forte ragione a un socio d’onore come era il principe Vittorio Emanuele di Savoia». Un commento aristocraticamente asciutto, ma duro e chiaro nella sostanza. In altre parole, meno aristocratiche: l’inchiesta della magistratura faccia il suo corso e vada come vada poco importa, quel che ha contato e pesato è stato il «comportamento etico» del principe: e cioè, il vocabolario usato dal principe quando parlava di donne a pagamento e sesso al telefono, è stato il suo linguaggio da taverna intercettato e finito sui giornali a suscitare scandalo e indignazione nel mondo della nobiltà. E’ stato quindi questo inedito Vittorio Emanuele in versione volgarmente plebea a configurare un «comportamento etico» incompatibile con la tradizione, la dignità, lo stile, il decoro e l’onore del Circolo degli Scacchi. E ora anche il Circolo della Caccia starebbe per arrivare alle stesse conclusioni. Per ora in bacheca è apparsa una comunicazione ai soci, per informarli che al socio d’onore Vittorio Emanuele di Savoia è stato chiesto di autosospendersi. In caso contrario, sarà il presidente, il marchese Paolo Patrizi Naro Montoro, a prendere la dolorosa ma inevitabile decisione. E’ «il declino di Casa Savoia», come ha scritto il quotidiano francese Le Monde. (Il Messaggero)
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#9 |
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Senior Member
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segno dei tempi...
le "desiderose" coronate teste saltano per vicendevole lama giudiziaria mossa solo familiari spemi.
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