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Old 07-03-2006, 14:09   #1
joshua82
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Anche la Cgil vuole andare al governo

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Anche la Cgil vuole andare al governo
di Egidio Sterpa

Egidio Sterpa

«Da ieri la Cgil è il nono partito del centrosinistra». È l’inizio dell’articolo di fondo, firmato Alberto Orioli, su Il Sole 24 Ore di sabato scorso. È d’obbligo citarlo perché se quest’affermazione fosse comparsa su Il Giornale chissà quale polemica ne sarebbe nata. Ma andiamo oltre e leggiamo anche quanto scrive, sempre sabato scorso, Riccardo Barenghi, già direttore del Manifesto e ora inviato della Stampa al congresso della Cgil a Rimini. Riferisce di un suo colloquio con Epifani. Sottolineata la «estrema sintonia» tra il discorso di Prodi e la sua relazione di apertura del Congresso, il segretario della Cgil dice: «Ho avuto l’impressione non solo che se la fosse studiata, ma anche che abbia voluto seguirne la traccia. Oltretutto rispondendoci positivamente praticamente su tutto».
Più chiari di così? Barenghi, infatti, tira logicamente le conclusioni: Prodi, scrive, «ha deciso di investire sulla Cgil, facendone - almeno oggi, domani chissà - una sorta di suo partito di riferimento». E aggiunge: ormai esiste «la piattaforma Epifani-Prodi».
I lettori conoscono il mio scrupolo nel non alterare fatti e testimonianze. Le cose stanno proprio così: il candidato alla premiership per il centrosinistra ha detto «un netto e chiaro sì a tutte le proposte di politica economica, fiscale e sociale lanciate nella relazione di Guglielmo Epifani» (altra doverosa citazione dalla Stampa).
La questione politica di cui parliamo è così delicata e importante che non si può fare a meno di chiamare a far fede testimoni non sospettabili di simpatie per il centrodestra. La mia cultura liberale mi porta naturalmente al rispetto del pensiero degli altri, oltre che ad affrontare i problemi col metodo del dubbio. Stando alle cronache più diverse, quello di Prodi a Rimini è stato un forte discorso volutamente, anche se strumentalmente, sulla linea sindacale. L’inviato del Corriere, Francesco Alberti, riferisce un episodio che in qualche modo avvalora questa tesi. Scrive: «Prodi arriva rodato all’esame Cgil. Il primo contatto risale infatti al giugno scorso, quando il candidato dell’Unione uscì barcollante, sotto il peso di un voluminoso dossier, da un incontro nel Pistoiese con Epifani e i quadri dirigenti. «Ne ho da leggere per tutta l’estate», scherzò ma non troppo il Professore.
Insomma, di segnali ce ne sono tanti: gli applausi (addirittura tre standing ovation) del Congresso al discorso di Prodi (dove ha detto, per esempio: «c’è concordanza tra le vostre idee e il nostro programma»), l’abbraccio di Epifani e, last but not least, il «no» di Rinaldini e Cremaschi, della corrente di minoranza della Cgil, che polemicamente hanno tenuto a dire alla loro platea: «Partiti e sindacati sono cose diverse, non esistono governi amici». Tanto che in chiusura del Congresso Epifani è stato costretto a dare assicurazioni verbali, negando che possa esistere un asse Cgil-Prodi.
Sì, ammettiamolo, non sarà facile vedere i due soggetti - governo e sindacati - marciare di pari passo, d’amore e d’accordo. Ma i fatti e le parole del Congresso di Rimini dimostrano che consonanza c’è, che addirittura la si è cercata da ambo le parti. È legittimo o no il sospetto che si sia avviato un nuovo collateralismo del sindacato, questa volta con un eventuale governo di sinistra? Dove appare esserci più compiacenza di quanta ne ebbe il sindacato di Giuseppe Di Vittorio e Lama verso il Pci. Avrà indubbiamente il suo bel da fare Epifani per mantenere fede al «patto» con Prodi. E anche Prodi avrà le sue rogne quando, e se, cercherà di assecondare i sindacati. E poi quale e quanta identità ci sarà tra Cgil e Cisl, Uil e altri sindacati? A Rimini è apparso chiaro che la Cgil di Epifani coltiva la speranza di «manovrare» il governo e Prodi questa speranza l’ha assecondata. Si tornerà alla pretesa sindacale degli anni Sessanta-Settanta di imporre «un nuovo modello di sviluppo»? Ma come la metteremo con le libertà collettive e individuali, con le leggi del mercato, l’autonomia dei partiti e il primato del Parlamento e del governo?
Siamo, è chiaro, di fronte a una questione di grande rilievo e delicatezza istituzionale, più che meramente politica. Se regge l’asse Prodi-Cgil, come reagiranno Rutelli, Mastella e anche quei liberali che si schierano a sinistra nell’illusione di aver trovato la loro scialuppa di salvataggio? Spiace, francamente, chiamare a una riflessione coscienziosa amici liberali che la differenza di scelte non ci porta a considerare senza riguardo.
Sempre con spirito liberale un riconoscimento va reso a Piero Ostellino, che, «con rabbia e raccapriccio», sul Corriere esprime la sua disapprovazione a Prodi, definendolo «politico mediocre» per aver censurato con astio la visita di Berlusconi a Washington. Bravo Piero, riconoscimenti e rispetto ti si davano anche per il «no» alla candidatura che ti ha offerto Fassino. Una stretta di mano, con stima.
ilgiornale.it
eh...che bei tempi quando si difendeva i lavoratori e basta!
__________________
Noi otteniamo risultanti brillanti da persone normali che operano in processi brillanti. Ma possiamo notare che la maggior parte delle aziende ottiene risultati mediocri o pessimi da persone brillanti che operano in processi pessimi.
(Toyota Executive, 2003 Lean in Motion Event, JP Womack)
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