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Senior Member
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Città: Lazio Età: 52 ex mod
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editoria di stato (finanziamenti pubblici ai giornali)
Editoria di Stato
Avete mai sentito parlare dei contributi pubblici (nostri soldi) all’editoria? Si tratta di finanziamenti dati a giornali e riviste, alcune dai nomi incredibili come: “Il campanile nuovo” o “Il mucchio selvaggio”. I contributi per il 2003 sono stati resi pubblici, ne cito alcuni, “La Padania”: quattro milioni di euro; “L’Unità”: sei milioni e ottocentomila euro; “Il Foglio”: tre milioni cinquecentomila euro; “Opinioni Nuove – Libero Quotidiano”: cinque milioni trecentomila euro; “Avvenire”: cinque milioni novecentomila euro; “Il Manifesto”: quattro milioni quattrocentomila euro; “Sportsman – Cavalli e Corse”: due milioni cinquecentomila euro. C’è tutta una casistica di giornali e riviste che possono accedere ai contributi: - organi di movimenti politici http://www.governo.it/GovernoInforma...comma%2010.pdf - quotidiani editi da cooperative già organi di movimenti politici http://www.governo.it/GovernoInforma.../03_art153.pdf - quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti http://www.governo.it/GovernoInforma..._comma%202.pdf - periodici di enti morali http://www.governo.it/GovernoInforma.../05_comma3.pdf - eccetera, eccetera. http://www.governo.it/GovernoInforma...buti_editoria/ La legge finanziaria 2006 23/12/2005 n.266 ha reiterato i finanziamenti anche per il 2006. Io non sono d’accordo con questa legge. Il giornale lo voglio pagare in edicola, non con le tasse. I direttori dei giornali non devono essere dipendenti dei nostri dipendenti (quelli che si chiamavano politici). Basta con l’informazione assistita. Chiunque è capace di fare l’editore con i soldi degli italiani. (da: beppegrillo.it)
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"il mucchio selvaggio" l'ho comprato qualche volta. parlava di musica
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Messaggi: 350
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Il corriere canadese
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#4 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Città: Lazio Età: 52 ex mod
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Se il 'Mucchio Selvaggio' prende soldi pubblici, per 'Musica Jazz' auspicherei un finanziamento comunitario
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#5 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Messina - Catania
Messaggi: 783
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una domanda: ma questi soldi in base a cosa sono dati?
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Vuoi passare un paio di settimane in provincia di Messina, a 2 Km dal mare? Chiedimi come, o clicca qui Si narra che una volta il regolamento (per mezzo di FREEMAN) passò da questa firma |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
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Cronache: L'editoria secondo Beppe Grillo
Giovedì, 19 gennaio Appunti Nel numero del settimanale in edicola pubblichiamo un'intervista a Beppe Grillo, Tema: i rifiuti, e il business che è cresciuto intorno a questo fenomeno della vita moderna, diciamo così. "Al supermercato - dice Grillo - in realtà noi compriamo rifiuti". Bene, faccio questa premessa per dire quanto ci stanno a cuore le molte incursioni che Grillo fa nel senso comune, mettendo sottosopra quel che pare ovvio: che ci sia bisogno di questa quantità di energia, che il solo modo di spostarsi sia l'automobile, e che l'auto può andare solo a petrolio, eccetera. Il successo di questo irregolare del discorso pubblico è testimoniato dal suo blog, beppegrillo.it, a cui la scorsa settimana il Venerdì di Repubblica ha dedicato la copertina. E d'altra parte, le volte che il nostro sito è stato citato da quello di Grillo, i contatti sono schizzati all'insù. Lunedì, nel sito di Grillo, è comparsa una nota sui "contributi pubblici (nostri soldi) all'editoria". Cioè alla legge per l'editoria, di cui abbiamo più volte scritto. Grillo, dopo aver elencato un po' a caso le cifre che vanno a diversi giornali, dal Foglio al manifesto, dall'Unità a La Padania; dopo aver scritto che i finanziamenti vanno a riviste "dai nomi incredibili come 'Il campanile nuovo' o 'Il mucchio selvaggio'"; dopo aver precisato che i denari vanno a diverse categorie di pubblicazioni, ossia "quotidiani editi da cooperative già organi di movimenti politici, quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti, periodici di enti morali, eccetera, eccetera", conclude: "Io non sono d'accordo con questa legge. Il giornale lo voglio pagare in edicola, non con le tasse. Basta con l'informazione assistita. Chiunque è capace di fare l'editore con i soldi degli italiani". Inviteremmo Grillo a approfondire un po'. Perché sembra credere che il mercato sia un meccanismo neutro che premia i meritevoli e punisce chi "non è capace" di fare un giornale. Ma è davvero così? Non è proprio il mercato a imporre quel consumo di energia, quel tipo di mobilità, la moltiplicazione dei rifiuti, e così via? In fondo, tutto il lavoro di Grillo si potrebbe riassumere in questo: che l'interesse pubblico non coincide con le tendenze spontanee del mercato e che si tratta di introdurre dei correttivi. Ad esempio, propone nell'intervista che pubblichiamo, far pagare un kiwi neozelandese per il costo effettivo - in termini di inquinamento ambientale, ad esempio - che il suo trasporto ha: "Così - dice - quel kiwi costerebbe tanto da escluderlo automaticamente dal mercato". Il mercato editoriale è il più truccato tra quelli che esistono in Italia. Per una serie di ragioni: perché il meccanismo distributivo, le famose edicole, è congegnato in modo tale da ammazzare i piccoli e premiare i grossi; perché la ripartizione delle risorse pubblicitarie è iniqua; e anche perché lo stato finanzia i grandi gruppi editoriali ben di più di quanto finanzi cooperative e giornali di partito. Sì, perché la categoria che Grillo cita come "eccetera", non avendo avuto forse la pazienza di andare a vedere quel che finalmente era pubblico nel sito del governo, è quella di Rcs Corriere della Sera, Gruppo L'Espresso, Sole 24 Ore, ecc., ai quali lo stato rimborsa il 10 per cento - con detrazioni fiscali - di quel che spendono per la carta. In questo modo, il Gruppo L'Espresso totalizza 9,3 milioni [circa 18 miliardi di lire] e Rcs poco meno di 14 [circa 28 miliardi di lire]. Il paradosso è che il Sole 24 Ore ha distribuito in dividendi agli azionisti, in un certo anno, l'equivalente di quel contributo di stato: alla faccia del libero mercato. Tutti questi soldi diventano milioni di copie di enciclopedie della cucina, cioè spreco di carta [e di alberi] e in buona quantità rifiuti. C'è viceversa in Italia una informazione cooperativa, libera dai grandi gruppi economici e in grado di fare una informazione indipendente? Ce n'è poca, pochissima, appunto le scarse cooperative di giornalisti [come Carta o il manifesto], che, alle condizioni date del mercato, non dovrebbero esistere, che non potrebbero vivere solo delle copie vendute [perché per vendere molto bisogna investire molto], della pubblicità [scarsa, e nel nostro caso del tutto "etica"], degli abbonamenti [esiste una tariffa per i giornali, ma noi paghiamo alla tariffa della posta prioritaria perché sennò il giornale non arriva], o del contributo di chi ci crede [noi abbiamo 350 soci, ma non possiamo chiedere loro un milione di lire l'anno]. Perciò - ed è una battaglia che iniziò Luigi Pintor nei primi anni ottanta - occorre un correttivo al mercato, che permetta anche a giornali liberi di vivere. La legge per l'editoria appunto. Della quale, dato che siamo in Italia, si sono via via impadroniti i grandi gruppi [cui va il grosso dei finanziamenti] e i partiti, i cui giornali hanno privilegi inaccettabili: le cooperative devono aspettare cinque anni, per avere i contributi, presentando bilanci in pareggio [perciò stia tranquillo, Beppe Grillo: nessun'altra cooperativa potrà più nascere], mentre i giornali di partito aspettano zero anni; le cooperative hanno un massimo di rimborso, i giornali di partito no. Dunque, ecco una battaglia che meriterebbe fare: premere perché un nuovo governo dell'Unione vari una legge di sostegno ai giornali che effettivamente nascono dal basso. A meno che Grillo non si accontenti della Repubblica e del Venerdì. E a proposito: "Il mucchio selvaggio" è un bel mensile che si occupa di musica rock, fondato da una cooperativa e che costituisce una buona alternativa alla musica liofilizzata proposta dai grandi giornali. di Pierluigi Sullo da Carta.org (canisciolti.info)
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