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Old 31-12-2005, 21:02   #1
Zebiwe
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Discorso di commiato: Ciampi:«L'Unità della Patria non è retorica»

Da:
«Un commiato breve perchè sentito». Ricordato il viaggio in tutte le province italane. Ai giovani: «Amate la famiglia»

Roma- «Sarà un commiato breve. Perchè i commiati devono essere tanto più brevi quanto più sono sentiti». Così ha esordito Carlo Azeglio Ciampi nel suo settimo discorso di fine anno agli italiani. «L'unità della Patria «non è retorica, è l'essenza stessa del nostro convivere civile»» ha sottolineato il presidente della Repubblica, che ha ricordato il suo viaggio in tutte le province italiane come ll'esperienza più bella del suo Settennato.
«L'essere chiamato a rappresentare l'Italia, a essere garante della sua Costituzione, l'ho vissuto non solo come un altissimo mandato ma soprattutto come un dovere, una missione».
VALORI CRISTIANI, LAICITA' DELLO STATO - Il Presidente ha voluto porre l'accento su «L’orgoglio di essere italiani e di avere una precisa identità, quella che si ispira a valori cristiani e umanistici, fondamento della nostra identità nazionale».
Nondimeno Ciampi ha «affermato la laicità dello Stato». «E fortemente sentito l'importanza della felice convivenza, in questa città di Roma, di due Stati, indipendenti e sovrani» «Con questo spirito» ha precisato «invio un particolare augurio a Sua Santità Benedetto XVI, che ha ereditato dal Suo indimenticabile predecessore, Giovanni Paolo II, la missione di apostolo della fratellanza fra i popoli, del dialogo tra le fedi e le civiltà».
IMPARZIALITA' - «Come presidente della Repubblica mi sono proposto di esercitare imparzialmente il mio mandato e - ha affermato - ho costantemente rivolto a tutti l'esortazione al dialogo, al confronto leale, aperto, reciprocamente rispettoso. Come presidente ho voluto esprimere il senso della dignità di cittadino di una libera democrazia: dignità che è consapevolezza delle responsabilità del proprio Stato, dei propri diritti, ma ancor più dei propri doveri».
FAMIGLIA - «Preservate i valori della nostra civiltà, che non soggiacciono al mutare delle mode. Primo fra essi l'amore per la famiglia, nucleo fondamentale della società, punto di riferimento sicuro per ciascuno di noi»: al termine del suo discorso, rivolgendosi con questa esortazionai giovani con questa esortazione che riafferma l'importanza del valore della famiglia.



TESTO INTEGRALE:
«Care Italiane, cari Italiani, è questo il settimo incontro di fine anno con voi, l'ultimo prima del termine del mio mandato presidenziale. I commiati, quanto più sono sentiti, tanto più debbono essere brevi.
E breve intende essere questo mio di stasera.
Tenterò di esprimere l'animo con il quale ho vissuto questi sette anni, il messaggio che ho cercato di inviarvi. Più volte mi sono riletto il testo dell'impegno preso in Parlamento il 18 maggio 1999, il giorno del mio giuramento. Quell'impegno si ispirava alle iscrizioni scolpite sui frontoni del Vittoriano, l'Altare della Patria: 'per la libertà dei cittadini, per l'unità della Patrià.
Non è retorica, è l'essenza stessa del nostro convivere civile. L'essere chiamato a rappresentare l'Italia, a essere garante della sua Costituzione, l'ho vissuto non solo come un altissimo mandato, ma soprattutto come un dovere, una missione. Per questo ho voluto abitare, con mia moglie, sin dal primo
giorno, nel Quirinale: da sette anni è la mia casa, la casa del Presidente della Repubblica, la casa degli Italiani. Per questo ho insistito nel richiamare i simboli più significativi della nostra identità di Nazione, dal Tricolore all'Inno di Mameli, l'inno del risveglio del popolo italiano; e nel rievocare il nesso ideale che lega il Risorgimento alla Resistenza, alla Repubblica, ai valori sanciti nella sua Carta Costituzionale. Per questo ho visitato ogni provincia d'Italia e ho voluto
che agli incontri nelle città capoluogo partecipassero tutti i Sindaci dei Comuni della Provincia. Ho vive nella mente, e ancor più nel cuore, le immagini delle piazze delle cento province d'Italia, delle 8.000 fasce tricolori dei Sindaci dei Comuni d'Italia, delle tante migliaia di cittadini, di ogni età e ceto, che durante quelle visite si sono voluti stringere intorno al Presidente della Repubblica, al loro Presidente. Ovunque, nella varietà dei panorami, lo stesso spettacolo, lo stesso entusiasmo, lo stesso amore per la propria città e per la Patria.
Il mio lungo viaggio in Italia è stato la più bella esperienza che ha accompagnato l'intero settennato: mi ha dato sostegno, ha alimentato la mia forza morale e fisica.
Lo ho iniziato senza avere un preciso disegno, n‚ esperienza di contatti diretti con la gente. Proprio questa mancanza di preparazione mi ha spinto a presentarmi a Voi come sono, come un italiano che si rivolge a ogni altro italiano.
E con voi è avvenuta una sorta di scambio.
Vi ho parlato di ciò che avevo nel cuore e nella mente. Di ciò che si era sedimentato in me stesso sin dalla gioventù, vissuta in un periodo tormentato per la nostra Patria, e poi nei lunghi anni in cui mi è stato dato di servire lo Stato; e al tempo stesso di vivere una normale, serena vita di una comune famiglia italiana. E voi mi avete contraccambiato. Mi avete dato molto di più di quanto io vi abbia dato, di quanto potessi darvi. Ho constatato quanto sia vivo in tutta Italia uno spirito costruttivo di civile solidarietà, radicato nella nostra antica tradizione comunale, libero da vincoli di parte. Esso anima le tante iniziative di volontariato, in Italia e all'estero, ovunque nel mondo la nostra presenza possa essere di aiuto. Dai nostri incontri ho tratto anche consapevolezza di quanto sia diffusa, e già in atto nel Paese, da Nord a Sud, una forte, spontanea reazione ai problemi e alle difficoltà insiti nell'impegnativo confronto, politico, economico e sociale, in un mondo, quale quello contemporaneo, investito dalla globalizzazione. Ci uniscono, e ci danno forza, il nostro ingegno, il nostro estro creativo, la nostra passione al lavoro. Ed è di conforto il senso della identità italiana che anima anche le nostre comunità incontrate nei miei numerosi viaggi all'estero. A loro, come a ogni italiano che vive in Patria, mi rivolgo stasera, così come feci sette anni fa. Quello che mi ha sorretto, e che ho cercato di trasmettervi, è l'orgoglio di essere italiani. Siamo eredi di un antico patrimonio di valori cristiani e umanistici, fondamento della
nostra identità nazionale. Come Presidente della Repubblica Italiana mi sono proposto di esercitare imparzialmente il mio mandato, e ho costantemente
rivolto a tutti l'esortazione al dialogo, al confronto leale, aperto, reciprocamente rispettoso.
Come Presidente, ho voluto esprimere il senso della dignità di cittadino di una libera democrazia: dignità che è consapevolezza delle responsabilità del proprio stato, dei propri diritti, ma ancor più dei propri doveri. Ho affermato la laicità dello Stato. E ho fortemente sentito l'importanza della felice convivenza, in questa città di Roma, di due Stati, indipendenti e sovrani. Ho avvertito nella concordia e nella condivisione di fondamentali valori da parte di Stato e Chiesa, e nella operosa collaborazione, nella società, di laici e credenti, un elemento di grande forza per la nostra Patria».
«Con questo spirito invio un particolare augurio a Sua Santità Benedetto XVI, che ha ereditato dal Suo indimenticabile predecessore, Giovanni Paolo II, la missione di apostolo della fratellanza tra i popoli, del dialogo tra le fedi e le civiltà. I convincimenti che ho sommariamente richiamato sono stati l'ispirazione e il filo conduttore del mio comportamento, delle iniziative e delle posizioni prese in questi sette anni sui tanti temi interni, europei, mondiali, sui quali mi sono espresso, e sui quali stasera non intendo tornare.
Ma sento ancora una volta il dovere, il bisogno di rivolgermi ai giovani.
Siete il nostro domani. La nostra speranza. La mia generazione si è impegnata nel salvaguardare e trasmettervi lo spirito che ci animò all'indomani di una guerra orrenda. Lo spirito che ci diede la forza di ricostruire le nostre città, di dar vita alle istituzioni di libertà che contraddistinguono la Repubblica Italiana, e l'Unione Europea, che abbiamo creato insieme con altri popoli. Dai tanti incontri che ho avuto con voi ho tratto motivi di fiducia nell'avvenire della nostra Italia. So quanto siate impegnati nel prepararvi ad affrontare le
sfide del futuro, insieme con i giovani di altri popoli, che condividono le vostre aspirazioni di progresso, di giustizia, di pace. La pace: mi sono rimaste impresse le parole rivoltemi da una bambina nella piazza di Corleone: 'la pace ti nasce dal cuore e si diffonde nell'arià.
Preservate i valori della nostra civiltà, che non soggiacciono al mutare delle mode. Primo fra essi l'amore per la famiglia, nucleo fondamentale della società, punto sicuro di riferimento per ciascuno di noi. Siete nati e vivete in un'Europa di pace, di libertà. Tenete alti, e diffondete nel mondo, i suoi ideali. Toccherà a voi completarne e rafforzarne le istituzioni. Per tutti gli Europei non c'è un domani se non in una Unione Europea sempre più coesa.
Questi sono i sentimenti e le riflessioni che, nell'approssimarsi del congedo, affollano il mio animo. Li affido a voi che mi ascoltate. Un pensiero, un augurio particolare vanno a coloro che soffrono, che stasera hanno per compagni il dolore, la solitudine.
E a tutti, care Italiane e cari Italiani, i più affettuosi
auguri per il nuovo anno. Affrontatelo con fiducia, con speranza. Possa il 2006 portare serenità a voi, alle vostre famiglie, alla nostra amata Patria.
Viva l'Italia!».

Ultima modifica di Zebiwe : 31-12-2005 alle 21:37.
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Old 31-12-2005, 21:11   #2
ulk
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Non ne sentiremo la mancanza, meglio di Cossiga certamente, ma neanche lontanamente avvicinabile a Pertini.
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Old 01-01-2006, 05:56   #3
andreasperelli
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Originariamente inviato da ulk
Non ne sentiremo la mancanza, meglio di Cossiga certamente, ma neanche lontanamente avvicinabile a Pertini.
che aveva fatto di così "inavvicinabile" Pertini?
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Old 01-01-2006, 07:03   #4
CYRANO
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Originariamente inviato da andreasperelli
che aveva fatto di così "inavvicinabile" Pertini?
ha fatto vincere il mondiale dell'82.





Ciaozzz
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FINCHE' C'E' BIRRA C'E' SPERANZA !!!
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Old 01-01-2006, 12:42   #5
Lucrezio
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Non mi è piaciuto un gran ché il discorso di Ciampi. Da una persona come lui, se devo essere sincero, mi aspettavo un po' di più.
Era il suo (probabilmente) ultimo discorso e non ha fatto che ripetere "sono orgoglioso di essere italiano" "va tutto bene" "valori cristiani" ed altre cose più o meno condivisibili (io gli auguri a Ratzinga me li sarei risparmiati... si è però subito ripreso ribadendo la laicità dello stato; il problema, secondo me, è che non dovrebbe essere necessario ribadirla...), senza osare troppo.
Non ha parlato di problemi da risolvere, di costituzione, di criminalità...
Mi aspettavo che bacchettasse un po' di più a destra e a manca.
Non so, il discorso tutto sommato era bello, ma da Ciampi, come ultimo discorso, mi ha lasciato un po' perplesso...
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Old 01-01-2006, 12:43   #6
tatrat4d
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A me basta vedere Rai 1 in questo momento, e non trovarci il Concerto di Capodanno di Vienna (che va in differita), per vedere confermata la mia cattiva opinione del retorico patriottismo introdotto da Ciampi. E non sono tra quelli che mettono la Patria agli ultimi posti.
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Old 01-01-2006, 12:55   #7
tatrat4d
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Originariamente inviato da Lucrezio
Non mi è piaciuto un gran ché il discorso di Ciampi. Da una persona come lui, se devo essere sincero, mi aspettavo un po' di più.
Era il suo (probabilmente) ultimo discorso e non ha fatto che ripetere "sono orgoglioso di essere italiano" "va tutto bene" "valori cristiani" ed altre cose più o meno condivisibili (io gli auguri a Ratzinga me li sarei risparmiati... si è però subito ripreso ribadendo la laicità dello stato; il problema, secondo me, è che non dovrebbe essere necessario ribadirla...), senza osare troppo.
Non ha parlato di problemi da risolvere, di costituzione, di criminalità...
Mi aspettavo che bacchettasse un po' di più a destra e a manca.
Non so, il discorso tutto sommato era bello, ma da Ciampi, come ultimo discorso, mi ha lasciato un po' perplesso...
io rimango convinto che un Presidente della Repubblica che tiene alla costituzione debba parlare il meno possibile. Quindi passi il riferimento all'Unità nazionale, gli auguri, ecc. Che non sia andato ad incidere sulle questioni aperte è IMHO un bene. Concordo invece il giudizio sugli auguri al Papa, ma volendo accennare a GP II era difficile ne potesse fare a meno.

Aggiungo, sembrando scemo: tutte le volte che sento / leggo il discorso, mi chiedo se non sia più utile un invito alla prudenza nell'usare i botti, e nella guida l'ultima notte dell'anno, invece che ripetere sempre le stesse cose.
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Ultima modifica di tatrat4d : 01-01-2006 alle 12:57.
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Old 01-01-2006, 13:21   #8
Korn
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mi siete proprio degli scassa marun, onore a Ciampi sempre
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Old 01-01-2006, 15:55   #9
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Old 01-01-2006, 19:56   #10
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Originariamente inviato da Korn
mi siete proprio degli scassa marun, onore a Ciampi sempre
Ma adesso che anche Ciampi ha detto (visto al TG3) che "sia chiaro che in Iraq i nostri soldati sono andati a guerra finita", come si fa?

Si ritrattano tutte le cose dette precedentemente, perche' Ciampi ha ragione, oppure il presidente cessa di essere persona grata per chi, non io, lo idolatra?

Rimanendo su un argomento collegato, sempre al TG3 ho visto il pacifinto rapito a Gaza e liberato subito grazie all'intervento di 150 (centocinquanta!) uomini delle forze di sicurezza palestinesi.

Due osservazioni:

1. Se fossero intervenuti 150 (o, se e' per questo, 15) rappresentanti delle forze di sicurezza israeliane adesso sarebbe polemica a non finire.
2. E' stato bello vedere l'arrampicata sugli specchi che il povero pacifinto ha dovuto fare davanti alle telecamere, perche' non poteva parlare male ne' della gente che lo ha rapito, ne' di quella che lo ha liberato......
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Old 01-01-2006, 20:01   #11
Korn
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ma che stai dicendo?
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Old 01-01-2006, 20:29   #12
TXFW
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Hai problemi a leggere?
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Old 01-01-2006, 20:39   #13
Freeride
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ma che stai dicendo?
Quello che ha riportato il TG3, forse?

Direi di si, proprio quello che ha riportato il TG3 !
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Old 01-01-2006, 21:17   #14
jumpermax
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Ciampi ha saputo dare un briciolo di senso dello stato ad un paese che ne è tradizionalmente privo. Per il resto non è che possa sopperire lui alle carenze della classe politica italiana, non è il suo ruolo il suo compito non è certo quello di "esternare". La sua è una figura simbolica e non si può spendere direttamente a favore di una parte politica, in un paese poi povero di dialettica come il nostro, dove la delegittimazione dell'avversario, la demagogia e la capacità di schierarsi pregiudizialmente sugli argomenti in base a chi li sostiene la fanno da padrone.
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Old 01-01-2006, 22:47   #15
Korn
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Originariamente inviato da TXFW
Hai problemi a leggere?
no direi i tuoi attcchi mi sembrano fuori luogo anzi senza senso
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Old 01-01-2006, 23:03   #16
Freeride
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Originariamente inviato da Korn
no direi i tuoi attcchi mi sembrano fuori luogo anzi senza senso
Se è senza senso riportare i commenti del presidente sul suo stesso discorso di fine anno, beh, credo che il senza senso sia qualcun'altro! Non trovi?
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Old 02-01-2006, 10:24   #17
flisi71
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Originariamente inviato da TXFW
Ma adesso che anche Ciampi ha detto (visto al TG3) che "sia chiaro che in Iraq i nostri soldati sono andati a guerra finita", come si fa?

Si ritrattano tutte le cose dette precedentemente, perche' Ciampi ha ragione, oppure il presidente cessa di essere persona grata per chi, non io, lo idolatra?
...
Si fa che non si sparano parole a caso.

Ti rammento alcuni cardini.

Le truppe italiane hanno forse partecipato alla guerra dichiarata conclusa da Bush nel marzo 2003 con lo show "missione compiuta" a seguito dell'atterraggio su portaerei?
NO.

Sono andate in Iraq a supporto degli USA e della cosidetta "coalizione dei volenterosi"?
SI.

Sono andati in Iraq su espresso mandato ONU che avesse chiesto o autorizzato l'invio di truppe?
La risoluzione del consiglio di Sicurezza 1546 è datata 8 giugno 2004, noi eravamo in Iraq dall'anno precedente.
Se il tempo scorre sempre nello stesso verso, direi che la risposta è NO.


Gran parte del dibattito (anche qui sul forum, e non solo da parte mia) verte su questi punti.
Ti rammento allo stesso modo l'intervento dello stesso capo dello Stato e del presidente della Camera sulla gratitudine al lavoro svolto dai militari e sulla NECESSITA' di sostituire al più presto i militari con TECNICI per avviare la ricostruzione del paese.

In base a tutto questo definirei tranquillamente il tuo un errore di obiettivo, a meno che tu non volessi usare il criterio manicheo per cui tutti i contrari alla guerra devono essere per forza "pacifinti"; ma non mi annoverare fra questi, grazie.
Ti rammento che, se scendi su questo terreno, mi fornisci argomenti inesauribili con i "guerra-affondai", gli idioti (utili per qualcuno $$$$) che blateravano della minaccia di armi di distruzione di massa di Saddam pronte a colpire l'occidente in meno di un ora e che millantavano legami di supporto diretto fra terrorismo internazionale e regime iraqueno.


Ciao

Federico
__________________

FORZA GAIA !!
flisi71 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 02-01-2006, 11:07   #18
jumpermax
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Quote:
Originariamente inviato da flisi71
Si fa che non si sparano parole a caso.

Ti rammento alcuni cardini.

Le truppe italiane hanno forse partecipato alla guerra dichiarata conclusa da Bush nel marzo 2003 con lo show "missione compiuta" a seguito dell'atterraggio su portaerei?
NO.

Sono andate in Iraq a supporto degli USA e della cosidetta "coalizione dei volenterosi"?
SI.

Sono andati in Iraq su espresso mandato ONU che avesse chiesto o autorizzato l'invio di truppe?
La risoluzione del consiglio di Sicurezza 1546 è datata 8 giugno 2004, noi eravamo in Iraq dall'anno precedente.
Se il tempo scorre sempre nello stesso verso, direi che la risposta è NO.


Gran parte del dibattito (anche qui sul forum, e non solo da parte mia) verte su questi punti.
Ti rammento allo stesso modo l'intervento dello stesso capo dello Stato e del presidente della Camera sulla gratitudine al lavoro svolto dai militari e sulla NECESSITA' di sostituire al più presto i militari con TECNICI per avviare la ricostruzione del paese.

In base a tutto questo definirei tranquillamente il tuo un errore di obiettivo, a meno che tu non volessi usare il criterio manicheo per cui tutti i contrari alla guerra devono essere per forza "pacifinti"; ma non mi annoverare fra questi, grazie.
Ti rammento che, se scendi su questo terreno, mi fornisci argomenti inesauribili con i "guerra-affondai", gli idioti (utili per qualcuno $$$$) che blateravano della minaccia di armi di distruzione di massa di Saddam pronte a colpire l'occidente in meno di un ora e che millantavano legami di supporto diretto fra terrorismo internazionale e regime iraqueno.


Ciao

Federico
Ci si dimentica sempre della 1511

Quote:
Risoluzione 1511

Il Consiglio di Sicurezza,

confermando le precedenti risoluzioni adottate sull'Iraq, comprese la 1483 (2003) del 22 maggio 2003 e la 1500 (2003) del 14 agosto 2003, sulle minacce causate dagli atti terroristici alla pace e alla sicurezza, compresa la Risoluzione 1373 (2001) del 28 settembre 2001, e altre importanti risoluzioni,

sottolineando che la sovranità irachena risiede nello Stato iracheno, ribadendo il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e il controllo delle proprie risorse naturali, confermando il bisogno di pervenire rapidamente al giorno in cui gli iracheni potranno governarsi da soli e riconoscendo l'importanza del sostegno internazionale, in particolar modo dell'appoggio dei Paesi della regione, dei Paesi confinanti con l'Iraq e delle Organizzazioni della regione, nel portare avanti tale processo con rapidità,

riconoscendo che il sostegno internazionale per il ripristino di condizioni di stabilità e sicurezza è indispensabile per il benessere della popolazione dell'Iraq e per permettere a quanti coinvolti nel processo di svolgere il proprio lavoro nell'interesse della popolazione dell'Iraq e accettando di buon grado i contributi dei Paesi Membri a tal proposito, ai sensi della Risoluzione 1483 (2003),

Approvando la decisione del Consiglio di Governo iracheno di costituire una Commissione costituzionale preparatoria per l'organizzazione della Conferenza costituzionale in cui si redigerà una Costituzione in grado di includere le aspirazioni del popolo iracheno ed esortando il Consiglio a compiere velocemente tale processo,
Affermando che l'attentato terroristico contro l'Ambasciata giordana, avvenuto il 7 agosto 2003, quello contro il quartier generale delle Nazioni Unite a Baghdad del 19 agosto 2003, l'attacco contro la Moschea dell'Imam Ali a Najaf il 29 agosto 2003, l'attentato contro l'Ambasciata turca del 14 ottobre 2003 e l'omicidio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003 sono attacchi contro il popolo iracheno, contro le Nazioni Unite e contro la comunità internazionale e deplorando l'assassinio di Akila al Hashimi, morta il 25 settembre 2003, come un attacco contro il futuro dell'Iraq,

In tale contesto, ricordando e ribadendo la dichiarazione rilasciata dal Presidente il 20 agosto 2003 (S/PRST/2003/13) e la Risoluzione 1502 (2003) del 26 agosto 2003,

Riconoscendo che la situazione in Iraq, seppur migliorata, continua a rappresentare una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale,

Ai sensi del capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite,

1. Conferma la sovranità e l'integrità territoriale dell'Iraq e sottolinea, in tale contesto, la natura temporanea dell'esercizio, da parte dell'Autorità Provvisoria della Coalizione, degli specifici doveri, responsabilità e autorità, previsti dal diritto internazionale applicabile e contenuti nella Risoluzione 1483 (2003). Tale esercizio avrà fine non appena un Governo rappresentativo, riconosciuto a livello internazionale ed eletto dal popolo iracheno, si sarà insediato, previo giuramento, e assumerà le responsabilità dell'Autorità, anche in virtù di quanto previsto nei paragrafi 4, 5, 6, 7 e 10 seguenti:

2. Approva il consenso dimostrato dalla comunità internazionale, da organismi quali la Lega Araba, l'Organizzazione della Conferenza islamica, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, all'istituzione di un Consiglio di Governo ampiamente rappresentativo come elemento determinante per la nascita di un Governo rappresentativo, riconosciuto a livello internazionale;

3. Sostiene gli sforzi del Consiglio di Governo volti a coinvolgere il popolo iracheno, anche attraverso la designazione di un Gabinetto dei Ministri e di una Commissione costituzionale preparatoria, in modo da poter portare avanti un processo in cui il popolo stesso assumerà gradualmente il controllo del Paese;

4. Stabilisce che il Consiglio di Governo e i Ministri che ne fanno parte sono gli organi principali dell'Amministrazione provvisoria irachena, la quale, fatti salvi i suoi futuri sviluppi, rappresenta la sovranità dello Stato iracheno nella fase di transizione, ovvero fino all'insediamento di un Governo rappresentativo, riconosciuto a livello internazionale, che assumerà le responsabilità dell'Autorità;

5. Delibera che le nascenti strutture dell'Amministrazione provvisoria irachena assumeranno gradualmente l'amministrazione dell'Iraq;

6. In tale contesto, invita l'Autorità a restituire, prima possibile, le responsabilità e l'autorità di governo alla popolazione dell'Iraq e chiede che l'Autorità, quando opportuno, in collaborazione con il Consiglio di Governo e con il Segretario Generale, riferisca al Consiglio di Sicurezza sui progressi compiuti;

7. Invita il Consiglio di Governo a sottoporre al Consiglio di Sicurezza, entro il 15 dicembre 2003, una tabella di marcia e un programma, elaborati in collaborazione con l'Autorità e, quando le circostanze lo consentiranno, con il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, per redigere la nuova Costituzione irachena e per indire, ai sensi di tale Costituzione, lo svolgimento di elezioni democratiche;

8. Dispone che le Nazioni Unite, per mezzo del Segretario Generale, del suo Rappresentante Speciale e della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Iraq, dovrebbero consolidare il proprio ruolo vitale in Iraq, adoperandosi, fra l'altro, per fornire aiuti umanitari, favorire la ripresa economica e le condizioni per uno sviluppo sostenibile e portare avanti gli sforzi per ristabilire e creare istituzioni nazionali e locali per un Governo rappresentativo;

9. Richiede che, quando le circostanze lo consentiranno, il Segretario Generale porti avanti l'azione prevista nei paragrafi 98 e 99 del suo rapporto redatto il 17 luglio 2003 (S/2003/715);

10. Prende atto dell'intenzione del Consiglio di Governo di indire una Conferenza costituzionale e, riconoscendo l'estrema importanza della convocazione di tale Conferenza per il conseguimento del pieno esercizio della sovranità, chiede che la sua preparazione avvenga attraverso un dialogo e un consenso nazionale prima possibile ed esige che il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, al momento della convocazione della Conferenza o quando le circostanze lo consentiranno, metta a disposizione del popolo iracheno la straordinaria competenza specifica delle Nazioni Unite per questo processo di transizione politica, anche mediante la creazione di un sistema elettorale;

11. Richiede al Segretario Generale di garantire la disponibilità delle risorse delle Nazioni Unite e delle Organizzazioni affiliate, in caso vi siano richieste in tal senso da parte del Consiglio di Governo iracheno e quando le circostanze lo consentiranno, per favorire l'avanzamento del programma formulato dal Consiglio di Governo, contemplato nel paragrafo 7, e incoraggia altre Organizzazioni specializzate nel settore a sostenere il Consiglio di Governo iracheno, qualora richiesto;

12. Richiede al Segretario Generale di informare il Consiglio di Sicurezza sull'assolvimento delle responsabilità a lui assegnate in questa risoluzione, sugli sviluppi e sull'attuazione della tabella di marcia e del programma ai sensi del predetto paragrafo 7;

13. Stabilisce che il conseguimento della sicurezza e della stabilità è fondamentale per riuscire a portare a termine con successo il processo politico come previsto nel citato paragrafo 7 e per permettere alle Nazioni Unite di sostenere efficacemente tale processo e l'attuazione della Risoluzione 1483 (2003). Autorizza, altresì, la Forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, anche al fine di garantire le condizioni necessarie all'attuazione della tabella di marcia e del programma e di contribuire alla sicurezza della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, del Consiglio di Governo iracheno, di altre Istituzioni dell'Amministrazione provvisoria irachena e delle principali strutture umanitarie ed economiche;

14. Esorta i Paesi Membri a dare il proprio contributo, in virtù di questo mandato delle Nazioni Unite, anche con l'invio di forze militari, alla Forza multinazionale sopramenzionata nel paragrafo 13;

15. Delibera che il Consiglio dovrà esaminare le esigenze e la missione della Forza multinazionale, citata nel paragrafo 13, entro un anno dalla data di questa risoluzione e che, in ogni caso, il mandato di tale forza scadrà al completamento del processo politico descritto nei paragrafi 4,5,6,7 e 10. Manifesta la disponibilità a esaminare, in tale occasione, qualsiasi esigenza futura per prolungare la missione della forza multinazionale, tenendo conto delle opinioni del Governo rappresentativo iracheno, riconosciuto a livello internazionale;

16. Sottolinea l'importanza di istituire forze di polizia e di sicurezza in grado di far rispettare la legge, mantenere l'ordine e la sicurezza e di combattere il terrorismo secondo quanto contemplato nel paragrafo 4 della Risoluzione 1483 (2003) e invita i Paesi Membri, le Organizzazioni internazionali e le Organizzazioni della regione a contribuire all'addestramento e all'equipaggiamento delle forze di polizia e di sicurezza irachene;

17. Esprime profonda solidarietà e cordoglio per le perdite subite dal popolo iracheno e dalle Nazioni Unite e per le famiglie del personale delle Nazioni Unite e di altre vittime innocenti rimaste uccise o ferite in quei tragici attacchi;

18. Condanna inequivocabilmente l'attentato terroristico contro l'Ambasciata giordana, avvenuto il 7 agosto 2003, quello contro il quartier generale delle Nazioni Unite a Baghdad del 19 agosto 2003, l'attacco contro la Moschea dell'Imam Ali a Najaf il 29 agosto 2003, l'attentato contro l'Ambasciata turca del 14 ottobre 2003, l'omicidio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003 e l'assassinio di Akila al Hashimi, morta il 25 settembre 2003, e sottolinea che i responsabili devono essere assicurati alla giustizia;

19. Invita i Paesi Membri a impedire il transito di terroristi in Iraq, di armi e di finanziamenti atti a sostenere i terroristi e, a tal proposito, sottolinea l'importanza di intensificare la cooperazione dei Paesi della regione, in particolar modo dei Paesi confinanti con l'Iraq;

20. Si appella ai Paesi Membri e agli Istituti finanziari internazionali affinché intensifichino gli sforzi per assistere la popolazione dell'Iraq nella ricostruzione e nello sviluppo economico ed esorta tali Istituti a prendere provvedimenti immediati per fornire all'Iraq prestiti e altri aiuti finanziari, collaborando con il Consiglio di Governo e con i Ministri competenti;

21. Esorta i Paesi Membri, le Organizzazioni internazionali e le Organizzazioni della regione a sostenere l'opera di ricostruzione dell'Iraq, avviata con la Riunione consultiva delle Nazioni Unite del 24 giugno 2003, anche assumendo impegni sostanziali durante la Conferenza dei Donatori internazionali che avrà luogo a Madrid il 23 e il 24 ottobre 2003;

22. Invita i Paesi Membri e le Organizzazioni interessate a dare il proprio contributo per far fronte alle esigenze del popolo iracheno mediante l'approvvigionamento delle risorse necessarie per la ripresa e la ricostruzione della struttura economica dell'Iraq;

23. Sottolinea che la Commissione Internazionale per la Consulenza e il Monitoraggio, menzionata nel paragrafo 12 della Risoluzione 1483 (2003), dovrebbe essere istituita con priorità e ribadisce che il Fondo per lo Sviluppo dell'Iraq dovrà essere impiegato in maniera trasparente come contemplato nel paragrafo 14 della Risoluzione 1483 (2003);

24. Ricorda a tutti i Paesi Membri i propri doveri ai sensi dei paragrafi 19 e 23 della Risoluzione 1483 (2003), in particolar modo il dovere di destinare immediatamente capitali, altre attività finanziarie e risorse economiche al Fondo per lo Sviluppo dell'Iraq a beneficio del popolo iracheno;

25. Richiede agli Stati Uniti, a nome della forza multinazionale sopramenzionata nel paragrafo 13, di riferire al Consiglio di Sicurezza sugli sforzi e i progressi compiuti ogni qualvolta sia opportuno e, comunque, almeno ogni sei mesi;

26. Delibera di continuare a seguire la questione.


16 ottobre 2003
La risoluzione 1511 non solo autorizza ma chiede ESPLICITAMENTE l'invio di truppe in Irak. E francamente non vedo come ci si possa anche solo sognare di sostenere il contrario salvo voler intendere
a) di lasciare gli irakeni soli a fronteggiare gli ex baathisti e al queida
b) di restituire il paese a Saddam o di regalarlo a Zarkawi.
Sono due anni che su questa vicenda si parla del nulla, tutte valutazioni che avevano senso prima del 23 marzo e che sono state portate avanti senza minimamente tener conto dell'evoluzione della situazione. Ricordo che agli irakeni non gliene può fregare di meno se qua da noi governa la sinistra o la destra, dal momento che una politica estera è avviata chi subentra non può far finta che quanto deciso dal governo precedente non sia da tenere in considerazione. Per cui un paese che si è assunto la responsabilità di presidiare un territorio come ha fatto l'Italia in Irak non può ritirarsi dall'oggi al domani lasciando la popolazione al proprio destino e nelle grane il resto della coalizione.
jumpermax è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 02-01-2006, 11:33   #19
flisi71
Senior Member
 
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
Quote:
Originariamente inviato da jumpermax
...
La risoluzione 1511 non solo autorizza ma chiede ESPLICITAMENTE l'invio di truppe in Irak.
....
Tutto riportato fedelmente e correttamente, solo un pò poco visibile la data, che riporto io
16 OTTOBRE 2003

Direi un attimino posteriore alla decisione italiana di inviare truppe in Iraq, non trovi?


Un breve riassunto:

- la Risoluzione 1483 (21 maggio 2003) ha evitato accuratamente di spendere una sola parola che legittimasse - a posteriori - il fatto compiuto (la guerra in Iraq), ed ha attribuito la qualifica di "Potenze occupanti" agli Stati Uniti e Gran Bretagna, richiamandoli al rispetto delle obbligazioni loro imposte dalle Convenzioni internazionali. La Risoluzione ha messo l'accento sul diritto all'autodeterminazione del popolo iracheno, compreso il controllo della proprie risorse naturali.

- la Risoluzione 1511 (16 ottobre 2003) ha cercato di "addomesticare" la questione, delineando un programma che avrebbe dovuto portare, con la cooperazione del nuovo Consiglio di Governo iraqueno a nomina USA, alla ricostruzione di istituzioni politiche statali rappresentative, alla redazione di una nuova Costituzione ed allo svolgimento di elezioni politiche democratiche.
Essa autorizzava le Potenze occupanti a formare una forza militare multinazionale a comando unificato (cioè sotto il comando degli USA), invitando gli Stati membri dell'ONU a collaborare con questa attività, anche attraverso l'invio di contingenti militari.

- la Risoluzione 1546 formalmente pone fine all'occupazione militare del territorio iracheno, ed il Consiglio di Sicurezza "nota con soddisfazione che entro il 30 giugno l'occupazione avrà termine e l'Autorità provvisoria di coalizione cesserà di esistere e l'Irak ritroverà la sua piena sovranità.", certificata dalla "partership" fra la forza multinazionale e le costituende forze di sicurezza irachene.



Quote:
...Per cui un paese che si è assunto la responsabilità di presidiare un territorio come ha fatto l'Italia in Irak non può ritirarsi dall'oggi al domani lasciando la popolazione al proprio destino e nelle grane il resto della coalizione.
Non nego che alcuni richiedano un ritiro immediato, ma non mi pare che nessuno dei leader dei 2 schieramenti abbia detto questo.
Quindi di cosa parliamo?




Ciao

Federico
__________________

FORZA GAIA !!

Ultima modifica di flisi71 : 02-01-2006 alle 11:51. Motivo: Visto che qualcuno si diverte a dare fiato al niente, evidenzio maggiormente la data, nella speranza che almeno si desista da commenti stupidi.
flisi71 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 02-01-2006, 11:41   #20
Freeride
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Ossignur, bastava che dicevi "presidente cessa di essere persona grata" e ti evitavi la figura!
Freeride è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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