160 campi da calcio di server: l'impatto dei nuovi datacenter a Milano
La ricerca ProdAction del Politecnico di Milano rivela la centralità della Città Metropolitana milanese nel panorama digitale italiano: con 33 strutture attive, l'area detiene il 68% della potenza nominale nazionale. Entro il 2030, tra nuovi progetti e campus in costruzione, la capacità elettrica potrebbe crescere di un ulteriore Gigawatt.
di Manolo De Agostini pubblicata il 28 Febbraio 2026, alle 09:01 nel canale Server e WorkstationIl panorama delle infrastrutture digitali italiane conferma una polarizzazione sempre più marcata verso il capoluogo lombardo. Secondo la prima mappatura sistematica condotta da ProdAction (progetto di ricerca del Politecnico di Milano), la Città Metropolitana di Milano si attesta come il cuore pulsante del settore, ospitando la maggioranza delle strutture regionali e una quota preponderante della capacità computazionale nazionale.
L'analisi, presentata durante la conferenza internazionale "Datascapes", fotografa una situazione di netta predominanza:
- Distribuzione regionale: In Lombardia sono censiti 49 datacenter, di cui ben 33 (pari al 67%) sono localizzati nell'area milanese, distribuiti su 32 comuni.
- Capacità nazionale: I siti milanesi esprimono una potenza nominale di circa 414 MW, dato che rappresenta il 68% dell'intera infrastruttura italiana (stimata in circa 200 strutture totali).
- Evoluzione dimensionale: Si osserva un salto di scala tecnologico. Se i datacenter storici operano mediamente sotto i 10 MW, le strutture in costruzione vantano medie di 30 MW, mentre i progetti in fase di valutazione raggiungono punte di 300 MW.

Le proiezioni per i prossimi anni indicano una crescita esponenziale. Entro il biennio 2028-2029 è prevista l'apertura di 10 nuovi siti, che porteranno un incremento di 318 MW, raddoppiando di fatto la potenza attualmente esistente. Considerando anche i 23 progetti oggi al vaglio degli enti locali e sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), entro il 2030 il sistema potrebbe beneficiare di quasi 1 GW di potenza aggiuntiva. Questa tendenza segna il passaggio definitivo verso grandi complessi multi-edificio ad alta densità energetica.
Il coordinatore del progetto, Eugenio Morello, e le ricercatrici Cristiana Mattioli e Alice Franchina hanno evidenziato come questa espansione sollevi questioni critiche legate al consumo di suolo e alla gestione urbanistica.
Sebbene circa 20 progetti riguardino la riqualificazione di aree dismesse, resta significativa la quota di nuovi impianti su aree "greenfield" (mai urbanizzate). Questi ultimi rappresentano il 39% dei nuovi progetti ma occupano il 53% delle superfici totali previste, circa 120 ettari complessivi.
Parallelamente, emerge un crescente divario tecnologico nazionale. Mentre l'area romana mostra segnali di dinamismo con circa 20 strutture, vaste aree del Paese rimangono quasi totalmente sprovviste di infrastrutture di questo tipo, delineando uno sviluppo digitale a velocità variabile.










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6 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoSarebbe anche ora di favorirne lo sviluppo fuori dai centri di Roma e Milano con mille vantaggi: da un punto di vista energetico si eviterebbe la concentrazione di enormi assorbimenti negli stessi punti, da un punto di vista del territorio si riutilizzerebbero aree dismesse (e senza nessuna prospettiva) ed in ultimo anche occupazionale.
grandi server farm,
piccole,
fino a installazioni tipo sgabuzzini di pochi metri quadri
quanti server in sgabuzzini?
allora è ben più di 160 campi di calcio
tra l'altro... con tribune o senza area tribune?
Quanti server è grande un campo da calcio?
Quanti server è grande un campo da calcio?
ci sono anche i campi di calcio sovrapposti
un'area moltiplicata a piani cioè
Da inesperto dico che dipende dall'area se prevalentemente tecnologica o più naturalistico con meno zone industriali, quindi normale che si concentrino in certe zone piuttosto che altre.
Dal canto mio le aree verdi servono , piuttosto le vecchie strutture penso alle caserme abbandonate, ai pugni in un occhio di complessi residenziali , insomma ci sono più case che abitanti, possono e devono essere meglio utilizzati
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