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Old 20-05-2004, 16:42   #41
ni.jo
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Originariamente inviato da MarColas
Mi sembra moooooooooooolto difficile che possa accadere

Comunque, Gavronsky non penso che correrebbe alcun rischio.
Invece per Lerner e Allam qualche pazzoide esaltato che provi a farli fuori potrebbe esserci.

(A proposito, Lerner non mi pare che sia parlamentare.)
mi sembra di averlo letto sul magazine del corriere della scorsa settimana ("quelli che si presentano col nome strano" meglio Lerner di Gruber, 'na roba simile...)
La Jotti non è stata presidente della camera per non sò quanto, è la signora della repubblica...in effetti un pò di maschilismo/bigottismo c'è, altrimenti avrebbe benissimo potuto reggere meglio di altri figuri il governo...se non fare da Presidente della repubblica...ma c'è anche la storia di Togliatti di mezzo...chissà...

Lerner e Allam...boh, forse hai ragione, ma il pazzo esaltato c'è in ogni paese: la stragrande maggioranza mi pare potrebbe accettarli senza troppi problemi; di certo lo farebbero giornali e avversari, se non altro per decenza: in India c'è stato un vero maremoto, con minacce (visto l'esito) credibili e fondate....tra le quali quella dell'opposizione di non partecipare più alla politica.
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Old 20-05-2004, 16:45   #42
ALBIZZIE
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la jotti E' stata è presidente di Camera
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Old 20-05-2004, 16:46   #43
ni.jo
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Originariamente inviato da ALBIZZIE
la jotti E' stata è presidente di Camera
si scusa, mancava un punto interrogativo:
"La Jotti non è stata presidente della camera per non sò quanto?"
(mi pare ci sia anche un record di mezzo)
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Old 20-05-2004, 16:49   #44
ALBIZZIE
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il fatto è che so' pignolo
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Old 20-05-2004, 16:51   #45
parax
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ma la Jotti era italiana.

avevamo de Gasperi stesso che parlava meglio il tedesco dell'italiano.
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Old 20-05-2004, 17:03   #46
ni.jo
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Originariamente inviato da parax
ma la Jotti era italiana.

avevamo de Gasperi stesso che parlava meglio il tedesco dell'italiano.
era per il fattore "politico donna" lanciato da qualcuno....
teniamo conto,se vogliamo continuare col paragone (forzo, imho) con l'Italia, che la Ghandi di italiano non ha nulla...è come se Livia Turco fosse nata a Bona, come la Fennech...non credo sarebbe quella la causa della sua mancata elezione
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Old 20-05-2004, 17:16   #47
parax
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Originariamente inviato da ni.jo
era per il fattore "politico donna" lanciato da qualcuno....
teniamo conto,se vogliamo continuare col paragone (forzo, imho) con l'Italia, che la Ghandi di italiano non ha nulla...è come se Livia Turco fosse nata a Bona, come la Fennech...non credo sarebbe quella la causa della sua mancata elezione

noi siamo democratici mica cazzi, abbiamo avuto la ungherese Ilona Staller in parlamento.

comunque non sono daccrodissimo con il fatto che Sonia Maino non sia italiana, è nata in italia e ci ha passato i primi 22 anni della propria vita, non mi pare poco.
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Old 20-05-2004, 17:25   #48
ni.jo
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Originariamente inviato da parax
noi siamo democratici mica cazzi, abbiamo avuto la ungherese Ilona Staller in parlamento.

comunque non sono daccrodissimo con il fatto che Sonia Maino non sia italiana, è nata in italia e ci ha passato i primi 22 anni della propria vita, non mi pare poco.
in effetti la cosa più importante è che i nazionalisti non la considerino tale...c'è poco da discutere... però la maggioranza non la pensa così, e infatti l'hanno eletta.
Secondo l'articolo postato sopra e secondo quanto detto a 8 1/2 da uno studioso di cultura Indiane, nonostante il giorno nero per la democrazia indiana, dopo un giorno di "splendore" (parole sue) è comunque una vittoria per lei, perchè può decidere da un punto di forza il suo "sostituto"

p.s. Ilona torna!


cmq a proposito di donne in politica, vogliamo concedere un pensierino piccolo piccolo a Stefania Prestigiacomo e Giovanna Melandri? Belle e brave....brave?
Anzi la Melandri a volte un pò meno, ha preso dei punti anche dalla Moratti, a Ballarò...
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Ultima modifica di ni.jo : 20-05-2004 alle 17:35.
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Old 21-05-2004, 14:58   #49
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Un'India dal «volto umano»
A New Delhi il premier incaricato Manmohan Singh annuncia le sue priorità: la pace col Pakistan, ricostruire il «tessuto laico» dell'India, e instaurare un welfare state
MARINA FORTI
Ha voluto mettere alcuni punti fermi, il primo ministro incaricato indiano Manmohan Singh. In un incontro con la stampa ieri a New Delhi ha delineato le priorità del suo governo: dal processo di pace con il Pakistan a dare alle riforme economiche in India «un volto umano». Singh, rispettato dirigente del partito del Congresso, sarà il primo non-hindu premier nell'India indipendente. Ha ricevuto l'incarico mercoledì dal presidente della repubblica Abdul Kalam, dopo che la leader del Congress Sonia Gandhi ha deciso di farsi da parte - con gesto che ha sconcertato il suo partito ma ha anche «alzato enormemente la sua statura politica e morale», secondo The Hindu, autorevole quotidiano in lingua inglese. Manmohan Singh presenterà in un giorno o due la sua lista di ministri - il giuramento è atteso per sabato. Lui stesso è stato coinvolto nella settimana scorsa nei colloqui con i futuri alleati di governo, la coalizione battezzata Alleanza democratica progressista che comprende diversi partiti di centro-sinistra e con base regionale, e ha l'appoggio esterno dei due partiti comunisti indiani.

Quelli illustrati ieri da Singh sono dunque i principi generali del suo governo. La priorità massima, ha detto, sono relazioni amichevoli con i vicini «e soprattutto con il Pakistan». Dunque intende portare avanti il processo di pace avviato all'inizio di quest'anno dal suo predecessore Atal Behari Vajpayee. «Dobbiamo trovare i mezzi per risolvere tutti i problemi che sono stati fonte di frizioni», ha detto Singh (un sikh nato 71 anni fa in una zona del Punjab poi divenuta Pakistan con la Spartizione del 1947, quando dall'India coloniale nacquero due nazioni sovrane e divise). Singh ha invitato a «guardare il futuro con speranza». Parole accolte con favore nella capitale pakistana Islamabad, dove ieri il presidente Parvez Musharraf (nato a New Delhi) ha dichiarato che il Pakistan cerca la pace con l'India attraverso la risoluzione di tutte le dispute, «inclusa la questione centrale del Kashmir». Lo stato himalayano conteso è un altro punto toccato ieri da Manmohan Singh: il suo governo proseguirà il dialogo avviato in gennaio con le forze separatiste moderate e discuterà «con tutte le forze interessate». Le relazioni indo-pakistane avranno un primo test in giugno, quando si incontreranno i ministri degli esteri.

Sul piano interno, il primo ministro incaricato Singh vuole «rafforzare la pace tra le comunità religiose» e ristabilire quello che ha chiamato «il tessuto laico» del paese. Cercherà dunque una soluzione alla lunga disputa di Ayodhya, la cittadina nella piana del Gange dove estremisti hindu avevano distrutto una moschea nel 1992 innescando una serie di violenze intercomunitarie (e innescando l'ondata politica che aveva portato al potere il partito espressione della «supremazia hindu», cioè lo sconfitto Partito nazionalista indiano). Ha insistito: «Se siamo divisi nel nome della religione, la nazione è in pericolo. Per rafforzare lo sviluppo dobbiamo creare un ambiente di pace».

Lo sviluppo è in effetti l'altra grande priorità del governo - ed è il terreno su cui le credenziali di Manmohan Singh sono più forti. In effetti questo signore dai modi garbati, un economista che ha studiato a Cambridge e Oxford, è stato il primo architetto della liberalizzazione indiana. Era diventato ministro delle finanze nel 1991 in un momento critico per l'India, non solo perché il probabile premier Rajiv Gandhi era stato ucciso ma perché l'economia stagnava, il deficit fiscale era insostenibile (8,5% del prodotto interno lordo) e le riserve di valuta erano crollate a un miliardo di dollari, pari a due settimane di importazioni indiane. Singh ha accelerato la via già intrapresa da Rajiv Gandhi: in poco più di un anno ha smantellato il sistema di licenze necessarie per produrre, esportare, importare (lo chiamavano il licence raj, l'impero delle licenze); semplificato il sistema fiscale, tagliato le imposte sull'import, liberalizzato gli investimenti stranieri in molti settori, reso convertibile la rupia.

E' un fatto, la pianificazione statale che aveva permesso all'India uno sviluppo autosufficente nei primi decenni di indipendenza era diventata una burocrazia corrotta che certo nessuno, neanche a sinistra, rimpiange. E però Manmohan Singh oggi parla di dare «un volto umano» alle riforme economiche», perché siano di «beneficio alle persone comuni, a tutti gli indiani». Forte sostenitore di un modello «misto» pubblico e privato, dice che lo stato ha un ruolo insostituibile nelle infrastrutture e nell'agricoltura e «dove ci sembra che il mercato da solo non può produrre i beni che la nostra gente ha bisogno: l'istruzione, la sanità, la protezione ambientale, l'assistenza sociale di base». In questi giorni ha ripetuto che le rifome non si fermano, ma non intende vendere le imprese «sane», non privatizzerà le banche di stato, né il settore petrolifero e del gas naturale. Il suo governo sosterrà le imprese, pubbliche e private, e insieme gli interessi dei lavoratori («un grande numero di lavoratori è stato aggiunto al bacino dei disoccupati e questo non è buono»). Promette di investire nello sviluppo dell'agricoltura, che ha oggi un quarto del Pil ma da cui dipende il 70 percento della popolazione indiana: e negli ultimi 5 anni l'agricoltura è cresciuta del 2% annuo in media, contro il 7 o 8% dell'economia - guidata dai servizi e dal boom del software. Insomma, è un vero programma socialdemocratico quello che promette Manmohan Singh.
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Old 25-05-2004, 14:35   #50
ni.jo
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Il destino dei Gandhi
14 maggio, s. Mattia apostolo

Sonia Gandhi, 58 anni, figlia di un imprenditore di Orbassano (Torino) e vedova del premier Rajiv assassinato nel 1991, ha vinto le elezioni ma non sarà il nuovo primo ministro dell'India.
Gandhi: un nome fatale. Prima Mohan, detto anche 'La grande anima', una rivoltellata; poi Indira, un'altra signora di ferro, sempre colpi di pistola; infine Rajiv, il figlio, una bomba.
Quel "sedizioso fachiro mezzo nudo", così Churchill chiamava il Mahatma, assassinato nel 1948, disse una volta: "Morire senza amarezza e ira per mano di un fratello non è motivo di dolore". Si aspettava l'epilogo tragico e confessava agli intimi: "Sarà durante le riunioni di preghiera". Si fa avanti un giovanotto di nome Godsa mentre Gandhi, sostenuto dalle giovani nipoti, si sta avviando lentamente all'appuntamento coi fedeli per l'ora di raccoglimento. Spara tre colpi: "Hè Rama", sospira Gandhi: "O Dio".
E una guardia del corpo abbatte Indira, meno innocente e più pronta ad affrontare le insidie del comando, ma non abbastanza forte per sfuggire a quelle del destino. E poi tocca a Raijv. A volte chiamarsi Gandhi, o chiamarsi Kennedy, significa sfidare la cattiva sorte.
(Enzo Biagi)
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