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Iscritto dal: May 2003
Messaggi: 56
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Appello di Padre Alex Zanotelli: Acqua: Hasta la victoria!
Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.
Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo: ’sorella acqua’. Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete. Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità (‘l’oro blu’), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico. L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile. Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua. Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang. E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale ,che ora deve diventare politica. Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro :o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico. Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo). Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale. E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico. Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo. Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia. Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua ,Veolia, Ondeo ,Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi. Mobilitiamoci! E’ l’anno dell’acqua! Napoli, 7 febbraio 2010 Alex Zanotelli http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7145
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
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questi sono i temi... ma non vengono mai sollevati, perchè non c'è assolutamente coesione, nemmeno nella maggioranza, su questi temi
Il caso di Milano è emblematico
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...Grazie caro Lolek! |
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#3 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2008
Città: Rovereto
Messaggi: 2735
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c'è una cosa che non ho ancora capito di 'sta privatizzazione
in un altro simile a questo ( sempre di zanotelli) c'era una parte LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL'AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE. com'è che funziona?
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#4 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2008
Città: Rovereto
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#5 |
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Bannato
Iscritto dal: May 2006
Città: A casa.
Messaggi: 701
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#6 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2008
Città: Rovereto
Messaggi: 2735
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sole 24ore
Oggi 22 marzo è la giornata mondiale dell'acqua: un problema planetario, un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno per scarsa igiene o mancanza di acqua e il 10% delle malattie è dovuta alla mancanza di acqua pulita. In Italia il dibattito politico sull'acqua ha ormai superato il tema della disponibilità, che pure resta un aspetto critico in alcune zone del Sud. A conquistare il centro della discussione, soprattutto a sinistra, è invece lo slogan «giù le mani dall'acqua» contro la privatizzazione delle gestioni idriche. Rilanciata dalle associazioni ambientaliste e da Rifondazione comunista, che già scelsero questo cavallo di battaglia dentro il governo Prodi, paralizzando per 15 mesi la riforma dei servizi pubblici locali, la battaglia calamita oggi anche ampi pezzi del Pd, l'Italia dei valori di Di Pietro e molte amministrazioni locali guidate dal centro-sinistra. Prende spunto dalla riforma dei servizi pubblici locali approvata dal Parlamento a novembre con l'articolo 15 del decreto legge Ronchi-Fitto 135/2009. Per separare la demagogia dalla corretta analisi politica è necessario porsi alcune domande. La legge voluta dal governo Berlusconi prevede effettivamente la privatizzazione del bene acqua? È davvero la privatizzazione il problema-chiave in un paese dove il 90% delle gestioni idriche restano pubbliche? Se così non è, quali sono, invece, i problemi reali? La legge sui servizi pubblici locali conferma il carattere pubblico del bene acqua. Non è vero che l'acqua possa essere privatizzata, non ci sono dubbi. L'acqua resta un bene amministrato. Restano saldamente nelle mani delle autorità pubbiche l'indirizzo e il controllo amministrativo (agli enti locali e agli Ato), la formazione delle tariffe, la proprietà degli acquedotti, degli impianti di depurazione, delle fognature, degli altri impianti. Il problema è rafforzare (anche tecnicamente) e lottizzare meno queste leve pubbliche di comando del sistema. Resta pubblico anche l'organo di vigilanza (attualmente il Conviri) mentre la discussione principale oggi riguarda l'opportunità di istituire un'Autorità indipendente di settore sul modello delle tlc e dell'energia. Forse, anche qui, potrebbe essere sufficiente potenziare gli strumenti che ci sono dotandoli di maggiore autonomia. Possono essere affidate in concessione, oggi come ieri, a imprese private o a società miste pubblico-privato le gestioni dei servizi idrici di acquedotto, fognatura e depurazione. La riforma voluta dal governo Berlusconi innova sui criteri di affidamento delle gestioni idriche, come degli altri servizi pubblici locali. Rompe l'asfissiante predominio dell'in house (l'affidamento della gestione senza gara a una società pubblica controllata al 100% dall'ente locale che ha anche compiti di indirizzo e controllo) e generalizza il metodo della gara, creando – questo sì – maggiori spazi di mercato anche per le imprese private. Due le strade previste dall'articolo 15 per arrivare a una partecipazione privata nella gestione idrica. La prima via è una liberalizzazione moderata che punta sul principio della «concorrenza per il mercato» e affida la gestione idrica al migliore offerente, fra pubblici e privati, sulla base di una gara. Nell'offerta peseranno vari parametri attinenti al piano di ambito: gli investimenti previsti, le tariffe, la qualità del servizio. La seconda via è quella di una privatizzazione più strisciante, obbligatoria per le aziende pubbliche controllate dagli enti locali qualora non si proceda alla liberalizzazione. Gli enti locali devono spogliarsi di quote azionarie non inferiori al 30-40% a seconda dei casi. Oppure, nel caso in cui la società sia quotata in borsa, devono scendere sotto il 30% senza però dire come e a chi vendere. Strade ben diverse anche sul piano politico. La liberalizzazione moderata garantisce trasparenza, oltre che alla procedura di assegnazione del servizio, anche al dibattito pubblico. La privatizzazione presenta rischi maggiori perché può portare all'aggiramento delle regole di concorrenza limitandosi a «contaminare» un monopolista pubblico con un azionista privato. È vero che c'è la nuova procedura di gara a doppio oggetto che consente di individuare il socio privato di riferimento e al tempo stesso il miglior piano investimenti/gestione del servizio, ma non sarà facile conciliare nella scelta i due livelli finanziario e industriale, mentre per le società quotate in Borsa non è fissato alcun paletto, se non che gli enti locali devono scendere gradualmente fino al 2015 sotto un tetto massimo di partecipazione del 30%, lasciando spazio anche a soggetti privati scelti non sulla base di gare o della migliore offerta.
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#7 | |
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Senior Member
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#8 | |
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#9 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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ancora con queste finte privatizzazioni a vantaggio degli amici e degli amici degli amici? In stile alitaglia, enel, acea electrabel, ferrovie dello stato, telecom, dove, come per incanto, una volta che si privatizza, la società che prima gestivo soltanto come pubblica o partecipata diventa proprietaria delle infrastrutture senza colpo ferire? Quelle privatizzazioni dove si socializzano le perdite e ci si spartisce gli utili?
Privato è bello, privato è meglio, privato è più efficiente Slogan da fine anni '80, inizio anni '90, ma per fortuna, "morti" gli yuppies morti i loro terrificanti slogan comunque, per la cronaca, c'era più gente alla manifestazione contro la privatizzazione dell'acqua che a quella del pdl; nonostante i primi non fossero pagati e non avessero usufruito della metro gratis. La cosa fe ben sperare Ultima modifica di yossarian : 24-03-2010 alle 01:44. |
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