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#81 |
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Iscritto dal: Jul 2008
Messaggi: 1021
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Perché non posti qualche studio scientifico invece di dire "sono pericolosi"?
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#82 |
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Member
Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 58
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Ho due amici scienziati, biologo e biochimico, che sono tuttora perplessi sugli ogm alimentari. Io resto agnostica.
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#83 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2007
Messaggi: 1791
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Non so se è stato detto ma quelle patate non sono fatte per essere mangiate
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#84 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2009
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#85 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2007
Messaggi: 1791
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Appunto, saprà bene l'effetto dei vari diserbanti chimici che arrivano nei nostri piatti qual'è
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#86 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14073
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Mica si deve PER FORZA partire dal seme. Lo stesso accade per molte piante..prendiamo ad es. il melo...viene sempre innestato perchè altrimenti i selvatici producono frutti amari come il veleno.
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We are the flame and darkness fears us ! |
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#87 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2007
Messaggi: 1625
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Visto che non è nostro compito creare, o controllare gli ogm; per il livello della discussione basta qualcuno che sappia usare il metodo scientifico; in altre parole uno che cerchi informazioni affidabili e non sparli di cose che non conosce
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#88 |
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Member
Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 58
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ALIMENTI TRANSGENICI: RISULTATI CHE FANNO RIFLETTERE
Ogm: mangiarli non fa differenza? Non proprio Ricercatori italiani hanno eseguito sui topi un esperimento analogo a quello «segreto» della Monsanto. E hanno scoperto che ci sono delle modificazioni negli organismi che si nutrono di alimenti geneticamente modificati. Proprio come aveva svelato l'Indipendent di*Chiara Palmerini URL:*http://archivio.panorama.it/home/art...dA020001031166 Manuela Malatesta e Marco Biggiogera hanno ricevuto attenzione proprio quando non se lo aspettavano più. Ora che è scoppiato il caso del mais ogm prodotto dalla Monsanto, che secondo il dossier in possesso del quotidiano britannico The Independent provocherebbe strani effetti nei ratti, è tutto uno scatenarsi di telefonate, di giornalisti e non solo. Da Bruxelles è arrivata una telefonata che chiedeva cortesemente di vedere i risultati dei loro studi (pubblicati su riviste scientifiche dal 2002 fino al novembre scorso) sui topi nutriti con soia ogm. E loro ora sorridono «Pronto, soy Manuel Barroso, vorrei parlare subito con la dottoressa Malatesta» scherza al telefono Marco Biggiogera, fingendosi il presidente della Commissione europea. Tra l'Università di Pavia, dove lavora Biggiogera, e quella di Urbino, dove invece lavora Malatesta, da qualche anno i contatti sono intensi e lo scambio di visite regolare. Con pochi finanziamenti, ora del tutto cessati, e il supporto dell'Istituto zooprofilattico dell'Umbria e delle Marche, questi ricercatori hanno pensato di condurre un semplice esperimento che, quando hanno cominciato cinque anni fa, pochissimi altri avevano fatto: nutrire topi con cibo normale e geneticamente modificato. Uno degli argomenti principali delle aziende produttrici, su cui si basa l'approvazione degli ogm per la coltivazione e il consumo, è quello della perfetta equivalenza: da un punto di vista nutrizionale non c'è alcuna differenza tra alimenti transgenici e non. I risultati degli esperimenti con i topi non sono però stati quelli che si ritenevano scontati. In alcuni organi, in particolare nel fegato, nel pancreas, nei testicoli degli animali, i ricercatori hanno notato «modificazioni», come le hanno chiamate loro. Cambiamenti visibili solo al microscopio elettronico, non alterazioni gravi, o segni di malattia, che tuttavia sorprendono e preoccupano, visto che in teoria non dovrebbero essere presenti. Gli studi di Pavia e Urbino sono diventati di colpo interessanti dopo lo scoop dell'Independent: il 22 maggio il giornale ha raccontato di un dossier confidenziale della Monsanto in cui si parla di anomalie significative nell'organismo di ratti nutriti con mais ogm Mon 863, in procinto di essere approvato in Europa. La partita che si gioca sugli ogm riguarda soprattutto lo scontro tra Stati Uniti, dove sono già da tempo sul mercato, e l'Europa, dove la loro introduzione sta incontrando una forte resistenza. Qualcuno interessato a far scoppiare il caso, e a sottolineare l'inadeguatezza dei controlli, forse ha passato il dossier al quotidiano proprio al momento giusto. Ma come giudicare le affermazioni e l'allarme nati dopo il caso? «Sicuramente preoccupanti. Che ci sia qualcosa di diverso quando gli animali mangiano mangime ogm o normale è vero. Quale possa essere l'impatto sulla salute umana non lo sappiamo» avverte Malatesta, che può giudicare dai suoi dati ma che, come il resto della comunità scientifica, non ha potuto prendere visione dei dati degli esperimenti delle aziende. «Oggi sono una quarantina i nostri topi nutriti con soia ogm e no, e hanno un anno e mezzo. Vogliamo arrivare a due anni, più o meno la vita media di un topo, e vedere se riscontriamo effetti del cibo sul loro invecchiamento» spiega Malatesta. Per ora non è emerso niente di strano nella salute degli animali. Ci sono però quelle modificazioni negli organi che i ricercatori non sanno ancora bene come interpretare. I topi nutriti con mangime contenente soia ogm per tre mesi presentavano alterazioni. «In quelli da due a cinque mesi di età abbiamo notato nelle cellule dei testicoli un calo della sintesi di rna, che di solito indica un rallentamento del metabolismo cellulare. Più avanti l'effetto scompare» spiega Biggiogera. Se la dieta con ogm viene sospesa, le modificazioni al fegato e al pancreas regrediscono in poco tempo, come illustrano i ricercatori in uno studio di prossima pubblicazione. Viceversa, basta nutrire per un mese topi allevati con mangimi normali con quelli addizionati di soia transgenica per vederle comparire. Che cosa significa tutto ciò? Difficile dirlo. Anni fa Arpad Pusztai, un ricercatore inglese, aveva fatto un esperimento analogo, nutrendo per alcuni mesi dei ratti con patate ogm. Prima che i suoi dati fossero pubblicati, aveva annunciato in un programma televisivo che i topi avevano sviluppato alterazioni al sistema immunitario, al cervello, al fegato e ai reni. La conseguenza per questa uscita pubblica, ha scritto l'Independent, fu drastica: la ricerca fu bloccata, il gruppo sciolto e i dati sequestrati. Pusztai stesso è stato costretto alla pensione. Da allora studi analoghi non sono stati più svolti. Un'ipotesi sul motivo di quelle modificazioni, almeno nel caso dei loro esperimenti, Malatesta e Biggiogera l'hanno. La maggior parte degli ogm sono stati creati inserendo uno o più geni che li rendano resistenti agli erbicidi. Sui campi di mais o di soia possono così essere tranquillamente spruzzati diserbanti: le erbacce muoiono, le colture no. Le modificazioni osservate, forse, non sono dovute tanto ai geni inseriti, qualcosa che sarebbe anche difficilmente spiegabile da un punto di vista biologico, ma ai residui di disinfestanti che rimangono nelle piante. Un indizio a favore di questa ipotesi? Uno studio danese ha evidenziato tracce di glifosato, l'erbicida usato sulla soia, nella farina e nel pane ottenuto da soia ogm. |
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#89 |
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Member
Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 58
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GLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI: PROGRESSO O FOLLIA?
Di Benedetto Diana e Vincenzo Piccione (Università degli studi di Catania) Gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) costituiscono un argomento che negli ultimi anni ha spesso catalizzato l’interesse dell’opinione pubblica, causando in più di una occasione veri attacchi di isteria collettiva. Non è del resto difficile comprendere certi atteggiamenti: anche i non addetti ai lavori hanno percepito la delicatezza della materia, la complessità di un settore della scienza che si confronta con gli elementi che codificano la vita nella sua interiorità ed esteriorità. Le biotecnologie, le tecniche concepite e sviluppate in seno all’ingegneria genetica, hanno schiuso prospettive un tempo inimmaginabili, ma il loro aspetto inquietante, soprattutto per il cosiddetto “uomo comune”, è il legame di una parte significativa di coloro che operano in questi ambiti con gli interessi economici di un gruppo sostanzialmente ristretto di aziende multinazionali che, per loro natura, operano secondo il modello di sviluppo finora perseguito, basato sulla ricerca del profitto senza prestare eccessive attenzioni alle implicazioni ambientali. Da tutto ciò la necessità di chiarire alcuni aspetti riguardanti questi nuovi coinquilini del pianeta Terra. Un OGM può essere definito “un organismo (per organismo va inteso qualsiasi tipo di vivente: virus, batteri, funghi, vegetali e animali) il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante incrocio o con la ricombinazione naturale”. Tale modifica consiste essenzialmente nell’integrazione diretta in un dato organismo di una porzione di materiale genetico proveniente da un secondo organismo appartenente ad un’altra specie, e la distanza filogenetica tra i due può anche essere enorme (ad esempio, è stato realizzato un pomodoro che conteneva dei geni provenienti da un pesce). A tal proposito viene utilizzata l’espressione “superamento delle barriere naturali”, giacché non esiste la possibilità che i due genomi in natura si integrino. Ma perché creare simili entità? In campo medico, le biotecnologie sono legate al raggiungimento di obiettivi quali la sintesi di vaccini direttamente nei batteri, la possibilità di diagnosi prenatale delle malattie ereditarie, la cura di malattie come il diabete mellito tramite sostituzione dei geni per l’insulina danneggiati, il trattamento mirato di tumori maligni, la rigenerazione di tessuti e organi danneggiati. Si tratta di applicazioni limitate ad ambienti confinati e strettamente controllati, definite attraverso rigidi protocolli di sperimentazione ed attuabili unicamente con opportuni strumenti di laboratorio da personale altamente qualificato. Le potenzialità delle tecniche biomolecolari non si esauriscono però nell’ambito medico; la loro applicazione nel campo agroalimentare dovrebbe consentire il raggiungimento di altri importanti traguardi, ovvero riuscire ad aumentare la quantità e le caratteristiche nutrizionali dei cibi, migliorandone le possibilità di conservazione e di trasformazione. Esse dovrebbero, ad esempio, consentire negli alimenti l’inattivazione dei geni responsabili di allergie, il controllo della maturazione (per ottimizzare lo stoccaggio e il trasporto), il miglioramento delle proprietà organolettiche. A tale scopo si cerca di ottenere, sia in campo agricolo che zootecnico, specie sempre migliori in termini di produzione e di capacità di resistere a determinate malattie e ad avversità biotiche o stress abiotici. La differenza fondamentale tra i due ambiti sta nel fatto che l’utilizzo di OGM, soprattutto di Piante Geneticamente Modificate (PGM), prevede l’introduzione diretta nell’ambiente di tali entità, spesso senza una stima su potenziali impatti, con conseguenze che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non sono se non in minima parte prevedibili. Non è possibile affermare, a priori, che queste conseguenze debbano necessariamente rivelarsi negative, ma non si possono, d’altra parte, tacere i rischi oggettivi a cui sono esposti sia gli ambienti prossimi a colture transgeniche che i consumatori di cibi da esse derivati. Andando agli aspetti ambientali, va rimarcato che l’uso di PGM sembra contribuire all’estremizzazione della tendenza alla monocoltura, già in atto in molti paesi, soprattutto negli USA. Questa pratica agronomica, giustificabile forse dal punto di vista del profitto, implica una significativa riduzione della biodiversità e conferisce a vasti territori caratteristiche di estrema vulnerabilità. L’assenza di variabilità (anche se unicamente di tipo intraspecifico) è stata già in passato causa di gravi carestie, a causa ad esempio dell’attacco di un nuovo tipo di parassita; rischio concreto, specie se consideriamo che il fenomeno degli OGM ha già un peso, a livello globale, maggiore di quanto si immagini. Basta pensare che già nel 1996 le aree coltivate con piante transgeniche si estendevano per circa 60.000 kmq, diventati circa 200.000 nel 1998. Il rischio principale resta comunque il cosiddetto “inquinamento genetico”, dal momento che in molti paesi continuano ad essere rilasciate autorizzazioni all’impianto in pieno campo, contribuendo ad aumentare le probabilità che il materiale genetico proveniente dalle varietà transgeniche entri in contatto con gli organismi appartenenti all’ambiente circostante, con effetti che, a tutt’oggi, non è possibile prevedere con certezza. Ciò che desta preoccupazione è la relativa sufficienza con la quale tali autorizzazioni vengono rilasciate. Normalmente, la pratica scientifica prevede una serie di prove sperimentali da effettuare in laboratorio, dunque in un ambiente controllato, con la possibilità di interrompere l’esperimento in caso di problemi o imprevisti. Negli ultimi anni sono state invece effettuate diverse prove in ambiente non confinato; in questi casi non è possibile arrestare totalmente un processo in caso di “incidenti” o di fenomeni non preventivati, con l’aggravante che in carenza di studi ecologici e naturalistici non è possibile prevedere le conseguenze a carico dell’ambiente. Tra i principali rischi spiccano la possibilità di comparsa di piante iperinvasive (superinfestanti) e la formazione di ibridi tra piante transgeniche e piante “naturali” sessualmente compatibili. Quanto ai rischi per la salute umana, nel caso ad esempio di PGM resistenti in maniera specifica ad erbicidi totali come il glifosato, possono verificarsi fenomeni di bioaccumulo, con ricadute negative, tramite la catena trofica, per gli animali che le consumano e quindi anche per l’uomo. Nel caso di piante alimentari, modificate invece per ritardarne la maturazione, i consumatori corrono il rischio di assimilare sostanze indesiderate prodotte ad opera di enzimi legati all’introduzione dei nuovi geni. È noto che, quando una pianta muore, il suo genoma può rimanere nel terreno anche per un anno senza subire alterazioni, e questi geni possono così venire a contatto abbastanza facilmente con batteri in grado di assimilare e scambiare direttamente materiale genetico di diversa origine; alcuni di essi (come l’Agrobacterium tumefaciens) sono generatori di tumori vegetali, e pertanto possono trasmettere materiale genetico alle piante attraverso il tumore. Un pacchetto di transgeni inserito in una pianta e successivamente trasmesso alla relativa discendenza, può dunque essere veicolato di pianta in pianta da parte di batteri che agiscono a livello radicale. Esiste, quindi, una concreta possibilità di movimento dei transgeni, il che implica l’ipotesi che nel suolo, come nell’intestino (anche dell’uomo), elementi transgenici si ricombinino col genoma dell’ospite dando vita a nuove entità dalle caratteristiche assolutamente ignote e imprevedibili. Tutto ciò appare sufficiente a destare giustificate preoccupazioni, e a spingere pertanto sia la comunità internazionale che le aziende interessate ad attenersi al principio di precauzione sancito dalle norme in materia, principio sul quale fondare un approccio corretto all’utilizzo degli OGM nonché alla manipolazione genetica in generale, cercando anzitutto di capire prima di demonizzare o incensare. |
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#90 | |||||||
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
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E perché sono perplessi? Ah, dunque molto più preparato di Carlo Petrini, senza dubbio. Un consiglio: leggi quel che scrive, prima di pensare che, siccome non è il suo campo di studio professionale, ciò che scrive è inesatto. Oltretutto quel blog è meraviglioso, pieno di consigli d'oro di cucina e di alimentazione. Quote:
Che, zitti zitti, solo alla fine e bene ignorato nel titolo ricordano che il motivo più plausibile per il fenomeno è legato agli erbicidi e non ai geni modificati. Riferisce Biggiogera, uno degli autori: «Ritengo che siano dovute agli erbicidi che rimangono sulla soia, la cui caratteristica principale è la straordinaria resistenza agli agenti chimici usati per la disinfestazione. Credo che sia meno probabile che dipendano dai geni nuovi inseriti nella pianta. Però, per essere sicuri avremmo avuto bisogno di un secondo ciclo di esperimenti, ma non abbiamo ottenuto i finanziamenti». Anche Bressanini era informato sulla questione: http://bressanini-lescienze.blogauto...#comment-73966 Per me è come il Paolo Attivissimo della scienza alimentare. Quote:
Riporto sempre dal blog di Bressanini: Quote:
Direi che ha detto tutto. Quote:
Beh, come si dice in Internet, questo non è "food", è FUD.
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#91 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2001
Città: Trento
Messaggi: 3329
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parlo pero di bio che so da dove viene tipo coltivazioni della valle vicina per uova e molta frutta verdura ce sempre l orto e il pollaio... |
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#92 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
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Prova a fare una ricerca su Google riguardo alle patate "biologiche" ed agli elevati quantitativi di solanina che sono presenti, poi dimmi se l'idea "biologico = sano" è ancora corretta.
Il "biologico" è un'etichetta che si porta dietro un mucchio di idiozie scientifiche ma buone a far leva sui consumatori. Non è mai stato garantito da nessuno che l'agricoltura biologica sia migliore, in nessuna parte. Neppure nell'impatto ambientale.
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#93 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 58
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Mi sa che tu di agricoltura capisci poco. Il biologico non si porta dietro nessuna idiozia scientifica, (quello è il biodinamico). |
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#94 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
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Gli insetticidi possono anche non essere di sintesi e quindi far mantenere l'etichetta "biologica" anche col loro uso, ma allora si torna daccapo: non c'è alcuna garanzia che i prodotti biologici siano migliori degli altri. È questa l'idiozia scientifica. Quanto al fatto che non so nulla di agricoltura: può darsi, ma non vedo perché scendere sul piano personale, anche perché da un paio di messaggi non credo che tu abbia dati sufficienti ad attaccarmi etichette.
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#95 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 58
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Contro la dorifora e anche contro la tignola della patata si usano, e sono ammessi: Azadiractina, Spinosad, Bacillus thuringiensis ssp. tenebrionis e Beauveria bassiana. A parte il fatto che le infestazioni non sono sempre presenti e non sono sempre della stessa intensità. Ultima modifica di Sheera : 05-03-2010 alle 10:43. |
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#96 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
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Vorrei giusto far notare che, parimenti a tante altre sostante di origine sintetica, anche quelle che hai citato tu sono soggetti a limiti di legge. Tu che sei tanto edotta lo saprai benissimo. Del resto, non usarle porta al caso della patata coltivata negli USA che ha avuto il problema della solanina cui mi riferivo. Non mi sono inventato le cose, sai.
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#97 | |
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Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 58
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Continui con le sciocchezze, gli insetticidi che si usano nell'agricoltura biologica non sono gli stessi dell'agricoltura tradizionale e non sono di origine sintetica. Almeno informati prima! E informati anche sulla lotta integrata. |
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#98 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: Pavia.. a volte Milano o Como...talora Buccinasco! Firenze fino al 15/7
Messaggi: 2143
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i nuovi presidi fitosanitari si usano indosaggi ridicoli, poche decine di grammi per ETTARO, quindi con una diluizione di milioni di volte. hanno un dossier tossicologico così corposo che il costo più elevato nel produrre una nuova molecola non è la sua scoperta ma la sua "registrazione" in sede europea. Ad alcuni prodotti non viene più rinnovata la registrazione perchè la procedura si mangerebbe il margine di profitto del produttore. di quanti prodotti per agricoltura biologica si può dire lo stesso?
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"Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola". (Adolf Hitler) "Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. se sei al duomo ti tirano il duomo". (cit. un mio amico )
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#99 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
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Ti prego di LEGGERE le cose e CAPIRLE, prima di commentarle.
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#100 | |
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Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 58
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Beauveria bassiana Bacillus thuringiensis ssp. tenebrionis Azadiractina Spinosad sono nocivi? Se no sono parole al vento. |
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