Nylon "indistruttibile" genera elettricità sotto tonnellate di pressione

Nylon "indistruttibile" genera elettricità sotto tonnellate di pressione

Ricercatori della RMIT University hanno creato un film in nylon-11 capace di generare elettricità sotto pressione e resistere anche al passaggio di un'auto. Grazie a un allineamento molecolare innovativo, il materiale è piezoelettrico e robusto, con potenziali applicazioni in sensori stradali, wearable e superfici intelligenti

di pubblicata il , alle 13:31 nel canale Scienza e tecnologia
 

Un team di ricercatori della RMIT University ha sviluppato un innovativo dispositivo in nylon flessibile capace di generare elettricità quando viene compresso, piegato o sottoposto a vibrazioni. La particolarità? Continua a funzionare anche dopo essere stato schiacciato più volte da un'automobile.

La tecnologia sfrutta il principio della piezoelettricità, fenomeno per cui alcuni materiali come quarzo, ceramiche e persino le ossa, producono carica elettrica quando vengono sollecitati meccanicamente. Sebbene i veicoli moderni utilizzino già componenti piezoelettrici in sistemi come airbag, sensori di parcheggio e iniettori, molte plastiche in grado di generare energia dal movimento risultano troppo fragili per applicazioni reali.

Il gruppo guidato dal Distinguished Professor Leslie Yeo e dal dottor Amgad Rezk ha affrontato proprio questo limite. Utilizzando vibrazioni sonore ad alta frequenza e un campo elettrico durante la fase di solidificazione del materiale, i ricercatori sono riusciti a riorganizzare le molecole del nylon a livello microscopico. Questo processo ha trasformato un robusto nylon industriale in un film altamente piezoelettrico e straordinariamente resistente.

Ulteriori dettagli sulla tipologia di nylon scelto e selezionato

Il materiale scelto è il nylon-11, una variante più adatta rispetto ai nylon comuni per la generazione di elettricità, purché le sue molecole vengano allineate correttamente. Grazie a questa tecnica, il dispositivo produce energia ogni volta che viene piegato, premuto o sottoposto a pressione. Secondo il primo autore dello studio, il dottorando Robert Komljenovic, i film sottili sviluppati sono flessibili e affidabili, mantenendo intatta la capacità di trasformare il movimento in energia anche dopo sollecitazioni estreme.

Le possibili applicazioni sono molteplici. Sensori autoalimentati integrati nelle strade potrebbero sfruttare la pressione dei veicoli per monitorare il traffico senza bisogno di batterie esterne. Allo stesso modo, dispositivi indossabili, superfici intelligenti e infrastrutture potrebbero alimentarsi grazie all'energia ambientale generata da movimenti quotidiani, riducendo al contempo le emissioni di carbonio.

Il team sottolinea inoltre che il processo sviluppato è scalabile ed efficiente dal punto di vista energetico, un aspetto cruciale per l'adozione industriale. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, rappresenta un passo significativo verso soluzioni energetiche sostenibili integrate nei materiali di uso comune.

4 Commenti
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Diesel_NA02 Marzo 2026, 19:10 #1

bello.

Stendiamo uno strato sottile sotto la pavimentazione autostradale e generiamo elettricità dalle deformazioni del passaggio di auto e mezzi pesanti.
Molto promettente.
djfix1303 Marzo 2026, 10:15 #2
io farei dei powerbank integrati nelle scarpe, finita la passeggiata recuperi energia per lo smartphone
Antonio F2.04 Marzo 2026, 10:55 #3
Originariamente inviato da: Diesel_NA
Stendiamo uno strato sottile sotto la pavimentazione autostradale e generiamo elettricità dalle deformazioni del passaggio di auto e mezzi pesanti.
Molto promettente.


assolutamente sbagliato.
vorrebbe dire far consumare di più i veicoli, non si genera energia dal niente, e quindi sarebbero i veicoli a generare quell'energia.
visto che oltretutto la conversione da un tipo di energia all'altra avviene con dispersione, vuol dire che per generare un kwh di elettricità si finirebbe per aumentare il consumo dei veicoli di minimo minimo 1.1 kwh, con più inquinamento.
lollo904 Marzo 2026, 14:21 #4
chiamarlo "soluzione energetica" è come chiamare l'accendigas da cucina un impianto elettrico

dai su, è un trabiccolo piezo, come ne esistono tanti usati in sensoristica.
per ora produce pure enormemente meno delle ceramiche piezo, 10-11pC/N contro oltre 500, e meno pure di altri polimeri piezo.
a 60 gradi produce già un terzo che non a temperatura ambiente, a 80 gradi è quasi materiale inerte.

le notizie sono 2 e poco hanno a che vedere con le cariche elettriche:
- per essere un polimero piezo, è molto robusto, pur senza essere né il primo né il più efficace
- la seconda, pure più importante, è che non fluorurato

il titolo onesto sarebbe "trovato modo per rendere piezoelettrico un polimero economico, resistente ed atossico, con prestazioni discrete", più che "genera elettricità blah blah"

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