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Old 15-01-2010, 17:59   #121
The Pein
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NOn c'è un'altro metodo....
Percui, o capiscono che l'Italia è un posto inaffidabile e non vengono più(col cavolo) o cerchi di fermali e non farli partire da riva....
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MARCO SIMONCELLI#58
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Old 15-01-2010, 18:03   #122
OUTATIME
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NOn c'è un'altro metodo....
Percui, o capiscono che l'Italia è un posto inaffidabile e non vengono più(col cavolo) o cerchi di fermali e non farli partire da riva....
Oppure continuano ad arrivare, ad aumentare di numero, e....

Ma no.... io sono un visionario.... che parla con frasi fatte da altri....
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For some reason, I can't explain I know Saint Peter won't call my name
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Old 15-01-2010, 18:08   #123
The Pein
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Oppure continuano ad arrivare, ad aumentare di numero, e....

Ma no.... io sono un visionario.... che parla con frasi fatte da altri....
Oppure come fa Gheddafi:se oltrepassi una certa linea ti sparano...
Cosa che non vorei assolutamente, però funziona alla grande!!
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MARCO SIMONCELLI#58
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Old 15-01-2010, 18:21   #124
BlackJack84
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Si. USA, frontiera con il Messico.
Allora, dopo Google apri anche Google Maps e dacci un'occhiata, alla frontiera con il Messico. Tijuana, Tecate, Mexicali; dal lato messicano del confine, è tutto un susseguirsi di città schiacciate contro lo stesso, la cui periferia nord è una linea retta che combacia con la frontiera. Dal lato americano, il nulla. Quella linea è filo spinato, ma se anche fosse la Grande Muraglia cinese, i messicani che rimangono bloccati dal proprio lato NON SONO in mezzo al nulla.
Se anche ce ne vogliamo fregare di quello che succede dall'altra parte, basta che chi ci sta ci rimanga, perlomeno si sa che dall'altra parte non c'è una morte certa; solo tanta miseria.


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No, perchè le navi che salpavano alla volta degli Stati Uniti, sapevano fin dalla partenza quali erano le regole per l'attracco,
Vorrei far presente ancora una volta che i morti di cui parliamo sono immigrati irregolari che fino ad allora erano rimasti rinchiusi in un campo di detenzione. Alla loro partenza dai propri luoghi di origine, sapevano che seppur irregolarmente, sfruttando le maglie larghe dei controlli avrebbero forse potuto raggiungere l'Italia; oppure, sarebbero finiti in prigione. Loro fanno parte di quelli che sono stati pizzicati, e sono finiti in galera. E' solo poi, in seguito a quegli accordi, che si sono ritrovati proprio malgrado a venire abbandonati in mezzo al deserto; ma non è che sapevano fin dalla partenza che sarebbe stato quello il loro destino. Sapevano che avrebbero rischiato la morte, certo può anche capitare che il barcone su cui attraversano il Mediterraneo affondi; non immaginavano che sarebbero stati assassinati in quel modo.
E comunque una parte di loro è così disperata che l'avesse saputo, avrebbe comunque corso il rischio. Di quella parte, che corrisponde a coloro che avrebbero diritto a chiedere l'asilo politico, non è che possiamo stare qui a discutere se sia giusto o no accoglierli: siamo proprio tenuti, in base alle leggi italiane. O le devono rispettare solo quelli che italiani non sono?
E' chiaro che di quelle morti, è la Libia a essere colpevole. Ma ripeto il paragone che ho fatto prima con le scarpe cucite da bambini tailandesi: mò che lo sai, te che le compri rimani a guardare? O cerchi di fare pressioni perchè non accada, sfruttando il fatto di far parte della stessa catena cui appartiene l'anello marcio? Perchè se io quelle scarpe scelgo di non comprarle, la fabbrica tailandese chiude eh...
Cerchiamo di distinguere fra colpevolezza e responsabilità... io sto solo dicendo che noi come Italiani siamo co-responsabili.
Come il terremoto ad Haiti: cazzo mica è colpa nostra se la terra ha tremato? Ma nondimeno cerchiamo di fare qualcosa... non restiamo a guardare mentre questi muoiono. Se quei morti non ci fanno nè caldo nè freddo, allora avoglia ad appendere crocifissi di quà e di là... se un Dio c'è, io da ateo mi sento molto più tranquillo di andare in paradiso di tanti cristiani leghisti...
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Old 15-01-2010, 18:23   #125
Scalor
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L'Avatar di Scalor
 
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il deserto è territorio italiano ?
a me pare di no, quindi intervenga l'onu, mica possiamo andare a dire a muahmmad di trattare bene i migranti, quello ci ride dietro !
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Old 15-01-2010, 18:28   #126
Gnubbolo
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L'Avatar di Gnubbolo
 
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perchè non adottiamo il metodo Zapatero ?
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Old 15-01-2010, 18:36   #127
entanglement
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Città: ...dove Sile a Cagnan s'accompagna...
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Originariamente inviato da brown Guarda i messaggi
gli accordi tra nano e gheddafi danno i suoi frutti ...
sono partiti loro alla sperindio. nessuno li ha invitati ne in libia ne in italia

per quanto sia emotivo il filmato, non posso non pensare che il deserto sappiano già com'è fatto e che se hanno deciso di affrontarlo a piedi, sapevano il rischio che correvano.

certo è che un accordo tra la libia e i paesi d'origine di sti disgraziati, per non lasciarli proprio lì in mezzo al deserto non sarebbe stata una cattiva idea, ma almeno di questo, la colpa non è di berlusconi
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And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?
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Old 15-01-2010, 19:26   #128
OUTATIME
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Originariamente inviato da BlackJack84 Guarda i messaggi
Allora, dopo Google apri anche Google Maps e dacci un'occhiata, alla frontiera con il Messico. Tijuana, Tecate, Mexicali; dal lato messicano del confine, è tutto un susseguirsi di città schiacciate contro lo stesso, la cui periferia nord è una linea retta che combacia con la frontiera. Dal lato americano, il nulla. Quella linea è filo spinato, ma se anche fosse la Grande Muraglia cinese, i messicani che rimangono bloccati dal proprio lato NON SONO in mezzo al nulla.
La mia era una risposta a:
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Originariamente inviato da Whelk Guarda i messaggi
3° E tu che ne sai? Ti risulta che Spagna, USA o Australia che ripesca gli immigrati clandestini gli spari/porti in mezzo al mare e/o deserto e li lasci li senza nulla? Se hai fonti pubblicale altrimenti stai diffamando e raccontando balle.
Ebbene si, gli sparano....
Sei abile a girare la frittata in tuo favore...
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Old 15-01-2010, 22:27   #129
atinvidia284
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Dal Senegal alla Libia, il tragico business dell'immigrazione
Fuga dall'Africa: in viaggio con i clandestini
Sulle piste del Ténéré e del Sahara per un mese e mezzo tra incidenti, violenze e dolore. Li abbiamo seguiti per 5 mila km


DESERTO DEL SAHARA - Il più giovane dei passeggeri l’hanno frustato sul piazzale del commissariato, nell’oasi di Dirkou, in Niger. Il capoposto in tuta mimetica si è sfilato il cinturone militare e davanti a tutti ha colpito Elvis Benine, 15 anni, per rapinargli la banconota da 5 mila franchi che stringeva nella mano, sette euro e 70 centesimi. Ernest e Victor Robson, in viaggio verso l’Italia con le foto dei loro bimbi in una tasca dei jeans, si sono dovuti inginocchiare sotto il sole di mezzogiorno: due ore a cuocere nella sabbia rovente, immobili, fino a quando un capitano non si è convinto che loro di soldi non ne avevano più. Adama Traoré e altri 21 ragazzi sotto il sole ci sono da dodici giorni, mangiano topolini, insetti, una manciata di miglio.
I soldati li hanno fatti scendere dal camion vicino a un pozzo sperduto nel deserto, perché i 22 immigrati non avevano più niente. Nemmeno un paio di scarpe bucate con cui pagare l’estorsione. E ormai la polvere si è impossessata dei loro capelli, dei vestiti logori, della loro pelle. Quando camminano è perfino difficile distinguerli sullo sfondo arido del paesaggio.

Nessuna pietà protegge i clandestini che dall’Africa della costa cercano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Partono dal Senegal, dal Mali, dalla Guinea. Scappano da Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, Ghana, Benin, Togo, Nigeria e Camerun. E dopo qualche migliaio di chilometri in pullman, camion o su minibus stracolmi, si raccolgono ad Agadez, in Niger. Affrontano il Ténéré, il deserto dei deserti. Poi il Sahara. Un popolo in fuga: ogni mese quindicimila persone attraversano le dune e i grandi plateau in marcia verso Nord. Quasi tutti uomini, poche donne, raramente un bambino. Abbiamo viaggiato con loro.

Li abbiamo seguiti nel percorso più lungo, la via che incrocia tutte le altre. Da Dakar, Senegal, alla Libia. Uno zaino, la tanica per bere e un turbante tuareg per nascondere la pelle chiara nei momenti più delicati. Cinquemila chilometri, lasciando alle spalle l’Africa dei fiumi per attraversare erg, pianure e valli dove la sabbia ha preso il posto dell’acqua.
Un mese e mezzo di spostamenti e attese, incidenti, violenze e dolore. Non tutti riescono ad arrivare fin qui. Non tutti vedranno questo orizzonte di polvere rossa che dal Niger scende finalmente in Libia, all’unica strada asfaltata che in un giorno porta a Tripoli, al Mare Mediterraneo, alle barche stracariche di clandestini che salpano verso Lampedusa. Kofi, 24 anni, partito dal Ghana, è morto di fame e polmonite all’autostazione di Agadez.
Sei ore di convulsioni e invece del medico, i guardiani hanno chiamato i poliziotti: Kofi non aveva i 1000 franchi, un euro e 50, per pagare l’ospedale. Oliver, arrivato dalla Nigeria, è stato soffocato da una pallottola di banconote. Aveva 800 dollari, i gendarmi nigerini stavano spogliando e massacrando di botte tutti gli stranieri perquisiti prima di lui. E Oliver, disperato, ha ingoiato i soldi per nasconderli. La sua vita è finita così.
Il traffico dei clandestini verso l’Italia è il più grande affare di polizia, gendarmeria e forze armate del Niger. E dei reparti libici che pattugliano il valico di Tumù e il confine meridionale. A ogni posto di controllo ogni immigrato deve sborsare una tangente. Militari e agenti nigerini chiedono 10 mila franchi, 15 euro e 40. Spesso si accontentano di cinquemila. Ma se nelle perquisizioni e nei pestaggi trovano di più, si tengono tutto: a volte sono rotoli di 800, mille dollari, messi da parte per pagare il viaggio finale in barca.
Superare i 2040 chilometri tra Niamey e la Libia può costare in estorsioni tra i 60 mila e i 100 mila franchi: più del prezzo del viaggio sulla stessa distanza, 55 mila franchi.

ESTORSIONI AI POSTI DI CONTROLLO - I dodici posti di controllo, dalla capitale al fortino di Madama, rendono all’esercito e alla polizia nigerini tra il milione e mezzo e i due milioni di euro al mese. Fino a 20 milioni di euro all’anno. Con queste cifre, da queste parti, si armano squadroni speciali, si comprano campagne elettorali, si organizzano colpi di Stato. I militari libici prendono il resto. Sequestrano quello che rimane nelle tasche degli stranieri che passano a Tumù, con la scusa di qualche irregolarità: la mancanza del visto, o il divieto di far circolare valuta straniera.
Chi sopravvive alla fame, alle torture, alla fatica, alle razzie, raggiunge la Libia eroicamente aggrappato ai camion. Grappoli di teste, braccia, gambe e bidoni pieni d’acqua nascondono le lamiere dei grandi Mercedes 6x6 o dei modelli anni ’50. Da Agadez ne partono almeno tre ogni giorno, guidati da autisti arabi o tubù: 150-200 persone per camion. Senza contare chi viaggia con i trasporti di capre e cammelli, i convogli mensili con le sigarette di contrabbando, i vecchi furgoni Toyota 45. Quattro o cinque giorni di Ténéré, se tutto va bene, da Agadez a Dirkou: 660 chilometri, 15 mila franchi il biglietto, 23 euro. E poi il Sahara. Altri quattro o cinque giorni di piste, da Dirkou ad Al Gatrun, in Libia, dove comincia la strada asfaltata: 830 chilometri, 25 mila franchi, 38 euro e 50.
I furgoni costano il doppio perché arrivano prima. Se non si perdono e non si rompono. In maggio, il mese più caldo, un autista ha preso una mescebed, una pista abbandonata. Il camion si è insabbiato: 63 morti di sete. Sempre in quel periodo un Toyota stracarico di clandestini si è guastato in mezzo al Ténéré. C’era un altro furgone lì dietro. L’autista ha deciso di tornare all’oasi di Dirkou e cercare i pezzi di ricambio. Si è rotto anche quel Toyota. Il primo non l’hanno mai più ritrovato. Del secondo, si sono salvati in pochi. Altri sessanta morti.
Fino a Niamey, capitale del Niger, è un viaggio normale. Con tutti i normali imprevisti di un viaggio in Africa. Un treno deragliato dopo Tambacounda, in Senegal. Il taxi brousse, il minibus del Sahel, con la coppa dell’olio squarciata in Mali. L’assalto dei banditi di notte, sul treno degli immigrati da Kayes a Bamako. Una gomma senza più battistrada ridotta a un gomitolo di fil di ferro, sulla strada di Ayorou tra Mali e Niger.

A PARTENZA E’ ALL’ALBA - A Niamey la stazione degli autobus Sntv, la società nazionale, è in riva al fiume Niger. Il biglietto per Agadez si paga il giorno prima. Nella sala d’attesa il grande televisore a colori trasmette un documentario via satellite: le coste della Tunisia, il mare, Malta, Lampedusa, Pantelleria, la Sicilia, i pescherecci, le barche a vela, i monumenti, volti felici, la sigla, l’indirizzo dei produttori, Palermo, Sicily, Italy.
Si parte alle 6, presentazione alle 5.30. Anche le zanzare devono conoscere l’orario. Sciami malarici ronzano intorno ai passeggeri che non smettono di darsi sberle. In cima alla scarpata, un po’ più a sinistra, la residenza del presidente della Repubblica, Mamadou Tandja. E sotto, a destra, un capannone abbandonato dove dormono gli stranieri che hanno finito i soldi. «Allah è grande, la pace sia con voi», dice l’imam nella moschea sotto la tettoia. Le donne non possono entrare. Si inginocchiano sulla terra impregnata d’olio del parcheggio e senza volerlo rivolgono le loro invocazioni al banco pericolante che vende sigarette, caramelle, bottiglie d’acqua e fiammiferi.
Il pullman si mette in moto dopo la preghiera. Gli stranieri si sono nascosti in fondo. Davanti i nigerini. Tra loro un tuareg con il taguelmoust, il turbante bianco. E tre hausa, con le cicatrici tribali che dagli angoli della bocca incidono le guance come i baffi di Gatto Silvestro. A Birni-Nkonni, la prima razzia. Due barili ai lati della strada e una corda come sbarra del posto di blocco. Il passaporto italiano non è un problema. L’agente in mimetica apre un documento nigeriano. E subito dopo un passaporto azzurro della Liberia. «Voi due — urla in hausa — scendete». L’ufficio di polizia è una casupola in banco, i muri impastati con fango e paglia. Dura un quarto d’ora. Poi il nigeriano e il liberiano tornano sul pullman. Quanto avete pagato? «Io duemila — dice il nigeriano — perché ho il visto, il mio amico cinquemila franchi». Un chilometro dopo, l’alt dei doganieri. Il controllo dura un’ora, sotto il sole dell’una. E questa volta anche i clandestini seduti in fondo al pullman devono pagare.
A Tahoua i gendarmi sono già impegnati con un minibus stracarico. Ma all’arrivo ad Agadez, quando è già buio, tutti gli immigrati sono trattenuti al posto di controllo. Una tettoia e una fila di casupole, un motorino, due soldati con il mitra stretto nelle braccia e dodici stranieri in piedi davanti a tre borse e un trolley. Qui è finito il viaggio di Oliver, il 20 marzo, soffocato da una pallottola di dollari.

IN PIEDI PER TUTTA LA NOTTE - Con i clandestini ci si ritrova la mattina dopo, nel grande recinto dove arrivano corriere e minibus e partono i camion del deserto. Un vecchio Mercedes 6x6 è pronto, con la sua collana di bidoni appesi tutt’intorno. Bill C., 24 anni, di Monrovia, Liberia, zoppica: «Ci hanno tenuti in piedi per ore, tutta la notte — racconta —. A me i militari hanno fatto sollevare il piede destro e piantato un coltello nella suola della scarpa. Così, zac, zac, zac. Poi l’hanno fatto con il sinistro. Volevano i soldi, credevano li avessimo nascosti nelle scarpe. Quando ho gridato per il dolore, hanno capito che lì non c’erano nascondigli». Bill, figlio di un viceministro assassinato con la moglie nel ’96 in Liberia, è in fuga con due amici, Adolphus K., 24 anni, e Aloshu B., 30. Scappa perché, dice, ha paura che gli avversari del padre possano uccidere anche lui. Da quattro anni i tre ragazzi abitavano nel campo profughi di Buduburam ad Accra, in Ghana. Sui loro passaporti azzurri c’è la stessa data di rilascio: 11 novembre. «Io e Adolphus siamo partiti con 250 dollari», rivela Bill. «Io ne avevo 130 — spiega Aloshu —. Il viaggio è andato bene fino al Niger. Ma alla frontiera di Maradi i poliziotti hanno preteso 100 dollari da ciascuno di noi. Vogliamo arrivare in Tunisia: ci hanno detto che da lì prendere la barca per l’Italia è meno pericoloso. In gennaio la Tunisia ospita la Coppa d’Africa di calcio. Migliaia di persone andranno là con la scusa delle partite. Ci saremo anche noi».
Billy Osas, 26 anni, camionista di Benin City, Nigeria, è disperato. Piange e prega: «Mio padre ha venduto tutto quello che c’era in casa per farmi partire. Il motorino, il videoregistratore, la tv, il frigo. Qui mi hanno detto che per legge dovevo mostrare i soldi. Così un ufficiale si è preso tutto: 300 dollari. Adesso sono stranded, bloccato. Con l’elemosina posso comprarmi solo un po’ di acqua zuccherata». Anche Kofi, 24 anni, era stranded. La mattina del 25 novembre Osas e il suo amico Johnson Godwill, 27 anni, nigeriano, sono sconvolti: «Stanotte se n’è andato un fratello del Ghana. È morto davanti a noi, alle due di notte. Dalle otto di sera strisciava per terra per le convulsioni. Supplicavamo i nigerini dell’autostazione di chiamare un dottore. Invece hanno chiamato la polizia, dopo sei ore. Lo conoscevamo come Kofi, 24 anni. Non mangiava da almeno una settimana, tossiva molto... Questa è l’Africa, amico. In Europa Kofi sarebbe ancora vivo, per questo vogliamo scappare da qui».

I SOLDI NELLE SCARPE - Il camion per Dirkou parte alle 8, dicono alla biglietteria. Ma alle 10 è ancora sul piazzale dell’autogare. L’arabo Alham Boubacar, capo dell’agenzia di Agadez, ha venduto ogni superficie disponibile. Restano scoperti soltanto il battistrada delle grandi ruote e il cofano.
I più comodi stanno seduti sul tetto della cabina o a cavalcioni sulle fiancate. Gli altri si sono accovacciati sul fondo del cassone. I più sfortunati devono rimanere in piedi, o appollaiati su due traverse di ferro, oppure aggrappati a qualche spigolo. Così fino a Dirkou, in 160, per almeno quattro giorni e quattro notti, sotto il sole spietato e il gelo dell’alba. Gli autisti sono due, si danno il cambio o masticano semi di cola per rimanere svegli. Bill, Adolphus e Aloshu si sono aggrappati alla traversa di ferro, con i piedi penzoloni sulle teste che stanno sotto. Osas e Johnson guardano dal marciapiede. Nemmeno oggi hanno soldi per partire.
Cinque chilometri, quasi mezz’ora di viaggio e il camion già si ferma. I poliziotti fanno scendere tutti. È il primo posto di controllo sulla pista per il Ténéré. Un ragazzo hausa in mimetica squarcia con un coltello le intercapedini di canapa che avvolgono i bidoni dell’acqua. Poi si fa consegnare le scarpe da un gruppo di passeggeri e taglia in due le suole. Cerca soldi.
Chi è a piedi nudi o in ciabatte, se non paga viene portato dietro al capanno. Si sentono grida sommesse, colpi, il sibilo di una frusta. Anche Bill, Adolphus e Aloshu vengono picchiati sulla schiena con un grosso cavo elettrico. Alla fine consegnano 10 mila franchi a testa. I poliziotti vogliono di più. Poi vedono i loro passaporti azzurri e si calmano. Ai nigeriani va peggio. Dopo un’ora si riparte. In venti restano a terra. Ottanta chilometri più avanti, aspettano i gendarmi di Tourayatte, l’ultimo villaggio. Ogni volta che si risale scoppia una rissa. Chi non ne può più, si appropria di un angolo comodo del camion. Gli autisti arabi ridono di gusto.
Nella notte Bill, sfinito dalla stanchezza, cade sui passeggeri seduti sotto di lui. Uno di loro si alza e gli spacca il labbro con la torcia elettrica. Altri si fanno spazio con la punta di un coltello. Quando è buio, le ruote seguono le vecchie tracce nella sabbia liquida come l’acqua. Il motore arranca. Prima, seconda, prima ridotta. Non più di cinque-dieci chilometri all’ora. Alle nove di sera il quarto di luna è un Titanic che affonda dentro la linea nera dell’orizzonte.

LA NOTTE NEL DESERTO - C’è un grande traffico di stelle cadenti lassù. Scintillano attorno all’arco di Orione che, preciso come una lancetta, indica la rotta e l’ora della notte. E quando il sole è alto, il paesaggio si scioglie nei miraggi. Le dune prendono forma in cielo, per poi scendere e avanzare nel deserto dorato. Dopo tre giorni e mezzo si riempiono i bidoni al pozzo di Achegour. Il camion si ferma tra miliardi di mosche assetate che aggrediscono occhi, naso, bocca per rubare il sapore dell’acqua. Poco più avanti, una delle tante tombe di chi non ce l’ha fatta. Passa un altro giorno e in cielo, dietro a una duna, appare l’oasi di Dirkou.
Elvis Benine, quindici anni, nigeriano di Benin City, è pronto a partire sul vecchio Mercedes del libico Ahmed El Falouki, trentadue anni, trafficante di clandestini tra Dirkou e Al Gatrun. Quando vede un europeo nel gruppo, Elvis gli corre incontro. «Monsieur, do you speak English? — chiede tremando —. La polizia vuole da me tremila franchi, altrimenti non mi fanno salire. Ma io ho speso tutto per il biglietto e non ho più soldi». Pochi minuti dopo Elvis corre verso i poliziotti con l’ingenuità di un bambino e una banconota di cinque mila franchi in mano. Un agente in borghese gliela prende e lo allontana dal camion. Lui protesta. Il capoposto lo zittisce sventolandogli il cinturone sulla testa. Continua a colpirlo. Elvis cade ferito, si raggomitola inciampando nel filo spinato.
I 152 passeggeri di Ahmed El Falouki guardano in silenzio. Tra loro i liberiani Ernest Robson, 27 anni, laureato in economia, e il fratello Victor, 31, ex impiegato, due papà che potresti vedere in qualunque telefilm sulla provincia americana. Due settimane fa il loro viaggio fino a Dirkou è stato tremendo. Ad Agadez li hanno messi a cuocere sotto il sole.
Poi nella notte una delle sponde del camion è crollata: «Un passeggero — racconta Ernest — è finito sotto le ruote, altri si sono feriti. Ci hanno scaricati nel deserto per riportare il camion a riparare ad Agadez. Il resto del viaggio io e Victor l’abbiamo fatto abbracciati, tenendoci l’un l’altro, per paura di cadere».

LA FRONTIERA E’ CHIUSA - Il camion di Ahmed El Falouki parte alle cinque di sera, dal piazzale del commissariato. Elvis Benine resta a terra. Lo stesso è successo dodici giorni fa ad Adama Traoré, 25 anni, del Mali, e agli altri 21 bloccati con lui al pozzo di Dao Timmi davanti alla piccola base militare. «I soldati ci hanno fatti scendere, convinti che rimanendo sotto il sole avremmo consegnato un po’ dei nostri soldi — dice —. Invece non avevamo niente davvero. E adesso non c’è un solo autista che ci porti in Libia. A volte i militari ci passano un po’ di miglio avanzato. Ma non basta per tutti. Dobbiamo arrangiarci. Sì, quando la fame è forte... un topo o qualche piccola locusta».
Ancora una notte e un giorno di viaggio, le rocce bianche di Mabrous, il fondo di un mare prosciugato, distese, miraggi e laghi fantasma. La pista porta davanti a un fortino costruito dalla Legione Straniera, semisommerso nella sabbia. È Madama, postazione del 24 Battaglione interforze di Agadez, l’ultima razzia prima dei militari libici. Duecento corpi affollano l’ombra dell’unica grande acacia. Sono lì da quattro giorni, stremati e affamati perché hanno finito le scatolette di sardine, il latte in polvere, il pane e i biscotti.
La Libia ha chiuso la frontiera. A volte succede quando c’è una festa nazionale, o quando l’Italia protesta per i troppi clandestini in arrivo. Solo che qui siamo in pieno Sahara. Non si può tornare indietro. Ieri qualcuno ha provato a mangiare la paglia caduta una settimana fa da un camion che trasportava cammelli. E oggi è piegato in due dalla dissenteria. Poco prima del tramonto arriva un altro camion, quasi trecento immigrati con le scorte al limite. I militari armati di mitra fanno il loro lavoro: stranieri in ginocchio con le mani sulla testa, calci con gli scarponi in mezzo alla schiena, frustate con i fili elettrici. Il sergente Sani Argika corre a controllare che tutto vada per il meglio: «Dopodomani forse i libici riaprono — dice — Forse... Inshallah, se Allah vuole». Quando Tripoli vuole.

Fabrizio Gatti
1-continua
23 dicembre 2003
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...eportage.shtml (1° Parte)

http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...a_gatti2.shtml (2° Parte)

http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../sahara3.shtml (3° Parte)

http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../deserto.shtml (4° Parte)

http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...deserto5.shtml (5° Parte)
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Old 15-01-2010, 22:55   #130
Dream_River
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Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
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Originariamente inviato da elevul Guarda i messaggi
Mi dispiace, ma non mi importa.
Ognuno fa la sua scelta e paga le conseguenze della stessa.

Però sarei per fare un po di informazione in quei paesi (un pò come ha fatto la svizzera) per scoraggiare un minimo i flussi migratori.
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Dream_River è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 16-01-2010, 09:33   #131
jumpjack
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Cioè fatemi capire... secondo voi è colpa nostra se la muoiono?
l'Italia è Il Paradiso Terrestre, il Mondo Senza Leggi (anzi, senza poliziotti), dove qualunque straniero puo' venire a fare i cazzi propri e rubarti in casa, sapendo che resterà impunito o che al massimo guadagnera un paio di mesi di vitto e alloggio gratis. E se sei straniero e gli italiani non ti accolgono come si deve, hai diritto di sciopero, manifestazione e protesta.
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Old 16-01-2010, 09:41   #132
Scalor
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l'Italia è Il Paradiso Terrestre, il Mondo Senza Leggi (anzi, senza poliziotti), dove qualunque straniero puo' venire a fare i cazzi propri e rubarti in casa, sapendo che resterà impunito o che al massimo guadagnera un paio di mesi di vitto e alloggio gratis. E se sei straniero e gli italiani non ti accolgono come si deve, hai diritto di sciopero, manifestazione e protesta.
quoto !
e aggiungo se se becchi l'immigrato in casa tua che ruba, ti minaccia e tu lo impallini finisci dentro tu e non il ladro !
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Old 16-01-2010, 09:53   #133
jumpjack
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quoto !
e aggiungo se se becchi l'immigrato in casa tua che ruba, ti minaccia e tu lo impallini finisci dentro tu e non il ladro !
in realta', la nuova legge sull'autodifesa ti autorizza a gonfiarlo di botte, purche' non lo ammazzi, ma al momento non risulta particolarmente pubblicizzata all'estero. All'epoca passo' come "legge - licenza di uccidere", perche' i giornalisti non capiscono un tubo...
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Old 16-01-2010, 10:23   #134
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i mafiosi i camorristi i dranghetisti inquinano le "vostre" economie uccidono corrompono , minacciano ricattano , fanno quello che vogliono..

non mi pare avete tutta sta spavalderia di pestare questi signori...

solo i negri ei rom..

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Old 16-01-2010, 10:40   #135
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La mia era una risposta a:

Ebbene si, gli sparano....
Sei abile a girare la frittata in tuo favore...
Questo io non l'ho mica negato. Io sono friulano, ho il confine con la Slovenia a 40km, e fino a prima che entrasse nell'Unione Europea, pure lì a cercare di passare il confine di nascosto attraverso i boschi ti sparavano (nota: sloveni che cercan di passare di qua, come italiani che cercan di passare di là...)
Così come un italianissimo carabiniere ha piena licenza di sparare alla tua italianissima macchina se non ti fermi nel momento in cui ti intima l'alt per un banale controllo.
Quindi niente di strano che questo accada alla frontiera USA-Messico come accade in tutto il mondo. Cosa un pochino diversa sarebbe se il clandestino fermato dai frontalieri statunitensi, invece di farsi sparare, si arrende e si lascia catturare, questi lo mettono in galera e al momento di rimpatriarlo, prendono una barchetta lo accompagnano al largo e lo danno in pasto agli squali
Io ti parlo per iperboli, ma spero si sia capito qual è il punto che voglio sostenere. E per renderlo più chiaro, invito jumpjack e Scalor a quotarmi dove mai avrei scritto che dovremmo improvvisarci Opera Pia e accoglierli tutti. Accoglierli no, ma neanche assassinarli, nè farli assassinare, nè lasciare che vengano assassinati e mettere la testa sotto la sabbia come se non avessimo visto nulla, quale delle tre si voglia scegliere come interpretazione di questi fatti.
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Old 16-01-2010, 10:47   #136
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e coloro che hanno lo stato di rifugiati?
e i richiedenti asilo politico?

queste persone DEVONO essere accolte altrimenti si viene meno a diversi trattati...

speriamo in un futuro non lontano di questo enorme problema se ne occupino persone serie e giuste.....
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Old 16-01-2010, 10:56   #137
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e coloro che hanno lo stato di rifugiati?
e i richiedenti asilo politico?

queste persone DEVONO essere accolte altrimenti si viene meno a diversi trattati...
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Di quella parte, che corrisponde a coloro che avrebbero diritto a chiedere l'asilo politico, non è che possiamo stare qui a discutere se sia giusto o no accoglierli: siamo proprio tenuti, in base alle leggi italiane. O le devono rispettare solo quelli che italiani non sono?
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Old 16-01-2010, 11:24   #138
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Old 16-01-2010, 11:27   #139
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cosa centra un leghista in acido?
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Old 16-01-2010, 12:09   #140
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Il problema di questi poveracci va risolto all'origine. Non serve a nulla che emigrino in massa verso altri stati. Primo, perché non c'è garanzia di avere una vita migliore. Non è che appena arrivano gli viene data casa e lavoro.. Quanti veramente riescono a costruirsi una vita migliore? E quanti fanno la fame?

La soluzione definitiva sarebbe aiutarli nel paese di origine, facendoli crescere economicamente, socialmente e culturalmente. Se nei paesi africani continuano a fare le guerre inutili allora ci saranno sempre milioni di disperati. Se invece interveniamo in massa per fermare questi conflitti e poi una volta fermati si aiuta quello stato a crescere, gli abitanti non avranno nessun motivo per emigrare.

Quando dico interveniamo mi riferisco ai paesi più ricchi, non certo solo all'Italia.

Purtroppo noi siamo svantaggiati da un punto di vista geografico, essendo davanti all'Africa. Non è pensabile far venire migliaia di disperati da noi. Non siamo in grado di accoglierli tutti. Non è questo il modo di aiutare queste persone. Aiutiamoli certo, MA partendo dall'origine del problema. Ovvero, perché emigrano? C'è fame? Guerre? Malattie? Bene, allora interveniamo su quello. Anche loro ne sarebbero più contenti. A nessuno piace abbandonare la propria terra di origine e sopratutto la propria famiglia. Non mi pare che abbiano chissà quali eserciti nei paesi africani, anzi spesso sono sacche di guerriglieri isolati che neanche si possono chiamare esercito. inutile dire: aiutiamo gli immigrati. E tutti gli altri che non partono? Chissenefrega?

Se non lo facciamo noi paesi avanzati chi può farlo?

Se da un lato i paesi avanzati aiutano gli immigrati e da un altro continuano a sfruttarli nei loro paesi di origine, questa allora è una presa per il culo.

Ultima modifica di Unrue : 16-01-2010 alle 12:39.
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