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Old 29-12-2009, 12:23   #41
Acrobat
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in una monarchia si chiama rivoluzione
in una democrazia è un colpo di stato
chiamiamo le cose col loro nome.
E in una democrazia deviata(tipo la nostra) come si chiama?

Hai ragione guarda! Son d'accordissimo, chiamiamo le cose col loro nome!
Tu questa me la chiami democrazia? E' una democrazia normale la nostra?
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"L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l'immaginazione abbraccia il mondo." Albert Einstein
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Old 29-12-2009, 12:26   #42
alebig69
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Indignati quanto cazzo ti pare, hai torto marcio lo stesso. L'immunità parlamentare è un meccanismo fondamentale per garantire l'indipendenza della politica dalla magistratura, quegli italiani che tiravano le monetine devono solo stare zitti e vergognarsi ringraziando di non vivere in un paese serio sennò sarebbero fatti anche un bel po' di galera.
Non se ne parla nemmeno. L'immunità era pensata per proteggere i politici di opposizione da eventuali magistrati mossi dai politici al potere, in tempi abbastanza bui.
Comunque, "male non fare, paura non avere": se una persona è onesta, che mi pare il minimo sindacale per fare il politico, non deve temere nessun magistrato.
Chiaramente, essendo in Italia, il paese dei più furbi, delle scorciatoie, del saltare la fila, delle raccomandazioni, ecc., l'immunità è diventata impunità, per cui è stato sacrosanto abolirla.
Che poi in effetti ci sia comunque sotto altre forme (vedi autorizzazione a procedere, lodi vari ad personas), è un altro discorso
__________________
La Legge di Murphy esiste. E concretizza sempre.
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Old 29-12-2009, 12:31   #43
whistler
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devono proteggere il LORO presidente marcio. semplice e chiaro perchè altrimenti senza silvio fine della pacchia.... e taluni tornerrano al galoppo in osteria....
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Old 29-12-2009, 12:33   #44
matrizoo
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in una monarchia si chiama rivoluzione
in una democrazia è un colpo di stato
chiamiamo le cose col loro nome.
peccato che questa non sia una democrazia.
si va avanti a colpi di fiducia, quindi qualche problema c'è, e l'unica cosa che tiene in piedi il suo cazzo di consenso sono le televisioni...
passino i pensionati e le casalinghe, e passino anche quelli che hanno interessi nel votarlo e difenderlo...
ma che un giovane magari pure con discreta cultura, e che ha facile accesso ad una sana controinformazione in rete, lo voti e lo difenda, è proprio un miracolo
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Old 29-12-2009, 12:33   #45
jumpermax
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Originariamente inviato da alebig69 Guarda i messaggi
Comunque, "male non fare, paura non avere": se una persona è onesta, che mi pare il minimo sindacale per fare il politico, non deve temere nessun magistrato.
Ma questa profonda convinzione per cui chi è "onesto" non finisce sotto processo da dove vi viene? fede in dio? divinizzazione della magistratura?
Consiglio una visione istruttiva e salutare "detenuto in attesa di giudizio"
http://it.wikipedia.org/wiki/Detenut...sa_di_giudizio
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Old 29-12-2009, 12:34   #46
LUVІ
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peccato che questa non sia una democrazia.
si va avanti a colpi di fiducia, quindi qualche problema c'è, e l'unica cosa che tiene in piedi il suo cazzo di consenso sono le televisioni...
passino i pensionati e le casalinghe, e passino anche quelli che hanno interessi nel votarlo e difenderlo...
ma che un giovane magari pure con discreta cultura, e che ha facile accesso ad una sana controinformazione in rete, lo voti e lo difenda, è proprio un miracolo
Non è un miracolo, è un maleficio
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Old 29-12-2009, 12:36   #47
LUVІ
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Originariamente inviato da alebig69 Guarda i messaggi
Non se ne parla nemmeno. L'immunità era pensata per proteggere i politici di opposizione da eventuali magistrati mossi dai politici al potere, in tempi abbastanza bui.
Comunque, "male non fare, paura non avere": se una persona è onesta, che mi pare il minimo sindacale per fare il politico, non deve temere nessun magistrato.
Chiaramente, essendo in Italia, il paese dei più furbi, delle scorciatoie, del saltare la fila, delle raccomandazioni, ecc., l'immunità è diventata impunità, per cui è stato sacrosanto abolirla.
Che poi in effetti ci sia comunque sotto altre forme (vedi autorizzazione a procedere, lodi vari ad personas), è un altro discorso
Come ho più volte ricordato, per una cazzata, del tutto travisata dalle fdo, sono finito anche io sotto processo, e mi sono preso una bella condanna penale esecutiva, poi sospesa e poi annullata. Non sono scappato, non ho cercato sotterfugi nè scritto lodi pro-luvi , non ho fatto crociate contro la magistratura sono andato dal GIP, gliene ho dette quattro, si è scusato, sono andato da un avvocato penalista, gli ho raccontato tutto, ed ho aspettato il processo tranquillo.
Questo fanno le persone civili che hanno a cuore la democrazia e la legalità.

LuVi
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Old 29-12-2009, 12:37   #48
Acrobat
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Ma poi voglio dire, da quando è stata abolita ad oggi non ho sentito nessuno stracciarsi le vesti e chiederne il ripristino.

Jumper, come mai non la invocavi a squarciagola prima? Se era una cosa così importante come mai nessuno ha sollevato la questione prima?

NO. La sollevano ADESSO. Guarda caso! Proprio adesso con l'old dwarf al governo, che sta facendo lo slalom con gli sci attraverso tutti i pericoli giudiziari e i pesantissimi sospetti di legami con la mafia! Adesso l'immunità è diventata priorità nazionale! Ma vè!!

Eh.. son coincidenze..
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Old 29-12-2009, 12:42   #49
alebig69
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Ma questa profonda convinzione per cui chi è "onesto" non finisce sotto processo da dove vi viene? fede in dio? divinizzazione della magistratura?
Consiglio una visione istruttiva e salutare "detenuto in attesa di giudizio"
http://it.wikipedia.org/wiki/Detenut...sa_di_giudizio
E la profonda convinzione che un disonesto non debba finire sotto processo da dove viene a voi?
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Old 29-12-2009, 12:42   #50
matrizoo
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e comunque nessuno che ci mostri questo benedetto disegno artistico-eversivo della sinistra
ma non è possibile avere almeno uno schizzo?
o una bozza?
o una copertina della sceneggiatura?
ma chi è il capo di questa sinistra mondiale?
dan brown?
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Old 29-12-2009, 12:44   #51
Acrobat
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E da che pulpito poi! Brunetta, signori!!
Il Ministro per la Pubblica Amministrazione che ODIA i suoi stessi collaboratori! Una persona con zero pare, zero problemi, sincerissima, con la coscienza a posto e adattissimo al ruolo che ricopre

Che poi a ben pensarci.. è stato uomo di Craxi.. in effetti tutto torna



E' uno schifoooooooooooo
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Old 29-12-2009, 13:29   #52
FabioGreggio
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Indignati quanto cazzo ti pare, hai torto marcio lo stesso. L'immunità parlamentare è un meccanismo fondamentale per garantire l'indipendenza della politica dalla magistratura, quegli italiani che tiravano le monetine devono solo stare zitti e vergognarsi ringraziando di non vivere in un paese serio sennò sarebbero fatti anche un bel po' di galera.
Si, ma per l'autonomia della magistratura dalla politica?
Neanche un decretino.....

In un paese normale anche chi ricevette le monetine si sarebbe fatto un po di anni di galera.
Perfino gli alcuni amici si sarebbero dovuti fare anni di galera.

Ah, pare che fra coloro che lanciavano monetine ci fosse qualche pezzo molto grosso di AN.....
Che gentaglia...
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Old 29-12-2009, 15:47   #53
Vincenzo1968
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Si, ma per l'autonomia della magistratura dalla politica?
Neanche un decretino.....

In un paese normale anche chi ricevette le monetine si sarebbe fatto un po di anni di galera.
Perfino gli alcuni amici si sarebbero dovuti fare anni di galera.

Ah, pare che fra coloro che lanciavano monetine ci fosse qualche pezzo molto grosso di AN.....
Che gentaglia...
Per non dire di tutti gli altri, dalla lega al cavaliere. E il tg di Emilio Fede vinse pure il "marciapiede d'oro": l'inviato Paolo Brosio stazionava 24 orre su 24 davanti ai tribunali.

Gianfranco Fini: “L’avviso di garanzia a Craxi non è solo la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un regime in cui i segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più potere di qualsiasi dittatore. La scelta dei pm di Milano di emettere l’avviso di garanzia all’indomani delle lezioni amministrative dimostra che la magistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto proprio dal segretario socialista” (Ansa, 15-12-92). “L’avviso di garanzia ad Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo dimostra l'autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia di veronesi che affollavano il mio comizio… Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali” (27-3-93).
“Ormai mi sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi parlamentari missini di valutare l'opportunità di non partecipare più ai lavori della Camera e del Senato” (Ansa, 28-3-93). “La gente i tangentisti li vuole in galera” (5-6-94). “Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato” (La Repubblica, 30-10-94).

Umberto Bossi: “Sulle tangenti auguriamo al giudice Di Pietro di andare avanti a tutta manetta. Senza la Lega, ora Di Pietro sarebbe in un pilastro di cemento armato” (Ansa, 20-12 92). “Berlusconi sbaglia ad accusare i giudici di averlo colpito in base al principio della responsabilità oggettiva. Se così fosse, avrebbero dovuto avvisarlo già molti mesi fa, quando sono stati inquisiti i primi uomini Fininvest” (il Giornale, 23-11-94).

Rocco Buttiglione: “La classe dirigente del partito (la Dc, nda) è da tempo sotto accusa a causa della corruzione dell’intero sistema politico. In un altro paese un politico onesto lancerebbe il suo guanto di sfida ai dirigenti e farebbe appello alla base democristiana, conducendo una battaglia interna al partito. In Italia, però, questo non è possibile perché i capi, saggiamente, hanno usato il denaro delle tangenti per comprarsi la base. Buona parte delle tessere sono fasulle” (Ansa, 25-10-92).
“Se dietro le inchieste sulla corruzione c’è una manovra politica, non solo non è un’attenuante, ma un’aggravante per la politica. Se fosse giusta la convinzione che in Italia è del tutto impossibile che uno dei potenti sia chiamato a rispondere dei suoi misfatti da un giudice che fa semplicemente il suo mestiere, allora vorrebbe dire che la corruzione del sistema è giunta al limite estremo” (La Stampa, 27-8-92).

Roberto Castelli: “A Craxi avrei voluto gridare: ‘Bettino, dov’è finita la fontana sparita a Milano?’” (Corriere della Sera, 4-8-93). “Non posso credere alla malattia di Craxi. Piuttosto condivido l’opinione di chi propone che Craxi sia posto sotto tutela coatta” (Ansa, 22-10-’97).

Maurizio Gasparri: “Per noi Di Pietro è un mito” (23-7-94). “Di Pietro è meglio di Mussolini” (7-5-94).

Ignazio La Russa. “Calcoli politici di Di Pietro? Mai. Chi lo pensa è in malafede. Starei per dire che è un farabutto”(6-12-94).

Carlo Giovanardi: “Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all’interno del cosiddetto Palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c’è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone per bene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall’aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E… la moneta cattiva scaccia quella buona. Finchè qualcuno, provvidenzialmente, non toglie dalla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che … crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni” (lettera aperta diffusa in migliaia di copie tramite l’agenzia “Centralità – Area Forlani”, 20-5-1992).

Paolo Pillitteri: “Di Pietro è una persona positiva, buona, cordiale, per quanto può esserlo uno che fa arrestare le persone” (L’Espresso, 28-6-92). “I pm sono l’accusa e devono battersi per la verità. Se Arnaldo (Forlani) nega l’evidenza, il pm si arrabbia. Il processo Cusani è diventato il processo al sistema, l’ho visto tutto in tv, è stato un grande momento di cinema verità” (La Stampa, 19-12-93).

Cesare Previti: “Di Pietro dimostra ancora una volta d’essere un grande personaggio, la cui coerenza merita rispetto e ammirazione” (7-12-94).

Gaetano Pecorella: “Le amicizie di un giudice (Di Pietro, nda), la sua vita privata, non possono essere usate per invocare irregolarità processuali. Gli unici rilievi che si possono legittimamente sollevare riguardano il rispetto delle regole alle quali gli inquirenti si devono attenere. E su questo fronte, finora, non mi sembra sia emerso nulla di rilevante” (11-9-92).

Carlo Taormina: “Squillante manovrava la giustizia a favore dei potenti. In quanto a Previti, la sua posizione è indifendibile sul piano politico: non c’è avvocato al mondo che ha visto mai nella sua vita una parcella di quelle dimensioni (i 21 miliardi per la causa Imi-Sir, nda). Dovrebbe dimettersi da parlamentare per affrontare come qualsiasi altro cittadino la vicenda che lo riguarda. Quella che sta venendo alla luce è solo una minima parte del marcio che si è sedimentato oltre ogni limite a Roma” (La Stampa, 7-6 96); “Berlusconi deve fare non uno, ma dieci passi indietro, perché il suo conflitto permanente di interessi tra politica e magistratura da una parte, e la ricerca di una personale libertà dai processi dall’altra, impedisce la soluzione della questione giustizia… Il comportamento di Berlusconi è concussivo: strumentalizza milioni di voti, condizionando lo sblocco dei lavori della Bicamerale all’assoluzione in uno sterminato numero di processi o pretendendo spedizioni punitive contro i magistrati che si azzardano a intraprendere azioni penali per gravissime corruzioni giudiziarie…Ora la misura è colma” (Ansa, 11-5-98).

Vittorio Feltri: "Caro Di Pietro, è meglio che si riguardi. Le faranno la guerra con disonestà, che è la loro
arma migliore... Già hanno detto che lei è manovrato di Tizio, Caio e Sempronio... che lei fa il
gioco oscuro di oscuri golpisti... che lei è un esaltato e agisce non per spirito di giustizia, ma
per farsi bello con le folle... Ora diranno che lei in fondo non è uno stinco di santo e
troveranno qualche calunniatore disposto a buttare lì qualche pettegolezzo velenoso... Se
riescono a smontare lei, smontano anche l'inchiesta. La sua fortuna è di essere bravo e libero:
cioè invidiato". (Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 15 giugno 1992).


Il cavaliere tenta di ingaggiarlo nella sua squadra:

Tratto dall'articolo di Marco Travaglio I voltagabbana di Tangentopoli pubblicato su Micromega:

Forza Italia, Forza Di Pietro. Nessuna traccia, nelle esternazioni berlusconiane di allora, del mefistofelico complotto ordito da Mani Pulite e Botteghe Oscure per “eliminare i partiti liberaldemocratici e portare al potere i comunisti”. Anche perché di comunisti in circolazione, a Milano, il pool ne aveva lasciati pochini. “Sono molto orgoglioso - confessava il Cavaliere il 5 febbraio ’93 - di essere uscito dal settore delle opere pubbliche da vent’anni. Se avevo fiutato le tangenti? Me le hanno chieste! Ne sono uscito perchè era un sistema che giudicavo inaccettabile”. Replay ancora più esplicito nel discorso della “discesa in campo”, con calza di nylon e finta libreria: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e al sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica” (26-1-94). Niente golpe: autoaffondamento e finanziamento illegale.

Vinte le elezioni, Berlusconi tenta di ingaggiare Di Pietro “nella mia squadra”, come ministro dell’Interno. Il pm rifiuta, ma lui gli promette, per il futuro, il posto di capo della Polizia o dei servizi segreti. Cariche, queste, che difficilmente si offrono a un golpista. “Questo governo - annuncia presentando la “squadra” al Senato - è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna.
Da questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei magistrati” (16-5-94). Poi lo scandalo della Guardia di Finanza, il decreto Biondi, l’arresto del fratello Paolo e il famoso invito a comparire. Primo firmatario: Di Pietro. La prova decisiva del complotto e dell’accanimento persecutorio? Nemmeno per sogno, anche perché il primo che si dimette non è Berlusconi: è Di Pietro. “Un magistrato – lo piange il Cavaliere - che si è conquistato con il suo lavoro il rispetto degli italiani… Le sue inchieste esprimevano una grande ansia di verità. Le sue dimissioni lasciano l’amaro in bocca” (6-12-94). “Di Pietro in politica potrebbe essere un’ottima cosa... La sua spinta alla moralizzazione sarebbe un patrimonio prezioso per il Paese… Ho sempre riconosciuto il ruolo svolto dai magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. E le tv e i giornali della Fininvest sono sempre stati in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Antonio Di Pietro. Dal Tg5 al Tg4 a Panorama a Epoca al Giornale.
Vincenzo1968 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 29-12-2009, 15:57   #54
LUVІ
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Per non dire di tutti gli altri, dalla lega al cavaliere. E il tg di Emilio Fede vinse pure il "marciapiede d'oro": l'inviato Paolo Brosio stazionava 24 orre su 24 davanti ai tribunali.

Gianfranco Fini: “L’avviso di garanzia a Craxi non è solo la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un regime in cui i segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più potere di qualsiasi dittatore. La scelta dei pm di Milano di emettere l’avviso di garanzia all’indomani delle lezioni amministrative dimostra che la magistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto proprio dal segretario socialista” (Ansa, 15-12-92). “L’avviso di garanzia ad Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo dimostra l'autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia di veronesi che affollavano il mio comizio… Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali” (27-3-93).
“Ormai mi sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi parlamentari missini di valutare l'opportunità di non partecipare più ai lavori della Camera e del Senato” (Ansa, 28-3-93). “La gente i tangentisti li vuole in galera” (5-6-94). “Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato” (La Repubblica, 30-10-94).

Umberto Bossi: “Sulle tangenti auguriamo al giudice Di Pietro di andare avanti a tutta manetta. Senza la Lega, ora Di Pietro sarebbe in un pilastro di cemento armato” (Ansa, 20-12 92). “Berlusconi sbaglia ad accusare i giudici di averlo colpito in base al principio della responsabilità oggettiva. Se così fosse, avrebbero dovuto avvisarlo già molti mesi fa, quando sono stati inquisiti i primi uomini Fininvest” (il Giornale, 23-11-94).

Rocco Buttiglione: “La classe dirigente del partito (la Dc, nda) è da tempo sotto accusa a causa della corruzione dell’intero sistema politico. In un altro paese un politico onesto lancerebbe il suo guanto di sfida ai dirigenti e farebbe appello alla base democristiana, conducendo una battaglia interna al partito. In Italia, però, questo non è possibile perché i capi, saggiamente, hanno usato il denaro delle tangenti per comprarsi la base. Buona parte delle tessere sono fasulle” (Ansa, 25-10-92).
“Se dietro le inchieste sulla corruzione c’è una manovra politica, non solo non è un’attenuante, ma un’aggravante per la politica. Se fosse giusta la convinzione che in Italia è del tutto impossibile che uno dei potenti sia chiamato a rispondere dei suoi misfatti da un giudice che fa semplicemente il suo mestiere, allora vorrebbe dire che la corruzione del sistema è giunta al limite estremo” (La Stampa, 27-8-92).

Roberto Castelli: “A Craxi avrei voluto gridare: ‘Bettino, dov’è finita la fontana sparita a Milano?’” (Corriere della Sera, 4-8-93). “Non posso credere alla malattia di Craxi. Piuttosto condivido l’opinione di chi propone che Craxi sia posto sotto tutela coatta” (Ansa, 22-10-’97).

Maurizio Gasparri: “Per noi Di Pietro è un mito” (23-7-94). “Di Pietro è meglio di Mussolini” (7-5-94).

Ignazio La Russa. “Calcoli politici di Di Pietro? Mai. Chi lo pensa è in malafede. Starei per dire che è un farabutto”(6-12-94).

Carlo Giovanardi: “Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all’interno del cosiddetto Palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c’è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone per bene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall’aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E… la moneta cattiva scaccia quella buona. Finchè qualcuno, provvidenzialmente, non toglie dalla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che … crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni” (lettera aperta diffusa in migliaia di copie tramite l’agenzia “Centralità – Area Forlani”, 20-5-1992).

Paolo Pillitteri: “Di Pietro è una persona positiva, buona, cordiale, per quanto può esserlo uno che fa arrestare le persone” (L’Espresso, 28-6-92). “I pm sono l’accusa e devono battersi per la verità. Se Arnaldo (Forlani) nega l’evidenza, il pm si arrabbia. Il processo Cusani è diventato il processo al sistema, l’ho visto tutto in tv, è stato un grande momento di cinema verità” (La Stampa, 19-12-93).

Cesare Previti: “Di Pietro dimostra ancora una volta d’essere un grande personaggio, la cui coerenza merita rispetto e ammirazione” (7-12-94).

Gaetano Pecorella: “Le amicizie di un giudice (Di Pietro, nda), la sua vita privata, non possono essere usate per invocare irregolarità processuali. Gli unici rilievi che si possono legittimamente sollevare riguardano il rispetto delle regole alle quali gli inquirenti si devono attenere. E su questo fronte, finora, non mi sembra sia emerso nulla di rilevante” (11-9-92).

Carlo Taormina: “Squillante manovrava la giustizia a favore dei potenti. In quanto a Previti, la sua posizione è indifendibile sul piano politico: non c’è avvocato al mondo che ha visto mai nella sua vita una parcella di quelle dimensioni (i 21 miliardi per la causa Imi-Sir, nda). Dovrebbe dimettersi da parlamentare per affrontare come qualsiasi altro cittadino la vicenda che lo riguarda. Quella che sta venendo alla luce è solo una minima parte del marcio che si è sedimentato oltre ogni limite a Roma” (La Stampa, 7-6 96); “Berlusconi deve fare non uno, ma dieci passi indietro, perché il suo conflitto permanente di interessi tra politica e magistratura da una parte, e la ricerca di una personale libertà dai processi dall’altra, impedisce la soluzione della questione giustizia… Il comportamento di Berlusconi è concussivo: strumentalizza milioni di voti, condizionando lo sblocco dei lavori della Bicamerale all’assoluzione in uno sterminato numero di processi o pretendendo spedizioni punitive contro i magistrati che si azzardano a intraprendere azioni penali per gravissime corruzioni giudiziarie…Ora la misura è colma” (Ansa, 11-5-98).

Vittorio Feltri: "Caro Di Pietro, è meglio che si riguardi. Le faranno la guerra con disonestà, che è la loro
arma migliore... Già hanno detto che lei è manovrato di Tizio, Caio e Sempronio... che lei fa il
gioco oscuro di oscuri golpisti... che lei è un esaltato e agisce non per spirito di giustizia, ma
per farsi bello con le folle... Ora diranno che lei in fondo non è uno stinco di santo e
troveranno qualche calunniatore disposto a buttare lì qualche pettegolezzo velenoso... Se
riescono a smontare lei, smontano anche l'inchiesta. La sua fortuna è di essere bravo e libero:
cioè invidiato". (Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 15 giugno 1992).


Il cavaliere tenta di ingaggiarlo nella sua squadra:

Tratto dall'articolo di Marco Travaglio I voltagabbana di Tangentopoli pubblicato su Micromega:

Forza Italia, Forza Di Pietro. Nessuna traccia, nelle esternazioni berlusconiane di allora, del mefistofelico complotto ordito da Mani Pulite e Botteghe Oscure per “eliminare i partiti liberaldemocratici e portare al potere i comunisti”. Anche perché di comunisti in circolazione, a Milano, il pool ne aveva lasciati pochini. “Sono molto orgoglioso - confessava il Cavaliere il 5 febbraio ’93 - di essere uscito dal settore delle opere pubbliche da vent’anni. Se avevo fiutato le tangenti? Me le hanno chieste! Ne sono uscito perchè era un sistema che giudicavo inaccettabile”. Replay ancora più esplicito nel discorso della “discesa in campo”, con calza di nylon e finta libreria: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e al sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica” (26-1-94). Niente golpe: autoaffondamento e finanziamento illegale.

Vinte le elezioni, Berlusconi tenta di ingaggiare Di Pietro “nella mia squadra”, come ministro dell’Interno. Il pm rifiuta, ma lui gli promette, per il futuro, il posto di capo della Polizia o dei servizi segreti. Cariche, queste, che difficilmente si offrono a un golpista. “Questo governo - annuncia presentando la “squadra” al Senato - è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna.
Da questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei magistrati” (16-5-94). Poi lo scandalo della Guardia di Finanza, il decreto Biondi, l’arresto del fratello Paolo e il famoso invito a comparire. Primo firmatario: Di Pietro. La prova decisiva del complotto e dell’accanimento persecutorio? Nemmeno per sogno, anche perché il primo che si dimette non è Berlusconi: è Di Pietro. “Un magistrato – lo piange il Cavaliere - che si è conquistato con il suo lavoro il rispetto degli italiani… Le sue inchieste esprimevano una grande ansia di verità. Le sue dimissioni lasciano l’amaro in bocca” (6-12-94). “Di Pietro in politica potrebbe essere un’ottima cosa... La sua spinta alla moralizzazione sarebbe un patrimonio prezioso per il Paese… Ho sempre riconosciuto il ruolo svolto dai magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. E le tv e i giornali della Fininvest sono sempre stati in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Antonio Di Pietro. Dal Tg5 al Tg4 a Panorama a Epoca al Giornale.
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Old 29-12-2009, 16:32   #55
sander4
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Ma neanche per il cazzo, caro.
Forse è anche grazie a quelle monetine, anche le mie, se abbiamo recuperato un 10% di credibilità.
La galera per gli oppositori politici auspicatela in un paese che ti piace dove te ne puoi anche andare, se ti va, la Cina.
Tzao tzao.

*
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Old 29-12-2009, 16:36   #56
sander4
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Indignati quanto cazzo ti pare, hai torto marcio lo stesso. L'immunità parlamentare è un meccanismo fondamentale per garantire l'indipendenza della politica dalla magistratura, quegli italiani che tiravano le monetine devono solo stare zitti e vergognarsi ringraziando di non vivere in un paese serio sennò sarebbero fatti anche un bel po' di galera.
Ma proprio per niente (questo semmai in una democrazia normale, dove NON esiste che un condannato per corruzione o per mafia stia a legiferare giusto per fare un esempio). Il parlamento ha una percentuale di condannati e sotto processo non bassa e questi stanno lì tranquilli; abbiamo come premier una persona che anche se fosse condannato ha ammesso che non si dimetterebbe mai; abbiamo uno come cosentino che invece di stare in carcere per camorra dirige allegramente il CIPE (in quale altro paese una persona su cui gravano sospetti per CAMORRA dirige i soldi PUBBLICI!!!??!); il fatto di avere processi o condanne non solo NON intacca minimamente la carriera politica ma sembra incentivarla in certi partiti. Hanno pure modificato il sistema giudiziario con prescrizioni cortissime per cui i potenti si prendono buoni avvocati ed è difficilissimo siano condannati. Più "indipendenti" di così...

Se in questo contesto già indecente ci aggiungi l'immunità, pensata nel periodo costituente dopo la liberazione dal fascismo quando si vedeva il rischio di persecuzioni (ma quelle vere) e non per salvare il culo al falsificatore di bilanci o al corruttore parlamentare di turno, si avrebbe il risultato che nemmeno si farebbero processare, sia a cdx che in discreta parte del csx, ovvero IMPUNITA' totale.

Ultima modifica di sander4 : 29-12-2009 alle 16:55.
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Old 29-12-2009, 17:47   #57
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Per non dire di tutti gli altri, dalla lega al cavaliere. E il tg di Emilio Fede vinse pure il "marciapiede d'oro": l'inviato Paolo Brosio stazionava 24 orre su 24 davanti ai tribunali.

... cut

[/i]
Nah! Tutto inutile.

Tanto, se noti, soprassiedono sempre dal commentare il loro passato.

E, comunque, la SX e il CX farebbero meglio a stare zitti perché quando potevano han pensato bene di litigare per il proprio "orticello" piuttosto che prendersi cura del "campo" italiano
__________________
Dio dice: "Prendi ciò che vuoi e pagane il prezzo"
Attento a ciò che desideri: potresti ottenerlo.
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Old 29-12-2009, 17:49   #58
Xspazz
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Originariamente inviato da sander4 Guarda i messaggi
Ma proprio per niente (questo semmai in una democrazia normale, dove NON esiste che un condannato per corruzione o per mafia stia a legiferare giusto per fare un esempio). Il parlamento ha una percentuale di condannati e sotto processo non bassa e questi stanno lì tranquilli; abbiamo come premier una persona che anche se fosse condannato ha ammesso che non si dimetterebbe mai; abbiamo uno come cosentino che invece di stare in carcere per camorra dirige allegramente il CIPE (in quale altro paese una persona su cui gravano sospetti per CAMORRA dirige i soldi PUBBLICI!!!??!); il fatto di avere processi o condanne non solo NON intacca minimamente la carriera politica ma sembra incentivarla in certi partiti. Hanno pure modificato il sistema giudiziario con prescrizioni cortissime per cui i potenti si prendono buoni avvocati ed è difficilissimo siano condannati. Più "indipendenti" di così...

Se in questo contesto già indecente ci aggiungi l'immunità, pensata nel periodo costituente dopo la liberazione dal fascismo quando si vedeva il rischio di persecuzioni (ma quelle vere) e non per salvare il culo al falsificatore di bilanci o al corruttore parlamentare di turno, si avrebbe il risultato che nemmeno si farebbero processare, sia a cdx che in discreta parte del csx, ovvero IMPUNITA' totale.

*


Come non essere d'accordo? E il politico onesto sarà mescolato a questa accozzaglia di uomini senza onore ne pudore e sarà un ulteriore incentivo a non fare nulla: tanto sono una casta autoreferenziale.
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