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Old 06-05-2009, 10:08   #1
Ferdy78
 
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Oh ma che bella pensione, adesso mi godo la vita!!

Pensioni condannate a svalutarsi
fino a un terzo delle retribuzioni
di LUISA GRION
Pensioni condannate a svalutarsi fino a un terzo delle retribuzioni

ROMA - Il temuto tracollo del sistema previdenziale non ci sarà, perché vivremo di più, lavoreremo di più, saremo più produttivi e perché un esercito di immigrati - ronde permettendo - pagherà i contributi anche per noi. Ma detto questo i figli staranno peggio dei padri: se vorranno far sì che il loro assegno sia più o meno riconducibile a quello dei loro vecchi dovranno rassegnarsi ad andare in pensione più tardi. E comunque sia, senza un sostanzioso aiuto dalla previdenza integrativa, le loro rendite saranno via via più povere. Intersecando le linee della demografia, del Pil, dell'occupazione e della durata e qualità del lavoro un corposo studio voluto ed elaborato dal Cnel e dal Cer ci racconta come sarà la nostra previdenza da ora al 2050.

Un lasso di tempo lungo durante il quale - visto il pieno passaggio che intanto si realizzerà fra sistema retributivo e contributivo - la tenuta dei conti dovrebbe restare salda: messa in rapporto con il Pil continuerà a crescere fino al 2010, ma poi finirà per l'assestarsi fra il 13,6 e il 14 per cento. Ciò sarà possibile non solo grazie al fatto che
lavoreremo e produrremo di più (lo studio dimostra, tra l'altro, che a titolo di studio più alto corrisponde una vita più lunga), ma soprattutto perché l'assegno previdenziale sarà drammaticamente più basso se riferito all'ultimo stipendio percepito. E messo in rapporto con la media dei salari il suo valore andrà affievolendosi.

Per esempio: tenendo conto del fatto che chi può avvalersi a pieno del sistema retributivo va oggi in pensione con il 67 per cento dello stipendio, chi lascerà il lavoro fra il 2020 e il 2030 avrà un assegno tarato sul 62 per cento dell'ultima retribuzione (considerando un lavoratore dipendente). Chi lo farà nel decennio successivo partirà da una base del 55 per cento, chi ancora lascerà il lavoro fra il 2040 e il 2050 solo del 48. Ciò vorrà dire - per poter godere dello stesso livello di partenza dei padri - dovrà rispettivamente lavorare un anno in più, tre anni in più e cinque anni e mezzo in più (che si aggiungerebbero al 61 anni considerati età minima pensionabile).

Non solo: visto che l'assegno e indicizzato alle pensioni, ma non al Pil diventeremo via via più poveri. Chi andrà in pensione nel 2024 (più o meno i quasi cinquantenni di oggi) potrà contare su un assegno che - rapportato alla media dei salari - varrà il 57 per cento. Ma vent'anni dopo la sua rendita corrisponderà solo al 37 per cento di quello che sarà il salario medio. Niente di inatteso in realtà: "Questo quadro nasce dalle riforme Amato e Dini" spiega Carlo Mazzaferro, professore di Scienza delle Finanze all'Università di Bolonga. Certo i giovani di adesso cominceranno a lavorare più tardi e vivranno di più, ma la loro pensione sarà a serio rischio povertà, integrazioni a parte.
(6 maggio 2009)

Fonte La Repubblica .it

____

In pratica chi ha la fortuna di lavorare messo in regola e a tempo indeterminato avrà una qualche speranza, chi invece è disoccupato o lavora in nero o con contratti a proggetto di collaborazione, part-time, etc, ci rimane fottuto in qualunque caso!

Pensione integrativa, ma quale la Mediolanum??
E con che soldi la pago se già lo stipendio NON basta per arrivare alla terza settimana?
e chi volesse metter su famiglia?
bello...

Ammesso ci si arrivi oltre il 2012 e non accadano guerre atomiche prevedo TEMPI FOSCHI...
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Old 06-05-2009, 11:24   #2
DvL^Nemo
Senior Member
 
L'Avatar di DvL^Nemo
 
Iscritto dal: Nov 2001
Città: 100 metri dal mare
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Pensioni condannate a svalutarsi
fino a un terzo delle retribuzioni
di LUISA GRION
Pensioni condannate a svalutarsi fino a un terzo delle retribuzioni

ROMA - Il temuto tracollo del sistema previdenziale non ci sarà, perché vivremo di più, lavoreremo di più, saremo più produttivi e perché un esercito di immigrati - ronde permettendo - pagherà i contributi anche per noi. Ma detto questo i figli staranno peggio dei padri: se vorranno far sì che il loro assegno sia più o meno riconducibile a quello dei loro vecchi dovranno rassegnarsi ad andare in pensione più tardi. E comunque sia, senza un sostanzioso aiuto dalla previdenza integrativa, le loro rendite saranno via via più povere. Intersecando le linee della demografia, del Pil, dell'occupazione e della durata e qualità del lavoro un corposo studio voluto ed elaborato dal Cnel e dal Cer ci racconta come sarà la nostra previdenza da ora al 2050.

Un lasso di tempo lungo durante il quale - visto il pieno passaggio che intanto si realizzerà fra sistema retributivo e contributivo - la tenuta dei conti dovrebbe restare salda: messa in rapporto con il Pil continuerà a crescere fino al 2010, ma poi finirà per l'assestarsi fra il 13,6 e il 14 per cento. Ciò sarà possibile non solo grazie al fatto che
lavoreremo e produrremo di più (lo studio dimostra, tra l'altro, che a titolo di studio più alto corrisponde una vita più lunga), ma soprattutto perché l'assegno previdenziale sarà drammaticamente più basso se riferito all'ultimo stipendio percepito. E messo in rapporto con la media dei salari il suo valore andrà affievolendosi.

Per esempio: tenendo conto del fatto che chi può avvalersi a pieno del sistema retributivo va oggi in pensione con il 67 per cento dello stipendio, chi lascerà il lavoro fra il 2020 e il 2030 avrà un assegno tarato sul 62 per cento dell'ultima retribuzione (considerando un lavoratore dipendente). Chi lo farà nel decennio successivo partirà da una base del 55 per cento, chi ancora lascerà il lavoro fra il 2040 e il 2050 solo del 48. Ciò vorrà dire - per poter godere dello stesso livello di partenza dei padri - dovrà rispettivamente lavorare un anno in più, tre anni in più e cinque anni e mezzo in più (che si aggiungerebbero al 61 anni considerati età minima pensionabile).

Non solo: visto che l'assegno e indicizzato alle pensioni, ma non al Pil diventeremo via via più poveri. Chi andrà in pensione nel 2024 (più o meno i quasi cinquantenni di oggi) potrà contare su un assegno che - rapportato alla media dei salari - varrà il 57 per cento. Ma vent'anni dopo la sua rendita corrisponderà solo al 37 per cento di quello che sarà il salario medio. Niente di inatteso in realtà: "Questo quadro nasce dalle riforme Amato e Dini" spiega Carlo Mazzaferro, professore di Scienza delle Finanze all'Università di Bolonga. Certo i giovani di adesso cominceranno a lavorare più tardi e vivranno di più, ma la loro pensione sarà a serio rischio povertà, integrazioni a parte.
(6 maggio 2009)

Fonte La Repubblica .it

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In pratica chi ha la fortuna di lavorare messo in regola e a tempo indeterminato avrà una qualche speranza, chi invece è disoccupato o lavora in nero o con contratti a proggetto di collaborazione, part-time, etc, ci rimane fottuto in qualunque caso!

Pensione integrativa, ma quale la Mediolanum??
E con che soldi la pago se già lo stipendio NON basta per arrivare alla terza settimana?
e chi volesse metter su famiglia?
bello...

Ammesso ci si arrivi oltre il 2012 e non accadano guerre atomiche prevedo TEMPI FOSCHI...
Ma di che ti lamenti !!!
http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1978178
__________________
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DvL^Nemo è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 06-05-2009, 11:49   #3
udria
Senior Member
 
L'Avatar di udria
 
Iscritto dal: Feb 2002
Città: Savona
Messaggi: 554
Mi chiedevo se fra trenta anni la pensione da lavoro e quella di vecchiaia saranno simili come importo...
__________________
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Old 06-05-2009, 12:21   #4
Dream_River
Member
 
L'Avatar di Dream_River
 
Iscritto dal: Feb 2007
Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
Messaggi: 362
E a me che mi frega, io il pensione in tutti i casi ci andrò dopo il 2050 (se ci arrivo)

Se non riesco a emigrare, spero di riuscire a trovare un posto come lavoratore statale (magari insegnante) che almeno sul lato della pensione non se la passano malissimo
__________________
Chiesa Valdese - Remember, my child: Without innocence the cross is only iron, - Grazie Daniele di regalarmi ogni giorno il tuo amore! - Per l'Alternativa - Chi ci pensa nel miele, annega - La Filosofia è come la Russia, piena di paludi e spesso invasa dai tedeschi. (Roger Nimier)
Dream_River è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 06-05-2009, 12:21   #5
tulifaiv
Senior Member
 
L'Avatar di tulifaiv
 
Iscritto dal: Jun 2007
Città: Roma
Messaggi: 2620
cfr. http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1978178
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Old 06-05-2009, 12:22   #6
gbhu
Senior Member
 
Iscritto dal: Apr 2008
Messaggi: 1242
Chi è in pensione oggi (da lavoratore) in genere prende una pensioncina abbastanza buona, sopratutto se ex dipendente pubblico o delle ferrovie.
Questo perché il sistema pensionistico pubblico ha sempre funzionato come la "catena di sant'Antonio", dove una massa di lavoratori paga coi propri contributi la pensione a relativamente pochi pensionati.
Ciò non può durare perché i pensionati aumentano e i lavoratori diminuiscono, a meno di imporre contributi sempre più alti.
In realtà la pensione non dovrebbe essere altro che una rendita, che andrebbe calcolata come previsto dalle tabelle attuariali, tenendo conto dei contributi effettivamente versati, dell'età, aspettativa di vita, etc...
Quasi tutte le pensioni erogate oggi sono molto superiori a quello che risulterebbe dal punto di vista matematico (anzi sono enormemente superiori per gli ex dipendenti pubblici).
Ovviamente sono irrisorie le pensioni minime e sociali. Bisogna però tener presente che le pensioni sociali sono più che altro un atto di generosità e di civiltà, in quanto chi la percepisce potrebbe anche aver versato poco o nulla dal punto di vista contributivo (e quindi dal punto di vista matematico non dovrebbe in realtà percepire alcuna pensione).
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