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#41 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2006
Città: Trapani (TP)
Messaggi: 3098
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La differenza è che PRIMA (grazie al pugno di ferro) ce l'avrebbero quasi fatta se non ci fosse stata di mezzo la CIA.
DOPO non ce la stà facendo nessuno anche perché Karzai è solo un ometto interessato ai suoi tornaconti che se ne strasbatte del suo paese.
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A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
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#42 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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Infatti oramai l'unica salvezza per il pakistan è un golpe militare sul modello algerino o turco per cercare di salvare il salvabile. Han ceduto pure, oltre alle aree tribali che storicamente sono fuoricontrollo, anche un intero distretto pakistano (regione dello Swat). L'attuale premier fa ridere, in confronto Musharraf era un gigante. Quantomeno, anche se purtroppo raramente, Musharraf qualche mazzata alla feccia del suo paese- Alla Putin- la dava http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...pakistan.shtml Purtroppo non vedo molti Ataturk in giro...nessuno che abbia il coraggio (e la forza) di fare quello che andrebbe fatto per salvare il paese.
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We are the flame and darkness fears us ! Ultima modifica di zerothehero : 15-04-2009 alle 19:41. |
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#43 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
Città: Torino - Molise
Messaggi: 1812
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beh, pare che ci siamo capiti..
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[The Matrix Clan] eoropall - La nuova Cometa Rossa PowerBook G4 Titanium - Think Different.."La violenza è l'ultima risorsa degli incapaci" - "Il Saggio educa sè stesso" - MacUpgradeClub - (P. Coelho) Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno. |
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#44 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
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Guardate che neanche la Nato è in grado di controllare ogni singolo villaggio afghano, figuriamoci che può fare Karzai.
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We are the flame and darkness fears us ! |
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#45 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2006
Città: Trapani (TP)
Messaggi: 3098
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In alternativa qualsiasi parassita del papavero da oppio che sia paragonabile alle cavallette andrebbe bene. Dopodiché, una volta che gli togli "il soldo" inizi a sfoltire. Senza oppiacei da rivendere e senza agricoltura le tribù sarebbero costrette a spostarsi in città e nei territori "controllati".
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A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
Ultima modifica di ConteZero : 15-04-2009 alle 19:57. |
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#46 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
Città: Torino - Molise
Messaggi: 1812
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Vedi anche accordi internazionali.. Quote:
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#47 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Messaggi: 666
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la verità è che li nessuno si sente afghano, il governo di Kabul è come se non esistesse, fuori dalla regione di kabul conta l'etnia e il clan, non l'essere afghani, pakistani o uzbeki. Ci sono regioni dell' afghanistan dove dal 2001 non hanno ancora visto un soldato occidentale e nemmeno sanno cosa succeda nel loro paese, una buona percentuale degli afghani (si parla di numeri a 2 cifre) non ha nemmeno idea del perchè si trova soldati stranieri dietro casa (in alcune regioni remote i talebani o chi per essi dicono agli abitanti dei villaggi che stanno tornando i sovietici, per farli combattere contro i soldati della NATO)
L' afghanistan non è l'iraq, l'afghanistan è un pezzo di medioevo a 8 ore di aereo da roma. Ultima modifica di easyand : 15-04-2009 alle 19:58. |
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#48 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
Città: Torino - Molise
Messaggi: 1812
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L'Italia "ricostruisce" il Sistema Giustizia in Afghanistan, proprio noi, incredibile ma vero, il mirabolante esempio "da esportare" insieme a tutto il resto.. Adesso tutto si spiega..
![]() http://www.ateneosapienza.com/public...enti&Itemid=41 Mercoledì 25 Febbraio 2009 21:26 L'Italia riforma il sistema giudiziario dell'Afghanistan di Laura Fracassa L’Italia, con l’apporto di propri inviati, esperti in materie giuridiche, ha riformato, dopo anni di intenso lavoro, il sistema giudiziario dell’Afghanistan. Il progetto ha avuto inizio nel 2002, quando alla Conferenza di Tokio l’Italia e altri quattro paesi si sono assunti l’onore di guidare la nascita di un nuovo sistema di governo in Afghanistan. Al nostro paese, in particolare, è stato affidato il compito di creare e attuare la completa riforma del sistema giudiziario afgano, un sistema carente e, in molte regioni del paese, del tutto inesistente. La difficoltà maggiore è stata quella di trovarsi di fronte ad uno Stato dove la quasi totalità dei cittadini è di religione islamica e dove non esiste un diritto distinto dalla shariah. L’ordinamento dello Stato Afgano, infatti, si richiama direttamente alla religione islamica comportando un diritto essenzialmente fondato su norme religiose. Il Corano, essendo l’esatta espressione del dettato di Dio, costituisce per ogni musulmano la strada da seguire in tutti i momenti della vita privata e della vita pubblica. In Afghanistan le Corti secolari sorte agli inizi del Novecento sono ancora oggi le protagoniste del sistema giudiziario. Lo studio del diritto si è affermato solo nel 1928, anno in cui è stata istituita la prima facoltà di legge all’Università di Kabul: a tale data risale anche la prima distinzione nel sistema delle fonti tra fonti primarie e secondarie. La fonte primaria era la norma di legge mentre la fonte secondaria era costituita dalle pronunce della giurisprudenza. Dopo anni di numerose lotte tra le potenze che miravano ad assumere la guida del paese, con la sconfitta dei Talebani è cominciata la ricostruzione di un paese completamente distrutto. Poiché anche il sistema giudiziario penale era stato completamente annullato ed il potere era stato esercitato da autorità di fatto si è ritenuto necessario creare un sistema nuovo con regole nuove e con protagonisti nuovi. Già con gli Accordi di Bonn del 2001 si era ravvisata la necessità di modernizzare la Costituzione afgana del 1964 introducendo alcuni principi cardine del sistema occidentale; il riconoscimento dei diritti umani, la libertà di manifestare pubblicamente, la libertà di espressione, la libera circolazione, il diritto di eleggere e di essere eletti, il divieto di applicare pene detentive ai debitori ed il fondamentale principio di uguaglianza tra gli uomini e le donne. E proprio con gli Accordi di Bonn e con la Conferenza di Tokio all’Italia è stato conferito il ruolo di leader per la ricostruzione del settore giustizia in Afghanistan. Il progetto da realizzare consisteva nella riorganizzazione di tre settori ritenuti di primaria importanza. Il primo settore comprendeva la ristrutturazione del Ministero della Giustizia, la riorganizzazione della magistratura, la formazione e l’aggiornamento della magistratura, le riforme normative; il secondo la riorganizzazione del sistema penitenziario ed il terzo la riforma del sistema minorile. Il difficile compito di controllo e di coordinazione di tutto il progetto è stato affidato a Fausto Zuccarelli, Sostituto Procuratore della Direzione nazionale antimafia, che ha individuato come primaria necessità quella di completare il nuovo codice di procedura penale afgano, depurato da tutte quelle regole che si presentavano lesive dei diritti umani. L’idea è stata quella di formulare un codice snello, semplice e chiaro che doveva nascere con la collaborazione dei giuristi locali così da coinvolgere nel progetto gli stessi afgani. Hanno dato il loro apporto i rappresentanti delle maggiori istituzioni giuridiche afgane: il Ministero della Giustizia, il Ministero dell’Interno, la Corte Suprema, la Commissione Giustizia e la Procura Generale. Il primo problema, come testimonia il coordinatore, è stato quello di individuare le fonti, per lo più consuetudinarie. Si è arrivati alla conclusione che nel concreto la giustizia penale era detenuta da gruppi tribali che applicavano norme tradizionali, spesso lontane dai comandamenti contenuti nel Corano e completamente carenti del rispetto per i diritti umani. E proprio l’elaborazione e la stesura di un codice di procedura penale scritto è stato il passo fondamentale per garantire il rispetto di tali diritti. Il codice è stato rinnovato dopo la risoluzione di numerosi problemi, dovuti alla difficoltà di coniugare i principi democratici con le usanze del luogo. I principi cardine del nuovo codice, ancora non del tutto radicati nella cultura nazionale, sono essenzialmente l’onere della prova, la presunzione di innocenza dell’indagato, la parità tra l’accusa e la difesa, il rito inquisitorio, i tre gradi di giudizio. Più nello specifico, di fondamentale importanza è la disposizione che stabilisce che l’accusato fermato e detenuto debba, nel breve termine di 15 giorni, esser ascoltato dalla Corte per dare avvio al giudizio, finalizzato all’accertamento della sua colpevolezza. Zuccarelli ha sottolineato che la riforma più contrastata è stata quella relativa all’esercizio dell’azione penale. In Afghanistan le indagini venivano svolte autonomamente dalla polizia giudiziaria ed il Pubblico Ministero svolgeva solo un ruolo di mero controllo dell’attività svolta. L’aver affidato al Pubblico Ministero l’impulso delle indagini ha generato le proteste dei rappresentanti della polizia giudiziaria che si sono visti spodestati e subordinati all’attività dell’autorità giudiziaria. Altra problematica, di non facile soluzione, è stata la creazione del sistema di competenza territoriale dei giudici dato che il territorio afgano si presenta molto frammentato. Si è così deciso di dar vita ad uffici giudiziari facenti capo alle province in cui il territorio era già strutturato, così da garantire una copertura giudiziaria estesa a tutto il territorio. Zuccarelli spiega che fondamentale è stato l’avvicinarsi al mondo afgano con rispetto e cautela, cercando di cogliere la percezione della comunità afgana riguardo alla giustizia. Dopo un primo periodo di permanenza, ha preso coscienza del fatto che nel Paese il livello di legalità era molto basso o addirittura inesistente. È così giunto alla conclusione che fosse altresì fondamentale formare, attraverso corsi di formazione, giudici e avvocati forensi in quanto il sistema non sarebbe potuto funzionare senza validi giuristi. Ciò è avvenuto anche attraverso l’idea di un progetto che ha mirato a far ritornare in Afghanistan cittadini afgani emigrati in paesi occidentali dove avevano ricevuto una formazione giuridica democratica. I cambiamenti operati sono molti e sarà il futuro a dimostrare quanto potranno radicarsi in un contesto caratterizzato da usi e costumi di profonda tradizione islamica. Ciò che si deve senza dubbio elogiare è la capacità dei nostri inviati di aver elaborato un codice giudiziario che tutela i diritti fondamentali dell’uomo nel rispetto della cultura e del sentire religioso della popolazione afgana.
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Musharraf era un dittatore, ma sono solo gli uomini forti che da quelle parti riescono ad arginare l'integralismo e a modernizzare i paesi.
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