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#81 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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2) il mio link non funzionava perché (per ragioni che ignoro) quando si mette una parentesi dopo un link, viene inglobata nel link: adesso è a posto e puoi aprirlo; 3) le analisi degli economisti francesi sulla Francia e quella del Bri sull'Italia e su altri paesi sono entrambe analisi accreditate; 4) è troppo comodo dire che una posizione è ideologica quando è diversa dalla tua; 5) postulare che la ripartizione fra salari e profitti del pil è fissa è ideologico e non perché è un'idea che non condivido, ma perché lo studio effettuato sul caso italiano mostra chiaramente che i salari crescono quando i rapporti di forza contrattuali sono favorevoli ai lavoratori e calano quando smettono di esserlo; in Francia non sarà così perché evidentemente i loro lavoratori hanno sindacati migliori dei nostri e/o sanno farsi valere più di noi. Non a caso scendono in piazza se si ipotizza una deregulation del mercato del lavoro che è infinitesimale rispetto a quella attuata in Italia con il pacchetto Treu e successive riforme. Quote:
La globalizzazione aumenta la ricchezza complessiva. Io discuto di come debba essere ripartita la ricchezza, cosa che forse per te è ininfluente, visto che a tuo avviso i salari e i profitti sono sempre la stessa percentuale del pil e quindi basta aumentare il pil. Io la penso diversamente, quindi giungo a conclusioni differenti. Pazienza. Detto questo, la chiudo qui: per quanto il discorso sia interessante, siamo off topic. L'unico mio intento, in questo thread, era sottolineare l'assurdità di essere favorevoli al libero mercato e alla libera contrattazione e poi, visto che il rumeno ha un contratto e tu no, correre a chiedere l'intervento dello stato affinché vari le quote padane sui posti di lavoro. Il resto del discorso, per quanto stimolante, non servirà certo a convincere qualcuno del fatto che la situazione è un po' più complessa di come la dipinge Bossi. Anzi, probabilmente l'impressione sarà che tu hai torto, ZerotheHero ha torto, io ho torto a prescindere perché sono comunista e quindi ha senz'altro ragione Bossi, che almeno non fa tanti giri di parole
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Inviato dal mio pollo di gomma™ usando la carrucola Ultima modifica di nomeutente : 11-03-2009 alle 18:11. |
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#82 | ||
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Quell'articolo dice che quello che é avvenuto in Italia é avvenuto anche in Francia. Quindi il tuo link e il mio non possono avere contemporaneamente ragione e contemporaneamente torto. Secondo me c'é un problema in queste analisi che deriva dal tipo di analisi che si fa. Se si fa la ripartizione partendo dai bilanci aziendali si avranno delle risposte. Se si fa l'analisi sui conti nazionali (é il caso del tuo articolo) si avranno dati molto diversi. La diversità a mio avviso é spiegata dal peso del debito pubblico. Gli interessi sul debito sono remunerazione del capitale, non certo salario. Ma se invece si guardano i dati sulla spartizione del valore aggiunto nelle aziende tra capitale e salario l'andamento é invece costante. (non che sia una retta, ma nel trend di fondo) Quote:
E questo é cio che trovo ipocrita nelle rivendicazioni nazionaliste o leghiste. Perché non prendiamoci in giro il problema non é certo che l'operaio rumeno o italiano (in uk) guadagna di meno. Il problema é che é rumeno o italiano. |
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#83 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14073
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We are the flame and darkness fears us ! |
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#84 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Un ultimo appunto
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Quello di Repubblica cita uno studio della Bri (certamente non si tratta di un ente con simpatie comuniste). Quello di Liberation cita le parole di Piketty. Prima di tutto, non mi pare che Piketty, in generale, faccia spallucce sul problema della distribuzione del reddito: al contrario, il suo libro sulle diseguaglianze, analizza come differenti politiche economiche e tassi diversi di crescita del pil portino a differenti distribuzione di reddito. Riguardo agli Usa, ad esempio, sottolinea come si stiano arricchendo i ricchi e impoverendo i poveri. Quindi se la tesi è "come dimostra Piketty, salari e profitti sono in proporzione stabile perennemente", già la citazione è sbagliata e di conseguenza lo è anche la tesi. Forse, semplicemente, riguardo alla Francia ha idee diverse: può darsi che i dati in suo possesso mostrino che la politica economica francese è particolarmente egualitaria rispetto a quella di altri paesi. O forse l'articolo di Liberation non è così corretto e imparziale... del resto il fulcro della discussione sembra essere "Besancenot è in malafede", quando è molto più probabile che il senso delle parole di Piketty, coerentemente con il resto della sua teoria, potrebbe essere non già "le diseguaglianze non aumentano", ma "a dire il vero le diseguaglianze si sono acuite, nei paesi ocse, nel corso degli anni 80 e non nel corso dei 90". Imho è superfluo ogni altro commento, ma non ho certo la pretesa di convincerti
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#85 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Ed é chiaramente scritto che,statisticamente, é il picco tra fine anni'70 e inizio anni '80 ad essere una eccezione. E questo andamento, citando lo studio di Clerc é costante in tutte le economie internazionali. La malafede di liberation non mi pare che possa essere la causa, visto che oltre che Besancenot si critica chiaramente Hamon, che é il portavoce del PS, quindi riferimento politico esplicito di Liberation. Io invece vedo chiaramente la differenza di cui ti ho esposto prima, in quei dati si parla in modo esplicito di ripartizione del valore aggiunto. Di questo non si parla nell'articolo di Repubblica e i dati di riferimento della BRI sono tutti riferiti al PIL, scomposto in due variabili (capitale e profitti) |
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#86 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Hai ragione, ma francamente non ne capisco il motivo, né capisco in che modo questo possa portare a conclusioni diverse.
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Inviato dal mio pollo di gomma™ usando la carrucola |
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#87 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Analizzando nel complesso il PIL guardi il risultato totale senza distinzione tra dinamiche private ed effetti dell'azione dello Stato. Lo Stato ha un chiaro impatto ridistributivo. Se ad esempio le tasse fossero solo sul capitale e queste risorse fossero totalmente destinate al pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, ci sarebbe uno spostamento netto verso i salari nella contabilità nazionale. E ovviamente dovrebbe valere credo pure l'inverso. Ovviamente però la stragrande parte delle spese pubbliche sono salari, sotto forma di stipendi o pensioni. In più c'e l'effetto del debito. Quando lo stato ha un disavanzo primario, questo per farla semplice credo abbia l'effetto di scambiare una remunerazione futura del capitale, in una remunerazione presente del salario (perché la gran parte della spesa dello stato va in salari dei dipendenti pubblici o dei pensionati). quindi mi sembra coerente che quando lo Stato ha grossi disavanzi primari (come a cavallo tra '70 e 80) a livello di contabilità nazionale ci sia uno spostamento della spartizione verso i salari. Quando al contrario lo Stato é costretto ad avere grossi avanzi primari (per ripagare il debito) l'equilibrio si sposta a svantaggio dei salari. E in effetti questo andamento é coerente sia col picco a favore dei salari del periodo 74-83 sia col picco a favore del capitale nella seconda metà degli anni '90. |
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#88 |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2008
Messaggi: 71
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che cagata
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#89 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Quindi non ha senso guardare solo al va anziché al pil. Come tu affermi, lo stato ha una funzione redistributiva, che si esplica anche attraverso l'assunzione di manodopera. Le relazioni complessive fra profitti e salari non possono non tener conto dell'impatto della politica economica, visto che essa è appunto uno dei principali strumenti con cui gli stati intervengono su questa proporzione. Se uno stato attua una politica di tendenziale pieno impiego tramite la funzione pubblica, come avviene nei i paesi nordici ad esempio, avrai società molto più egualitarie rispetto a quelle in cui lo stato non assume personale e la disoccupazione è più alta (con conseguente minor potere contrattuale dei lavoratori e quindi salari più bassi). Nel momento in cui lo stato ha adottato una politica di rigore, il prezzo si è riversato sui salari e non sui profitti. Non vedo quindi ragione per negare l'esistenza di un accrescimento proporzionale dei profitti rispetto ai salari negli ultimi 20 anni, a prescindere da quali siano gli specifici elementi che hanno contribuito al fenomeno.
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#90 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Per farlo semplice, il capitale azionario FIAT non mangia una fetta piu grande del valore creato dal lavoro degli operai. Mentre altre tipologie di capitale (chi detiene il debito pubblico) prende invece una fetta piu grande sulla ricchezza creata dal paese. Quindi a differenza di cosa dice l'articolo di repubblica (tra capitalisti e operai hanno stravinto i capitalisti) io direi che in questa guerra il vincitore é stato il debito pubblico. La differenza tra Italia e norvegia non é quanto si spenda o si sia speso per salari pubblic, quanto semmai il fatto che in Italia quelle spese sono state finanziate dal debito. |
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#91 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Sicuramente non hai tutti i torti, però a fronte del rendimento dei bot, c'è anche l'utilizzo del debito: se fosse tutto finalizzato a pagare stipendi a dipendenti pubblici, potremmo dire (con molta approssimazione, per carità) che è un gioco a somma zero, quindi non ci sarebbe quel grande impatto. Inoltre il debito pubblico negli anni 80 non ha finanziato solo gli stipendi dei dipendenti pubblici ma anche i profitti, tramite le commesse. Infine i rendimenti dei bot sono calati drasticamente negli anni 90, quindi il loro ruolo nell'aumento della quota di profitti è discutibile. Ma al di là di tutto ciò, anche se ci riferiamo al valore aggiunto, dal 1992 al 2001 il profitto lordo è passato dal 25 al 33% (lo ha detto Fazio nel 2002: http://www.aziendalex.kataweb.it/art...1876&idCat=375 ). Girala come vuoi, ma negli anni 90 i padroni ci hanno guadagnato e i lavoratori ci hanno perso. Perdona la terminologia un po' da sindacalismo anni settanta, ma dopo tanti numeri volevo sentirmi un po' più concreto
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#92 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
Città: Torino - Molise
Messaggi: 1812
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Io ti avevo chiesto di misurarti in un contesto reale, con SOGGETTI (e relative esigenze) REALI (vedi operai inglesi vs italiani) ma tu da quell'orecchio non ci vuoi sentire, la tua "realtà" aka visione gia ce l'hai ergo non te ne servono "altre".. Per cui mi limiterò ad evidenziarne la base.. Quote:
Tutto il "resto", qualunque altra considerazione (vedi interventi di nomutente) sono scuse, un qualcosa atto a legittimare il suddetto male assoluto (nel senso di UNICO ndr) Uguale uguale alla convinzione di Shambler (che a te piace tanto prendere per i fondelli) che tutti gli "stupri interraziali" fossero di "natura etnico xenofoba" aka "sfregi" dettati dall'odio per il diverso..
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#93 | ||
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Nel caso in cui ci sia il debito la somma non può essere zero. Perché quando lo stato si indebita la spesa é superiore alle entrate. E viceversa Quote:
Il problema in quel dato che tu citi é che prendi come valore iniziale un anno di recessione. E come valore finale un anno che vedeva gli ultimi effetti del boom di fine millennio. E' chiaro che il dato del 1992 sia influenzato dalla recessione e che quindi prenderlo come valore di riferimento é statisticamente poco rilevante. |
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#94 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Non hai fatto un solo intervento nel merito del dibattito e dici che io "delegittimo" |
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#95 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Fra l'altro, il fatto che ci sia recessione o boom, non vedo come possa interferire nell'analisi: non stiamo discutendo di quanta ricchezza è stata prodotta, ma di come è stata ripartita: fai un raffronto con le ore lavorate, che dal 1993 al 2006 aumentano del 7% (http://www.soldionline.it/soldinews/...i-ore-lavorate ) e puoi vedere che la recessione e il boom non implicano un abbattimento o un'esplosione dei soli profitti (ovviamente) ma anche un parallelo abbattimento o esplosione delle ore lavorate, con ripercussione sul salario. Ok che con la statistica si può anche fare i truci, ma io dubito che possa esserci qualche possibilità di dimostrare concretamente che negli anni 90 non si è verificata una compressione salariale.
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#96 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
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#97 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Fritz! ed Eoropall, non mi piace intervenire come moderatore in discussioni nelle quali partecipo come utente, ma se non cessate immediatamente la polemica personale mi vedrò costretto ad intervenire.
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#98 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Parlando della quantità di ore lavorate, bisogna legare il dato alla produttività ooraria del lavoro. Ci stiamo avvitando in calcoli un po' complessi, me credo che sia pacifico che negli ultimi anni la produttività sia stata stagnante. almeno cosi dice eurostat ![]() Tieni anche conto che questo tipo di evoluzione indica, indirettamente, che la crescita é avvenuta in quegli anni per l'apporto di lavoro che crea poco valore aggiunto. C'é ovviamente un effetto sui conti generali in tutto ciò perché piu una tipologia di lavoro crea valore aggiunto piu questo lavoratore ha la capacità di ritenere per se una quota maggiore di ricchezza creata. Se nel complesso del sistema si creano posti di lavoro che hanno poca produttività questi lavori sono anche gli stessi che hanno minore capacità di contrattare la propria fetta sul valore che creano. E questo lo si vede anche in questo grafico di bankitalia che dice che la crescita dal 2000 in poi é avvenuta dalla mera aggiunta di ore lavorate, con una crescita nulla della produttività oraria ![]() PEr quanto riguarda la ripartizione dei profitti sul valore aggiunto, io non ho mai detto che questa é una retta costante. E' naturale che vari, ed é lecito aspettarsi un andamento parallelo a quello del ciclo economico anche se sfasato. Quando le aziende ristrutturano la redditività sale il che implica che ci dovrebbe essere un aumento della quota dei profitti. Che negli anni '90 si sia assistito a un andamento a favore del capitale é risaputo. Ma questo non é solo dato dalla globalizzazione e dalla compressione salariale. E' dato anche dalla rivoluzione informatica, che ha rappresentato un balzo per la redditività del capitale delle aziende. Balzo che come ovvio significa che i profitti sono aumentati per un migliore resa del capitale. In quegli anni la fetta di torta é aumentata per il capitale perché la torta é aumentata. Negli anni seguenti si é invece assistito a un calo
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#99 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
Città: Torino - Molise
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Chiedo venia, da parte mia non c'è nessuna polemica, vedi faccina stordita (
) Ho risposto al "Ma chi ti conosce ?" come avrei fatto con mio fratello (all'asilo
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#100 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2000
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