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Old 24-02-2009, 00:53   #61
Kharonte85
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L'Avatar di Kharonte85
 
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Cerchiamo di distinguere:

1) Da un lato c'è la vittima a cui bisogna pensare.

2) C'è da evitare che quello che è successo si ripeta.


Queste due cose andrebbero seguite entrambe da strutture e persone IDONEE che in Italia esistono solo a campionatura piu' unica che rara.

Il fatto che questa struttura all'avanguardia segua la seconda condizione non puo' raccogliere il demerito della controparte che si presenta in molti casi assente.

Bisogna porre l'attenzione su entrambe le cose: SEMPRE

Faccio notare altre cose:

- Pene piu' severe non sono correlate a diminuzione del crimine, le pene certe invece lo potrebbero essere.

- In un ambiente carcerario classico (seguito male) le possibilità che chi compie il crimine si "redima" è piu' bassa rispetto ad una struttura come citata, anzi il piu' delle volte il clima carcerario e la difficoltà del reinserimento sociale comportano un sentirsi esclusi e sostanzialmente sentimenti di rancore e rabbia che non aiutano.


Diciamo che se certe affermazioni sono fatte per soddisfare una brama di vendetta, sappiate che non serve a nessuno: ne' alla vittima che il trauma non potrà mai dimenticare, ne' al criminale che alla prima occasione potrebbe ricommettere il crimine, ne' tantomeno alla società che perde 2 individui in un colpo solo.

Ultima modifica di Kharonte85 : 24-02-2009 alle 10:24.
Kharonte85 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-02-2009, 01:14   #62
Fedozzo
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Originariamente inviato da Kharonte85 Guarda i messaggi
Cerchiamo di distinguere:

1) Da un lato c'è la vittima a cui bisogna pensare.

2) C'è da evitare che quello che è successo non si ripeta.


Queste due cose andrebbero seguite entrambe da strutture e persone IDONEE che in Italia esistono solo a campionatura piu' unica che rara.

Il fatto che questa struttura all'avanguardia segua la seconda condizione non puo' raccogliere il demerito della controparte che si presenta in molti casi assente.

Bisogna porre l'attenzione su entrambe le cose: SEMPRE

Faccio notare altre cose:

- Pene piu' severe non sono correlate a diminuzione del crimine, le pene certe invece lo potrebbero essere.

- In un ambiente carcerario classico (seguito male) le possibilità che chi compie il crimine si "redima" è piu' bassa rispetto ad una struttura come citata, anzi il piu' delle volte il clima carcerario e la difficoltà del reinserimento sociale comportano un sentirsi esclusi e sostanzialmente sentimenti di rancore e rabbia che non aiutano.


Diciamo che se certe affermazioni sono fatte per soddisfare una brama di vendetta, sappiate che non serve a nessuno: ne' alla vittima che il trauma non potrà mai dimenticare, ne' al criminale che alla prima occasione potrebbe ricommettere il crimine, ne' tantomeno alla società che perde 2 individui in un colpo solo.
Del secondo ne faremmo volentieri a meno.
Ripeto, è dimostrato che la nosatra bonaggine reclama violenti, non prenderne atto non solo è ignavia, ma data l'urgenza, è vera colpa.
__________________
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Old 24-02-2009, 08:21   #63
Dragan80
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Originariamente inviato da paulus69 Guarda i messaggi

al solito:
alle vittime di reati sessuali che a vita dovranno conviverci.....'na mazza.
ai loro carnefici....corsi di recupero e sostegno psicologico.
complimenti.
il carcere non deve essere educativo...(che ad educare è compito principe della società)ma punitivo.
Visto che quando il detenuto esce (qualsiasi sia il reato che abbia commesso) potrebbe diventare il mio vicino di casa, preferisco che venga "educato" in modo da potere vivere nella società.

Questa "educazione" comprenderà una parte punitiva, una parte riabilitativa e una parte di preparazione al reinserimento
__________________
leggere il punto 6 del regolamento, grazie

Ultima modifica di Dragan80 : 24-02-2009 alle 08:31.
Dragan80 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-02-2009, 08:53   #64
eoropall
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Quote:
Originariamente inviato da Dragan80 Guarda i messaggi
Visto che quando il detenuto esce (qualsiasi sia il reato che abbia commesso) potrebbe diventare il mio vicino di casa, preferisco che venga "educato" in modo da potere vivere nella società.

Questa "educazione" comprenderà una parte punitiva, una parte riabilitativa e una parte di preparazione al reinserimento
Giusto, un "normale" soggetto "depravato trasgressivo" puo essere "educato", nel senso che gli si puo far capire (spero) che certi "sfizi" si pagano molto cari, magari dandogli anche (vedi articolo) un supporto psicologico per aiutarlo a guardare "altrove" e soprattutto in modo diverso..

"Educato" ecco, questo è un temine corretto, ma se parliamo di "curare" il cervello umano in un "certo particolare ambito", allora la cosa diventa infinitamentre più complessa, diciamo pure impossibile..

Quote:

I pedofili non guariscono

Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. Amezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sessant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.
In qualità di terapeuta tenta il recupero di pazienti che si sono macchiati di questi reati anche all’interno del clero. In veste di studioso e ricercatore, è chiamato a tenere corsi di aggiornamento per superiori del clero, su questi temi. «Il primo caso di cui mi sono occupato riguardava un laico e mi ha insegnato che riconoscere un pedofilo non è cosa semplice, anche se sei un esperto» spiega Pacciolla. «Bruno aveva 35 anni e veniva da me per curare i suoi stati d’ansia dovuti alla separazione dalla moglie e alla disoccupazione. Dopo 2 anni di trattamento, di punto in bianco, mi rivelò che molto tempo prima aveva abusato di sua figlia, quando lei aveva 4 anni. La toccava mentre dormiva». Come andò a finire? La ragazza a 16 anni soffriva di stati dissociativi che non le permettevano di studiare con profitto. Il padre sparì poco dopo avermi rivelato il suo segreto. Quando vide il primo pedofilo in abito talare? Era il 1995 e mi trovavo fuori Roma. Un viceparroco di 29 anni trovò un pretesto per avvicinarmi e mi confidò che allenava la squadra di calcio dell’oratorio e al termine delle partite si improvvisava massaggiatore per toccare i bambini di 8-9 anni. Dopo il racconto, non si fece più vivo. Ricordo anche il caso di un frate straniero 55enne: da un lato aveva un’autentica ossessione per l’orario delle messe e per alcune sequenze di preghiere; dall’altro metteva in pratica fantasie masturbatorie con bambini, con la scusa che «anche loro sorridevano. Messo di fronte al fatto che un bambino non può scegliere liberamente di partecipare a un atto sessuale, dopo tre sedute si volatilizzò pure lui. In entrambi i casi segnalai i soggetti al vescovo di riferimento e all’autorità giudiziaria. Lei denuncia i suoi pazienti? L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale quando è a rischio un bene comune. Poiché arrestare le tendenze pedofile di un soggetto è impossibile, occorre impedirgli di delinquere ulteriormente. Le sue segnalazioni hanno sempre effetto? Intervenni ripetutamente contro un prete che aveva abusato di sette adolescenti e pretendeva addirittura di farsi nominare superiore. Non finì in galera ma restò al suo posto. A poco a poco le famiglie coinvolte ritirarono le denunce e il caso si spense. Ma di certo quel frate non è guarito. Un pedofilo è incurabile? Curabile ma inguaribile, a mio parere. Primo, è veramente difficile che un pedofilo venga a chiedere aiuto da solo: arriva in terapia per altri disturbi o se viene implicato in vicende giudiziarie. Secondo, un pedofilo non riconosce la propria inclinazione, oppure non ritiene che abbia una connotazione negativa. Terzo, trattandosi di una preferenza sessuale, è pressoché impossibile variarla clinicamente. Quarto, messo davanti ai dati di fatto, in poche sedute il pedofilo abbandona il trattamento. Cosa pensa dell’ipotesi di castrazione chimica? Elimina solo l’erezione ma il pedofilo resta tale e sfoga le proprie pulsioni con altre parti del corpo, anche con maggiore veemenza a causa della frustrazione. Come si interviene allora su un paziente affetto da pedofilia? Somministrandogli antidepressivi Ssri a basso dosaggio lo si rende più permeabile al colloquio psicoterapeutico. In quella sede è possibile abituarlo a riconoscere in anticipo le immagini mentali che lo portano all’eccitazione, aumentando quindi le sue possibilità di autocontrollo. Ma anche quando il soggetto è collaborativo resta come un vulcano spento che può esplodere improvvisamente. Per questa ragione non credo sia prudente che i sacerdoti pedofili tornino ai loro incarichi. Il Vaticano cosa le dice? Personalmente non ho mai subito alcuna censura, anche se so che in non pochi casi è stata messa in atto una vera e propria «cover up policy» da parte di soggetti ecclesiastici. Non sempre le autorità ecclesiastiche hanno collaborato con le indagini delle autorità giudiziarie. Ora sembra che vi sia maggiore disponibilità, ma le resistenze sono ancora eccessive. In tribunale i casi di pedofilia in seno al clero sono sempre più frequenti. Il fenomeno è in crescita? È solo una questione di visibilità. Il clero dei paesi anglosassoni ha una maggiore percentuale di casi di pedofilia conclamata perché i loro sistemi giudiziari vantano certezza e immediatezza della pena. Al contrario, dove la pena è solo probabile e lontana nel tempo, la denuncia diventa una fonte di stress per la vittima e i suoi familiari. Alcuni poi ritengono che nelle culture latine, a prevalenza cattolica, sia più facile per la Chiesa tenere nascosta un’infamia. Ci sono differenze tra pedofili laici ed ecclesiastici? No. Le cause sono comuni: traumi subiti in infanzia o desiderio di provare nuove esperienze. Per tutti e due la pedofilia può essere una patologia, se la tendenza è stabile nel tempo, o soltanto un reato, per il quale basta un unico atto sessuale. Chi è la vittima tipo del prete pedofilo? I sacerdoti abusanti di orientamento eterosessuale molestano di solito le fedeli adulte e, meno frequentemente, suore e bambine. I sacerdoti pedofili con orientamento omosessuale, invece, statisticamente prediligono i bambini, specialmente prepuberi. Cosa succede a questi bambini quando diventano grandi? Difficile dirlo. Molti accusano un grave disturbo di personalità, detto borderline. Spesso i maschi esternalizzano la sofferenza diventando a loro volta abusanti, mentre le femmine soffrono in modo più intimo. Si è mai lasciato sopraffare dall’orrore di un racconto? Non posso dimenticare la storia di un quarantenne che dopo aver abusato della figlia primogenita, ormai diciassettenne, si era dedicato ai due gemelli secondogeniti, dodicenni: un maschio e una femmina. Violentava entrambi e, quando la bimba rimase incinta, la portò ad abortire firmando perché uscisse in anticipo dall’ospedale per poterla subito violentare di nuovo. Al termine dell’incidente probatorio andai nel bagno del tribunale a piangere.


Fonte: Panorama n. 50 dicembre 2007
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"La violenza è l'ultima risorsa degli incapaci" - "Il Saggio educa sè stesso" - MacUpgradeClub - (P. Coelho)
Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno.

Ultima modifica di eoropall : 24-02-2009 alle 09:27.
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Old 24-02-2009, 09:02   #65
GianoM
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Ma che discorso è?
Parti dal fatto che ha stuprato innanzitutto.
L'obbiettivo della pena è il disincentivo :
" Cazzo se stupro mi rompono il culo, meglio che evito"

A sto punto potrei dirti
<<Guarda che carina, ora me la ingroppo, tanto non cè il carcere duro.>>

-_- che razza di discorsi fate.
Tu che discorsi fai, non hai le minime basi di psicologia per poter parlare di questo argomento.
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Old 24-02-2009, 09:50   #66
Ziosilvio
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Tu che discorsi fai, non hai le minime basi di psicologia per poter parlare di questo argomento.
Da utente:
Il punto non è se Fedozzo abbia o no "le minime basi di psicologia per poter parlare di questo argomento", ma se Fedozzo abbia detto una cosa giusta oppure una cosa sbagliata.
Se ha detto una cosa sbagliata, ci piacerebbe sapere perché la cosa detta a Fedozzo è sbagliata.

P.S.: colgo l'occasione per rinnovare la mia richiesta di sapere quale sia la recidiva media dei criminali sessuali.
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Ubuntu è un'antica parola africana che significa "non so configurare Debian" Chi scherza col fuoco si brucia.
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Old 24-02-2009, 10:07   #67
GianoM
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Echeppalle.
Sbaglia perchè fa pensare un criminale come una persona "normale" (che fa ragionamenti in condizioni "normali"). Solo non avere le basi della psicologia può farti pensare cose simili.

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Old 24-02-2009, 10:11   #68
Ziosilvio
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Sbaglia perchè fa pensare un criminale come una persona "normale" (che fa ragionamenti in condizioni "normali"). Solo non avere le basi della psicologia può farti pensare cose simili.
Strano, io pensavo che la qualifica di "criminale" venisse assegnata in base a quello che uno fa, non in base a quello che uno pensa.
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Peccato, sarebbe stata utile per valutare se il sistema argomento del thread funziona meglio degli altri oppure no.
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Old 24-02-2009, 10:17   #69
ania
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http://www.provincia.grosseto.it/par...19&bookmark=15

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11/12/2008 09:34

Reiconfessi non subiranno il processo
I due ragazzi saranno rieducati
Hanno confessato: ad appena sedici anni, un anno e mezzo fa, hanno violentato una ragazzina di 13 che qualche mese dopo si è suicidata lanciandosi dal balcone di casa.
Ma non subiranno il processo e non rischiano alcuna condanna.

Il gup del Tribunale per i minorenni di Taranto Laura Picaro, infatti, contro il parere del pm, Enrico Bruschi, e dell'avvocato difensore della famiglia della ragazza, ha deciso di non optare per il rinvio a giudizio ma per la 'messa alla prova'.
I due ragazzi saranno sottoposti per 15 mesi ad un periodo di osservazione nel corso del quale saranno impegnati in un programma di rieducazione e di assistenza agli anziani. Se in questo periodo rispetteranno gli impegni, il processo a loro carico sara' cancellato.

La vicenda si era consumata nel rione Paolo VI alla periferia di Taranto, uno dei quartieri piu' a rischio della citta'.
La ragazzina, che a causa di una situazione di disagio familiare e a causa di problemi psichici, era affidata ad un istituto per minorenni, si suicido' nell'aprile del 2007 lanciandosi dal un balcone al settimo piano della casa dei suoi dove era tornata per il fine settimana.
Nella sua stanza nell'istituto che la ospitava gli investigatori trovarono il diario in cui la ragazza raccontava nel dettaglio dello stupro subito dai due minorenni nel novembre del 2006.
Nel diario la ragazza raccontava anche di un'altra violenza subita qualche giorno prima da altre tre persone, tutte maggiorenni, per le quali e' stato chiesto il rinvio a giudizio e si attende a breve la decisione del gup.
Agli investigatori apparve evidente la connessione tra il suicidio e lo stato di prostrazione in cui si trovava la ragazza a causa delle violenze subite.

La richiesta di messa alla prova da parte dei due ragazzi era stata avanzata dai difensori nell'udienza dello scorso ottobre.
Oggi il gup ha deciso di accoglierla, contro il parere del pm secondo cui, invece, esistevano le condizioni sufficienti per il rinvio a giudizio.
Ai genitori della ragazza, trasferitisi a Napoli dopo l'accaduto e giunti a Taranto apposta per l'udienza, non e' rimasto altro che esprime rammarico tramite il loro avvocato.


Taranto Loro hanno confessato: ad appena sedici anni, un anno e mezzo fa, avevano violentato una ragazzina di 13 che qualche mese dopo, ancora scioccata, si suicidò lanciandosi dal balcone di casa.
Ma nonostante questo non subiranno il processo e non rischiano alcuna condanna.
Il gup del Tribunale per i minorenni di Taranto Laura Picaro, infatti, contro il parere del pm, Enrico Bruschi, e dell’avvocato difensore della famiglia della ragazza, ha incredibilmente deciso di rinviare a giudizio i colpevoli ma di «metterli in prova».
I due ragazzi saranno quindi sottoposti per 15 mesi a un periodo di osservazione nel corso del quale saranno impegnati in un programma di rieducazione e di assistenza agli anziani.
Se in questo periodo rispetteranno gli impegni, il processo a loro carico sarà cancellato.
La drammatica vicenda si era consumata nel rione Paolo VI alla periferia di Taranto, uno dei quartieri più a rischio della città.
La ragazzina, che a causa di una situazione di disagio familiare e a causa di problemi psichici, era affidata a un istituto per minorenni, si suicidò nell’aprile del 2007 lanciandosi da un balcone al settimo piano della casa dei suoi dove era tornata per il fine settimana.
Nella sua stanza nell’istituto che la ospitava gli investigatori trovarono il diario in cui la giovane raccontava nel dettaglio dello stupro subito dai due minorenni nel novembre del 2006.
Nel diario la raccontava anche di un’altra violenza subita qualche giorno prima da altre tre persone, tutte maggiorenni, per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio e si attende a breve la decisione del gup.
Agli investigatori apparve evidente la connessione tra il suicidio e lo stato di prostrazione in cui si trovava la tredicenne a causa delle violenze subite.
La richiesta di messa alla prova da parte dei due ragazzi era stata avanzata dai difensori nell’udienza dello scorso ottobre.
Ieri il gup ha deciso di accoglierla, contro il parere del pm secondo cui, invece, esistevano le condizioni sufficienti per il rinvio a giudizio.
Ai genitori della vittima, trasferitisi a Napoli dopo l’accaduto e giunti a Taranto apposta per l’udienza, non è rimasto altro che esprimere il loro profondo rammarico tramite l’avvocato che li assiste.
Duro, invece, commento della Presidente di Telefono Rosa, Gabriella Moscatelli. «Siamo vicine alla famiglia Masiello e saremo al loro fianco per sostenerli in quella che ci sembra ancora una volta l’applicazione di leggi inadeguate all’efferatezza del reato». «Per noi tutto questo è inaccettabile - prosegue la Moscatelli - e chiediamo al ministro Alfano, ma anche al presidente Berlusconi e al ministro Carfagna di costruire leggi che impediscano simili assurdità.
Come possiamo combattere il bullismo se 15 mesi di assistente sociale cancellano il processo di stupro ai danni di una ragazzina di 13 anni, che per il dolore si è uccisa?».
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Old 24-02-2009, 10:19   #70
Ziosilvio
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Ecco, questo mi sembra un esempio in cui il giudice ha applicato una concezione di "rieducazione" esagerata e fuori luogo vista la gravità del reato e la drammaticità delle conseguenze.
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Old 24-02-2009, 10:20   #71
GianoM
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Strano, io pensavo che la qualifica di "criminale" venisse assegnata in base a quello che uno fa, non in base a quello che uno pensa.
E fin qui siamo d'accordo. Ma una volta che a uno si applica l'etichetta criminale, non puoi farlo pensare come uno che scrive da una villa in centro a Milano.
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Peccato, sarebbe stata utile per valutare se il sistema argomento del thread funziona meglio degli altri oppure no.
In realtà non sono riuscito a trovarla, non è che non esiste.
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Old 24-02-2009, 10:25   #72
Ziosilvio
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E fin qui siamo d'accordo. Ma una volta che a uno si applica l'etichetta criminale, non puoi farlo pensare come uno che scrive da una villa in centro a Milano.
Perché no?
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In realtà non sono riuscito a trovarla, non è che non esiste.
Va beh, non è che puoi fare tutto tu; prima o poi salterà fuori.
Se magari anche gli altri forumisti dessero una mano...
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Old 24-02-2009, 10:27   #73
ania
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http://blog.panorama.it/italia/2008/...-poi-malattia/
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Stupro. Quando la violenza diventa poi malattia

Mercoledì 6 Agosto 2008
di Paola Ciccioli

“È giusto che la gente sappia cosa vuol dire aver subito una violenza sessuale. Perché non sono soltanto lacrime e botte: quello, purtroppo, è solo l’inizio”. Il dopo è una lunga scia di pena e malattia: su questo chiede di riflettere la madre di Valentina, la ragazza di 29 anni che il 12 luglio si è uccisa a Torino dopo che le erano stati violati “anima e corpo”. Sei anni, per lei, è durato il buio dell’infelicità, diventato un peso insopportabile di cui disfarsi insieme con la vita.

“Che ci sia una relazione molto forte tra la violenza sessuale e il tentato suicidio è certo” afferma Patrizia Romito, docente del dipartimento di psicologia dell’Università di Trieste.
http://www.psico.univ.trieste.it/dip/ricerca.php3
Una ricerca recente, ancora in fase di elaborazione e di cui Panorama anticipa le conclusioni salienti, mette in rapporto diretto la violenza sessuale con l’impulso a suicidarsi e alcuni distubi psicologici con cui la vittima deve fare i conti dopo.

E il dopo è malattia, perché essere violati significa “avere una vita resa molto più difficile”, “soffrire per ferite che restano aperte a lungo” e, nei casi più gravi, essere piegati da “danni che non si recuperano”. Tutto questo va sotto il nome di: tentato suicidio o ricorrente desiderio di morte, depressione, attacchi di panico, abuso di alcol, problemi alimentari come bulimia e anoressia. “La nostra ricerca documenta l’effetto diretto dello stupro su ciascuno di tali indicatori di salute” spiega Romito. Lo studio è stato promosso dalla Commisione regionale per le pari opportunità del Friuli Venezia Giulia e ha interessato 627 studenti e studentesse di 14 tra licei, istituti tecnici e professionali della regione.

Tra le ragazze che hanno subito violenza o molestia sessuale l’11 per cento ha tentato di uccidersi, mentre i tentativi di suicidio sono del 3 per cento per chi non ha dovuto affrontare questa esperienza. La fantasia di volersi togliere la vita riguarda ben 48 under 20 su 100, sempre limitandosi a coloro che hanno dovuto affrontare la violenza, mentre le altre pensano a farla finita nel 28 per cento dei casi. Sempre tra le studentesse abusate, il 55 per cento ha dichiarato di avere attacchi di panico (il 38 per cento è la percentuale delle non abusate) e addirittura il 65 per cento dice di soffrire di depressione (la percentuale scende al 43 per le compagne). Il questionario mirava anche a mettere in evidenza quale sia la percezione della violenza in famiglia da parte dei giovanissimi, in tutte le sue declinazioni.

Ne è emerso che l’8 per cento degli intervistati ha visto in più occasioni il padre mentre picchiava la madre. Il 10 per cento delle ragazze con una esperienza di coppia (e il 3 dei loro compagni maschi), poi, ha subito gravi maltrattamenti dal giovane partner. Mentre il 27 per cento delle studentesse, appunto, ha conosciuto su di sé la ferita delle molestie sessuali o dello stupro. “Contrariamente al pregiudizio sociale secondo cui le donne gridano allo stupro quando invece non è successo niente” ammonisce Romito “le ragazze non riescono a riconoscere come tale ciò che invece è reato per il Codice penale”. L’esempio classico? La violenza sessuale compiuta dal fidanzato. “Dato che sto con lui, che ci sono uscita, che l’ho baciato…” si ripete tra sé e sé la vittima, senza però andare fino in fondo al proprio disgusto e dare il giusto nome a un rapporto intimo subito e destinato a creare una voragine nel profondo.

Il pregiudizio accoglie spesso le vittime, che con un comportamento freddo e in apparenza indifferente vanno a farsi visitare al pronto soccorso o si presentano in questura per la denuncia. “Quella freddezza può essere sintomo di una grande forma di sofferenza” mette in guardia Romito, che è autrice del volume Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori (Angeli Editore), tradotto in varie lingue.

Tra le conseguenze a breve e lungo termine dello stupro ci sono infatti due sintomatologie di segno opposto: “Da una parte la cosiddetta sindrome post traumatica da stress, che significa ansia, attacchi di panico, impossibilità di liberarsi del ricordo dell’abuso, incubi, agitazione. Il suo opposto, altrettanto grave, è la paralisi delle reazioni e delle emozioni”.

Prima della ricerca condotta sugli studenti medi del Friuli Venezia Giulia, la docente di Trieste ha svolto un altro studio, pubblicato nel 2007 dalla rivista Social science & medicine
http://www.elsevier.com/wps/find/jou...on#description
per valutare l’impatto sulla salute psicologica della violenza tra gli studenti universitari: 502 gli intervistati, maschi e femmine, al massimo di 25 anni. Dall’indagine è emerso che il 20 per cento delle universitarie ha dichiarato di avere conosciuto lo stupro o di avere subito violenza grave. I maschi, non certo immuni dagli abusi sessuali, come si vede dalla tabella a pagina 60, sembrano reagire meglio al trauma, ma fanno registrare un maggiore ricorso all’alcol (con gli incidenti stradali a esso collegati).

“Siamo arrivati molto tardi a studiare le conseguenze dello stupro” conclude Romito. “Ci è voluta la conferenza dell’Onu sulle donne a Pechino perché, in Europa, si pubblicasse nel 2002 lo studio Enveff (Enquête nationale sur la violence enver les femmes en France)
http://www.travail.gouv.fr/espaces/f...es-france.html
secondo cui nei primi 12 mesi successivi all’abuso sessuale le donne hanno un rischio 26 volte superiore di suicidarsi”.

Sbagliato, però, parlare di ripercussioni permanenti: “Sì, le ferite sono gravi, ma poi la maggior parte delle donne le supera. Gli stupri sono così frequenti che se così non fosse saremmo in tante in una condizione di disabilità. Con l’aiuto di chi ci ama, qualche volta con il ricorso a una guida professionale, di sicuro con il passare del tempo, le ferite possono rimarginarsi”.
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Old 24-02-2009, 10:30   #74
the_joe
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Ma quale scusa dovrebbero avere quei 2 che hanno stuprato la ragazzina che era in auto col suo ragazzo, queste 2 brave persone erano andate là solo per liberarli dall'ingombro dei loro denari e beni materiali, poi visto che lei era carina hanno pensato bene di gratificarla offrendole una sana dose di sesso violento e a lui hanno fatto provare l'ebbrezza di essere picchiato e gli hanno anche offerto lo spettacolo di sesso gratuito.

Sinceramente li poporrei per una onoreficienza ed un giro per i talk show....
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Old 24-02-2009, 10:35   #75
ania
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Ma quale scusa dovrebbero avere quei 2 che hanno stuprato la ragazzina che era in auto col suo ragazzo, queste 2 brave persone erano andate là solo per liberarli dall'ingombro dei loro denari e beni materiali, poi visto che lei era carina hanno pensato bene di gratificarla offrendole una sana dose di sesso violento e a lui hanno fatto provare l'ebbrezza di essere picchiato e gli hanno anche offerto lo spettacolo di sesso gratuito.

Sinceramente li poporrei per una onoreficienza ed un giro per i talk show....
Per me, nessuna scusa in nessun caso.

Preciso tuttavia che :
1- l'episodio di cui fai menzione ha visto come vittima una ragazza che nel 2002 aveva 23 anni, e che poi si è suicidata all'età di 29, nel luglio 2008.

2- l'episodio che ha coinvolto la ragazzina tredicenne è avvenuto nel 2006, e la vittima si è suicidata un anno più tardi.

Ultima modifica di ania : 24-02-2009 alle 10:39.
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Old 24-02-2009, 10:37   #76
GianoM
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Perché no?
Perchè se avesse le condizioni che lo portano a pensare come noi, non delinquerebbe.
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Old 24-02-2009, 10:53   #77
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Perchè se avesse le condizioni che lo portano a pensare come noi, non delinquerebbe.
Giano tu sei fuori dal mondo, e di brutto anche..

Se "pensasse" come noi, delinquerebbe dove è possibile farlo, leggi con il minor rischio possibile, (leggi: senza farsi beccare) magari facendosi una vacanzina all'estero (parliamo di circa ottantamila soggetti, solo per il "mercato" dei minori), oppure su un soggetto debole e indifeso aka psicologicamente fragile (e non parlo solo di bambini), possibilmente proveniente da un ambiente povero aka in condizioni di estrema necessità..

Hai mai visto il corpo di una prostituta senegalese Giano ? Non è raro trovarci bruciature di sigarette; già un altro innocente e "legale" (a meno di denunce) "sfizio" di queste persone..
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Ultima modifica di eoropall : 24-02-2009 alle 10:56.
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Old 24-02-2009, 10:58   #78
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Strano, io pensavo che la qualifica di "criminale" venisse assegnata in base a quello che uno fa, non in base a quello che uno pensa.
Però la psicologia di un criminale non è uguale a quella di un uomo medio.
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Old 24-02-2009, 11:03   #79
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Del secondo ne faremmo volentieri a meno.
Ripeto, è dimostrato che la nosatra bonaggine reclama violenti, non prenderne atto non solo è ignavia, ma data l'urgenza, è vera colpa.
E' dimostrato invece che il sistema carcerario non funziona (un grande numero di ricerche ha evidenziato gli effetti negativi e controproducenti che la prigione ha sugli individui) proprio perchè non prende in considerazione una rieducazione o un trattamento ma solo una punizione che poi si rivela non essere nemmeno certa.

@ania: richiamare l'attenzione alla vittima è sacrosanto ma bisogna fare attenzione poichè il modo giusto per farlo passa anche dal riconoscimento che esiste una doppia necessità: sia per la vittima che per il criminale DEVE sempre esserci una assistenza psicologica, se manca questa cultura di fondo si potrebbe dare credito alla diffusa credenza che una pena il piu' severa possibile possa risolvere tutti i problemi della vittima (che viene così abbandonata), possa fare giustizia e rappresentare un deterrente (cosa che ricordiamocelo: non è dimostrato nemmeno per la pena di morte).

Quindi il ragionamento: non pensate al criminale ma pensate alla vittima alla fine si rivela deleterio per entrambi.

Deve cambiare la cultura di fondo ma soprattutto deve cambiare l'informazione che dovrebbe fare presente piu' spesso i casi in cui l'assistenza psicologica ha un effetto positivo sulla vittima di un reato sessuale, ma anche su chi la compie (> quindi le possibilità che la cosa non si verifichi piu')

Aggiungo che in certi casi (come penso utilizzino anche a Bollate) si effettuano (con il consenso di entrambi le parti) dei tentativi di mediazione che coinvolgono sia la vittima che l'abusante al fine di ricostruire un rapporto che riconsegni dignità ad entrambi, anche perchè la maggior parte di questi episodi avvengono all’interno dell’ambito familiare oppure ad opera di persone conosciute dai familiari e/o dalla vittima stessa: ed è di questi casi che stiamo parlando.
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Old 24-02-2009, 11:05   #80
eoropall
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Però la psicologia di un criminale non è uguale a quella di un uomo medio.
O magari ha solo una "morale" diversa dalla media..

A proposito di "media" / cultura (patriarcal maschilista) in alcuni paesi è ad esempio consuetudine violentare mogli bambine, perchè un marito ha DIRITTO a pretendere le prestazioni che gli sono dovute..

Umhhh, non vorrei sbagliarmi ma mi pare che anche in Italia (nei nostri codici) si parlasse fino a pochissimo tempo fa di "doveri coniugali"..
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