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Old 01-10-2008, 14:55   #41
Fabryce
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Staremo a vedere.

Per chi ha un minimo di memoria storica, di azioni spettacolari contro mafia e camorra ce ne sono state molte negli anni passati, molti boss di primo piano sono stati catturati e imprigionati e i loro beni sequestrati, vedi Sandokan, Riina, Provenzano etc. tutte catture che hanno fatto scalpore ed hanno riempito le pagine dei giornali.

Però dopo qualche tempo i clan puntualmente si riorganizzano, vengono fuori nuovi capi, scoppia qualche nuova guerra tra clan finchè non si raggiunge un nuovo equilibrio che dura per un pò di tempo fino al giro successivo.

E' un pò come cercare di sterminare le mosche con un insetticida, all'inizio muoiono a milioni, ma ne sopravvive qualcuna che dà vita ad una nuova generazione resistente contro l'insetticida, e dopo un pò si ritorna alla situazione di prima.


Sinceramente non saprei come sarà possibile venirne fuori.

Io a Napoli ci ho vissuto per 30 anni, abitavo in pieno centro eppure il contatto con chi viveva ai margini della legalità era quotidiano, ho fatto qualche rara sortita nelle periferie e mi ritengo fortunato di aver portato la pelle a casa, ho visto le nuove generazioni che stanno venendo su in certi ambienti e sono molto peggio delle precedenti.

Per cui, dal momento che non so come se ne potrà venir fuori, me ne sono andato e sono anni che non ci rimetto piede.
Affari loro.
Beh Maroni ha detto che non se ne andranno da lì finchè la camorra non sarà sconfitta.. molto credibile si si..
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Old 01-10-2008, 17:28   #42
Trabant
 
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GLi arresti ci sono stati, molti clan sono stati distrutti, ma se la struttura delle relazioni sociali, economiche e di potere è quella del clan familiare allargato, il territorio continuerà a vomitare boss e capi.
Il problema è proprio quello.

C'è un business criminoso - racket, droga, prostituzione, appalti - che esiste a prescindere dai capi e dai clan.
Una volta decapitata una specifica organizzazione, le attività criminali comunque restano, e si affacciano nuovi soggetti che ne prendono il controllo.

Soprattutto c'è una mentalità secondo la quale chi lavora onestamente è un pezzente.

Nelle regioni del nord, un giovane cresce con modelli di vita virtuosi, tra gente che lavora, imprenditori, operai, tecnici specializzati etc.
Quindi sa che imparando un mestiere, specializzandosi, studiando potrà conseguire un discreto livello di benessere.
Se poi vuole fare il salto, potrà anche tentare di diventare piccolo imprenditore egli stesso.
Il contesto economico nel quale cresce glielo consente.

In certi contesti del sud, il modello a cui aspirare è il camorrista che gira in suv con i neomelodici a palla e il rolex d'oro, chi lavora per 1.000€ al mese è un morto di fame, un ragazzetto di 16 anni quei soldi li fa in meno di una settimana.

Per cui quelle attività sono un vero e proprio ambiente di lavoro, nel quale i più forti aspirano a fare carriera, con tanto di ragazze al contorno per le quali il fidanzato camorrista è qualcosa di cui vantarsi.

Ultima modifica di Trabant : 01-10-2008 alle 19:24.
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Old 01-10-2008, 17:45   #43
Mordicchio83
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01/10/2008

SCACCO AI CASALESI: NEL COMPUTER I SEGRETI DEL CLAN

”Sandokan” capo indiscusso. I particolari dell'inchiesta «Spartacus 3»

CASTELVOLTURNO. Cinque milioni di euro solo in stipendi. Questo quanto veniva suddiviso tra le vedove, le mogli dei detenuti, i boss e i semplici affiliati. Dopo l’operazione di ieri mattina, che alle prime luci dell’alba ha portato all’arresto di circa 100 affiliati al clan dei casalesi. In una conferenza stampa tenutasi nella giornata di ieri, i particolari dell’inchiesta ‘Spartacus 3’, 624 pagine che indicano come capo indiscusso del clan Francesco Schiavone, detto Sandokan in carcere con una sentenza che lo condanna all’ergastolo. Pizzini, comandi e prove ricavate dalle intercettazioni ambientali e telefoniche. Setacciato l’hard disk del computer di Vincenzo Schiavone, detto copertone per la sua mania di bruciare i cadaveri delle sue vittime. Dal suo computer provengono i file del libro mastro della camorra casertana. Oltre agli arresti per estorsione e ricettazione, ieri mattina la guardia di finanza ha sequestrato beni per 70 milioni di euro, tra case macchine e cavalli. In manette anche tre dei sei killer della strage di Castelvolturno.

L’arresto dei killer. Alessandro Cirillo, e Giovanni Letizia si nascondevano nella stessa villa, poco distante in un'altra villetta a due piani, Oreste Spagnuolo. I carabinieri del comando provinciale di Caserta sono andati a prenderli all'alba di ieri in una zona tra Quarto e Licola. Alcune villette già completate, altre ancora in costruzione. Gli investigatori sono convinti che i tre presunti killer, un tempo fedelissimi di Francesco Bidognetti, trascorrevano assieme le loro giornate, per progettare agguati ed estorsioni per poi dividersi la sera. Nei loro rifugi dove sono stati arrestati stamattina erano arrivati verso la fine dello scorso mese di agosto. Gli investigatori hanno trovato nella villetta di Cirillo e Letizia 2.700 euro. E poi, diversi pizzini strappati, con un nome, quello di Giuseppe, probabilmente Setola, il capoclan, riuscito ancora una volta a sfuggire all'arresto. Sporcizia, tanta sporcizia, nelle due villette: avanzi di cibo sparsi qua e la', cartacce ovunque e poi le armi, le pistole, i fucili a pompa e i kalashnikov utilizzati per la strage del 18 settembre, un italiano e 6 extracomunitari. Gli investigatori si dicono convinti che l'arresto di Giuseppe Setola e' solo rinviato.

La moglie del boss. Tra gli arresti eccellenti dell'operazione interforze compiuta questa mattina nel Casertano spiccano certamente quelli di Giuseppina Nappa, 48 anni e di Mario Natale. La prima, moglie fedele del superboss Francesco Schiavone detto `Sandokan' che, nonostante la prigionia del marito duri da circa dieci anni, lei continua a essere al suo fianco nella gestione del feroce clan dei Casalesi. Il secondo, un avvocato di Casal di Principe, ritenuto uno dei prestanome del gruppo criminale. «Non avete salvato l'Italia» dice la signora Schiavone appena esce, in manette, dalla Questura di Caserta con l'accusa di ricettazione per aver percepito lo stipendio che l'organizzazione criminale assicurava mensilmente ai familiari degli affiliati in carcere. Giuseppina Nappa, 48 anni e madre di sette figli, è stata bloccata a casa di alcuni familiari del marito. Già in passato era stata arrestata per truffa aggravata e favoreggiamento. Mario Natale, invece, era indicato in un documento sequestrato a Vincenzo Schiavone, esponente di punta del clan. L'avvocato, direttamente o tramite i propri familiari, aveva la disponibilità di diverse società e ditte nei settori immobiliari, agroalimentare, allevamenti di bovini, raccolta di rifiuti, edilizia, sale Bingo, produzione di tabacco e anche beni mobili tra cui una Ferrari 550 Maranello e immobili come terreni e fabbricati. Sul suo conto sono state raccolte molte e concordi dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In particolare, Natale era stato utilizzato, verso la metà degli anni '90, come prestanome (ossia presidente del Cda) della squadra di calcio dell'Albanova di Casal di Principe ed è considerato un intermediario nelle attività estorsive perpetrate dagli affiliati del clan.
http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=13228
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Old 01-10-2008, 21:49   #44
zerothehero
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Gli hanno sequestrato anche una Ferrari, 2 moto, qualche decina di società, un paio di allevamenti di bufale..lol..e hanno preso pure la moglie di un boss che riceveva qualcosa come 4000 euro al mese di vitalizio.
Nell'immondizia hanno trovato resti di astice e di aragosta.. cazzo, la dura vita dei latitanti..
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Old 02-10-2008, 14:12   #45
Mordicchio83
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Giugliano

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Camorra, omicidio a Giugliano due agguati in poche ore


Due agguati in poche ore nel napoletano. Un uomo è morto in un agguato a
Giugliano. La vittima si chiamava Lorenzo Riccio ed aveva 47 anni. L'uomo, incensurato, era al lavoro in un'azienda di pompe funebri in via Oasi del Sacro Cuore, per la quale lavorava come ragioniere: i sicari gli hanno esploso contro diversi colpi d'arma da fuoco prima di allontanarsi.

Il titolare della ditta di pompe funebri 'Russo & c.' (del quale non è stato ancora reso noto il nome) nella quale lavorava Lorenzo Riccio, fu testimone, agli inizi degli anni '90, in un processo contro elementi di spicco del clan dei Casalesi. Lo hanno accertato i carabinieri che indagano sul fatto.
Nell'agguato sono stati usati kalashnikov e pistole di diverso tipo. Le modalità dell'omicidio, almeno per la sua esecuzione, sono, secondo gli investigatori, di chiaro stampo camorristico.

Un altro agguato è stato messo a segno a Ercolano: Salvatore Scognamiglio, di 53 anni, ritenuto vicino al clan Birra è stato ucciso con diversi colpi di pistola.
http://napoli.repubblica.it/dettagli...he-ore/1521831
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Old 02-10-2008, 14:20   #46
ozeta
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in tutto ciò si parla solo dei casalesi e del casertano..i casalesi sono soltanto una parte dei clan...o pensate che a napoli non ci sia nessuno? i di lauro per esempio..
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fufol2
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Old 02-10-2008, 14:34   #47
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in tutto ciò si parla solo dei casalesi e del casertano..i casalesi sono soltanto una parte dei clan...o pensate che a napoli non ci sia nessuno? i di lauro per esempio..
Il clan dei Di Lauro è praticamente finito dato che padre e figlio sono stati arrestati. Ovviamente finito nel senso che ora prenderà un altro nome .
C'è da dire che i casalesi sono quelli che quanto a potere e ricchezze hanno superato di gran lunga tutti gli altri clan riuscendo ad infiltrarsi anche in ambiti leciti con mega appalti nel campo dell'edilizia e non solo

E' chiaro che c'è molto altro. Anche chi non è di Napoli lo sa. Però non è colpa di nessuno se i casalesi ultimamente si stanno dando un gran da fare .
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Old 02-10-2008, 17:30   #48
zerothehero
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Pure 13 cavalli gli hanno sequestrato.
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Old 02-10-2008, 18:22   #49
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Old 12-10-2008, 15:25   #50
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UN ATTORE DI GOMORRA TRA I SETTE ARRESTATI

Spagnuolo si pente, nuova operazione contro i casalesi. L'accusa: aver chiesto tangenti a Varcaturo, lì dove è stato ammazzato il padre del sindaco di Calvizzano

di IVAN MARINO


CASAL DI PRINCIPE. Tra i 7 arrestati all'alba di ieri ad opera dei carabinieri del comando provinciale di Caserta vi e' anche Bernardino Terracciano, 53 anni, ammanettato nella sua casa di Villa Literno (Caserta). I 7 indagati, fermati su provvedimento dei pm della direzione distrettuale antimafia di Napoli farebbero parte della cosca dei Casalesi. Terracciano era salito agli onori della cronaca qualche tempo fa per motivi legati ad un film di successo: Gomorra, del regista Matteo Garrone. L'indagato, infatti, aveva avuto un ruolo nel film, 'zi Bernardino' ma, spenti i riflettori, Terracciano ha ripreso la vecchia strada: denunciato una prima volta agli inizi degli anni '80, all'alba di ieri e' stato arrestato per associazione mafiosa ed estorsione. I pm gli contestano, con altri indagati, l'accusa di avere intascato una tangente di 10 mila euro dai gestori di un lido balneare situato a Marina di Varcaturo, localita' balneare situata tra il napoletano e il casertano. Nello stesso lido balneare lo scorso mese di luglio fu massacrato con numerosi proiettili il vecchio gestore, Raffaele Granata, 70 anni, padre del sindaco di Calvizzano (Napoli), Giuseppe, eletto pochi mesi prima. Granata fu ucciso per non avere pagato la tangente. I Casalesi non si sono dati per vinti e sono ritornati in quel lido balneare, ottenendo, in questo caso, il frutto delle loro richieste. Ma i carabinieri del comando provinciale di Caserta non avevano perso di vista il lido 'La fiorente', sapevano che i camorristi sarebbero ritornati. E li hanno arrestati.

SETOLA LATITANTE. Ora si cerca il 'capo dei capi', Giuseppe Setola: e' lui che, secondo gli inquirenti, guida il 'gruppo di fuoco' che ha ucciso, negli ultimi mesi, imprenditori, parenti di pentiti, che ha messo in atto la strage degli immigrati di Castel Volturno. I blitz, messi in atto da polizia, carabinieri e da ottanta para' della Folgore, su disposizione della Dda di Napoli, sono scattati all'alba, a Castel Volturno, Villa Literno, Mondragone, San Cipriano D'Aversa e Casapesenna: vale a dire nei 'quartier generali' dei Casalesi e della fazione scissionista. I sette arrestati sono considerati fiancheggiatori del latitante Setola ed ad incastrarli e' stato uno di loro, Oreste Spagnuolo. Lui che, secondo gli inquirenti, era in prima linea nella strage degli immigrati di Castel Volturno, ha iniziato a collaborare con la giustizia all'indomani del suo arresto, lo scorso 30 settembre. Cosi', uno dei sicari della strage, ha iniziato a fare nomi e cognomi: i suoi familiari sono gia' al sicuro in una localita' protetta ma, intanto, le sue dichiarazioni potrebbero far avvicinare sempre di piu' gli inquirenti a Setola, oggi ancora una volta sfuggito alla cattura insieme ad altri tre affiliati della cosca.

GLI ARRESTI. A finire in manette, oggi, sono stati anche Giulio Iacolare, 59 anni gia' noto alle forze dell'ordine e considerato affiliato dei Casalesi, e sua moglie. Nella loro abitazione i carabinieri hanno trovato una pistola semiautomatica calibro 9*21 con matricola abrasa, due caricatori con 20 cartucce, una pistola semiautomatica 7.65 con matricola abrasa con 42 colpi dello stesso calibro. Ed ancora, in carcere anche un appuntato dei carabinieri, Domenico Cioffo. Il militare - secondo quanto rende noto il procuratore aggiunto della Dda, Franco Roberti - gia' in servizio nella stazione di Crispano ed attualmente al lavoro presso il decimo Battaglione CC Campania di Napoli e' accusato di corruzione e violazione continuata del segreto di ufficio, aggravati dall'articolo 7 della legge 203 del '91 sull'agevolazione mafiosa. Secondo l'accusa, Cioffo avrebbe ricevuto indebitamente, dal 2004 al 2007, quando era in servizio a Crispano, somme di denaro, sino a un massimo di 1000 euro al mese, nonche' generi alimentari per fornire ad un esponente del clan camorristico Cennamo, operante nelle zone di Cardito, Carditello e Crispano, ed affiliato al clan Moccia, notizie riservate coperte da segreto di ufficio. Si trattava di elementi in ordine alle indagini in corso, alle perquisizioni da effettuare e ai controlli disposti nei confronti degli esponenti del clan.
http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=13352



Quote:
SPAGNUOLO: «ECCO PERCHÉ ABBIAMO AMMAZZATO GLI SPORCHI NEGRI»

Il pentito dei casalesi ha iniziato a raccontare i retroscena della nuova offensiva di camorra


CASTELVOLTURNO. La strage di Castelvolturno l'ha voluta Giuseppe Setola per convincere la comunità degli «sporchi neri» a versare una percentuale sui proventi dello spaccio, o in alternativa a cedere al clan dei casalesi un chilo di cocaina. Lo conferma Oreste Spagnuolo, uno dei tre assassini stanati dai carabinieri a Giugliano il 30 settembre scorso e che è ora collaboratore di giustizia (alle villette di cupa Reginelle gli investigatori arrivarono pedinando un affiliato, che aveva accompagnato alcune prostitute perché avessero rapporti con i latitanti). La notizia, che era già trapelata nei giorni scorsi, ha avuto conferma ieri, quando, grazie alle sue dichiarazioni, sette persone sono state fermate; sono accusate, a vario titolo, di associazione camorristica, estorsione, detenzione illegale di armi e strage. Tra loro c'è Bernardino Terracciano, 60 anni, che ha avuto una particina nel film «Gomorra». Fermati anche Massimo Alfiero, di 36 anni; Vincenzo Di Fraia, di 29; Pietro Fontana, di 52; Nicola Gagliardini, di 35; Antonietta Pellegrino, di 26; Nicola Tavoletta, di 28. Terracciano, in particolare, aveva il ruolo di custodire le armi del clan e andare in giro a chiedere tangenti. Sono sfuggiti alla cattura, oltre a Setola, due dei suoi uomini più fidati, uno dei quali è implicato negli ultimi due omicidi: quello di Lorenzo Riccio, il dipendente delle pompe funebri assassinato il 2 ottobre a Giugliano, e quello di Stanislao Cantelli, zio dei pentiti Diana, ucciso tre giorni dopo a Casal di Principe. I sette sono stati fermati nel corso di un'operazione congiunta tra i carabinieri, coordinati dal maggiore Ottavio Oro e dal capitano Costantino Airoldi, e della squadra mobile, guidata dal vicequestore Rodolfo Ruperti. I carabinieri della compagnia di Giugliano hanno trovato due pistole e numerose munizioni in una casa di Qualiano; arrestati Giulio Iacolare, di 59 anni, e la moglie R.G., di 49. Oreste Spagnuolo sta fornendo ai magistrati della dda informazioni preziose perché freschissime. Tanto per cominciare ha chiarito il movente della strage del 18 settembre, quando, davanti ad una sartoria sulla Domiziana, vennero massacrati sei immigrati africani. Il giorno della cattura di Spagnuolo (con lui vennero bloccati anche Alessandro Cirillo e Giovanni Letizia) i carabinieri del comando provinciale di Caserta trovarono alcuni post-it strappati e un foglio a quadretti formato A4 con indicazioni su esercizi commerciali da taglieggiare. Alcuni erano «nuovi», altri abituali; croci erano state tracciate su quelli i cui titolari avevano risposto picche, asterischi sugli altri. I post-it erano messaggi che, appena poche ore prima dell'arresto, Giuseppe «Peppe» Setola, tornato libero la scorsa primavera per problemi alla vista, aveva inviato ai suoi uomini. «Quanto ad alcuni bigliettini manoscritti che sono stati rinvenuti — chiarisce Spagnuolo ai pm — si trattava di messaggi inviati da Peppe Setola il giorno stesso in cui siamo stati arrestati. La grafia era certamente la sua. In particolare il messaggio indirizzato a Davide era rivolto a Davide Granato e nello stesso Peppe gli scriveva di informarsi per i lavori che dovevano essere fatti sul territorio. Sempre nello stesso messaggio gli diceva di farsi pagare dagli "sporchi neri" oppure farsi dare un chilo di droga, da intendersi cocaina, quale pagamento della tangente, ricordandogli i suoi impegni. Dopo la strage, Granato era stato ulteriormente responsabilizzato di portare a termine il suo impegno e Peppe ricordava la cosa proprio con il biglietto in questione». Ma Spagnuolo, i cui familiari si sono rifugiati già da alcuni giorni in una località segreta, chiarisce anche movente, colpevoli e dinamiche degli ultimi fatti di sangue. E avverte: Setola vuole imporre il terrore. Nessuno osa sottrarsi alle sue decisioni. Ed ha ancora con sè un kalashnikov: «Il clan, prima dell'evasione di Setola, si trovava in un periodo stagnante; tutto cambiò con l'avvento di Peppe. Quel giorno prese il comando e dichiarò subito la sua intenzione di fare "a modo suo"; capimmo subito cosa intendeva. Creò un gruppo ristretto di persone ed assunse un atteggiamento estremamente autoritario. La sua strategia fu evidente: decise di incutere il terrore sul territorio e di uccidere i familiari dei pentiti. Non dava alcune spiegazione delle sue determinazioni perché nessuno poteva avere alcun ruolo nelle sue decisioni; assunse un ruolo di massima autorità. Non vi era alcuna possibilità di discutere delle sue scelte e tutte le persone facenti parte del gruppo aderirono necessariamente alla sua volontà. Non so dire quanto questa strategia fosse necessaria, ma certamente il capo disse che era stata autorizzata dal capo detenuto, Francesco Bidognetti; ricordo in particolare che in un'occasione, pochi mesi fa, quando erano stati già consumati molti omicidi, il figlio di "Cicciotto", Gianluca, ci disse — tornando da un colloquio — che non aveva mai visto il padre così contento come ora. La strategia prevedeva di terrorizzare gli imprenditori e i familiari dei pentiti e di scoraggiare futuri pentimenti. Setola voleva poi controllare il territorio e per questo decise di punire i cittadini albanesi ritenuti colpevoli di consumare i furti avvenuti nella zona di Castelvolturno e sulle zone da noi controllate; le vicende omicidiarie ai danni dei cittadini di colore si legavano invece alla volontà di imporre loro il versamento di una tangente sui traffici di droga, da costoro gestiti. Agiva a volto scoperto; non si è mai preoccupato di un eventuale riconoscimento. Quando noi gliene chiedevamo le ragioni ci rispondeva che «non gliene fotteva niente» e che noi «non facevamo gli orefici ». Disse anche che aveva già un ergastolo e «non aveva niente da perdere». Con la collaborazione di Spagnuolo e i sette fermi di ieri è verosimile che la latitanza di Setola diventi più difficile. È altrettanto verosimile, però, che il boss s'incattivisca ancora e colpisca duro. La sfida la raccolgono le forze dell'ordine e il pool di magistrati che ha firmato il decreto: Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Marco Del Gaudio, Raffaello Falcone, Catello Maresca, Alessandro Milita, Cesare Sirignano e l'aggiunto Franco Roberti.

Scritto da Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno, 12-10-2008
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Old 12-10-2008, 22:26   #51
Mordicchio83
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Intanto Setola è ancora latitante... l'ipotesi è che sia riuscito a fuggire con una delle 4 ambulanze rubate un pò di tempo fa e poi fatte ritrovare
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