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Old 03-07-2008, 09:28   #1
ALBIZZIE
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[pubblica amministrazione]Nuova normativa

Da ilgiornale di sicilia:

Dipendenti pubblici: certificati di malattia validi solo se rilasciati da strutture pubbliche. Medici di base fuori gioco. Dalla caccia al fannullone alla caccia all’untore.

di Giuseppe Di Bella
28 giugno 2008

*In caso di malattia, non si andrà più dal medico di base o di famiglia per certificare il proprio stato di salute e l’impedimento al lavoro. Pesanti le conseguenze per milioni di lavoratori che da ora in avanti, in caso di malattia dovranno produrre all’Amministrazione di appartenenza un certificato rilasciato da una struttura pubblica.

Vediamo nel dettaglio la nuova normativa sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici ed il relativo trattamento economico.L’art. 71 del Decreto Legge n° 112, del 25.6.2008 titolato: “Misure urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, non lascia dubbi sulla strategia messa in campo dal Governo per attuare la c.d. caccia al fannullone.
Al primo comma stabilisce infatti che: “ Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio.

Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita.

I risparmi derivanti dall'applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle amministrazioni statali al miglioramento dei saldi di bilancio.

Tali somme non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa”.Non è una norma completamente nuova, perché il taglio degli emolumenti accessori, per le malattie c.d. “brevi”, era previsto in molte Amministrazioni pubbliche e presso le Agenzie fiscali (malattie inferiori a 15 giorni).

Completamente inedita la disciplina della certificazione medica.Recita infatti il secondo comma: “Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare, l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica”.

La norma avrà un impatto non indifferente sul trattamento di malattia, ed il dipendente che si troverà colpito da un secondo episodio di malattia nell’anno, o da patologie abbastanza frequenti come una banale lombo sciatalgia, che in genere guarisce in 15 giorni, sarà costretto a recarsi, pur malato, presso una struttura ospedaliera e sottoporsi al calvario delle attese infinite. Infatti, come è noto, le strutture pubbliche non effettuano visite domiciliari, salvo quelle fiscali.

Risulta inoltre evidente che nel 90% dei casi, l’impiegato ammalato, dovrà forzatamente transitare dal pronto soccorso e pagare il relativo ticket.Anche i controlli fiscali in pendenza di malattia, sono stati rivisti in modo draconiano. Il comma tre infatti stabilisce che: ”L'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, è dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14,00 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi”.

Nel sistema precedente la visita fiscale era possibile dalle 9,00 alle 12,00 e dalle 17,00 alle 19,00, con esclusione dei giorni festivi e della domenica.

Il presupposto della norma era la salvaguardia degli orari di riposo dell’impiegato “malato” e la privacy della sua famiglia.Si tratta chiaramente di un nucleo di norme adottate da un Governo che non si fida dei “suoi” dipendenti e che ritiene di poter risolvere i problemi della P.A. con provvedimenti restrittivi, che invero produrranno molti effetti negativi, anche economici: si pensi per esempio che il costo di una visita fiscale varia dai 40 ai 60 Euro.

Ma ormai è chiaro l’intento del Governo Berlusconi di tornare ad una gestione non contrattuale di alcuni aspetti del rapporto di lavoro, lo ribadisce, e non ce n’era bisogno, il sesto comma dell’articolo in esame: “Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi collettivi”.

Chiarissimo.I provvedimenti sono “incisivi”, ma si ha l’impressione che in definitiva non tengano conto della storia della gestione politica (e non imparziale come prevede la Costituzione) del Pubblico impiego ed a ignorare l’incapacità dimostrata, almeno fino ad oggi, nel punire i “fannulloni” e premiare chi merita.

Al Ministro Brunetta, non è addebitale alcuna responsabilità per lo stato in cui versa la PA: ma ad Egli corre l’obbligo di mettere in atto con serenità e coscienza, non solo provvedimenti restrittivi che colpiscono indiscriminatamente tutta una categoria di lavoratori, ma anche i necessari provvedimenti per la razionalizzazione degli uffici pubblici, per il rilancio del ruolo istituzionale del pubblico impiego e per la valorizzazione delle Risorse Umane.

Non giova alla soluzione di un problema così complesso, assumere un atteggiamento genericamente vessatorio nei confronti di tutti i lavoratori pubblici, in quanto tali, imponendo onerose trafile ed esborsi di denaro per responsabilità che sono in prima istanza politiche, e poi dei singoli che hanno approfittato del lassismo delle amministrazioni, nell’indifferenza di molti dirigenti.

La disciplina adottata appare troppo restrittiva e onerosa, e in definitiva non sembra poter incidere sulla produttività dei dipendenti pubblici.I provvedimenti fin qui adottati, richiamano spesso il concetto di produttività e l’art.67 dello stesso Decreto stabilisce che: “Per l’anno 2009, nelle more di un generale riordino della materia concernente la disciplina del trattamento accessorio rivolta a definire una più stretta correlazione di tali trattamenti alle maggiori prestazioni lavorative e allo svolgimento di attività di rilevanza istituzionale che richiedano particolare impegno e responsabilità, tutte le disposizioni speciali di cui all’allegato B, che prevedono risorse aggiuntive a favore di fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle Amministrazioni statali, sono disapplicate”.

In definitiva sospensione di parte del salario accessorio, in attesa di misurare la produttività dei singoli.Ma di provvedimenti per la misurazione della produttività, processo molto complesso, propedeutico al riconoscimento del merito, non si trova traccia.

L’esperienza maturata dalla Agenzie Fiscali, testimonia che per raggiungere un sistema credibile di misurazione, c’è bisogno di almeno 5 anni. E intanto?Un’ultima annotazione merita l’art. 72, vero paradigma della poca stima che ha il Governo dell’utilità dei dipendenti pubblici: “Per gli anni 2009, 2010 e 2011, il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. Durante il periodo di esonero dal servizio, al dipendente spetta un trattamento temporaneo pari al 50% di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione”.Insomma si prevede di pagare chi non lavora: “fannulloni di stato autorizzati?“

Una norma che si stima avrà comunque poco seguito, ma che economicamente e moralmente appare censurabile.















è old?
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Old 03-07-2008, 10:06   #2
nomeutente
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La normativa prevede anche limitazioni della legge 104. Probabilmente Brunetta non ha mai avuto un parente malato cronico: sono contento per lui, ma a questo punto può tornare nel suo mondo delle fiabe e smetterla di fare danni.
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Old 03-07-2008, 10:11   #3
generals
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norme vessatorie e discriminatorie (rispetto anche al privato).
Anzichè individuare e colpire gli abusi la soluzione è cancellare il diritto alla malattia per i pubblici. Non si sa inoltre a chi rivolgersi per il certificato (asl, ospedale) e quando, viste le nuove fasce di reperibilità 8-13 e 14-20. Inoltre occorrerà pagare il ticket.
Scandaloso è dir poco
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Old 03-07-2008, 10:15   #4
ALBIZZIE
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l'allargamento delle fasce orarie mi trova d'accordo, se non fossero in contrasto con le altre disposizioni.








p.s. non sono dipendente pubblico o equiparato ad esso.
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Old 03-07-2008, 12:18   #5
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l'allargamento delle fasce orarie mi trova d'accordo, se non fossero in contrasto con le altre disposizioni.
con quali altre disposizioni sarebbero in contrasto?
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Old 03-07-2008, 12:51   #6
sander4
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norme vessatorie e discriminatorie (rispetto anche al privato).
Anzichè individuare e colpire gli abusi la soluzione è cancellare il diritto alla malattia per i pubblici. Non si sa inoltre a chi rivolgersi per il certificato (asl, ospedale) e quando, viste le nuove fasce di reperibilità 8-13 e 14-20. Inoltre occorrerà pagare il ticket.
Scandaloso è dir poco
quoto.....sta solo imponendo norme vessatorie, discriminatorie e punitive per la categoria
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Ultima modifica di sander4 : 03-07-2008 alle 12:54.
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Old 03-07-2008, 12:52   #7
ALBIZZIE
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con quali altre disposizioni sarebbero in contrasto?
se si deve rimanere in casa, rimane difficile andare al pronto soccorso per una mattinata di attesa.
con il medico di base ho diritto alla vista domiciliare.



a proposito, le strutture ospedaliere pubbliche sono a conoscenza della novità?
mi sembra che il tutto sia passato sotto silenzio.
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Old 03-07-2008, 13:11   #8
generals
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se si deve rimanere in casa, rimane difficile andare al pronto soccorso per una mattinata di attesa.
con il medico di base ho diritto alla vista domiciliare.



a proposito, le strutture ospedaliere pubbliche sono a conoscenza della novità?
mi sembra che il tutto sia passato sotto silenzio.
sono totalmente all'ascuro, abbiamo provato a chiamare diverse Asl.
La cosa assurda è che sono norme in vigore perchè con decreto legge ma non ci sono state circolari applicative quindi se ci si ammala non si sa chi c..zzo deve firmarti questo certificato
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Old 03-07-2008, 18:01   #9
Sinclair63
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Ma quindi non vale per tutti vero?
Quali sono le categorie in cui non si applica questa normativa?
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Old 03-07-2008, 18:04   #10
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Old 03-07-2008, 18:08   #11
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La norma avrà un impatto non indifferente sul trattamento di malattia, ed il dipendente che si troverà colpito da un secondo episodio di malattia nell’anno, o da patologie abbastanza frequenti come una banale lombo sciatalgia, che in genere guarisce in 15 giorni, sarà costretto a recarsi, pur malato, presso una struttura ospedaliera e sottoporsi al calvario delle attese infinite. Infatti, come è noto, le strutture pubbliche non effettuano visite domiciliari, salvo quelle fiscali.
Ma qualcuno degli statali si lamenterebbe per il fatto che ora "sara' piu' difficile" dichiarare una banale lombo sciataglia che duri 15 giorni???
15 giorni di malattia consecutivi?

Io personalmente non li ho fatti neppure da bambino con le malattie esentematiche.

Ma...
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Se pensi che il tuo codice sia troppo complesso da capire senza commenti, e' segno che molto probabilmente il tuo codice e' semplicemente mal scritto.
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Old 03-07-2008, 20:24   #12
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Ma qualcuno degli statali si lamenterebbe per il fatto che ora "sara' piu' difficile" dichiarare una banale lombo sciataglia che duri 15 giorni???
15 giorni di malattia consecutivi?

Io personalmente non li ho fatti neppure da bambino con le malattie esentematiche.

Ma...
ma che c'entra questo scusa? si è già detto che quando e se vi sono abusi questi vanno individuati e puniti ma quì si colpisce tutti indiscriminatamente quindi anche chi ha veramente una malattia e anche se negli anni passati non si è mai fatto un giorno di malattia
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Old 03-07-2008, 21:03   #13
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Ma qualcuno degli statali si lamenterebbe per il fatto che ora "sara' piu' difficile" dichiarare una banale lombo sciataglia che duri 15 giorni???
15 giorni di malattia consecutivi?

Io personalmente non li ho fatti neppure da bambino con le malattie esentematiche.

Ma...
ecco.
visto che adesso sei cresciuto e sai leggere prova a rileggere meglio l'articolo. grazie.
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Old 03-07-2008, 21:22   #14
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ecco.
visto che adesso sei cresciuto e sai leggere prova a rileggere meglio l'articolo. grazie.
ad hominem. Cambia tono e modo se vuoi discutere con me.
Se non ci tieni amici, o meglio indifferenti, come prima.

Ho riportato l'esempio fatto nell'articolo.
Esempio che e' stato posto sotto i termini:
"...patologie abbastanza frequenti come una banale lombo sciatalgia, che in genere guarisce in 15 giorni,..."
Il che a me la dice lunga sul modo di pensare di chi ha scritto l'articolo.
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Old 04-07-2008, 09:00   #15
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Penso sia buona norma, prima di discutere con tutti un D.L. leggerlo almeno nelle parti più importanti e non soffermarsi sui commenti dei giornalisti che possono essere più o meno pertinenti.

quindi se avessi letto l'articolo con la stessa attenzione ti saresti accorto che le cose sono diverse, ovvero:

Quote:
2. Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo
superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di
malattia
nell'anno solare l'assenza viene giustificata esclusivamente
mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da
struttura sanitaria pubblica.
quindi non ci si fida di dipendente regionale (il medico di base) ma si manda il dipendente malato allo sbaraglio al pronto soccorso per un certificato, pronto soccorso o ospedale dove avrebbero altro da fare che diagnosticare un'influenza.
più il fatto del tutto non trascurabile di pagare per 5 anni il dipendente al 50% purchè se ne stia a casa. bel modo di risparmiare.

sempre che si voglia discutere.
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Ultima modifica di ALBIZZIE : 04-07-2008 alle 09:18.
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Old 04-07-2008, 09:16   #16
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La burocrazia vittima della burocrazia: caos negli uffici amministrativi sull’applicazione delle nuove norme sulla certificazione di malattia. Un regime “punitivo”.
30 giugno 2008

Non è dei migliori l’esordio del Ministro Brunetta alla guida della Funzione Pubblica. “Non buona la prima”. La fretta è cattiva consigliera: sempre.Sorpresa, incredulità e sconcerto per il pacchetto di norme introdotte dall’art. 71, del Decreto Legge n° 112, del 25.6.2008, già in vigore.I dubbi sovrastano di molto le certezze e gli uffici periferici hanno subito contattato quelli Centrali, per chiedere spiegazioni ed istruzioni applicative.Le risposte sono state incerte e la linea prevalente, è quella di aspettare ulteriori precisazioni ed istruzioni Ministeriali.

La norma ormai è nota: impone la produzione di una certificazione medica rilasciata da una “struttura sanitaria pubblica”, per giustificare le assenze per malattia dei dipendenti della Pubblica amministrazione, e non più il consueto certificato del medico di famiglia.Recita la disposizione: “Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio”.

La norma è estremamente peggiorativa del trattamento economico della malattia, perché prevede il taglio degli emolumenti per i primi dieci giorni, a prescindere dalla durata dell’episodio “morboso”. Nel precedente sistema, i tagli, ove previsti dal CCNL, si limitavano alle malattie c.d. “brevi”, in genere quelle inferiori a 15 giorni.

Ma il punto centrale rimane “l’impossibile” certificazione medica “valida” ai fini giustificativi. Rileggiamo la norma: “Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare, l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica”.

E’ stato chiarito subito che il nuovo obbligo, scatta per malattie superiori a 10 giorni o al terzo episodio a prescindere dal fatto che i primi due episodi abbiano comportato anche di un solo giorno di assenza.Le incertezze registrate, attengono principalmente alla previsione che il certificato debba essere rilasciato da una “struttura sanitaria pubblica”.

Le Direzioni Centrali del Personale e degli Affari Generali, si stanno interrogando su quali siano la Strutture abilitate e le procedure da seguire. Mentre da qualche parte si avanza l’ipotesi che il medico di base faccia organicamente parte, come convenzionato, di una struttura pubblica, appunto la ASL, è invece prevalente l’opinione, in linea con una interpretazione logica (politica)e letterale della norma, che le strutture pubbliche siano da identificare solo negli Ospedali pubblici, nei Pronto soccorso degli stessi e negli ambulatori delle ASL.


Se la norma verrà applicata secondo questo rigido, ma evidente significato, avrà un impatto devastante sul trattamento di malattia, ed il dipendente che si troverà nelle (molto comuni) situazioni sopra descritte, sarà costretto a recarsi, pur malato, presso una struttura ospedaliera e sottoporsi al calvario delle attese infinite.

Di fatto una “punizione del malato” a prescindere; una vessazione inutile, che dovrebbe scoraggiare il malato di fronte alle difficoltà burocratiche. Il solito pastrocchio all’italiana, frettoloso e dettato solo da, non lungimiranti, motivi politici.Paradosso nel paradosso, la burocrazia vittima della burocrazia.Infatti, come è noto, le strutture pubbliche non effettuano visite domiciliari, salvo quelle fiscali, ed hanno liste di attesa di mesi se non di anni. Questo problema è (dovrebbe essere) noto a tutti i livelli.

Circola anche un’altra interpretazione più “pratica e logica” ma inverosimile (in Italia). Ovvero che il dipendente dichiarata per le vie brevi, la malattia al datore di lavoro, dovrebbe attendere la visita fiscale, resa obbligatoria dalla stessa norma, fin dal primo giorno di assenza.

I medici fiscali, al contrario dei medici di base, sono certamente organicamente dipendenti da una struttura sanitaria pubblica: la ASL. Pertanto il certificato del medico fiscale avrebbe la validità richiesta dalla norma.Molti impiegati, con interpretazione “autonoma”, ma non del tutto errata, della norma, sono indirizzati in caso di malattia, a comportarsi in questo modo.Al di fuori di quest’ultima inedita ipotesi, (il doppio certificato è sempre stato un obbligo previsto) risulta evidente che nel 90% dei casi, l’impiegato ammalato, dovrà forzatamente transitare dal pronto soccorso e pagare il relativo ticket.Ma non finisce qui… infatti il pronto soccorso non potrebbe far altro che indirizzare il paziente al reparto competente per materia, non essendo abilitato a rilasciare certificati con prognosi.

Già oggi si è registrata una levata di scudi da parte sindacale e nei documenti ufficiali e nei notiziari, sono corse parole grosse come: “regime”, “vessazione”, “odio preconcetto”.Il coacervo della disposizioni emanate, dalla eliminazione di una parte del salario accessorio alla nuova incredibile e, al momento, inapplicabile normativa sulla malattia, hanno creato un clima di disagio e forte tensione negli ambienti lavorativi del pubblico impiego.

I dipendenti pubblici si sentono vittime di una campagna denigratoria e di odio generalizzata, che ha condotto all’adozione di provvedimenti draconiani che determinano notevoli difficoltà, sia economiche che nella disciplina giuridica del rapporto di lavoro.

Appare chiarissimo l’intento del Governo Berlusconi di tornare ad una gestione ex lege di molti aspetti del rapporto di lavoro.La disciplina adottata appare inapplicabile in un Paese normale, se non con enorme sacrificio dei lavoratori pubblici. Insomma una punizione vera e propria.Sostanzialmente è oggi impossibile ammalarsi e giustificare civilmente la propria assenza dal servizio, senza incorrere in una via crucis dagli incerti esiti.

Alla fine i pubblici dipendenti, come al solito, hanno pagato il conto salato di decenni di gestione esclusivamente politica e dissennata della P.A..La voce più ricorrente oggi negli Uffici Pubblici recitava: “La gente odia il pubblico impiegato, o perché l’amministrazione non funziona per colpa della politica o perché non vuole che funzioni, quando serve a controllare e a combattere evasione fiscale e abusi”. Nulla da aggiungere.
Giuseppe Di Bella
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Sinclair63
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Si siamo nella condizione in cui si emanano decreti senza sapere cosa si sta dicendo.

Pare che lo stesso dipartimento della Funzione Pubblica, in risposta ad un parere abbia affermato che la certificazione di un medico di medicina generale convenzionato (medico di base) sia ancora soggetto abilitato a certificare la malattia

http://www.innovazionepa.gov.it/dipa...a_04.07.08.htm
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Old 06-07-2008, 09:54   #19
generals
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Incredibile, Il ministero della salute è stato costretto a chiedere un parere per il caos generato da queste odiose norme
Per fortuna che è stato chiarito che il medico di base può rilasciare il certificato (anche perchè vi è una sentenza del Tar del LAzio del 2002 in materia).
restano le altre norme punitive, vessatorie e discriminanti
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Old 06-07-2008, 10:05   #20
Drago
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La normativa prevede anche limitazioni della legge 104. Probabilmente Brunetta non ha mai avuto un parente malato cronico: sono contento per lui, ma a questo punto può tornare nel suo mondo delle fiabe e smetterla di fare danni.
potresti postare qualche link, se ce l'hai? io sono a carico dei miei genitori e possono usufruire della legge 104 per prendere permessi di lavoro ed accompagnarmi alle visite/ecc, vorrei capire bene in che cosa si limita il lavoratore. grazie
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